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Posts Tagged ‘la repubblica’

Cos’è questa?
Insipienza? Miopia? Incapacità di leggere il presente? Cosa..
PD: Renzi sotto attacco

Da chi di grazia?
Dagli elettori di sinistra che hanno abbandonato la ditta?
Dagli elettori di centro destra che dovevamo inseguire per vincere (perché vincere è tutto)? (altro…)

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La Repubblica stamattina l’ha combinata davvero grossa. Ha aperto il suo giornale, con un titolo in prima pagina “Incontro tra Davide Casaleggio e Salvini”. Un incontro che non c’è mai stato. E che è stato prontamente smentito.
Può capitare ogni tanto che un giornale, in ventesima pagina, scriva una notizia scorretta con un “sembrerebbe che”. Ma se la metti come apertura del tuo giornale e ostenti anche sicurezza su una menzogna del genere, allora sei in malafede.
Chi è in malafede? Sicuramente il direttore che autorizza una notizia falsa come questa in prima pagina.
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Il premierNo dell’Eurogruppo alla proroga degli aiuti fino al referendum annunciato dalla Grecia. Oggi vertice straordinario Bce in vista della riapertura dei mercati.

BRUXELLES  – La Grecia si avvia verso il default, ma non per questo uscirà dalla zona euro. La crisi è precipitata dopo l’annuncio a sorpresa fatto venerdì notte dal premier greco Alexis Tsipras che ha indetto un referendum popolare sulle proposte dei creditori. Ieri il ministro ellenico delle finanze, Yannis Varoufakis, si è presentato all’Eurogruppo straordinario convocato a Bruxelles annunciando che il suo governo respingeva le proposte degli europei, ma chiedendo comunque un’ulteriore proroga di un mese del programma di aiuti che scade martedì. Gli altri diciotto ministri delle Finanze, all’unanimità, gli hanno risposto di no. L’ultima tranche del prestito da 7,5 miliardi non sarà versata.

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il ministroYanis Varoufakis.

L’accusa del ministro greco: ai vertici europei le nostre proposte sono boicottate da funzionari e tecnici.

Il meeting di giovedì scorso dell’Eurogruppo è scivolato via e passerà alla storia come un’occasione perduta di dar vita a un accordo tra la Grecia e i suoi creditori, per altro già tardivo. Forse, l’osservazione più significativa proferita da un ministro delle Finanze tra i partecipanti è stata quella dell’irlandese Micheal Noonan, che ha protestato perché i ministri delle Finanze non erano stati messi al corrente della proposta avanzata dalle istituzioni al mio governo.
La zona euro si muove in modo misterioso. Decisioni di importanza preminente sono approvate senza riflettere da ministri delle Finanze che restano all’oscuro dei dettagli, mentre i funzionari non eletti di istituzioni potentissime sono bloccati in negoziati con una parte sola, un governo isolato e in difficoltà.

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OttimistaPrevisto anche lo stop ai prepensionamenti dal 2016 “È una soluzione definitiva”. Oggi il verdetto Ue e Bce

 ATENE. Alexis Tsipras prova a uscire dall’angolo in zona Cesarini e – dopo una serie di telefonate con Angela Merkel, Francois Hollande e Jean Claude Juncker – mette sul tavolo del summit dei capi di stato Ue “la proposta definitiva” di compromesso della Grecia per evitare il default. I dettagli del piano sono stati discussi in una riunione fiume con il consiglio dei ministri durata tutta la giornata di ieri: secondo le indiscrezioni, l’offerta prevede un meccanismo per bloccare in tempi stretti le finestre di prepensionamento (una delle richieste più pressanti di Ue, Bce e Fmi), un giro di vite sugli assegni previdenziali più alti e un rimescolamento delle aliquote Iva che toccherebbe solo marginalmente medicine e elettricità.

