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Posts Tagged ‘lavoratori’

ControllatiNEL JOBS ACT LA POSSIBILITÀ DI CONTROLLARE TELEFONINI E PC DEI DIPENDENTI SENZA IL SÌ DEI SINDACATI (CHE ANNUNCIANO BATTAGLIA). SEL: UNA MOSTRUOSITÀ.

In un Jobs Act con delega in bianco, come quello realizzato dal governo Renzi, la legge si scopre solo all’ultimo. E così, per quanto fosse annunciato, la modifica delle regole sui controlli a distanza dei lavoratori inserita nel Decreto legislativo su “Semplificazioni e adempimenti a carico di cittadini e imprese” è molto rilevante. Stiamo parlando dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori modificato in una forma che consente alle imprese, senza accordi sindacali, di controllare con strumenti telematici i propri dipendenti che si trovino a lavorare in sedi distaccate.   LA NORMA PREVEDE che non siano più necessari “l’accordo sindacale o l’autorizzazione ministeriale per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa”. Questo si dà anche se da quegli strumenti “derivi la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore” e se “la possibilità che i dati che derivano dagli impianti audiovisivi e dagli altri strumenti di controllo siano utilizzati a ogni fine connesso al rapporto di lavoro”.   (altro…)

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Landini
GLI insulti? «Sono figli della mancanza di dialogo». Maurizio Landini riflette sulle reazioni alla sua controversa affermazione: «Renzi non ha il consenso delle persone oneste».
Landini, pensa davvero che gli onesti stiano con lei e i disonesti con Renzi?
«Non ho detto questo. È stata estrapolata una frase dal mio discorso ».
C’è il video..
«Certo, c’è il video. Ma io non ho mai pensato che solo chi è con noi è onesto».
Ma l’ha detto..
«Ho detto che la maggioranza di coloro che lavorano e di chi il lavoro lo cerca, la maggioranza di coloro che pagano le tasse e non le evadono, non appoggia le scelte del governo».

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LavoratoriL’intervista
Il leader Fiom: “Non manco di riguardo alle Camere, come dice il ministro Poletti. Semmai lo fa il governo che chiede di votare una legge delega in bianco per la riforma dei licenziamenti. Nessuno era arrivato a tanto”.

ROMA – A chi gli chiede di entrare in politica risponde che lui, segretario generale della Fiom, fa il sindacalista, ma «di un sindacato che rivendica un ruolo politico». E a chi lo accusa di non rispettare il lavoro del Parlamento così replica: «Non sono io, Maurizio Landini, a non rispettarlo. E’ il governo che non lo rispetta chiedendo di votare una delega in bianco sulla riforma del lavoro: nessun altro esecutivo era mai arrivato a tanto». In lui molti vedono la figura di riferimento della sinistra critica e la rilevazione Demos pubblicata da Repubblica assicura che mentre la popolarità del premier Renzi è in calo, la sua aumenta.

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IL MODELLO DEGLI SVEDESI SEGUE QUELLO INAUGURATO DA MARCHIONNE A POMIGLIANO: MENO SOLDI, PIÙ LAVORO. ALTRIMENTI SI VA ALL’E STERO.

In principio fu Marchionne. Il primo a importare in Italia quello che i sindacati chiamano “ricatto” è stato il piano “Fabbrica Italia” a Pomigliano. “Se non accettate la riduzione delle pause, l’aumento degli straordinari o le sanzioni per chi sciopera contro gli accordi la produzione della Panda rimane in Polonia”. I sindacati hanno accettato e la Panda è arrivata in Campania. Sul piano concreto, quando si allunga l’orario o si è costretti a fare settimane intere di cassa integrazione, il reddito si riduce lo stesso. Ma nemmeno con “Fabbrica Italia” si era arrivati alla proposta drastica della Electrolux: taglio del salario altrimenti ce ne andiamo in Polonia. (altro…)

