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Posts Tagged ‘libro’

È Stato la mafia: Tutto quello che non vogliono farci sapere sulla trattativa e sulla resa ai boss delle stragi 
Nei corso del 2013 il vicedirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha portato nei teatri italiani il suo spettacolo “E’ stato la mafia”: un monologo lungo 3 ore nel quale si racconta di uno dei tabù della nostra storia repubblicana. La trattativa stato mafia, portata avanti da uomini delle istituzioni e dai vertici di cosa nostra dopo le bombe (e con le bombe) del 1992-93.

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Apprendisti

Sarà in libreria a giorni il nuovo saggio di Romano Benini sulle diverse concause della disoccupazione record italiana.

Benini è un esperto di lavoro che insegna alla Sapienza e cura il sito Work Magazine, con diversi libri all’attivo.

Tra le tesi di quest’ultimo studio, c’è quella – dati alla mano – sugli effetti della mancata formazione: in questo Paese lo Stato ha tagliato gli investimenti sulle conoscenze sul know how dei giovani. Benini nota anche come ci sia una correlazione proporzionale abbastanza stretta, in tutta Europa, fra impegno/disimpegno nel settore e conseguente occupazione/disoccupazione. (altro…)

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Non dirmi che hai pauraIl romanzo di Giuseppe Catozzella ripercorre la vicenda dell’atleta somala dalle strade di Mogadiscio all’ultimo viaggio della speranza

NATA PER CORRERE

STORIA DI SAMIA L’OLIMPIONICA FINITA SU UN BARCONE DI MIGRANTI.

ESISTE ancora possibilità di romanzo nel nostro tempo? Domanda solita perenne identica che si pronuncia ormai da un secolo. La risposta chiave che annulla la sua ridondanza venne da Goffredo Parise: «Il fatto romanzesco come categoria il romanzo come tecnica – lo ripeto ancor una volta – penso non sia interessante. Quello che è interessante è scrivere un libro che si sente necessario di scrivere». (altro…)

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Ausmerzen: vite indegne di essere vissute.
Il 26 gennaio 2011 Marco Paolini raccontò, in prima serata su La7, la storia del progetto Aktion T4: lo sterminio di massa di circa 300000 persone, nella Germania nazista. Erano disabili, persone con disagi psichici, bambini nati con deformità: non sono i milioni di morti passati per il camino per la “soluzione finale” (zingari, ebrei, comunisti, gay). Tutto questo avvenne prima, col beneplacito di una legge di stato, di buona parte della comunità scientifica tedesca, col silenzio della popolazione. E continuò anche dopo la fine della guerra, quando tutto era finito.
Di questo sterminio, ci ha raccontato Paolini, se ne parla poco: forse perché qui a morire erano pazzi, persone deformi, persone con problemi. Forse anche perché le idee, le teorie scientifiche che portarono a questo sterminio non furono solo del nazismo e della Germania di Hitler.
No: dietro Aktion T4 ci sono le teorie dell’Eugenetica, nate alla fine dell’800 con la Belle Epoque, col progresso scientifico, con lo sviluppo delle grandi industrie (che finanziarono proprio le ricerche in ambito di Eugenetica), con la nascita di un primo benessere borghese, che poteva essere minacciato dalle masse di emigrati in cerca di una vita migliore.

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Manchester 2008, un mattino come tanti. Naomi si sveglia per andare a scuola, madida di sudore, il respiro pesante. Dal piano di sotto non arriva il profumo della colazione. E il silenzio, non è quello di casa. La sera prima ricorda di aver dato la buonanotte alla sorella Simone, di aver spento la luce pensando agli esami e al suo amore. Adesso è nel letto di qualcun altro, con le foto di un bambino sconosciuto sul comodino. Le manca la mamma. Chiama, ma non riconosce la sua voce. Si vede nello specchio ed è invecchiata di colpo. Addormentarsi a 15 anni e svegliarsi a 34. Nel futuro per sbaglio. Sono passati tre anni da quel mattino e Naomi Jacobs è tornata alla sua vita di psicologa e madre. Colpita da una rara forma di amnesia, ha vissuto un incubo che solo ora riesce a raccontare. Blackout totale su 19 anni di vita. (altro…)

