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Posts Tagged ‘licenziamenti facili’

I sindacatiROMA – La malattia di massa dei Vigili romani nella notte di Capodanno ha dato la spinta finale: il governo modificherà le norme del lavoro nel pubblico impiego, come già previsto dalla legge delega Madia che riprenderà il suo iter a febbraio. Il piano passerà attraverso un emendamento dell’esecutivo che potenzierà i controlli sui certificati medici del settore pubblico affidandoli all’Inps (oggi ci pensano le Asl). Allo stesso tempo ogni singola amministrazione dovrà dotarsi di Commissioni ad hoc per valutare il comportamento dei dipendenti e decidere sull’eventuale licenziamento evitando così possibili personalizzazioni – abusi e ripicche per esempio – da parte dei dirigenti.

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Renzi e statali

LICENZIARE È POSSIBILE.

Sul Jobs Act il governo di Matteo Renzi ha deciso di sfoderare la formula del tridente. Il premier al centro, i ministri Marianna Madia e Giuliano Poletti a sinistra, l’Ncd a destra. È questa la fotografia che emerge dalle polemiche sull’estendibilità delle nuove norme agli Statali ormai nel mirino del governo. Se, infatti, in due distinte interviste Poletti e Madia, ieri mattina, escludevano che il nuovo contratto a tutele crescente, con il corollario dell’abolizione dell’articolo 18, potesse essere esteso ai dipendenti pubblici, il presidente del Consiglio nella sua intervista a Qn è stato molto più sfuggente: “Sarà il Parlamento a pronunciarsi su questo punto, sollevato da Ichino” ha risposto Renzi al direttore del quotidiano. “Esiste giurisprudenza nell’uno e nell’altro senso. (altro…)

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GiannelliDa eccesatira.blogspot.it

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Renzi-Poletti
Il governo vuole il varo rapido della legge, i dettagli nei decreti delegati Ci sarà una norma con criteri per rivedere le tutele dello Statuto dei lavoratori.
ROMA – Scontro rinviato sull’articolo 18. È l’orientamento del governo: prima l’approvazione della legge delega con l’indicazione di alcuni criteri generali per rivedere le tutele dello Statuto dei lavoratori; poi, con i decreti delegati, la riscrittura delle regole sui licenziamenti. Nel merito, cioè sul come, deciderà il governo. Niente negoziati del governo con la maggioranza, niente chiarimenti del governo con le varie anime del Pd. E conferma del cronoprogramma che prevede l’approvazione della delega da parte del Parlamento tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, e il successivo varo dei decreti da parte dell’esecutivo entro la fine dell’anno.

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Presentati i quesiti contro le riforme di Fornero e Sacconi.

La notizia di giornata sarebbe la presentazione  dei quesiti referendari  per l’abrograzione dell’articolo  8 della legge 148 voluta  dall’ex ministro Maurizio Sacconi e, soprattutto, delle  parti più scabrose della legge Fornero che modificano l’articolo 18 sui licenziamenti.  Ma la notizia potrebbe anche  essere la scelta del Pd di bollare un’iniziativa in difesa dei diritti del lavoro come sbagliata,  inopportuna e da contrastare. Una linea che rafforza  l’ipotesi di un’alternativa a  sinistra del Pd. I PROMOTORI del referendum,  di fronte all’austero palazzo del Tribunale di Roma sede della Cassazione, sorridono  contenti. Dopo settimane di lavorìo sottotraccia sono riusciti a compattarsi anche se al  momento della foto di rito nasce qualche problema. (altro…)

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La domanda è semplice: le nuove regole sui licenziamenti devono essere valide per tutti i lavoratori dipendenti oppure a quelli pubblici deve essere riservato un trattamento diverso e in sostanza più favorevole? Il quesito ce lo trasciniamo dietro da quando il governo ha approvato in consiglio dei ministri la riforma del mercato del lavoro, il 23 marzo. Nel governo ci sono due scuole di pensiero. Quella del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, favorevole a regole il più possibile uniformi. Quella del collega della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, deciso invece a difendere la specificità dei dipendenti pubblici. Al punto da aver firmato, il 4 maggio, un accordo con i sindacati che sui licenziamenti illegittimi per motivi disciplinari non prevede la possibilità che il giudice disponga l’indennizzo, come dice invece la riforma Fornero, ma lascia immutato il diritto al reintegro. (altro…)

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Il ministro Patroni Griffi annuncia che la legge delega del governo sul lavoro dei dipendenti pubblici “non conterrà una dispozione specifica”, ma la collega del Lavoro ribadisce la sua richiesta.

