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Posts Tagged ‘lampedusa’

La chiamano accoglienza

NEL 2012 COOP E CONSORZI HANNO INTASCATO 19 MILIONI DI EURO OPERATIVE 6 STRUTTURE SU 13. A PONTE GALERIA PROTESTA CONTINUA.

Diciotto milioni seicento mila euro per il 2011. Altrettanti – si stima – per il 2012. Soltanto per la gestione dei servizi interni. Altri 26 milioni di euro l’anno per la sorveglianza. Quasi cento milioni in cinque anni per i rimpatri. La partita immigrazione è una macchina mangia-soldi statali. E se è vero che ormai, dei 13 Centri di identificazione ed espulsione, ne sono rimasti aperti soltanto 6, e neanche a pieno regime, è pur vero che in sette anni, tra il 2005 e il 2011, la cattiva gestione del fenomeno migratorio (Cie, Cara, Cpsa) potrebbe essere costata allo Stato quasi un miliardo di euro. Su questo ha inciso molto il prolungamento della detenzione, da 60 a 180 giorni, voluto da Maroni nel 2008. Con grande soddisfazione delle cooperative e dei consorzi che, negli anni, si sono aggiudicati gli appalti.  (altro…)

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I numeri

Dalle coop alle aziende vicine aCl, l’accoglienza è un affare
L’inchiesta.

PALERMO — Più ne stipano in una camerata meglio è, più a lungo restano meglio è, e se sono minorenni ancora meglio, lo Stato paga di più. Ad ogni barcone che arriva, i “professionisti dell’accoglienza” mettono mano alla calcolatrice e le cifre hanno sempre molti zeri. Più di 1.800.000 euro al giorno: tanto, nel 2013, ha speso l’Italia per garantire l’accoglienza ai 40.244 migranti sbarcati sulle nostre coste. Un letto, i pasti, il vestiario, i farmaci necessari e un minimo di pocket money: 45 euro al giorno è la spesa media per ogni immigrato che mette piede in uno dei 27 tra centri di accoglienza, centri di identificazione ed espulsione e centri per richiedenti asilo. Una cifra che aumenta fino a 70 euro se si tratta di minori (8.000 quelli arrivati quest’anno) in considerazione della particolare assistenza che dovrebbe essere loro garantita. (altro…)

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CieL’Europa dopo il video shock: “Un orrore, vi togliamo gli aiuti”. Via i dirigenti del centro di accoglienza.

Dopo il video della disinfestazione cacciati i dirigenti del Cie
Lo scandalo.

ROMA— Congelamento dei fondi europei destinati all’Italia. Revisione della Bossi-Fini. Rimozione dei dirigenti del centro d’accoglienza. Le immagini shock della “disinfestazione” dei migranti rimbalzano da Lampedusa a Bruxelles, rimettono l’Italia sul banco degli imputati e rischiano di terremotare il pianeta immigrazione. (altro…)

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LampedusaUN VIDEO DEL TG2 MOSTRA COME, NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA SULL’ISOLA, CON UNA MOTOPOMPA VIENE SPRUZZATO IL FARMACO CONTRO LA SCABBIA SUI CORPI DI MIGRANTI NUDI E AL GELO. BOLDRINI: “È INDEGNO”.

Un ragazzo dalla pelle scura nudo, al freddo, altri che aspettano, nudi e in fila. Un uomo con una tuta gialla e una “motopompa” che spruzza il disinfettante contro la scabbia. Non si fa così neppure con i cavalli. Con gli uomini sì, e non siamo in un lager nazista o della Siberia staliniana, siamo in Italia, a Lampedusa. Sono queste le immagini di un servizio trasmesso lunedì sera dal Tg2 (autore Valerio Cataldi), girate con un telefonino da un immigrato rinchiuso nel Centro di accoglienza. “Trattati come animali – racconta il ragazzo che ha fissato la barbarie sul suo cellulare – Ho visto tante cose in sei mesi, le persone che arrivano qui pensano che sia questa l’Italia”.