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Con qualche rara eccezione, i libri dei politici non lasciano traccia alcuna se non nella foresta amazzonica. Ora, per dire, ne è uscito uno di Violante, ovviamente pubblicato da un editore del gruppo Mondadori, Viaggio verso la fine del tempo-Apocalisse di Lilith, che si stenta a crederlo ma è scritto in versi, o forse va spesso a capo per sembrare più lungo. La buonanima di Bondi, al confronto, era un dilettante. Intanto sta per uscire un libro-intervista di Bersani, la sua opera prima (e si spera anche ultima), che ha almeno il pregio di essere in prosa. Il titolo Per una buona ragione è civettuolo e intrigante quanto la campagna pubblicitaria che lo ritrae in bianco e nero e in maniche di camicia sotto il sepolcrale slogan “Oltre”.Da alcune anticipazioni, apprendiamo che il segretario Pd sostiene, accanto a cose giuste e condivisibili, tre tesi piuttosto bizzarre. 1) “Abbiamo un governo che non rispetta la divisione dei poteri e, negli anni, non sono mancate invasioni di campo anche da parte di alcuni magistrati… La politica riconquisti l’autorevolezza per dire ai magistrati di rispettare con rigore i confini del proprio campo”. (altro…)

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Terzani, dialogo su vita e morte .”Più che un film un’esperienza unica”.

“La fine è il mio inizio”, dall’omonimo bestseller del grande giornalista scomparso: senza alcun cedimento allo spettacolo, il confronto tra il protagonista (Bruno Ganz) e suo figlio Folco, interpretato da Elio Germano. Che ricorda i suoi due mesi sul set. E il “vero” Folco racconta suo padre: “Era un esploratore, un pellegrino a pagamento”.

ROMA – E’ una sfida alle leggi dell’intrattenimento a ogni costo La fine è il mio inizio, film tedesco con Bruno Ganz ed Elio Germano tratto dall’omonimo bestseller di Tiziano Terzani (edito da Longanesi). E lo è per il coraggio di costruire un’opera cinematografica solo sulle parole, sugli sguardi e sui silenzi dei protagonisti, oltre che sulla bellezza di un paesaggio incontamitato. Nessuna scena anche vagamente d’azione, nessuna indulgenza verso il melodramma. Ma invece lo sviscerare tanti temi di solito rimossi, specie su grande schermo: la vita, la morte, la malattia, il rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda. Il tutto raccontato attraverso le riflessioni del grande giornalista e scrittore (scomparso nel 2004), giunto alla fase terminale del cancro che lo ha portato via, e affidate alla memoria del figlio Folco.

LA VIDEOINTERVISTA 1LE IMMAGINI 2IL TRAILER 3

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La coppia di “Vieniviaconme” si riforma a “Che tempo che fa”. “C’è il desiderio di fare un’altra edizione del programma”. Lo scrittore parla del nuovo libro, della rottura con Marina Berlusconi e Mondadori, dell’attualità. “Il caso Ruby? Emerge la solitudine di un anziano…”

ROMA – Questa sera a Che tempo che fa, su Rai Tre, si ricompone la coppia Fazio-Saviano, dopo gli ascolti record 1 di Vieniviaconme. Una puntata monografica, ospite lo scrittore, che vede tornare insieme i due protagonisti di uno dei programmi più apprezzati dal pubblico in questa stagione televisiva, nonostante le difficoltà incontrate, a novembre, prima e durante la messa in onda della trasmissione, fra censure preventive e tentativi della direzione generale Rai di stravolgere le scalette 2 imperniate sui monologhi dell’autore di Gomorra. E con l’ospitata obbligatoria concessa al ministro dell’Interno Roberto Maroni 3 per replicare al raccojnto-denuncia di Saviano sulla “‘ndrangheta che al Nord interloquisce con la Lega 4“. A Che tempo che fa, Fazio e Saviano colgono l’occasione per un annuncio. “Abbiamo deciso che la rifacciamo, c’è la voglia di rifarla” dice il conduttore passando in rassegna, assieme all’amico, una sorta di ‘elenco degli elenchi’ di argomentidi attualità da affrontare nel futuro programma. (altro…)

