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Scontro durissimo tra il segretario del Carroccio e il Governatore lombardo. In gioco il controllo su Milano e la futura leadership. Al prossimo consiglio federale il faccia a faccia. Alta tensione anche con Forza Italia.

ROMA – Nel momento di massima espansione della Lega (nei sondaggi), il Carroccio sta per saltare per aria. Il braccio di ferro sotto traccia tra il leader supremo Matteo Salvini e il suo predecessore oggi governatore, Roberto Maroni, si fa scontro frontale. E palese. E rischia di travolgere proprio la Regione Lombardia, oltre che la corsa a sindaco di Milano.
Dopo l’affondo lanciato dall’ex ministro dell’Interno con l’intervista a Libero di ieri, Salvini ha deciso che è giunto il momento della resa dei conti finale perché così non può andare avanti: «Mi devi convocare un consiglio federale. Facciamo lunedì prossimo, all’ora di pranzo» ha dettato al telefono alla collaboratrice da Strasburgo, dove si trovava per la plenaria dell’Europarlamento.

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I puntiIl sindaco punta a far ritirare il commissariamento del Veneto. Resa dei conti in settimana. Il segretario vede Berlusconi.
 MILANO – Salvini: «Capitolo chiuso, o con Zaia o fuori dalla Lega». Tosi: «Allora liberi tutti, posso dimettersi da segretario della Liga veneta e candidarmi a governatore». Il braccio di ferro continua, e l’esito sembra scontato. Il sindaco di Verona ormai è già con un piede fuori dal partito, aspetta solo che Salvini lo butti fuori dopo averlo commissariato. L’ultimatum che gli è stato lanciato scade alla mezzanotte di lunedì prossimo, Tosi dovrebbe scegliere tra la Lega e la sua Fondazione, ma non intende affatto piegare la testa.
Resta in attesa di quel che faranno in via Bellerio tra due giorni. Non è neppure necessario convocare il consiglio federale, taglia corto Salvini, che ieri ha incontrato Berlusconi in via Rovani a Milano: il processo si è già concluso, e la sentenza già scritta, perché il reprobo si rifiuta di fare ammenda. Quel «liberi tutti» pronunciato da Tosi, e soprattutto l’ipotesi, esplicitata davanti alle telecamere, della sua rinuncia a guidare il partito nel Veneto per poi scendere in campo contro il governatore leghista Luca Zaia, valgono già come una condanna. Il tutto all’indomani del consiglio “nazionale”della Liga veneta che si è tenuto giovedì sera a Padova.

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Il sito Lavoce.info analizza la proposta di Lega e Forza Italia sulla Flat Tax: l’uomo di colombo non è in realtà supportato da numeri (visti i portavoce di questa proposta) e l’autore dell’articolo, Francesco Daveri, stima in 100 miliardi le minori entrate fiscali (nel caso peggiore).
Che, tradotto, significa meno servizi, specie per le fasce più deboli.
Perché chi può già permettersi oggi la sanità privata (e le scuole private, e la sicurezza privata), non ha chiaramente bisogno del pubblico:

Come cambierebbero i calcoli se, grazie alla flat tax, davvero emergesse l’evasione e l’erosione come auspicato dai proponenti? L’Italia non è la Russia (né il Paraguay o le Seychelles, gli ultimi paesi ad avere introdotto la flat tax nel 2010-11), e così si possono solo fare congetture. Al momento la stima prevalente indica una cifra variabile tra i 200 e i 230 miliardi di capitali evasi che sfuggono al fisco.