LE ALTRE immagini mostrano operatori del Centro che urlano, altri che distribuiscono vestiti lanciandoli in aria, e sempre quella maledetta motopompa che disinfetta gli uomini nell’anno del Signore 2013, esattamente come si faceva agli inizi del Novecento su un’altra isola maledetta, Ellis Island, Usa, dove sbarcavano affamati e lerci gli italiani del Sud. Il servizio del Tg2, rilanciato dal web, ha provocato lo sdegno dell’intero mondo politico. Ministri e parlamentari hanno pubblicato comunicati grondanti sdegno e amarezza, fioccheranno le interrogazioni parlamentari. Ma sono parole vuote, tardive e false. Perché tutti sapevano, almeno da ottobre, quando c’è stata l’ultima ecatombe del mare con 600 morti, quali erano le condizioni dei vivi, di quei disperati costretti nel Centro di accoglienza di Lampedusa.

Quando ci fu il primo naufragio con 300 morti, il nostro giornale, le telecamere del nostro sito e quelle dei network di tutto il mondo, documentarono le condizioni di vita dei superstiti. Uomini e donne costretti a vivere all’aperto, bambini che dormivano su materassi di spugna lerci, capanne improvvisate con i sacchi della spazzatura. Cibo scarso e di pessima qualità. In quei capannoni dove potevano essere ospitate al massimo 300 persone, ne dormivano fino a mille. Un bagno solo per centinaia di uomini e donne. Queste cose le hanno viste tutti. Anche Letta e Alfano, arrivati a Lampedusa per un summit e portati per pochi minuti a visitare il Centro. Quelle donne mortificate e i bambini costretti a convivere con i cani randagi sono stati visti anche dalla ministra Kashetu Cécile Kyenge. Quando chiedemmo all’assessore alla Sanità della Regione Sicilia, Lucia Borsellino, cosa aveva visto scoppiò in lacrime. Tutti hanno promesso miracoli, quando a luglio è arrivato sull’isola Papa Francesco e ha gridato forte il suo “mai più”, tutti si sono asciugati le lacrime. Nessuno ha mosso un dito. Le condizioni del Centro sono rimaste come prima, se possibile, peggiorate. Passata l’onda mediatica, andati via giornalisti e tv, su Lampedusa e le sue miserie è calata una pietra tombale. Le uniche indignazioni che vale la pena rappresentare, sono quelle di chi sull’isola vive e da anni offre tutto se stesso per accudire, assistere, consolare gli immigrati venuti dal mare. E allora in questo articolo non leggerete per esteso dichiarazioni di ministri e politici (hanno parlato tutti. Boldrini: “trattamento indegno di un Paese civile”, Kyenge: “Tutto ciò è inaccettabile in uno Stato democratico”), ma quella del dottor Pietro Bartolo sì. L’ultima volta che lo abbiamo incontrato era il mese di ottobre, era sul molo Favarolo a occuparsi dei vivi, e dei morti.

AVEVA GLI OCCHI gonfi di lacrime per i troppi cadaveri di bambini e il corpo segnato da un recente ictus. Era in malattia, ma quel giorno decise di esserci e di fare la sua parte di medico. “È indegno di un Paese civile, un trattamento schifoso che viola la dignità umana. Ma perché non li hanno portati da me, li avrei curati nel mio studio rispettando la loro dignità di uomini e donne”. Giusi Nico-lini, sindaco dell’Isola che da anni si batte per la dignità dei suoi cittadini e dei migranti: “Che dire? Sono sconvolta, è una pratica degna di un lager”. Ora Enrico Letta promette un’inchiesta e minaccia sanzioni per i responsabili, ma è tardi. Perché la condizioni di quel centro e le modalità di gestione da parte di Lampedusa accoglienza, sono state ampiamente documentate da inchieste giornalistiche e reportage televisivi. Che attorno a Cie e Centri di accoglienza si sia organizzato un grande business è noto da anni. E allora, se una decisione va presa subito è quella di chiudere i Cie, di cancellare ogni tipo di contratto con cooperative e società non in grado di assicurare condizioni di vita umane in quelle strutture. Quando in ottobre intervistammo per il fattoquotidiano.it   Cono Galipò, numero uno della società che gestisce il centro di Lampedusa, respinse ogni accusa e contestazione. Per lui le condizioni di vita nel centro erano più che accettabili, al solito erano i giornalisti a fare inutili polemiche. Chissà come commenterà ora queste immagini che fanno vergognare l’Italia di fronte al mondo intero.

