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Posts Tagged ‘licenziamenti economici’

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Vertice serale a Palazzo Giustiniani tra il governo e i leader della maggioranza. Torna il reintegro se i motivi economici non fossero validi. Ottimismo da Palazzo Chigi: “Impegnati per approvazione tempestiva”. Più freddo Bersani: “Detto la nostra, governo decide”. Csini: “Ha vinto l’Italia”.

ROMA – Eccolo, l’accordo sulla riforma dell’articolo 18. Una mediazione, tra il premier Mario Monti e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che trova il via libera anche da Alfano. Formalmente non si torna indietro: i licenziamenti economici non prevederanno il reintegro ma un’indennità prevista tra le 15 e le 27 mensilità. Il giudice però avrà il potere di valutare se la motivazione oggettiva esiste davvero. Se non fosse così, via libera al reintegro.

Doppia strada invece per i licenziamenti disciplinari. In caso di inesistenza del fatto contestato al lavoratore, il giudice potrà annullare il licenziamento e sanzionare il datore di lavoro sia alla reintegrazione che al risarcimento dei danni.

SCHEDA La riforma secondo la prima bozza Fornero 1 (altro…)

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“Se il Paese non si sente pronto per un buon lavoro, non chiederò certo di continuare. “
Ecco, se c’è una cosa cui il paese non è pronto, e sottostare altri aut aut da parte di professori che forse si sentono salvatori della patria.
Non abbiamo bisogno di gente che da la ricetta amara (e non la “caramella”) pensando di curare il malato, con la cura sbagliata.
Report domenica ci ha parlato del problema degli esodati, persone anziane che si potrebbero ritrovare (o già sono) in condizioni di povertà.
La riforma del lavoro, nella parte che annulla di fatto l’articolo 18, potrebbe causare una serie di licenziamenti finti economici per mascherare rese dei conti nei confronti di sindacalisti scomodo (e l’appoggio da parte del PDL a questa riforma fa capire come dietro ci sia una voglia di vendetta nei confronti della sinistra).

E dunque?
Il paese non è pronto ad altre medicine amare, senza prima una cura per la crescita.

Da unoenessuno.blogspot.it

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La sociologa: «Si bandisce la concertazione coi sindacati ma si accettano veti da notai e farmacisti. Questa riforma serve a poco, addirittura inutile per i giovani e le donne»

Mi ha colpito molto un’espressione usata da Monti, ovvero che il governo non vuole la concertazione, come se la concertazione fosse un inciucio. L’inciucio il governo e il Parlamento lo hanno fatto sulle liberalizzazioni con i tassisti, i farmacisti, le varie lobby. Quando si dice, poi, che i sindacati non devono avere potere di veto è giusto, ma poi non si dovrebbe permettere che lo abbia Mediaset sulle frequenze o la Chiesa Cattolica su molte altre questioni». Professoressa Saraceno, il governo dei tecnici manda in pensione solo la concertazione. Dicono sia un elemento di modernità… (altro…)

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Fa una certa impressione leggere questa formulazione al comma 9 del nuovo art.18 nella versione che ho potuto consultare: «Nell’ipotesi in cui annulla il licenziamento perché accerta l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro, il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità risarcitoria». Il giustificato motivo oggettivo è definito dalla legge 604 del 1966 e consiste in «ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa». Si noti che la legge tedesca è più stringente e parla di «urgente necessità aziendale». La versione italiana è più lasca, tant’è che a suo tempo nelle ragioni oggettive fu incluso anche il caso della «eccessiva morbilità del lavoratore», cioè dell’eccessivo ricorso ad assenze per malattia, anche regolarmente giustificate. In ogni caso il nuovo art.18 prevederebbe che il giudice possa ordinare solo l’indennizzo quando il giustificato motivo è appunto «inesistente». (altro…)

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Giallo sulla riforma dei licenziamenti nel pubblico, poi Fornero chiarisce. Più vicina la delega.

ROMA — «Sì». «Forse». Alla fine «no». Al termine di una giornata in altalena, il ministero del Lavoro, guidato da Elsa Fornero, ha sciolto i dubbi circa l’applicazione delle modifiche all’articolo 18 contenute nella riforma del mercato del lavoro: «Non riguarderanno gli statali», ha precisato. «Non a caso al tavolo non partecipa il ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi».
La prima risposta alla domanda se le nuove norme sui licenziamenti individuali senza giusta causa e senza giustificato motivo fossero applicabili anche ai dipendenti pubblici (cioè a statali, dipendenti di enti locali, in tutto tre milioni e quattrocento mila lavoratori, pari al 5,7% della popolazione), è venuta dal dipartimento della Funzione pubblica. Ed è stata un «sì». (altro…)

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Sedici ore di fermata da definire per riconquistare l’art. 18 svuotato del suo potere deterrente. La segretaria Susanna Camusso non fa sconti a Monti, Bonanni e Angeletti. Conseguenze gravissime per gli «over 50». Troppo pochi i fondi per gli ammortizzatori, troppo poco contro il precariato.

La Cgil ha un suo punto di vista sull’art. 18: non si tocca. L’unica manutenzione possibile per il sindacato di corso d’Italia riguarda la durata dei processi: «Un punto su cui tutti convenivano – dice Susanna Camusso rispondendo a una nostra domanda – che improvvisamente è scomparso, con la decisione del governo di rinviare il problema alla riforma della giustizia». La segretaria generale della Cgil ha nuovamente fatto il punto, ieri sera, sulla fine del confronto tra il governo e le parti sociali per «riformare» il mercato del lavoro. In realtà, l’unico punto su cui il confronto è stato chiuso da Monti è quello che riguarda l’art. 18, cioè il principale. (altro…)

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Il presidente Napolitano spiega ogni giorno quanto è buona e necessaria la riforma del mercato del lavoro presentata dal governo. Qualche domanda però è lecita. Davvero svuotare l’articolo 18 è necessario per far ripartire la crescita e rassicurare i mercati? Sembra di no: gli economisti non sono riusciti a dimostrare che le imprese italiane restano nane per non superare la soglia dei 15 dipendenti che fa scattare l’articolo 18, gli investitori stranieri sono più spaventati dalla camorra, dalla mafia, dalla burocrazia e dalla politica più che dai giudici del lavoro, l’aumento di produttività dovuto al timore del licenziamento difficilmente compenserà anni di investimenti troppo bassi da parte delle imprese. I mercati non sembrano folgorati: ieri lo spread è salito da 287 a 302 punti. (altro…)

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