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Gli appuntamenti
ROMA – Ci sono segnati il giorno del compleanno di Gianni Alemanno e la data della morte di Lucio Dalla. La febbre della figlia, il derby Roma-Lazio, quello della finale di Champions Bayern-Chelsea e gli appuntamenti al concessionario per la Porsche. Salvatore Buzzi si appunta quando deve andare dal dentista, registra il giorno della morte di Giorgio Chinaglia e quello in cui «inizia il caldo» o il Ramadan. Ma ci sono soprattutto note di soldi da dare, conti delle cooperative e appuntamenti con politici per pranzi, cene, riunioni. Dettagli che i carabinieri del Ros stanno verificando ma che potrebbero trasformarsi in un uragano per i palazzi del potere. Perché, a giudicare dalla sua agendina, trovata durante una verifica fiscale nel novembre del 2012 (e non bastasse quello che raccontano le carte depositate dalla procura), Buzzi aveva davvero gli “agganci giusti”. Aveva decine di appuntamenti al giorno, in un vortice di relazioni sociali e, probabilmente, professionali.Si scopre così che il braccio destro di Carminati incontrava politici di qualsiasi partito. Il 19 gennaio, si legge sulla sua agendina, alle 10 del mattino incontra Massimo D’Alema e Enrico Gasbarra, eurodeputato ed ex presidente della Provincia di Roma, a piazza di Pietra, a due passi da Montecitorio. Che il 2 marzo, invece, alle 15 vede l’attuale governatore Nicola Zingaretti, mentre una settimana dopo, viene annotato in agenda il nome Veltroni.

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QUANDO l’analisi del voto si farà un poco più rilassata, potrebbe assumere un qualche rilievo il fatto che il centrosinistra, nelle sue varie composizioni, governa 17 delle 20 regioni italiane, cosa mai accaduta prima. Detto questo (ma lo dicono in pochi) si capisce che il disastro ligure, ben al di là della perdita di una regione rossa, getti un’ombra greve sul futuro del Pd, che del centrosinistra rimane, diciamo così, l’ingrediente di base. Sentire Sergio Cofferati compiacersi del “buon successo del nostro candidato” è metà esilarante metà desolante, perché la persona che parla è stata, poco più di dieci anni fa, leader popolarissimo e autorevole della sinistra intera, e passare dai tre milioni di piazza San Giovanni al quarto posto nelle regionali liguri è come avere vinto il mondiale di Formula uno e oggi lustrare un go-kart, per giunta in riparazione, con aria molto compiaciuta. (altro…)

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DEVO rimproverare, molto amichevolmente, Giulia Innocenzi, conduttrice di Announo, per avere letto in diretta alcuni dei luridi insulti che le indirizzano su Internet alcune persone. Essendo una giovane donna, se ne può immaginare il tenore. È un genere di odio dal quale non è immune, sia detto non per inciso, anche il segmento più basso e più vociante del giornalismo di destra (la Innocenzi ha già potuto sperimentarne in passato la grazia polemica); ma grazie a Internet ha trovato modo di radicare e moltiplicarsi come mai prima nella storia della comunicazione verbale. (altro…)

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Le tappeROMA – «Un leader si farà vivo, ma ancora non c’è», torna a ripetere Silvio Berlusconi davanti agli oltre mille che lo ascoltano ad Assisi, tappa umbra del suo mini tour elettorale. Ma l’apparente sconforto con cui ammetteva il vuoto intorno a sé davanti alle telecamere di Fazio domenica sera, lascia ora spazio a un ghigno di compiacimento. «L’anti-Renzi sono io, non ne vedo altri, Salvini non potrà mai esserlo», dice in queste ore ai suoi, per nulla sorpresi del colpo di coda improvviso, proprio quando tutto sembrava portare verso la successione.
«Ma ancora non l’avete capito che Berlusconi succederà a se stesso? » ragiona Maria Rosaria Rossi al termine del comizio a due passi dalla Basilica di San Francesco. Inutile la caccia all’erede, insomma, dal primo giugno — anche per irreperibilità di figure credibili — sarà lo stesso leader a occuparsi della ricostruzione di Forza Italia. E nel 2018, quando si tornerà al voto? «A molti sfugge che per quella scadenza il nostro presidente tornerà candidabile», continua la tesoriera e amministratrice del partito, sua ombra. In realtà, i sei anni di interdizione e incandidabilità dell’ex Cavaliere scadrebbero nel 2019.

