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Posts Tagged ‘Loris Campetti’

Ieri Antonio compiva gli anni, voleva festeggiare ma non ci riusciva perché «ho un magone», diceva agli amici che lo chiamavano per fargli gli auguri. Quel magone aveva un nome, era l’attesa trepidante di una sentenza. Antonio è un operaio giovane e ottimista, sennò non avrebbe tre figli ai quali, da quando è in cassa integrazione perché è marchiato a sangue con la sua tessera Fiom in tasca, fatica a garantire il pranzo e la cena. A metà mattinata ad Antonio sono arrivati gli auguri più attesi: la magistratura ha detto la sua e anche in appello ha confermato che la Fiat ha discriminato gli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom, al punto che nessuno dei 2.150 assunti – dei cinquemila che avrebbero dovuto essere – ha quel marchio incompatibile con l’idea d’impresa e di democrazia che ha Sergio Marchionne. (altro…)

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Nel Novecento i comizi sindacali alle manifestazioni del 1° Maggio si concludevano regolarmente con l’appello «al lavoro e alla lotta». Altri tempi, quando il lavoro c’era per quasi tutti, al punto che una parte del movimento operaio poteva anche permettersi di invocare una lotta contro il lavoro, anzi «contro questo lavoro», cioè contro i rapporti di produzione capitalistici per liberare il lavoro dal profitto. Oggi, se si concludesse un comizio chiamando «al lavoro e alla lotta» si parlerebbe a una parte sempre meno maggioritaria di interlocutori. L’unico appello unificante, semmai, sarebbe «alla lotta per il lavoro».  (altro…)

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Sedici ore di fermata da definire per riconquistare l’art. 18 svuotato del suo potere deterrente. La segretaria Susanna Camusso non fa sconti a Monti, Bonanni e Angeletti. Conseguenze gravissime per gli «over 50». Troppo pochi i fondi per gli ammortizzatori, troppo poco contro il precariato.

La Cgil ha un suo punto di vista sull’art. 18: non si tocca. L’unica manutenzione possibile per il sindacato di corso d’Italia riguarda la durata dei processi: «Un punto su cui tutti convenivano – dice Susanna Camusso rispondendo a una nostra domanda – che improvvisamente è scomparso, con la decisione del governo di rinviare il problema alla riforma della giustizia». La segretaria generale della Cgil ha nuovamente fatto il punto, ieri sera, sulla fine del confronto tra il governo e le parti sociali per «riformare» il mercato del lavoro. In realtà, l’unico punto su cui il confronto è stato chiuso da Monti è quello che riguarda l’art. 18, cioè il principale. (altro…)

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Sono accecati dall’ideologia, intrisi di liberismo fino al midollo. Oppure cercano la guerra? La guerra no, pensano di poterla evitare perché sono stati nominati salvatori dell’Italia dalla più alta carica dello Stato, benedetti da un voto bipartisan inedito, forti della paura istillata nella testa della gente che è svegliata di notte dall’incubo del default. Dunque pensano di poter infrangere ogni tabù senza doverne pagare le conseguenze.
Fatto sta che hanno messo non solo le mani ma anche i piedi nel padre di tutti i tabù, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Secondo la bozza di decreto sulle liberalizzazioni di cui il manifesto è entrato in possesso, la copertura dell’articolo 18 che garantisce al lavoratore ingiustamente licenziato il reintegro e non una mancia non riguarda più chi è occupato in aziende con oltre 15 dipendenti ma soltanto quelli che lavorano in società con più di 50 dipendenti. Basta che due o più padroncini si fondano ed ecco fatto il miracolo.  (altro…)

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Chissà quanti italiani poveri avranno ascoltato la conferenza stampa del presidente Monti. Il 25% della nostra popolazione che vive una condizione di esclusione sociale o di povertà, ha un sacco di tempo libero da passare davanti alla tv. Disoccupati, precari, cassintegrati, in mobilità, lavoratori sommersi e al nero, costretti a vivere dentro una porta girevole, oggi lavoro e mangio, domani è un altro giorno. La fase due non esiste, ha detto Monti, era già dentro la fase uno. Diciamo che è sinergica alla fase uno. Diciamo che la crescita era nella stangata votata da una maggioranza «bulgara», ma noi non ce n’eravamo accorti. Cos’altro ha detto il presidente alla conferenza stampa di fine anno? A chiunque gli chiedesse del mercato del lavoro o della Libia, dell’accordo con la Svizzera o dell’evasione fiscale, la risposta era sempre la stessa: «Sto studiando il dossier», dunque «ci stiamo lavorando». (altro…)

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Quella presentata da Berlusconi e dalla sua cricca al governo non è una manovra economica per consentire all’Italia di rimettere in sesto i suoi disastrati conti: è un golpe e nulla ha che vedere con le tante precedenti manovre a cui siamo stati abituati, finalizzate a spostare crescenti risorse dai salari e dalle pensioni ai profitti e alle rendite. Con quegli strumenti il 10 per cento della ricchezza era già stato dirottato dal lavoro al capitale, ma oggi sta avvenendo qualcosa di molto più grave. Con un colpo di teatro il potere che viene concentrato nelle mani di pochi, strappando per decreto alle vittime dell’esproprio proprietario i diritti fondamentali, persino quello alla difesa. Un Berlusconi nascosto vilmente dietro l’Europa, un Tremonti grondante sangue altrui, un Sacconi armato dalla Confindustria e garantito dal servizio d’ordine dei sindacati complici, hanno approfittato di una crisi drammatica che porta la loro firma per ridisegnare i rapporti di forza. (altro…)

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MAURIZIO LANDINI Il segretario Fiom difende il lavoro e chiede una nuova politica economica. Se non si rilancia Fincantieri crolla un altro pilastro del manifatturiero. Va ripensato il sistema di mobilità di persone e merci. La società civile deve sostenere le lotte operaie

«È singolare che la Confindustria, dopo aver condiviso e sostenuto le scelte di questo governo ora le critichi. La seconda cosa che vorrei dire alla presidente Marcegaglia è che la linea di attaccare i contratti nazionali e cancellare la contrattazione non li porta fuori dalla crisi ma fuori dal mercato. Non affrontano i nodi di fondo della crisi che richiederebbero un’assunzione di responsabilità da parte loro, investendo sull’innovazione, sulla ricerca, su una riconversione industriale che metta al centro la qualità e il rispetto del lavoro e la qualità e la compatibilità sociale e ambientale del prodotto». (altro…)

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