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Posts Tagged ‘licenziamenti’

renzi-madiaDipendenti pubblici, Renzi: ‘Chi timbra e va via cacciato in 48 ore’. Sindacati: ‘Vuol apparire riformatore, norme già ci sono’.

La fuga in avanti del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul pugno duro contro i dipendenti pubblici assenteisti scatena le reazioni dei sindacati. Il premier sabato, partecipando a una cerimonia alla Reggia di Caserta, ha ripetuto quanto annunciato venerdì al Tg5: i primi decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, che il consiglio dei ministri dovrebbe varare mercoledì prossimo dopo l’ennesimo rinvio, sanciranno la possibilità di “licenziare entro 48 ore chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene”. Una risposta a casi come quello dei funzionari e impiegati assenteisti del comune di Sanremo e al più recente scandalo dei dipendenti del museo di Arti popolari della Capitale filmati mentre marcavano la presenza e poi lasciavano il lavoro. (altro…)

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jobs act

LA STIMA DELLA UIL SUI VANTAGGI DELLA RIFORMA DEL LAVORO È MATERIA DI STUDIO DEGLI IMPRENDITORI ANCHE AI CONVEGNI DI CONFARTIGIANATO.

Che il mix tra sgravi contributivi per le nuove assunzioni e nuovo contratto “a tutele crescenti” fosse vantaggioso per le aziende, lo aveva già segnalato la Uil. Che questo beneficio venga orgogliosamente sponsorizzato da un’associazione come Confartigianato, è però il sintomo del tempo. Il segnale, cioè, che il mondo delle imprese, delle professioni, si sta preparando alla grande occasione avendo colto al volo il vantaggio dato dalla combinazione tra incentivi e possibilità di licenziare. Il cartellone che reca la “simulazione dei costi” di una nuova assunzione fa bella mostra di sé sul sito di informazione finanziaria Professionefinanza.com  . Ed è inequivocabile.   (altro…)

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Vauro

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Jobs act

NIENTE REINTEGRO IN CASO DI RIDUZIONE DI PERSONALE, ANCHE SE IL PARLAMENTO LO AVEVA ESCLUSO. VIA LIBERA PURE AI DEMANSIONAMENTI. VINCE CONFINDUSTRIA.

Per festeggiare il primo compleanno del suo governo, Matteo Renzi ha smantellato lo Statuto dei lavoratori. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha approvato, dopo il passaggio nelle commissioni parlamentari, i due decreti delegati che costituiscono il cuore del Jobs Act, regolando il contratto a tutele crescenti e la nuova Aspi. Varato anche un terzo decreto sul riordino dei contratti precari. “Oggi è il giorno atteso da anni” è stato il tweet con cui Renzi ha annunciato la giornata. Poi, in conferenza stampa, ha dato fiato alle trombe della retorica: “È il giorno atteso da un’intera generazione, quello in cui si smette di far la guerra ai precari e la si fa alla precarietà. Ora parole come mutuo, ferie, diritti entrano nel vocabolario di una generazione”. Infine un tocco alla George W. Bush: “Nessuno sarà lasciato indietro”. “L’unico risultato è la liberalizzazione dei licenziamenti”, scolpisce invece Susanna Camusso della Cgil.   Vince Squinzi: addio art. 18, sì ai demansionamenti.

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licenziamenti

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Il licenziamentoROMA – Lo scarso rendimento come motivo di licenziamento di un lavoratore è stato tolto dal Jobs Act ma potrebbe rientrare dalla finestra e paradossalmente provenire dal pubblico impiego. Insomma a fare da battistrada sarebbe proprio la pubblica amministrazione in una inedita inversione dei ruoli tradizionali tra lavoro privato e lavoro pubblico. La partita tra favorevoli e contrari si giocherà tutta in Parlamento da febbraio nell’esame del disegno di legge delega per la riorganizzazione della pubblica amministrazione, “il Madia”, come l’ha chiamato ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno.
Quale sia la linea del governo sembra sufficientemente chiaro. Renzi: «Io sostengo che vada cambiata la norma sul pubblico impiego, si può prevedere anche lo scarso rendimento nel pubblico impiego. Le regole le vedremo a febbraio.

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Il retroscena
Il premier: “Io ho cancellato la norma, il Jobs Act parla d’altro Sul pubblico impiego le nuove regole nel decreto Madia”.
ROMA – «Sì, sono stato io. Ho proposto io di togliere quella norma perché non aveva senso inserirla in un provvedimento che parla d’altro». Così il premier Renzi, durante la conferenza stampa di fine anno, chiarisce il giallo di Natale sugli statali. Il comma fantasma che nella bozza del 23 dicembre c’era – come rivelato dal senatore di Scelta Civica Pietro Ichino – per sparire poi nel testo approvato dal Consiglio dei ministri della Vigilia. Le norme del Jobs Act non si estendono ai lavoratori pubblici, diceva il comma.
Eliminarlo significa applicare la riforma (e i licenziamenti facili senza articolo 18) anche alla Pa? Per Ichino sì. Per i ministri Poletti e Madia no. E Renzi? «L’ho tolto perché la questione del pubblico impiego andrà discussa poi, a febbraio o marzo, nel provvedimento della Madia», chiarisce. Ciò non esclude che «chi sbaglia paga» Ad esempio «se noi abbiamo deciso di non mettere lo scarso rendimento nel privato, questo non vuol dire che non lo si possa mettere nel pubblico impiego». Parole incendiarie. «Per i fannulloni va messa la condizione di mandarli a casa», insiste.

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