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Curato da Telefono rosa e ideato da Annamaria Barbato Ricci è arrivato in libreria Le Italiane (Castelvecchi editore) contributo al femminile per i 150 anni dell’Unità d’Italia: quindici ritratti di donne che, nel tempo, hanno lasciato la loro impronta nei campi della politica, della cultura e delle scienze. ScrittI da autrici da sempre attente ai saperi delle donne tra cui Sandra Artom, Marta Aiò, Brunella Schisa, Danila Comastri Montanari, giornaliste come Laura Delli Colli e specialiste come Maria Rita Parsi. I proventi del libro, già un successo grazie al porta a porta messo in moto dalle lettrici, saranno devoluti al Telefono rosa, l’Associazione che da oltre vent’anni si dedica all’assistenza delle donne che subiscono ogni genere di soprusi e che, per Le Italiane, ha raccontato il capitolo dedicato alle 21 protagoniste della Costituente nel 1947. Iniziativa che cade in contemporanea con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, fenomeno in costante aumento nel nostro Paese.

Ed è bello poter rivolgere lo sguardo al valore delle donne e a quelle figure che hanno attraversato la storia d’Itaia segnandone le tappe, e trovare, nella biografia di ognuna di loro, dettagli inediti e nuovi spunti di costruttiva riflessione. Un elenco necessariamente limitato nel numero di donne coraggiose, anticonformiste e determinate, in rappresentanza dei moltissimi talenti femminili di ieri e di oggi rimasti nel silenzio o mai abbastanza valorizzati.

La galleria parte da lontano: dalla vita straordinaria di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nata nel 1808, giornalista, viaggiatrice e femminista della prima ora, oltre che paladina del progressismo e dell’unità nazionale. E prosegue, lungo i decenni, con le forti personalità di Matilde Serao, che a cavallo del Novecento creò e diresse periodici e quotidiani; Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura nel 1927; Maria Montessori, la scienziata che mise il bambino al centro di una scuola nuova la cui validità non è mai tramontata. E con Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini. Fino ai nostri giorni con Sara Simeoni, stella dell’atletica, o con l’economista di fama Fiorella Kostoris. (altro…)

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Esce da Longanesi un romanzo per immagini (scattate con la «vecchia Leica») dello scrittore morto nel 2004.

Al figlio Folco, che lo esortava a seguire la via della conoscenza liberandosi di tutto, «perfino dei vestiti», Tiziano Terzani rispondeva che non servivano gesti simbolici, e che gli interessava soltanto «capire». Il percorso della sua ricerca, prima da giovane inviato nell’Oriente di guerre e rivoluzioni, dal Vietnam alla Cina, poi in un’Asia sempre più profonda, dalla Cambogia al Tibet, si ritrova scandito nei numerosi libri del giornalista e scrittore fiorentino, scomparso nel 2004, e si dipana anche nel nuovo libro, postumo, che è quasi un romanzo per immagini, Un mondo che non esiste più (pp. 304, 22 euro), con fotografie e testi scelti da Folco Terzani, in uscita per Longanesi il 30 settembre.

Le immagini sono quelle scattate dallo scrittore con la sua «vecchia Leica», selezionate «tra migliaia di foto – ci spiega il figlio Folco – che lui quassù in montagna tirava fuori dalle casse, quando si chiacchierava, per raccontare la storia che c’era dietro ogni scatto». Accanto alle foto, nel libro si trovano testi inediti e editi che narrano la sua esperienza, e di foto in foto, di testo in testo, si distinguono le tappe di una vita non comune, dalla testimonianza sulla guerra del Vietnam («perché volevo capire la guerra e la rivoluzione», scrive Tiziano Terzani), alla Cina post Mao, dove Terzani, tra i primi giornalisti a entrare nel Paese nell’80, fotografa «affascinato» piazze e folle immense («una delle poche grandi civiltà dell’umanità»), ma anche i volti del regime, «l’incubo dei cinesi».