TORINO – “Tenuto conto delle specificità del pubblico impiego auspico parità di trattamento tra i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, dopo che il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi ha chiarito oggi che nella delega del pubblico impiego non sono previsti i licenziamenti.

LO SPECIALE RIFORMA DEL LAVORO 1

“Nei giorni scorsi avevo già espresso questo auspicio 2 – ha detto Fornero – e credo che debba essere preso in considerazione. Io sono anche ministro delle Pari Opportunità che non riguarda solo uomini e donne ma anche lavoratori pubblici e privati, lavoratori immigrati e lavoratori nativi. C’è un concetto più ampio e mi parrebbe in contrasto con il mio mandato se dicessi che le cose dovessero andare diversamente”. (altro…)

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Il ministro del Welfare: evitare le disparità con il privato. Ma Patroni Griffi replica: deciderà il Cdm.

È duello tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero e quello della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi. Anche nel pubblico impiego si dovrebbe poter licenziare, è l’auspicio di Fornero, che fa capire di non apprezzare molto la delega sul lavoro pubblico preparata dal collega dopo un’intesa con i sindacati.

Il tema è già trattato nella delega, replica Patroni Griffi, che chiede una sorta di «giudizio divino» in Consiglio dei ministri. Sulla disputa è poi intervenuto Mario Monti: «Un governo funziona anche sul dialogo ha minimizzato il premier – Mi sembra che i dialoghi in pubblico, che possano creare confusione nei cittadini, siano molti meno nel nostro governo rispetto ad altri governi». (altro…)

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Cgil: «Passi avanti Tornano al centro contratto nazionale e tempo indeterminato».

La riforma dei licenziamenti «made in Fornero» non si applicherà al pubblico impiego. Si evince dall’intesa dell’altroieri sera del ministro Filippo Patroni Griffi con i sindacati, e vengono così smentite alcune voci circolate ieri e riportate anche dal nostro giornale. I punti fondamentali sono quelli «l» e «m»: «l) riordinare la disciplina dei licenziamenti per motivi disciplinari fermo restando le competenze attribuite alla contrattazione collettiva nazionale; m) rafforzare i doveri disciplinari dei dipendenti prevedendo al contempo garanzie di stabilità in caso di licenziamento illegittimo». (altro…)

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I «motivi disciplinari» saranno la chiave per fare licenziamenti individuali. Poi tanta mobilità, precarietà e tenure-track.

Tra sindacati, governo e autonomie locali è stata raggiunta la notte scorsa un’intesa per applicare al pubblico impiego i princìpi della «riforma del mercato del lavoro» che sono in discussione in Parlamento e contro cui la Cgil ha proclamato 16 ore di sciopero (comprese otto di mobiltazione generale).
Anche la Cgil, a quel che risulta dalle dichiarazioni contemporanee del ministero della Funzione pubblica e della Cisl (gli unici a prender parola, oltre al sindacato di base Usb, contrario all’intesa) avrebbe dato parere favorevole all’accordo. Aprendo di fatto un problema di credibilità per la mobilitazione tuttora in piedi contro la «riforma»: come si fa a chiamare la gente allo sciopero per impedire una riforma e contemporaneamente firmare accordi che ne accolgono «lo spirito» e le norme? (altro…)

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Nel dibattito sulle possibili modifiche dell’articolo 18 della legge del 1970, che va sotto il nome di Statuto dei Lavoratori, si è inserito un argomento che, per la sua rilevanza generale, va segnalato e commentato indipendentemente dall’esito che avrà infine la proposta governativa ora all’esame del Senato. La questione riguarda il ruolo del giudice nel decidere l’annullamento di un licenziamento, perché intimato senza giusta causa, con la conseguente reintegra del lavoratore nel posto di lavoro. (altro…)