Da Il Fatto Quotidiano del 18/12/2013.

 

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Nella Riserva naturale dell’isola dei Conigli gestita da Legambiente è nato il Giardino dell'accoglienza

Nella Riserva naturale dell’isola dei Conigli gestita da Legambiente è nato il Giardino dell’accoglienza

366 Piantine per ricordare le vittime del naufragio del 3 ottobre scorso e tutti i migranti morti in mare. Nella Riserva naturale dell’isola dei Conigli gestita da Legambiente è nato il Giardino dell’accoglienza. “Questo è il primo, per la Festa dell’albero pianteremo giardini dell’accoglienza in tutta Italia”. È quanto ha affermato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza sottolineando che sono “urgenti nuove politiche migratorie europee e italiane per la salvaguardia di vita e diritti”.

“Persone in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla fame non possono più continuare a morire in mare o nel deserto mentre cercano la via per chiedere asilo; per l’Europa e per l’Italia non è più rimandabile l’adozione di politiche migratorie che mettano al primo posto, e assicurino in maniera effettiva, la salvaguardia della vita e dei diritti umani”. (altro…)

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AlfanoAD AGRIGENTO VA IN SCENA LA FARSA DEI FUNERALI PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA IL VICEPREMIER REAGISCE ALLE CRITICHE FUGGENDO: “VOLETE GLI SCAFISTI LIBERI”.

Angelino Alfano, il ministro dell’Interno, lo hanno dovuto portar via di corsa gli agenti della scorta. Perché la folla gridava “assassini, assassini, via la Bossi-Fini”. Sono finiti così i funerali-farsa delle 400 vittime dei naufragi di ottobre nel mare di fronte Lampedusa. Funerali senza neppure una bara, una sola, a rappresentare i bambini, le donne e gli uomini eritrei e somali, morti. Funerali che davanti alle telecamere del mondo intero, sbarcate a Lampedusa dopo il naufragio del 3 ottobre, i massimi vertici del governo avevano annunciato “di Stato”, con tutta la solennità della legge, e con il carico di impegni che una dichiarazione del genere comporta. Soprattutto se pronunciata dal capo del governo Enrico Letta con al fianco il suo vice e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e con l’Europa rappresentata ai suoi massimi livelli con José Manuel Barroso.  (altro…)

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Come può prendersi cura dei vivi un Paese che non riesce a decidere nemmeno sui morti? La bara di Priebke gira l’Italia da una settimana, strattonata e presa a calci appena si affaccia per strada, senza trovare una buca dove andare a nascondersi. Intanto ci siamo dimenticati di fare i funerali alle vittime di Lampedusa. Proprio così: dimenticati. Ministri, primi ministri e affettate figure istituzionali hanno sfilato con sguardi dolenti sul molo e davanti alle salme della tragedia. C’è stato cordoglio, c’è stato sdegno, c’è stato lo sciame sismico di dichiarazioni scontate. Quel che non c’è stato, come sempre, è lo Stato. Qualcuno che, tra un cordoglio e uno sdegno, trovasse il tempo per allestire una cerimonia solenne di congedo per quei poveri cristi.   (altro…)

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La tratta

NEL CANALE DI SICILIA SI CAPOVOLGE UN BARCONE CON 250 MIGRANTI, A 80 MIGLIA DALLE COSTE MALTESI. PIÙ DI 200 TRATTI IN SALVO, TRA I MORTI ALMENO DIECI BAMBINI.