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RenziIl leader del Pd corregge il precedente pronostico del 6-1 Alfano attacca il capo della Lega: inadatto a guidare il Paese.

ROMA – Sei giorni al voto e la strategia del rush finale si gioca anche sul filo della prudenza. Matteo Renzi che l’altro giorno in Veneto aveva parlato di un rotondo 6-1 da quasi cappotto nelle sette regioni, ora ridimensiona le previsioni. Forse per scaramanzia, ma parla di un 4-3 che presupporrebbe la temuta sconfitta del Pd in Liguria, in cui la renziana Paita è alle prese con il candidato civatiano Pastorino: derby a sinistra che potrebbe beneficiare il forzista Toti. Quel ko è proprio il risultato che il premier vuole scongiurare a tutti i costi. L’altro fronte che preoccupa è la Campania, mentre vengono ritenute più probabili le vittorie in Toscana, Umbria, Puglia e Marche.

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CONSIDERO l’anarchico Marco, arrestato per l’aggressione al vicequestore durante il putiferio milanese anti Expo, il minore dei nostri mali. O comunque: non il maggiore. Un marginale incazzato cui è capitata la sfortuna di diventare la star di una fotografia che ha fatto il giro del mondo, con un poliziotto a terra e il suddetto Marco (spalleggiato dal suo branco) che lo bastona, e tutti i “prima” e tutti i “dopo” che non contano più niente, conta solo l’attimo. E l’attimo, questa volta, è contro Marco, e parla male di lui.
Sarebbe bello, però, che il suddetto Marco, in un giorno qualunque della propria vita, magari a bocce ferme, a mente serena, in galera o (gli auguro) fuori di galera, con il suo pitbull o anche con cani meno bellicosi, guardasse quella foto e riconoscesse, nella propria sagoma con le gambe larghe e il braccio levato in aria, qualcosa di già visto.

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La scissioneIl Cavaliere: “Chi va via non fa mai una bella fine” L’eurodeputato lascia il Ppe, sceglie i Tories di Cameron.

ROMA – Via dal Ppe, via da Forza Italia. Raffaele Fitto compie il penultimo passo e sancisce di fatto la scissione costruita negli ultimi mesi. «Ho scritto una lettera al capogruppo del Ppe — annuncia a In mezz’ora il capo dei frondisti azzurri — per spiegare che esco. E ho mandato una richiesta di adesione al gruppo dei conservatori europei». Quello dei Tories di Cameron. Lo strappo a Strasburgo prelude all’addio al partito di Silvio Berlusconi. E infatti: «Per quanto mi riguarda è un capitolo chiuso. Non ci sono più le condizioni per restare. Più che Fitto fuori da Forza Italia, direi che è Forza Italia che non c’è più. Stiamo lavorando per una prospettiva diversa». Ufficialmente, la reazione dell’ex Cavaliere è di giubilo: «In passato qualcuno se n’è andato dal nostro partito e non è mai finito molto bene. Chi se ne va ci toglie un peso: siamo felici».
La battaglia del big pugliese è solo all’inizio.

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Scuola

Due giorni di sciopero a inizio giugno. Il presidente della commissione di garanzia: il danno lo subiranno solo gli studenti Renzi: “Farò tesoro delle critiche, ma ascoltare non è assecondare”. Dopo le ultime modifiche, scontente anche le paritarie.

ROMA – Venerdì l’Unicobas, ieri i Cobas. Hanno proclamato in successione il blocco degli scrutini per due giorni. I sindacati confederali restano in attesa: la Cgil vorrebbe muoversi, ma non intende rompere l’unità faticosamente costruita con Cisl e Uil che sulle pagelle consegnate in ritardo hanno forti dubbi. Il Garante sugli scioperi, Roberto Alesse, viste le mosse dei sindacati di base, replica: «Chi si muove fuori dalle regole danneggia solo studenti e famiglie e a loro dovrà spiegare le ragioni di un blocco illegale degli scrutini. Userò il massimo rigore».

