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Posts Tagged ‘lega nord’

Il dato vero di queste amministrative? E’ che il centrodestra italiano, a differenza del centrosinistra, ingoia qualsiasi rospo. Quando deve vincere, si presenta unita. Se domani a Salvini dicessero che per essere al governo si deve vestire da muflone e canticchiare i Ricchi e Poveri, lui lo farebbe”. E’ il commento del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, intervenuto a Otto e Mezzo (La7) assieme al filosofo Massimo Cacciari e il notista politico del Corriere della Sera, Massimo Franco. “Il centrosinistra invece” – continuala firma del Fatto – “sta passando il tempo, anche in queste ore, a litigare. (altro…)

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SalviniI personaggi.

Da mesi il governatore interviene per smentire il leader.

MILANO – A sentire le loro risposte sulle continue ed evidenti discordanze di vedute, sembra quasi che il cane e il gatto si siano messi d’accordo: «Ma è normale, lui fa il segretario di partito mentre io ho una responsabilità di governo », dice Roberto Maroni. «Ma è normale, lui ha responsabilità di governo, io faccio il segretario di partito», dice Matteo Salvini. Una storia dentro la storia della Lega Nord, fatta di tensioni continue ma a basso voltaggio, con un particolare che la rende anche narrativamente “epica”: perché colui che diede il partito nelle mani di Salvini fu proprio Maroni.

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NON occorre essere femministe, né donne e neppure simpatizzanti politici per trovare inaccettabili i violenti attacchi ormai quotidiani cui esponenti leghisti, a cominciare dal segretario Matteo Salvini, sottopongono la Presidente della Camera Laura Boldrini. Anche se spiace che ci siano donne non solo a ridere compiaciute di fronte alla associazione tra Boldrini e una bambola gonfiabile (tipica fantasia maschile un po’ malata e infantile, che dovrebbe se non altro rendere sospettosa qualsiasi donna), ma anche tra chi avanza auspici insieme violenti e sessisti. Ieri la capogruppo leghista del Comune di Musile di Piave ha auspicato la sua «eliminazione fisica».

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Ellekappa

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C’era un politico, più noto nei salotti televisivi che all’europarlamento, che voleva difendere i valori del cristianesimo portando avanti una battaglia in difesa del presepe.
Lo stesso politico che, ad ogni caso di violenza contro le donne da parte di un immigrato, invoca misure drastiche contro ‘sti immigrati, dalla castrazionechimica a quella fisica.
Lo stesso politico che, di fronte alla questione dei profughi che scappano dalle guerre o dalla fame, invoca il tutti a casa (loro).
Le ruspe contro i rom (specie a Milano dove la Lega aveva amministrato sgomberando i campi da un posto all’altro).
Le navi da guerra per pattugliare i nostri mari. (altro…)

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SalviniIl leader della Lega sceglie nell’ipotesi di un ballottaggio a Roma tra 5 Stelle e centrosinistra. Oggi al Consiglio di Stato ultima chance per Fassina, già ai ferri corti con Sel: scambi d’accuse sul pasticcio delle firme irregolari.

ROMA – «Io un uomo del Pd non lo voto nemmeno sotto tortura», dice Matteo Salvini ospite di
In 1/ 2 ora.
Per questo, di fronte a un ballottaggio a Roma tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti, il leader della Lega sceglierebbe la prima, candidata per M5S.
Un endorsement già espresso due mesi fa ma che, a tre settimane dal voto, diventa un mezzo assist per l’esponente dei Dem: «Prendo atto che i candidati di destra, Meloni con Salvini, Marchini e Raggi, tutto sommato troveranno un accordo per il ballottaggio io rimarrò l’unico candidato alternativo del centrosinistra», dice Giachetti che in queste ore va a caccia dei voti di Stefano Fassina, appeso con le sue liste di sinistra al verdetto del Consiglio di Stato sulla sua riammissione alla corsa per il Campidoglio.

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Il leader padano e il miliardario Usa cavalcano angosce senza offrire rimedi realistici: come fanno Le Pen e Hofer.

WASHINGTON – Dietro la foto della “strana coppia” Donald Trump e Matteo Salvini, dietro l’apparenza incongrua dell’incontro fra un supermiliardario di Manhattan e il leader di un partito italiano fiorito in Brianza, c’è la sostanza della stessa preda elettorale alle quale entrambi puntano: la ribellione confusa, informe, generica, ma formidabile di grandi strati dell’elettorato contro tutto ciò che sembri “establishment”. Quell’establishment, quella casta, che i militanti del “Trumpismo”, come quelli del “Grillismo”, del “Sanderismo”, del “Salvinismo”, del neofascismo galoppante in Austria, in Francia, nell’Est d’Europa, accomunati dalla stessa rabbia sorda e spaventata accusano di avere tradito in una parola semplicistica quanto efficace “la gente”.

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