A poco a poco l’Asia si rivela nei villaggi e nelle tradizioni, ma mostra anche l’avanzata «dell’etica dei mercanti» e lo strapotere economico, in Giappone, in India, nel Tibet, dove si affinano i temi di Terzani, contro la guerra, contro la distruzione della natura e dell’uomo. Fino all’Himalaya, dove pur non essendo «mai diventato buddista», come ricorda il figlio («sempre scetticissimo di tutto, sempre fiorentino, anche se sentiva qualcosa in questa filosofia eterna») si ritira in una baita a scrivere. «Lui aveva capito l’estrema grandezza del mondo. S’è permesso di sembrare matto – afferma Folco – e si chiedeva come i colleghi potessero raccontare sempre le stesse cose, le stesse guerre. Ai giovani diceva: andate a scoprire il mondo arabo, misterioso com’era un tempo l’Asia. Gli sarebbe piaciuto farlo. E il libro, raccontando la sua avventura, dice: vai a fare una vita tua, inventala, è possibile, fallo».

 Ida Bozzi

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Ieri sera nella meravigliosa cornice del Teatro La Fenice di Venezia è stato assegnato, per la 48esima volta, il premio Campiello , uno dei più importanti tra i premi letterari del panorama italiano. Ad assicurarsi la vittoria è stata Michela Murgia con il suo Accabadora, capace di battere il neo premio Strega Antonio Pennacchi con uno scarto di oltre 30 voti – 119 per la Murgia e 73 per Pennacchi, arrivato secondo. Dietro la scrittrice sarda e lo scrittore laziale si sono posizionati nell’ordine Gianrico Carofiglio (con 62 voti), autore di ”Le perfezioni provvisorie”, Gad Lerner con ”Scintille” (21 voti) e infine Laura Pariani con ”Milano e’ una selva oscura” (13 voti). Ma la sopresa della serata non è certo la vittoria della Murgia, di certo non imprevedibile, quanto un’altra vittoria, quella di Manlio Cancogni che, all’età di 94 anni, ha vinto il Premio Pen Club Italiano con la raccolta di racconti «La sorpresa» (Elliot). Non sorprende minimamente invece la dichiarazione rilasciata da Silvia Avallone sulla prossima trasposizione cinematografica di Acciaio, questa sì, ampiamente prevedibile.

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Mi sono seduto sul bordo della vita

 e con i piedi a penzoloni

 ho guardato l’infinito

respirando il suo profumo.

 

dal libro “Il giorno in più” di Fabio Volo.

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Con imperdonabile ritardo arriva anche in Italia Il Solista, toccante pellicola tratta dall’omonimo libro, pubblicato in patria nel 2008 e in questi giorni anche in Italia, da Steve Lopez, un giornalista del Los Angeles Times.

 Un film impedibile, basato sulla storia vera e straordinaria di un giornalista disincantato e cinico negli inferi delle strade secondarie di Los Angeles, e del suo incontro con un senzatetto affetto da schizofrenia e con un grande talento per il violoncello e col quale costruisce una improbabile amicizia grazie al potere unificante della musica.

Il giornalista Steve Lopez (Downey) è ad un punto morto della propria carriera e della propria vita. Il suo lavoro al giornale è in tumulto, il suo matrimonio è finito e lui non riesce nemmeno a ricordarsi cos’è che gli avesse fatto amare così tanto il suo lavoro all’inizio. Finché un giorno, camminando nel degradato quartiere di Skid Row, a Los Angeles, incontra una persona misteriosa, un uomo vestito di stracci di nome Nathaniel Ayers (Foxx), che mette tutta l’anima in un violino massacrato e con solo due corde.

Inizialmente, Lopez si avvicina ad Ayers considerandolo unicamente come una storia potenziale per la sua rubrica. Ma mano a mano che scava nella storia del musicista di strada, rimane stregato dalla sua personalità, che a volte suona divinamente e altre sembra perso in un mondo tutto suo, un tempo prodigio del violino proiettato verso un futuro di gloria e adesso un vagabondo che dorme nei vicoli e nei portoni e comincia per lui un viaggio che gli cambierà per sempre la vita… (altro…)

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