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Anche oggi Serra punta il dito in casa altrui e non una parola sul Deputato Genovese…

Considerate nel dettaglio, le accuse contro alcuni leghisti per truffa alla Regione Lombardia (vedi l’inchiesta della procura di Milano) fanno impallidire ogni precedente. Si va da quello che faceva finta di abitare altrove per mettere in conto ogni giorno, per anni, 300 chilometri di rimborso benzina; al “consulente” che prendeva 10 mila euro al mese per distribuire i volantini del Carroccio; al banchetto di nozze messo in nota spese. Le celebri mutande verdi di Cota, in confronto, sono solo un dettaglio pittoresco. Chi ha memoria del furore “anti-casta” della Lega delle origini, contro la politica ladra che depreda il povero contribuente, ha il diritto di farsi un’amara risata. Amara perché la morale va ben oltre le sorti, oramai trascurabili, del partito di Bossi. (altro…)

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Campeggia sulle prime pagine la notizia delle relazioni pericolose tra Renzi e Berlusconi, per discutere (ancora) di legge elettorale.
Quella riforma che deve essere fatta assolutamente, ripetono da mesi partiti e presidenti.
Che non deve essere fatta a colpi di maggioranza, ripete in tono minaccioso Alfano: non come fece il PDL per minare le elezioni del 2006 contro Prodi.

Ma viviamo in un’epoca di relazioni pericolose: c’è quella tra Boccia e il ministro De Girolamo.
C’è la relazione pericolosa tra il ministro della giustizia Cancellieri e i Ligresti. Ma anche altri politici coltivano la relazione col costruttore milanese.
La relazione pericolosa tra la Lega e l’estrema destra di Le Pen (e noi che preoccupavano dei commentatori anonimi del web .. e invece li abbiamo dentro il Parlamento, nelle regioni, gli estremisti). (altro…)

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Senato della Repubblica

E quindi, a differenza di Pd e Movimento 5 Stelle, i senatori di Lega e Pdl hanno preferito dedicarsi ad altro.

Da nonleggerlo.blogspot.it

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I numeri dell'inciucio

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Bossi-MaroniNon ho fatto la Lega per romperla”. Umberto Bossi tenta di calmare gli animi e decide la tregua armata di Pontida. Il partito se ne va apparentemente unito. Scissione solo rimandata. Salendo sul palco il vecchio Capo ha visto due gruppetti di leghisti insultarsi e spintonarsi. Volano fischi, tanti insulti e qualche schiaffo. Da una parte quelli con le bandiere Bossi e le maschere di Maroni col naso da Pinocchio, dall’altra i Barbari Sognanti. Così cerca la sintesi tra le due fazioni e la trova. Le proteste “hanno colpito nel segno, c’è una crisi democratica nella Lega”. Invita all’unità. “Le mani usatele per stringerle tra di voi, siamo tutti fratelli qui”. Poi guarda al movimento. “È arrivato il momento di fare i congressi”, in Veneto. E ammonisce: “Chi dice che nella Lega tutto va bene esagera, si sbaglia e soprattutto questi qui sono dei leccaculo”. E “sbaglia anche Maroni a fregarsene di Roma, dobbiamo battagliare ovunque mica solo in Lombardia”.  (altro…)

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BerlusconiBERLUSCONI PROVA L’ACCORDO CON IL PROF PER TORNARE PROTAGONISTA SU GOVERNO E QUIRINALE MARONI PRONTO A TUTTO PER SCONGIURARE LE URNE.

Un blitz. Per conquistare la presidenza del Senato al ballottaggio con i voti non solo della Lega, ma anche quelli di Monti. Incoronando Pietro Ichino oppure di nuovo Renato Schifani, ma probabilmente più il primo che il secondo, destinato a quanto pare a diventare capogruppo Pdl. È questo il progetto del Popolo della libertà, intenzionato a sfruttare a proprio vantaggio lo stallo in cui sta navigando il Pd che, soprattutto al Senato, difficilmente si tradurrà in un accordo di maggioranza per eleggere un candidato condiviso. Anche dai grillini.

PER STUDIARE come raggiungere tecnicamente l’obiettivo, ieri è entrato in campo Roberto Calderoli dopo aver ricevuto da Roberto Maroni un’indicazione precisa: qualsiasi compromesso dovrà essere considerato utile pur di non tornare rapidamente al voto. E se questo vorrà dire dover appoggiare anche un governo Pd, nessuno se ne dovrà fare un problema, casomai i mal di pancia potranno averlo al Nazareno, non certo in via Bellerio. (altro…)

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Il nuovo Parlamento.Da La Repubblica del 26/02/2013.