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Genova

Oggi sono stato in piazza a Genova con i lavoratori dell’AMT. Quello che ho visto non è solo uno sciopero, ma uno scontro di due mondi. Da una parte chi vuole privatizzare, dall’altra noi che vogliamo salvaguardare il bene comune dei cittadini, guadagnato con il sudore della fronte dei nostri padri e dei nostri nonni.Dobbiamo alzare la testa! Questa è una battaglia epocale che parte ora da Genova e si diffonderà a macchia d’olio. Sento che ci siamo. E’ impossibile pensare di andare avanti con questa gente qua, con Letta, Alfano, Renzie. Letta non può vendere nulla, non è stato eletto da nessuno e non può vendere cose che non gli appartengono. Le aziende pubbliche appartengono ai cittadini italiani. (altro…)

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FIAT. Il ministro convoca le parti per oggi. La notte di Termini, Passera si muove.
TERMINI IMERESE. Riunione al ministero. Le voci dei lavoratori: «Perché proprio a noi che le auto le sappiamo costruire?».  Sono gli ultimi fuochi quelli che nella notte bruciano davanti ai cancelli della Fiat di Termini Imerese, un falò alimentato dalle pedane di legno abitualmente usate per trasportare le merci, quelle merci che non arriveranno più nella fabbrica siciliana chiusa dalle 22 di giovedì per le ferie della ragione. Più di cento operai, accalcati attorno alla brace, si chiedono quale sia il motivo di tanta ferocia: «Proprio noi – dicono – che le automobili le sappiamo costruire». Proprio loro, orgogliosi di essere entrati in quel «mondo a parte» (così lo definiscono) che consiste nel fabbricare vetture. Da quel mondo, che è il sapere delle loro mani, sono stati catapultati nell’inferno della disoccupazione.
Questa mattina, a Roma, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera ha convocato Invitalia, l’advisor del ministero, e i sindacati metalmeccanici. Si parla di una telefonata fra Passera e Sergio Marchionne; forse la Fiat sarebbe disponibile a mettere risorse che mancavano per la mobilità incentivata. Forse.  (altro…)

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La Commissione bilancio del Senato approva la Manovra e l’emendamento della maggioranza. L’accordo locale potrà “ignorare” le tutele dello Statuto dei lavoratori. Camusso (Cgil): “Il governo sta cancellando la Costituzione”. Redditi on line, ma senza i nomi dei contribuenti “Provvedimento inaccettabile”.

ROMA – Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro, incluso lo Statuto dei lavoratori, ed alle relative norme, comprese quelle sui licenziamenti. Tradotto in termini sostanziali, anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere più facilmente ai licenziamenti senza giusta causa – aggirando il divieto sancito dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – , potendo sfruttare misure di “indennizzo” alternative al reintegro del lavoratore, se questo potere sarà dato loro da un’intesa con i sindacati maggioritari in azienda.La “rivoluzione” è contenuta nell’emendamento di maggioranza all’articolo 8 della Manovra, approvato oggi dalla Commissione bilancio del Senato, ed ha immediatamente scatenato le proteste della Cgil e delke opposizioni.  (altro…)

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A trenta anni di distanza dall’apertura della prima Bottega a Bolzano, oggi una vasta rete di Botteghe del Mondo – luoghi di scambi e circolazione di idee ed informazioni – che interessa ormai sedici regioni italiane, per un totale di duecentosettanta esercizi.

ROMA – Per prendere coscienza dell’importanza della realtà Equo e Solidale in Italia bisogna approfittare di eventi come quello previsto per il 14 maggio 2011: la Giornata Mondiale del Commercio Equo e Solidale. Il nostro è uno dei settanta paesi del mondo legati alla International Fair Trade Association. Italiano, dal novembre 2010, è il nuovo Presidente del WFTO (World Fair Trade Organization 1), Giorgio Dal Fiume. La sua elezione è evidentemente da interpretare come il risultato del sostanziale contributo che le organizzazioni italiane di commercio equo hanno apportato a livello internazionale negli ultimi anni. (altro…)

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Una giornata di sciopero contro il razzismo. Si ripete l’iniziativa di un anno fa.

Incroceranno nuovamente le braccia, per un giorno intero, gli stranieri di tutta Italia.
Domani è infatti la giornata di sciopero dei migranti contro il razzismo, denominata “Ventiquattro ore senza di noi”, per far capire cosa accade nel paese se tutti i lavoratori immigrati si fermano per ben ventiquattro ore.
La protesta, che ritorna a distanza di un anno, chiede l’abolizione della legge Bossi-Fini, del contratto di soggiorno per lavoro, la chiusura dei Cie e il diritto al voto. (altro…)

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Il 15 febbraio il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato la firma di un accordo programmatico per salvare lo stabilimento Fiat e rilanciare l’economia locale con sette aziende che andranno a investire 600 milioni in Sicilia. Ma delle imprese coinvolte, tre hanno grossi problemi economici: dai bilanci in rosso alle quotazioni in calo.