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La riforma del mercato del lavoro è solo «il primo tempo» di una partita che non sarà chiusa senza l’estensione delle nuove norme anche al pubblico impiego. Ha detto così il ministro per la Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, in un’intervista pubblicata lo scorso 19 aprile sul quotidiano Avvenire.
L’obiettivo del governo è infatti quello di riorganizzare le pubbliche amministrazioni secondo le esigenze della spending review sulla spesa pubblica e dunque di definire in tempi brevi «il quadro delle eccedenze del personale in servizio»: «Se un’amministrazione non ha bisogno di 500 dipendenti, ma può andare avanti bene con 400», ha spiegato infatti Patroni Griffi, «deve poter essere messa nella condizioni di operare con quei 400». Quanto agli esuberi, si proverà a riqualificarli per riutilizzarli in altri settori, e se questa possibilità non dovesse sussistere «l’unica strada rimarrà quella del licenziamento». (altro…)

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l ministro Griffi: riforma del pubblico entro l’estate. Fuori dal lavoro dopo due anni di mobilità.

Nei tavoli di confronto con il sindacato, l’eventualità era finora passata solo per allusioni ma ieri, con un’intervista sul quotidiano Avvenire, il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, è stato netto: il governo licenzierà anche gli statali. Arrivando fino a dove non era arrivato Brunetta.

Le forme saranno mediate, ovviamente, ma la sostanza resta e tutto quanto dovrà avvenire già entro l’estate. Il ministro vuole varare la sua riforma entro metà maggio e del resto, la riforma del Lavoro, che è già all’esame del Parlamento, è stata fatta in modo da recepire, all’articolo 2, una legge delega. A quanto pare la riforma è già avanti nel suo punto più cruciale, quello del licenziamento del pubblico impiego. “Spero che capiscano tutti, anche i sindacati” dice il ministro al quotidiano cattolico. “Devono accettare il meccanismo di mobilità obbligatoria per due anni che già esiste ma che ancora non è stato attuato. Devo farlo perché le amministrazioni pubbliche vanno riorganizzate anche per attuare la spending review sulla spesa pubblica”. La procedura, in effetti, è già prevista nella norma attuale che prevede la messa in mobilità, per 24 mesi e all’85 per cento dello stipendio, del personale dichiarato in esubero. (altro…)

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Fa una certa impressione leggere questa formulazione al comma 9 del nuovo art.18 nella versione che ho potuto consultare: «Nell’ipotesi in cui annulla il licenziamento perché accerta l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro, il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di una indennità risarcitoria». Il giustificato motivo oggettivo è definito dalla legge 604 del 1966 e consiste in «ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa». Si noti che la legge tedesca è più stringente e parla di «urgente necessità aziendale». La versione italiana è più lasca, tant’è che a suo tempo nelle ragioni oggettive fu incluso anche il caso della «eccessiva morbilità del lavoratore», cioè dell’eccessivo ricorso ad assenze per malattia, anche regolarmente giustificate. In ogni caso il nuovo art.18 prevederebbe che il giudice possa ordinare solo l’indennizzo quando il giustificato motivo è appunto «inesistente». (altro…)

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Giallo sulla riforma dei licenziamenti nel pubblico, poi Fornero chiarisce. Più vicina la delega.

ROMA — «Sì». «Forse». Alla fine «no». Al termine di una giornata in altalena, il ministero del Lavoro, guidato da Elsa Fornero, ha sciolto i dubbi circa l’applicazione delle modifiche all’articolo 18 contenute nella riforma del mercato del lavoro: «Non riguarderanno gli statali», ha precisato. «Non a caso al tavolo non partecipa il ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi».
La prima risposta alla domanda se le nuove norme sui licenziamenti individuali senza giusta causa e senza giustificato motivo fossero applicabili anche ai dipendenti pubblici (cioè a statali, dipendenti di enti locali, in tutto tre milioni e quattrocento mila lavoratori, pari al 5,7% della popolazione), è venuta dal dipartimento della Funzione pubblica. Ed è stata un «sì». (altro…)

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Sedici ore di fermata da definire per riconquistare l’art. 18 svuotato del suo potere deterrente. La segretaria Susanna Camusso non fa sconti a Monti, Bonanni e Angeletti. Conseguenze gravissime per gli «over 50». Troppo pochi i fondi per gli ammortizzatori, troppo poco contro il precariato.