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“Lunedì in Consiglio dei ministri il governo farà il decreto”. È Carlo Vizzini, relatore dimissionario del ddl sulle riforme costituzionali ad annunciarlo in Commissione. Sta parlando dello sbandierato dimezzamento della rata dei rimborsi ai partiti per il 2012 – ben 180 milioni di euro e rotti complessivi – con la conseguente destinazione dei soldi risparmiati – 91 milioni di euro – ai terremotati dell’Emilia. Vizzini annuncia che ad annunciarglielo è stato il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. Strana soluzione: che c’entra la Funzione pubblica con i partiti? Peraltro, tra tutti i Cdm possibili, quello di lunedì promette di essere tra i più movimentati, visto che dovrà “fronteggiare” i risultati del vertice europeo. Solo l’ultima barzelletta (e l’ennesimo rimando) di una storia che più si va avanti più diventa surreale: approvare in via definitiva il ddl che taglia il finanziamento, dopo il sì di Montecitorio, sarebbe dovuto toccare al Senato. Ma la cosa è andata per le lunghe, tanto che è stato lanciato l’allarme: mancano i tempi tecnici per riuscire ad approvare il testo in tempo da bloccare la legge. Scadono all’inizio di luglio, tuonano i Radicali. (altro…)

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Comunque vada sarà un successo. Domani, 20 giugno 2012, il Senato voterà per l’arresto di Lusi, tesoriere della Margherita, il “mariuolo” della seconda Repubblica (quello della prima fu Chiesa che trascinò il PSI nel baratro). “Essere o non essere, questo è il dilemma per Bersani. Se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi di un oltraggioso processo, o negare l’arresto contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre forse fine al pdmenoelle.” Analizziamo pacatamente, serenamente, le due ipotesi sul tavolo.
Prima ipotesi. Il Senato autorizza. Lusi viene arrestato e parla, e porta prove a sostegno (e ha detto che lo farà), mezzo pdmenoelle potrebbe essere trascinato sul banco degli imputati. Una riedizione di Tangentopoli con nuovi Forlani con la bavetta. Tutti i percettori dei contributi elettorali dispensati da Lusi a ummaumma dovrebbero trasferirsi all’estero e abbandonare i tanto amati talk show con conduttore a seguito. Previsione elettorale: pdmenoelle sotto il 15%, destinato alla fine della Lega. (altro…)

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“.. anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti”.

La canzone di maggio di De Andrè recitava più o meno così.
Dobbiamo pensare questo dopo l’ennesima occasione sprecata dal parlamento di dare un segnale al paese.
L’ennesimo accordo PDL, Lega con UDC e qualcuno del PD salva dall’arresto il senatore De Gregorio.
Che, dopo aver festeggiato alla bouvette, si difende dicendo che tanto è la sua ultima legislatura.

Tutto questo dopo le nomine di personalità con competenze riconosciute e indipendenti dalla politica all’AGCOM e all’authority sulla Privacy: un medico dermatologo alla privacy, un professore di telecomunicazioni vicino a D’Alema, un manager di Publitalia chiamato a vigilare sulle televisioni…

Tutto questo dopo le promesse non mantenute sulla riforma della legge elettorale (e il referendum affossato).
Le promesse di una riforma sui finanziamenti ai partiti.
Dopo la parata del 2 giugno che si poteva evitare.
Ora l’ennesimo parlamentare salvato con votazione segreta in Senato.

Nello stesso giorno in cui il presidente della Lombardia viene salvato dalla Lega(non si sa mai che poi il PDL faccia lo sgambetto in Veneto e Piemonte) e il governo va sotto sulla spending review su una proposta del gruppo Coesione nazionale, che in realtà è contro la costituzione, dunque non andrà in porto.