È una tragedia senza fine. Mentre ancora si recuperano i corpi del naufragio del 3 ottobre (il numero delle vittime è salito a 339), il Mediterraneo ne ingoia altri. L’allarme intorno alle 16 di ieri è stato lanciato da un aereo di ricognizione della Marina militare di Malta. Un barcone con circa 250 migranti a bordo viene avvistato a 60 miglia da Lampedusa, a 80 dalle coste maltesi. Dall’aereo vengono lanciati gommoni di salvataggio. In mare c’è un barcone capovolto. La dinamica della tragedia è la stessa di tanti altri naufragi: la gente a bordo, alla vista dell’aereo, forse si è spostata tutta da un lato, la barca ha perso la stabilità e li ha rovesciati in mare. I (altro…)

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Reato di clandestinità

Approvato in commissione giustizia.
È il primo passaggio per cancellare la norma della legge Bossi-Fini.

Il giorno dopo il messaggio alle Camere di Napolitano per denunciare il sovraffollamento carcerario, in Commissione Giustizia del Senato la maggioranza dice sì all’emendamento del Movimento 5 Stelle, presentato al testo sulla messa alla prova, che di fatto cancella il reato di clandestinità introdotto col pacchetto sicurezza nel 2002.

La proposta di modifica, firmata dai senatori grillini Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, passa con il parere favorevole del governo, ma scatena la protesta della Lega che, attraverso il capogruppo in Commissione Erika Stefani, ne dà notizia ai cronisti. E, si racconta, stupisce Angelino Alfano che apprende, con preoccupazione, la notizia mentre era in corso il consiglio dei ministri.  (altro…)

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Atlas of migration in Europe

Oggi Mario Pianta, di Sbilanciamoci, mi ha inviato questa mappa abbastanza agghiacciante, tratta da “Atlas of migration in Europe”.

Annegano, tutto attorno al sud dell’Italia, così come sotto la Spagna. Finiscono asfissiati nei camion, cercando di raggiungere la Grecia o la Gran Bretagna. Muoiono di fame e di freddo, da qualche parte in Algeria. Finiscono sulle mine, tra il Niger e la Libia. E c’è un grande punto di domanda, nel mezzo del Sahara, per tutte le mattanze che non sapremo mai.

Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

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GiaciglioGIACIGLI AVVOLTI NELLE BUSTE DELLA SPAZZATURA PER RENDERLI IMPERMEABILI ALLA PIOGGIA: UOMINI, DONNE E BAMBINI NEL GIRONE DANTESCO DI LAMPEDUSA.

Edomani a Lampedusa arriva l’Europa col suo massimo rappresentante, José Manuel Barroso. “Voglio vedere con i miei occhi quello che succede e quello che possiamo fare”, ha detto il presidente, conservatore, della Commissione Ue. E vedrà questa porta d’Europa che guarda all’Africa ma che l’Europa dell’indifferenza ha da anni cancellato dalle sue carte geografiche. “È una vergogna che l’Unione abbia lasciato così a lungo l’Italia da sola ad affrontare il flusso di migranti dall’Africa”, ha riconosciuto Martin Schulz, il presidente, socialista, del Parlamento europeo.  (altro…)

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LE TERRIBILI tragedie collettive sono ormai diventate grandi rappresentazioni pubbliche, che vedono tra i loro attori i rappresentanti delle istituzioni, ben allenati ormai nel recitare il ruolo di chi deve dare voce ai sentimenti di cordoglio, dire che il dramma non si ripeterà, promettere che «nulla sarà come prima». Il pellegrinaggio a Lampedusa era ovviamente doveroso, arriverà anche il presidente della Commissione europea Barroso, si è già fatta sentire la voce del primo ministro francese perché sia anche l’Unione europea a discutere la questione. Sembra così che sia stata soddisfatta la richiesta del governo italiano di considerare il tema in questa più larga dimensione, guardando alle coste del nostro paese come alla frontiera sud dell’Unione. (altro…)

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Pubblichiamo il testo della ’Buonanotte’ data domenica sera da Massimo Gramellini ai telespettatori di “Che tempo che fa” su RaiTre.