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Proteste

Susanna Camusso.
Il segretario Cgil contro la legge sulla scuola “Le risorse vanno a chi primeggia. A Scampia o allo Zen di Palermo cosa succederà? Il Jobs Act non sta dando effetti perché mancano gli investimenti, soprattutto pubblici”.

CAMUSSO , ma non è paradossale uno sciopero della scuola contro una riforma che prevede 100 mila assunzioni di precari?
«Ma secondo lei — risponde il segretario generale della Cgil — un sindacato può scioperare contro delle assunzioni? La verità è che il governo non è in condizioni di farle per l’inizio dell’anno. E ha posto criteri assai discutibili che dividono in modo arbitrario i precari».
Non è che protestate contro una legge che vi ha tagliato fuori, che ha ignorato il tradizionale potere di veto dei sindacati?
«Francamente mi paiono argomenti vecchi e strumentali. Le cose sono assai più serie. Questa è una riforma che lede il diritto costituzionale della libertà di insegnamento, che affida a un singolo, il dirigente scolastico come si chiama oggi il preside, la totale discrezionalità su chi debba insegnare o meno.

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Dissenso

Niente fiducia anche da Epifani, Cuperlo, Bindi, Fassina e Civati “Oltre 40 i no”. Letta: “L’avesse fatto il Pdl saremmo scesi in piazza”.

ROMA – Un ex premier, Enrico Letta. Due ex segretari del Pd, Pierluigi Bersani e Guglielmo Epifani. Una ex presidente del partito, Rosy Bindi. Il capogruppo dimissionario, Roberto Speranza. I due sfidanti di Renzi alle ultime primarie, Gianni Cuperlo e Pippo Civati. E poi Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina, Danilo Leva, Andrea Giorgis, Marco Meloni… E l’elenco dei dissidenti dem che non voteranno la fiducia a Renzi è destinato a allungarsi. Lo “strappo” non poteva essere più netto. L’ombra della scissione si allunga. La tentazione di gruppi parlamentari autonomi e soprattutto il progetto di un nuovo Ulivo, sembra dietro l’angolo. L’Ulivo di Prodi, Letta, Bindi, Cuperlo e che potrebbe reclutare anche D’Alema.
Dopo lo sconcerto, le divisioni, ore lunghissime di incontri e colloqui in cui le sinistre dem si sono squagliate davanti alla sorpresa della fiducia sull’Italicum, a cui nessuno voleva credere.

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QUANDO c’era la cosiddetta “cortina di ferro” scandalizzava, giustamente, l’impedimento a viaggiare liberamente di chi viveva sotto il comunismo. Alcune fughe da Berlino Est, nelle intercapedini più assurde, ci sembrarono epopee straordinarie. E quando, navigando al contrario, un ragazzo tedesco atterrò col suo piccolo aereo sulla Piazza Rossa, la sua lieve traiettoria ci parve un monumento alla libertà.
Ora esista una mezza umanità, quella — lo dico grosso modo — che vive nel Sud del mondo e specialmente in Africa, alla quale il viaggio come normale pratica di vita è interdetto. (altro…)

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Berlusconi

Il pressing degli uomini-azienda, da Confalonieri a Doris Cena ad Arcore. La svolta dopo la tragedia al largo della Libia.

ROMA – «Guarda, Silvio, che tu devi riprendere il rapporto con Renzi, devi mettere da parte i toni di queste settimane, così non si va da nessuna parte». Berlusconi ascolta in silenzio, al tavolo con lui, ad Arcore, siedono i compagni d’avventura di una vita, due delle pochissime persone delle quali il leader si fidi per davvero. Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum.
Ultimo fine settimana, a Villa San Martino non si parla solo di cessione del Milan al thailandese Mr Bee, non solo dell’operazione Mondadori-Rcs libri, ma anche del futuro politico dell’ex Cavaliere. Ora che la pena è stata espiata e che Forza Italia dal primo giugno si prepara ad essere pressoché rasa al suolo e rifondata. (altro…)

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LavoroLa riforma.
L’indennità per i cocopro che perdono il lavoro doveva essere operativa già a gennaio: non ci sono neppure i moduli della Dis-coll. Beffa per i lavoratori discontinui: la Naspi è dimezzata, e scoppia la protesta.