Almeno avessero il buon gusto di non nascondersi dietro le frasi di circostanza o la fumosa questione dell’antipolitica.
Putroppo questi partiti, rappresentanto solo se stessi.

Da unoenessuno.blogspot.it

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NON fu certo lo sfarzo a colpirmi l’unica volta che Umberto Bossi mi ricevette a Gemonio, con la moglie Manuela, nell’epoca lontana del secessionismo e del Dio Po. Un villino da ceto medio, e gli arredi da mobilificio brianzolo refrattario al design, testimoniavano la sobrietà di una famiglia pervenuta al benessere da poco. Lasciava semmai interdetti   la galleria di ritratti naif del padrone di casa immortalato nelle più varie pose eroiche, dal medievale al contemporaneo, che tappezzavano gran parte delle pareti domestiche. EVIDENTEMENTE omaggi devozionali ricevuti in giro per le feste padane, esposti in un tripudio autocelebrativo kitch che non può aver lasciato indifferente la prole. (altro…)

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Truffa ai danni dello Stato, appropriazione indebita, peculato. Lo scandalo Lega si arricchisce di un nuovo capitolo e di altri cinque avvisi di garanzia. A cominciare da Umberto Bossi, finito sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito. E lo scandalo coinvolge anche i figli dell’ex leader del Carroccio Renzo e Riccardo, sotto accusa per le spese personali pagate con i soldi del partito. La Procura di Milano indaga anche il senatore Piergiorgio Stiffoni, peculato, e Paolo Scala, che aveva gestito l’affare della Tanzania.

Il senatore Umberto Bossi è indagato per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito. L’iscrizione per l’ex segretario del Carroccio e ora presidente è relativa ai rimborsi elettorali incassati dalla Lega nel 2010 con il relativo rendiconto del 2011. Bossi risponde in concorso con l’ex amministratore indagato anche dalle procure di Reggio Calabria e Napoli. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i figli del Senatur Renzo e Riccardo per appropriazione indebita, reato relativo alle spese personali che sono state sostenute per i due ragazzi con i soldi del partito. (altro…)

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Si aspettano le amministrative, per la legge sui fondi dei partiti.
E dopo le amministrative, si dirà che si deve aspettare la discussione della riforma del lavoro, la spending review, le discussioni sulla riforma della giustizia ..
E poi arriverà l’estate.
E con l’autunno, nessuno si rimetterà a toccare le leggi sui partiti.
E così, rimarrà tutto uguale ad adesso (come in Rai).
Ad aprile, dopo lo scandalo della Lega, Casini aveva posto il problema dei finanziamenti
«Se non cambiamo presto le norme rischiamo di essere travolti tutti. Le vicende di questi giorni le paga la politica intera»
Non è vero: le pagano prima di tutto gli italiani, poi la credibilità delle istituzioni, poi i conti del paese (senza credibilità i mercati reagiscono male).
Da unoenessuno.blogspot.it

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La storia politica è piena di nemesi, ma una crudele e grottesca come quella della Lega non s’era mai vista. I forcaioli della prima Tangentopoli sono diventati i nuovi socialisti della seconda. Precisi. In una settimana sono passati dalle manifestazioni in piazza contro la giunta Formigoni, “perché non si può andare avanti con un arresto al giorno”, alla teoria del complotto dei magistrati. Tutto perché stavolta hanno pizzicato uno dei loro e uno grosso, il Davide Boni, a trafficare mazzette di milioni di euro, altro che Mario Chiesa, in cambio di licenze per nuovi centri commerciali.
In uno studio televisivo sento la difesa di Attilio Fontana, sindaco di Varese, e mi sembra di riascoltare Carlo Tognoli, vent’anni dopo. Boni ne uscirà pulito, non si fanno i processi in piazza. Ma certo, salvo che la Lega sui processi in piazza, nel ’92 e dintorni, ha costruito tutte le sue fortune. Bossi e Maroni sono una riedizione più mesta del duo Craxi-Martelli, che litigavano su tutto, ma si ritrovavano all’unisono nella difesa dei tangentisti. (altro…)

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