Tremila e trecento posti di lavoro, 450 milioni di euro di investimenti pubblici, 600 dai privati. Sono i numeri del dopo Fiat a Termini Imerese, quelli mostrati dal governo una settimana fa, dopo l’approvazione dell’accordo programmatico per il rilancio degli impianti siciliani e di una intera città. Un rilancio in grande stile che prevede l’ingresso di sette nuove aziende nel tessuto produttivo siciliano e che il ministero dello Sviluppo economico diretto da Paolo Romani ha presentato lo scorso 16 febbraio: “Oggi – commentava Romani – si apre una nuova fase per Termini Imerese. Siamo partiti da un grande problema occupazionale e abbiamo lavorato con determinazione per creare le condizioni necessarie al rilancio di uno dei più importanti insediamenti produttivi del Mezzogiorno. (altro…)

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«Sarebbe un atto di saggezza da parte della Fiat riaprire le trattative per trovare soluzioni condivise dai suoi dipendenti perché non è soltanto la Fiom che non è d’accordo. Questo modello sociale non ha il consenso di chi lavora in fabbrica e questo non aiuta la produzione». Lo ha detto il segretario generale della Fiom Maurizio Landini al termine delle assemblee tenute ieri all’interno dello stabilimento Fiat di Cassino presenti i dirigenti sindacali provinciali Arcangelo Compagnone e Donato Gatti e il segretario della Cgil Domenico De Santis.

«Queste assemblee – ha spiegato Landini – sono servite a preparare lo sciopero dei metalmeccanici del 28 gennaio che si terrà a Cassino con una manifestazione regionale. Non abbiamo intenzione di lasciare soli i lavoratori perché gli accordi di Pomigliano e Mirafiori violano le norme di legge e la costituzione. Il contratto che sarà proposto a Cassino non lo firmeremo e anzi metteremo in campo azioni giuridiche, sindacali e contrattuali necessarie».

Proprio ieri l’amministratore dellegato della Fiat Sergio Marchionne ha annunciato che dopo Pomigliano e Mirafiori il nuovo contratto investirà anche Melfi e Cassino. «Non c’è alternativa – ha spiegato il manager – perché non possiamo vivere in due mondi. Io spero che, visto l’accordo alla prova, non vorranno vivere nel secondo mondo nemmeno gli operai». Secondo Marchionne con il pieno utilizzo degli impianti sarà possibile anche aumentare i salari e portarli ai livelli di Francia e Germania.

Landini, però, si è detto scettico: «Sono favorevole ad applicare il modello tedesco ma i lavoratori tedeschi lavorano meno e hanno più diritti e salari più alti. In Italia non è così. Marchionne quando voleva comprare l’Opel ha dovuto presentare il piano industriale al presidente Merkel ricevendo una risposta negativa. È uno scandalo che il governo italiano non intervenga e le forze politiche stiano zitte. Marchionne non ha discusso con nessuno di questo piano. Il contratto va respinto e non va accettato perché in questo modo si cancellano i diritti e non si dà un futuro alla produzione e né alla qualità e alla competitività».

Per Landini: «L’accordo per Cassino va rinegoziato, noi non lo firmiamo e siamo pronti a contestarlo sul piano sindacale e giuridico”». «Il 28 gennaio – annunciano Compagnone e Gatti -sarà una giornata di mobilitazione. Dobbiamo difendere i diritti conquistati con anni di lotte dai lavoratori, va difesa la loro dignità».

All’uscita del primo turno ieri molti operai hanno detto: «Siamo per il no ma voteremo sì per il rischio di perdere il lavoro». E Landini ha aggiunto: «Molti lavoratori a Torino hanno votato sì perché ricattati ma far votare sotto ricatto non è libertà, non ci sono più regole».