La Cgil ha un suo punto di vista sull’art. 18: non si tocca. L’unica manutenzione possibile per il sindacato di corso d’Italia riguarda la durata dei processi: «Un punto su cui tutti convenivano – dice Susanna Camusso rispondendo a una nostra domanda – che improvvisamente è scomparso, con la decisione del governo di rinviare il problema alla riforma della giustizia». La segretaria generale della Cgil ha nuovamente fatto il punto, ieri sera, sulla fine del confronto tra il governo e le parti sociali per «riformare» il mercato del lavoro. In realtà, l’unico punto su cui il confronto è stato chiuso da Monti è quello che riguarda l’art. 18, cioè il principale. (altro…)

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Il presidente Napolitano spiega ogni giorno quanto è buona e necessaria la riforma del mercato del lavoro presentata dal governo. Qualche domanda però è lecita. Davvero svuotare l’articolo 18 è necessario per far ripartire la crescita e rassicurare i mercati? Sembra di no: gli economisti non sono riusciti a dimostrare che le imprese italiane restano nane per non superare la soglia dei 15 dipendenti che fa scattare l’articolo 18, gli investitori stranieri sono più spaventati dalla camorra, dalla mafia, dalla burocrazia e dalla politica più che dai giudici del lavoro, l’aumento di produttività dovuto al timore del licenziamento difficilmente compenserà anni di investimenti troppo bassi da parte delle imprese. I mercati non sembrano folgorati: ieri lo spread è salito da 287 a 302 punti. (altro…)

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Domani ultimo incontro al ministero. Il segretario del Pd si sfoga: “Non so come faremo, ma non la concludo così. Deve decidere il giudice”. Il sindacato della Camusso: “Agire prima di assistere a espulsioni di massa dalle aziende”. Anche la Lega contro. Napolitano: “L’articolo 18 è solo una parte, ci vuole attenzione”. Il giuslavorista Pessi: “Dubbi sulla costituzionalità”.

Non avrà potere di veto, ma la Cgil ha già messo in moto la macchina della protesta per difendere l’articolo 18 dalle modifiche che il governo ha presentato ieri nell’ultimo incontro con le parti sociali, messo in agenda per domani. Dalle parole del segretario Susanna Camusso dopo il vertice di Palazzo Chigi già si poteva capire, ma la proposta della segreteria del sindacato al direttivo ha messo anche nero su bianco: 16 ore di sciopero, 8 delle quali per uno sciopero generale con manifestazioni territoriali e 8 per le assemblee. Una linea decisa che ha già messo a bollire l’intero centrosinistra e in particolare il Pd che, una volta che il provvedimento sarà in Parlamento, rischia seriamente di spaccarsi. (altro…)

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I licenziamenti individuali diventano più convenienti dei collettivi. Sarà più facile espellere lavoratori senza consultazioni sindacali e mobilità.  Molte imprese saranno tentate dalla possibilità di mandar via fino a quattro dipendenti ogni 120 giorni. Nel piano Fornero scatta l´indennizzo al posto del reintegro in caso di non giustificato motivo economico.

Licenziare un dipendente in caso di crisi – o meglio licenziarne uno alla volta – è più facile, più diretto, più semplice che doverne mandare a casa cinque in un colpo solo. Nel primo caso basta una lettera che ne dia comunicazione al singolo lavoratore e, in un primo tempo, non è nemmeno necessario che la comunicazione scritta specifichi con chiarezza i motivi di quella scelta (l´informazione va fornita solo su richiesta del lavoratore se ne fa domanda entro 15 giorni). Se invece il licenziamento è collettivo la procedura si complica: c´è l´obbligo di comunicazione preventiva a sindacati, alle associazioni di categoria e al ministero del Lavoro; e per i lavoratori in esubero è prevista la mobilità. (altro…)

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