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Posts Tagged ‘legittimo impedimento’

Paniz guida i falchi: faremo anche la legge sulle intercettazioni. Berlusconi avrebbe confidato a Ghedini e Alfano: “Lo so d’ora in poi è tutto più difficile”.

ROMA – “E adesso che si fa?”. Sono in difficoltà i pasdaran della giustizia ad personam nel Pdl. Dopo un decennio di leggi salva-Silvio, la gente ha detto basta. Non si fa illusioni neppure Berlusconi. L’avrebbero sentito mormorare agli Alfano e ai Ghedini: “Certo, d’ora in avanti tutto sarà più difficile”. Su di lui s’allunga la possibile condanna per corruzione nel processo Mills (anche se proprio Ghedini la esclude), e le decine di udienze per Mediaset, Mediatrade, Rubygate, ma si allarga pure la grande ombra del Colle, di un Napolitano che d’ora in avanti – non che ne avesse bisogno, per la verità – sarà più forte nei suoi possibili “no” in grazia di quel 56,5% di italiani che è andato a votare per bocciare una norma monstre come il legittimo impedimento. Messa in campo dall’Udc, giusto dall’attuale vice presidente del Csm Michele Vietti per salvare letteralmente il Paese, la magistratura e i cittadini da quel processo breve che avrebbe fulminato centomila processi. Una legge per salvare Berlusconi ma, con lui, liberare pure migliaia di potenziali condannati. (altro…)

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La faccia l’hanno messa, per poi toglierla. E alla fine l’hanno persa. Primo su tutti Silvio Berlusconi. A seguire Umberto Bossi. Il premier, infatti, prima squalifica i quesiti referendari, quindi invita gli elettori ad andare al mare, poi, sul foto-finish della chiusura delle urne interviene pubblicamente: “Non avremo mai il nucleare”. Dopodiché, a risultato acquisito, lancia messaggi di distensione: “Bisogna rispettare la volontà dei cittadini”. Dall’altra parte, il Senatùr ha lasciato libertà di voto ai suoi, per poi virare sul non voto. Lui, almeno, due giorni fa ha detto che personalmente non sarebbe andato al seggio. Oggi non parla. Al contrario del ministro Maroni prima (“Quorum vicino”, ha detto il capo del Viminale a voto in corso) e Roberto Calderoli poi. Parole, quelle del ministro per la Semplificazione che sembrano chiudere il dialogo con il Pdl: “Siamo stanchi – ha detto – di prendere sberle”. Da chi poi? Se i due partiti di governo hanno remato per svuotare le urne referendarie. (altro…)

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Torna con noi oggi Beatrice Alemagna e il suo tratto di china gentile, la Piccoletta dai capelli rossi che in questi ultimi tre anni ci ha accompagnato con il suo sguardo limpido facendo capolino nel giornale, domandandoci cose che nessun adulto sa domandarsi più, passeggiando avanti e indietro dalla prima pagina all’ultima perché i bambini fanno così, sono dappertutto, dicono quello che gli altri non dicono, imparano mentre crescono e mentre imparano insegnano. Perché la politica ha senso se si occupa di chi verrà dopo, non solo di chi c’è adesso: se sa pensare ai prossimi trent’anni e non ai prossimi trenta giorni. Se sa immaginare chi pagherà i contributi per i ragazzi che non avranno mai un lavoro stabile, chi si occuperà degli anziani che oggi hanno quarant’anni anni e fra trenta ne avranno settanta, poi novanta perché la vita si allunga ma la sanità pubblica si accorcia, e allora tutto peserà sulle spalle fragili dei nostri figli precari. (altro…)

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Oggi e domani occorrono 25.209.345 voti e forse qualcuno in più. Per affermare i diritti di tutti su acqua, aria e legalità.

Dobbiamo farlo non perché il quorum con annessa vittoria dei Sì darebbe la spallata decisiva a Berlusconi e alla sua corte dei miracolati. Lui, mettiamocelo bene in testa, resterà rintanato fino alla fine e qualunque cosa accada (e poi gli annunci di spallate portano jella). Dobbiamo farlo perché il quorum di oltre 25 milioni di voti è un vetta vertiginosa e dunque nessuna scheda può andare perduta. Dobbiamo farlo anche se alla vetta mancherà qualche decimale. Perché, comunque, mezza Italia ai seggi sarà una gigantesca dimostrazione di forza. Dobbiamo farlo anche se poi, quorum o non quorum, la politica farà come le pare (nel ‘93 il 90 per cento si pronunciò contro il finanziamento dei partiti, che continuano beati a succhiare soldi pubblici). (altro…)

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Ultimo giorno di campagna referendaria. Oltre 1.500 appuntamenti segnalati in pochi giorni nella nostra agenda quotidiana. Da domani silenzio elettorale.