Allo sciopero generale di otto ore sono previsti a Cassino circa duemila lavoratori metalmeccanici di tutta la regione. «L’accordo-capestro – ha detto Oreste Della Posta dell’associazione 20 Ottobre – penalizza pesantemente il lavoro già duro dei metalmeccanici. Va bocciato e rivisto».

il messaggero.it

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L’esito della consultazione sul piano di rilancio per lo stabilimento torinese firmato da Cisl e Uil con il no della Fiom si dovrebbe avere nella serata di venerdì. I primi ad esprimersi saranno i lavoratori del turno di notte di giovedì. Airaudo (settore auto Fiom): “E’ il referendum della paura”. Landini: “Riaprire trattativa vera, logica dell’azienda ricattatoria”.

La data è stata decisa: il referendum sull’accordo per il rilancio dello stabilimento di Mirafiori si terrà il 13 e 14 gennaio. Lo si apprende da fonti sindacali, secondo le quali l’esito della votazione si potrà conoscere già nella serata di venerdì. I primi a votare sull’accordo raggiunto il 23 dicembre 1, non firmato dalla Fiom, saranno i lavoratori del turno di notte di giovedì 13, che comincia alle 22 e si chiude alle 6.00 di venerdì. Poi sarà la volta dei lavoratori del primo, dalle 6.00 alle 14.00, e del secondo, dalle 14.00 alle 22.00, di venerdì. Con tutta probabilità le urne si chiuderanno comunque prima delle 22.00 di venerdì e i risultati dovrebbero arrivare già in tarda serata. Nello stabilimento di Mirafiori sono occupate circa 5.000 persone e in quella settimana dovrebbero essere tutte al lavoro: non è prevista infatti cassa integrazione.

E’ il “referendum della paura”, attacca Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom. E aggiunge: “La Fiat ha chiaramente premuto per anticipare il referendum. Dispiace che i sindacati che hanno firmato l’accordo abbiano ceduto a questa pressione. Non verranno fatte le assemblee per informare i lavoratori ed il referendum sarà tra il 13 e il 14, come se si avesse fretta”. Secondo Airaudo, “è grave perché si vuol far votare i lavoratori non informandoli, ma solo sulla loro paura”. Lo trovo illegittimo, aggiunge, perché, al di là degli annunci propagandistici, “io non credo alla chiusura di Mirafiori”.

L’invito al dialogo costruttivo rivolto ieri dal presidente Giorgio Napolitano 2, in merito alla vicenda Fiat è un appello che la Fiom fa da tempo, ribadisce il segretario generale Maurizio Landini, a margine di un attivo del sindacato a Napoli. “Bisognerebbe riaprire una trattativa vera perchè è quello che non c’è stato, lo dimostra – ha detto – anche l’ultima posizione assunta da Marchionne. Da questo punto di vista, l’appello che arriva da chi è non solo il capo dello Stato ma anche da una persona che in questi anni ha dimostrato di avere molto a cuore i problemi della difesa e della applicazione della nostra costituzione merita ascolto”. La logica adottata da Fiat è ricattatoria, continua Landini e “vuole imporre le proprie condizioni che sono contro i nostri contratti e contro la Costituzione. Da tempo – conclude il segretario – chiediamo una trattativa vera che porti a una mediazione tra diversi interessi e non a una cancellazione dei diritti costituzionali”.

repubblica.it

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La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”. Un messaggio e due spot rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli  “attori” coinvolti. Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi,hanno ben pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni casi sostituito con l’ammenda, salvamanager, ecc.). Ora il governo cerca di rifarsi la “verginità” con spot inutili che costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Questi spot sono inutili, anzi dannosi, per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, non perché gli piaccia esercitarsi in sport estremi, ma colpevolizzando sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza. E’ una campagna vergognosa perché oggi il lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan “SICUREZZA SUL LAVORO. LA PRETENDE CHI SI VUOLE BENE “, quasi che se non c’è sicurezza la colpa è imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge, ovvero i datori di lavoro, sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro, non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario, un lavoro a tempo determinato. I lavoratori devono sottostare a ritmi da Medio Evo. La campagna deve avviare un processo di comunicazione diffusa, in modo da rendere nota a tutti la necessità di un impegno costante da parte di tutti gli “attori” coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza. (altro…)

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