ROMA – I due buchi neri nel Jobs Act si chiamano Dis-coll e Naspi. Sono i nuovi ammortizzatori sociali e rischiano di travolgere i lavoratori più deboli: i precari. Il primo doveva essere operativo sin da gennaio, in via sperimentale per quest’anno, destinato a cococo e cocopro che perdono il posto (un quarto dei 300 mila con i requisiti di legge, calcola il governo). Ma ad oggi nessuno l’ha visto, non esistono neanche i moduli. La Naspi invece contiene una beffa clamorosa, sin qui sfuggita alle analisi: varrà la metà di Aspi e mini-Aspi (a cui subentrerà dal primo maggio) per i lavoratori discontinui. Se ne sono accorti per primi gli stagionali, ora furiosi con il governo, circa 355 mila in tutta Italia (dato Inps 2013). Ma la norma impatterà su tutti i saltuari. Compresi insegnanti e vigili del fuoco precari, che da qualche giorno hanno chiesto di potersi aggregare al gruppo di protesta degli stagionali nato su facebook (oltre 9 mila iscritti) e alla petizione online su change.org (7.600 firme). (altro…)

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PRESENTAZIONE LIBRO DI CIAMPIAppello del governatore Ignazio Visco, alla Banca mondiale: “Sono dati inaccettabili, dovete agire nelle aree più a rischio” “L’enorme ammontare di liquidità che si è creata in questi anni si è incanalata solo marginalmente verso i Paesi più poveri”.

WASHINGTON – L’ennesimo barcone si ribalta nel canale di Sicilia e il governatore della Banca d’Italia lancia l’allarme: «Oltre un miliardo di persone vive ancora in estrema povertà. É inaccettabile». La Banca mondiale «deve agire nelle aree più a rischio». Visco interviene al Development Committee, l’organismo che si occupa del Sud del mondo. Il suo discorso, alla luce dell’ultima tragedia, suona di estrema attualità. Povertà e immigrazione, del resto, sono due facce della stessa medaglia. Per questo, nella sua visione, la battaglia per alleviare il dramma della fame e della sete deve restare “prioritaria” nell’agenda internazionale. Il governo italiano ha già chiesto un vertice speciale dell’Europa su questo tema. Il ministro Padoan, lasciando il vertice di Washington, ha invocato “una risposta coordinata” dei partner per fronteggiare l’emergenza sbarchi. (altro…)

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Guardia  costieraIl racconto
Uomini, donne e bambini inghiottiti dall’acqua e ancora più in fretta dall’indifferenza Il dolore per gli affogati bollato come buonismo mentre i rimedi sono solo blocchi e respingimenti.

IL MEDITERRANEO trasformato in una fossa comune. Oltre novecento morti. Morti senza storia, morti di nessuno. Scomparsi nel nostro mare e presto cancellati dalle nostre coscienze. È successo ieri, un barcone che si rovescia, i migranti — cioè persone, uomini, donne, bambini — che vengono inghiottiti e diventano fantasmi. Ma sappiamo già che succederà anche domani. E tra una settimana. E tra un mese. Spostando la nostra emozione fino all’indifferenza. Ripeti una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni, anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la stessa. Sarà sempre la stessa. “Morti sui barconi”. Qualcosa che conta per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione invisibile.
Adesso, proprio adesso, ne stiamo parlando solo perché i morti sono 900 o forse più: cifra smisurata, disumana. Se ha ancora senso questa parola. Continuiamo a non sapere nulla di loro, ma siamo obbligati a fare i conti con la tragedia. (altro…)

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