DALLE CITTÀ
Bari 1 | Palermo 2 | Roma 3
Catania  4 | Torino 5 | Genova 6


VENERDI’ 10 GIUGNO

Benevento, dalle 10 alle 24 presso la sede del “Quinto Elemento” (via S. Pasquale) – “Un’occasione comune: acqua, natura, cultura, musica…” con dibattiti, letture e musica dal vivo

Fuorigrotta (Napoli), dalle ore 10.30 alle 13 – Flusso Umano Pro Referendum verso la Rai in Via Marconi, con partenza da piazza S. Vitale

Roma ore 11, piazza Santa Maria in Trastevere –  Conferenza stampa di chiusura della campagna referendaria dei Comitati “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”

Napoli, dalle 11 alle 24 in piazza Bellini – La piazza diventa “Piazza Quattro Sì”, con eventi e informazione sui referendum del 12 e 13 giugno (altro…)

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Il quesito del nucleare resta, dopo il passaggio in Cassazione. Si rafforzano le prospettive di raggiungere il quorum il 12-13 giugno. Ancora di più conta che i cittadini sanno che ora non possono più delegare. Tocca a loro decidere.

La natura è molto fragile. Nell’ultima settimana si è saputo che in Francia la peggiore siccità degli ultimi sessanta anni ha portato, oltre agli inevitabili danni e disagi, anche conseguenze rilevanti nella fornitura d’elettricità di origine idro e nucleare per la scarsità di acqua, necessaria per muovere le turbine o per raffreddare i reattori; negli Usa d’altro canto gli uragani non hanno atteso l’apertura ufficiale della loro stagione, il primo giugno, ma si sono scatenati in anticipo, con morti e violente distruzioni. Sono due segnali tra i tanti e riguardano paesi tra i più ricchi e organizzati del Pianeta. (altro…)

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Anche la più tenace indole ottimista fatica ad affermarsi di fronte alla strategia che il governo e la maggioranza hanno realizzato per far fallire i referendum del 12 e 13 giugno.

Sono stati bravi, non c’è che dire: hanno accuratamente evitato di accorparli alle amministrative, buttando via quasi 400 milioni di euro di soldi pubblici; li hanno piazzati due settimane dopo i ballottaggi, quando la gente si è rotta le scatole di andare a votare; hanno fatto mancare sette volte il numero legale in Commissione di vigilanza Rai per rimandare le trasmissioni informative obbligatorie, poi le hanno piazzate attorno a mezzanotte; hanno promesso una moratoria sul nucleare per svuotare il tema più sentito dei tre; infine, hanno taciuto ogni notizia che riguardasse la campagna referendaria su ogni tigì pubblico e privato. (altro…)

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Rodotà: “Zero informazione, la Rai dia voce ai comitati”.
 
Trovare qualcuno che lo abbia visto è un’impresa. Lo spot sui referendum del 12 e 13 giugno va in onda da tre giorni. Può capitare di incrociarlo se si sta guardando RaiUno all’una di notte. O RaiDue alle 17.41. O ancora RaiTre alle 7.25. Tre appuntamenti quotidiani per ogni rete della tv pubblica, non esattamente in orari da grandi ascolti. Ma anche i fortunati che dovessero incappare in quei tre minuti di comunicazione elettorale, sembra difficile che riescano a chiarirsi le idee. “Almeno ricordano che ci sono i referendum – dice il giurista Stefano Rodotà – Ma vedo solo una cosa: contenuto informativo vicino a zero. (altro…)

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La commissione di Vigilanza sulla Rai rinvia ancora il regolamento sulla par condicio che deve stabilire come e quando informare i cittadini-telespettatori sulla tornata del 12 e 13 giugno. (altro…)

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Da Zagrebelsky a Rodotà un appello sul sito del Comitato sì acqua pubblica per difendere il diritto dei cittadini ad esprimersi sui beni comuni e il nucleare.