Questa sera vi racconterò la storia di Kebrat, una ragazza di 24 anni con i capelli ricci, di un nero che tende al rosso.

Giovedì mattina, credendola senza vita, l’hanno adagiata sulla banchina del porto di Lampedusa accanto ai cadaveri, avvolta come un pacco regalo in un foglio di alluminio dorato da cui spuntavano solo le braccia unte di nafta. Aveva la pancia talmente gonfia di acqua e gasolio che, oltre che morta, sembrava incinta.

Poi all’improvviso Kebrat ha aperto gli occhi e dopo una corsa in elicottero è approdata in un ospedale di Palermo. Tutta tremante, con un filo di voce dietro la mascherina dell’ossigeno, ha raccontato a un’infermiera la sua avventura.   (altro…)

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Lampedusa

IERI RECUPERATI OLTRE 70 CORPI.

Ci sono pile di esseri umani in quella barca. Sono stipati uno sull’altro, uomini, donne, bambini. No, non riesco a dare un numero, ho visto un alveare di persone”. Il sub che si è calato a 49 metri sotto il mare alla ricerca di corpi è esausto. Ha visto cos’è la morte. Chiude gli occhi quando ci parla della scena che più lo ha sconvolto. “Un ragazzo, quando l’ho legato per portarlo su, il suo corpo si è girato. L’ho visto in faccia, era come se mi stesse guardando, come se volesse chiedermi aiuto”.
LAMPEDUSA, ieri i sub di Marina, Vigili del fuoco, Guardia di finanza e Guardia costiera, hanno lavorato ininterrottamente per strappare al mare altri 84 corpi delle vittime del naufragio di giovedì. Ne hanno recuperati una settantina, ora il numero dei cadaveri è salito a 195. E non è finita ancora, perché chi si è calato giù ha visto decine di corpi. I morti portati a riva sono di giovani , ragazzi, donne. (altro…)

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L'hangar dell'aeroportoDENUNCIA DI UN GENERALE IN CONGEDO: MEZZI FERMI MENTRE C’ERANO UOMINI IN MARE. IN TUTTO I MORTI SAREBBERO 363. INDAGATO CHI CE L’HA FATTA.

Continuano le polemiche sul naufragio dell’Isola dei Conigli. Vittorio Scarpa, un anziano generale dell’Aeronautica militare, da tempo in congedo, ha presentato una denuncia alla Procura militare di Napoli ipotizzando una sorta di omissione di soccorso da parte dei mezzi militari. Tutto nasce da un messaggio su Facebook inviatogli da un armatore di Lampedusa (“persona serissima”, per il generale), che ha raccolto la denuncia di un diportista. ”Mentre rientravamo in porto con un carico di 47 persone appena salvate – si legge nel messaggio ora nelle mani dei giudici militari – la Guardia costiera aveva gommoni vuoti nonostante centinaia di persone continuassero a sbracciarsi allo stremo delle forze…”. Il generale ha anche comunicato ai carabinieri di aver presentato questa denuncia. (altro…)

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Ma quali imperdonabili colpe hanno i poveri morti di Lampedusa abbandonati, bruciati, annegati e adesso usati, maneggiati, falsificati ed esibiti come una qualunque, dozzinale merce politica e televisiva? Che dire del ministro Alfano che “unendosi alla vergogna del Papa” ne tradisce il pensiero e lesto se ne appropria avendo, al contrario, Francesco rivolto il grido sdegnato anche e soprattutto a quegli uomini di governo che potevano fare e non hanno fatto. E che poco hanno intenzione di fare visto che Angelino mette le mani avanti e ci comunica che “forse non sarà l’ultima tragedia” come se gli oltre 6mila migranti, che in un decennio hanno concluso la loro traversata in fondo al mare morto siciliano, fossero la conseguenza di una fatalità imperscrutabile e inevitabile. (altro…)

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Invisibili

IL VUOTO, LA PAURA, LA FATICA NEGLI OCCHI DEI 153 INVISIBILI
Il racconto.