ROMA – Un abuso di potere. Con governo e maggioranza parlamentare “schierati militarmente” per impedire il voto ai referendum su acqua pubblica e nucleare. Parte da qui la denuncia del comitato “Sì Acqua Pubblica”. Che ha diffuso in rete un “Appello per i referendum”. In calce le firme di giuristi ed esponenti del mondo dell’economia e della cultura. Da Stefano Rodotà a Gustavo Zagrebelsky, da Ugo Mattei a Grande Stevens. Sotto accusa la cortina fumogena creata dal governo con l’annuncio di una legge ad hoc per acqua pubblica e servizio idrico. Un “escamotage avvilente che dà la misura del loro dilettantismo giuridico e della loro miserabilità politica”. La posta in gioco è alta. (altro…)

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Martedì scorso, il giorno in cui in cui il presidente del Consiglio si è vantato con Sarkozy di aver escogitato un trucchetto per evitare il referendum sul nucleare, il filo rosso si chiudeva con queste parole: «Cercheranno di non farci votare, proviamo a pretenderlo con tutti i mezzi che abbiamo». Il principale mezzo che abbiamo è andarci, a votare. Andarci comunque, reclamare il diritto di esprimere la nostra opinione su temi che ci riguardano personalmente, tutti e ciascuno: l’acqua pubblica, il destino del nucleare, la giustizia. Ieri è arrivata sulla mia scrivania una lettera di Articolo 21, associazione nata in difesa della libertà di parola e di opinione sancite dalla Costituzione. (altro…)

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I TRE QUESITI.
 
Adriano Celentano lancia il suo appello: “Il governo va avanti nella demoniaca voglia di avvelenarci. Tocca a noi fermarli” .
 
Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza. Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani. Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.     
Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? (altro…)

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Mentre tentano lo scippo del referendum sul nucleare – scippo tutto da verificare, visto che devono ancora pronunciarsi un ramo del Parlamento e la Corte di Cassazione –, il Governo e i poteri forti di questo Paese vogliono provare a fare lo stesso con i due referendum sull’acqua.

Alle tuonanti dichiarazioni di ieri del Presidente di Federutility, Roberto Bazzano, che ha chiesto espressamente un intervento legislativo per fermare i referendum sull’acqua, risponde oggi il ministro Romani con l’apertura ad un approfondimento legislativo ad hoc.

A Governo, Federutility e Confindustria diciamo chiaramente : “Non ci provate, giù le mani dai referendum!”.

I referendum sull’acqua hanno ottenuto le firme di un milione e quattrocentomila cittadini. Una straordinaria mobilitazione che chiede l’uscita dell’acqua dal mercato e dei profitti dall’acqua. Che vuole la tutela condivisa di un bene comune essenziale e di un diritto universale. Che rivendica il proprio diritto a decidere in prima persona. (altro…)

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Se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di azzerare il progetto delle centrali nucleari, che in campagna elettorale ci venne presentato come indispensabile. Mi ricorderei la commozione che attanagliò i cultori del genere (riconoscibili per la fronte verdognola e i tre nasi, uno dei quali sotto l’ascella) di fronte all’avvenire radioso ma non radioattivo dell’atomo, tratteggiato dal ministro Claudio Nucleo Scajola: «Quando dico che entro fine legislatura poseremo la prima pietra delle centrali nucleari, intendo dire che in questo arco di tempo sceglieremo i siti e individueremo gli incentivi: bollette scontate per chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale». (altro…)

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Fino a un mese fa, chiunque azzardasse qualche pallida critica, qualche tenue perplessità, qualche timida riserva sul ritorno al nucleare veniva bollato da un ampio fronte di giornali, politici ed “esperti” come un vecchio rottame nemico della Modernità. E non solo dagli house organ del Cainano, ma anche da quelli della banda larga dei costruttori che già pregustavano la pappatoia degli appalti per le nuove centrali atomiche. Ancora all’indomani del disastro in Giappone, il Messaggero (gruppo Caltagirone) ospitava un profetico commento di Oscar Giannino, quello che pare una comparsa del Marchese del Grillo con il cocchio dorato che l’attende fuori dagli studi televisivi: “Tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo è dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica”. Da oggi c’è da giurare che nessuno di quelli che vengono eufemisticamente chiamati “giornalisti e intellettuali di destra” (in realtà dipendenti a libro paga di B.) oserà più dire una mezza parola pro nucleare. (altro…)

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