ALL’INDOMANI del naufragio al largo dell’Isola di Lampedusa le fotografie dei sopravvissuti giungono su questo tavolo.

LA FINALITÀ è sottoporle a un esame, paradossalmente definibile autoptico, dei volti e delle espressioni, corroborato dalle dichiarazioni rilasciate da due degli effigiati. Le immagini stesse non sono pubblicabili “in chiaro”, in ossequio a una comprensibile richiesta dell’Onu di non mettere a repentaglio le già tormentate vite dei familiari rimasti nei Paesi d’origine. Occorrerà pertanto al lettore fare uno sforzo per visualizzare le suggestioni dello scrivente. Le cui impressioni sono anzitutto basate su numeri. (altro…)

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TRAGHETTI. La prima cosa che ci vuole sono traghetti sicuri verso porti accoglienti, quand’anche i politici non possano dirlo apertamente.

È questa la prima ovvia necessità se si vuole evitare che il Canale di Sicilia si trasformi in una nuova Fossa delle Marianne. Quel tratto di mare non è di per sé insidioso per la navigazione; diventa tale quando lo solcano barche malconce e stipate all’inverosimile. Peggio dei vagoni merci diretti a Auschwitz esattamente settant’anni fa, se proprio vogliamo fare il calcolo del numero di persone ammucchiate in una superficie più o meno analoga.
La differenza è che ad Auschwitz ci si andava deportati a morire, contro la propria volontà. Mentre sulle carrette del mare le persone si imbarcano volontariamente, pagando cifre con cui sugli aerei si viaggia in business class, nella speranza di vivere. (altro…)

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Il relitto sul fonbdaleMARCELLO NIZZA ERA SULLA BARCA DI AMICI CHE HA SOCCORSO 47 NAUFRAGHI: “LA GUARDIA COSTIERA NON CI HA FATTO TORNARE IN MARE, PERCHÉ ASPETTAVANO UN PROTOCOLLO DA ROMA”.

Come è stato possibile? Come è potuto accadere che un barca stracarica di disperati partita tre giorni prima dalla Libia, porto di Misurata, arrivasse a ottocento metri dalla costa senza essere avvistata? Senza che uno dei tantissimi radar destinati a controllare il Mediterraneo sia riuscito a inquadrarlo? E poi, i soccorsi, sono arrivati in tempo, erano sufficienti, si è fatto tutto quello che si doveva e poteva per evitare questa strage? Sono le domande che agitano la mente di fronte a quei 111 corpi (49 donne, un numero altissimo, 2 bambini, 58 uomini), chiusi nei sacchi di plastica e messi in fila in un hangar dell’aeroporto di Lampedusa, in attesa di un nome, una sepoltura degna, una preghiera.  (altro…)

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Roma è lontana Politica affondata.

Cosa è la vergogna, e soprattutto chi dovrebbe vergognarsi se anche il governo italiano, per bocca del ministro dell’Interno Angelino Alfano, grida questa parola definendola “sentimento collettivo”? Nebbia fitta. Le responsabilità rotolano dichiarazione dopo dichiarazione per indignarsi e riferire come non più “procastinabile” la revisione della legge Bossi-Fini che ha trasformato gli immigrati in carcerati e indotto alla resa ogni soccorritore perchè passibile dell’imputazione di favoreggiamento. Ieri sera la presidente della Camera Laura Boldrini ha giustificato la politica: “Se molti pescatori preferiscono non vedere è perché c’è confusione. Si può o non si può soccorrere un clandestino? L’unico reato è l’omissione di soccorso. Il reato di clandestinità va superato”. (altro…)

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