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Posts Tagged ‘Luisa Grion’

Pensionati

Certi solo i fondi per l’Ape, lo scivolo ai lavoratori precoci può costare fino a 1,8 miliardi La quattordicesima agli over 64 vale 800 milioni. Il governo: “Stime preliminari”.

ROMA – A mettere in fila i costi dei «desiderata», di tutto quello di cui si parla e che sarebbe ottima cosa mettere in pratica per far fare un salto di qualità alla previdenza italiana, ci vorrebbero più di 3 miliardi di euro. Una cifra che sembra difficile da raggiungere, visto che si sta ragionando esattamente sulla metà. Bisognerà quindi tener conto delle risorse effettive, delle prospettive di crescita interna e delle regole di bilancio imposte dall’Europa. E poi scegliere, premiare alcune categorie e non considerarne altre.

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Riforma Madia in consiglio dei ministri Renzi: “Pensioni, servono più risorse”.

ROMA – Dare un messaggio forte prima di Ferragosto, dimostrare che la pubblica amministrazione sta davvero cambiando, a partire dalla sua dirigenza. Il decreto che renderà valutabili e licenziabili i vertici della burocrazia è sui tavoli di Palazzo Chigi, pronto per essere varato dal consiglio dei ministri di questo pomeriggio. Come sono pronti il «taglia- partecipate» (cui manca solo l’approvazione finale) e l’ultima versione del Codice dell’amministrazione digitale. Quella che prevede pagamento via sms e Pin unico del cittadino, ma congela fino alla fine dell’anno, per tutti gli enti e Comuni, l’obbligo di abbandonare i documenti cartacei: il divieto doveva scattare venerdì prossimo, ma i centri più piccoli non sono ancora preparati a gestire la novità.

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80 euro

In 60 mila chiedono 80 euro e cambio della Fornero. Cgil: “Sciopero possibile”.

ROMA – Vanno in piazza assieme, ma sull’idea di sciopero generale le loro strade potrebbero ridividersi. Cgil, Cisl e Uil ieri hanno protestato uniti contro la politica previdenziale del governo, ma nel caso di mancata risposta da Palazzo Chigi non c’è una linea comune. Susanna Camusso della Cgil e – con meno convinzione – Carmelo Barbagallo della Uil sono per lo sciopero generale, Anna Maria Furlan della Cisl frena.

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Approvata la risoluzione di maggioranza sul Def: il Parlamento impegna il governo a dare libertà di lasciare il lavoro in anticipo con ragionevoli penalizzazioni. Avanza l’idea del prestito previdenziale. Landini: “Follia”.

ROMA – Cambiare la riforma delle pensioni prevedendo la possibilità di uscire prima dal lavoro in cambio di penalizzazioni «ragionevoli »: é l’impegno che il Parlamento ha dettato al governo attraverso la risoluzione di maggioranza che ha approvato il Def (documento di finanza pubblica). Il testo, votato da entrambi i rami ( 175 sì, 108 no e 4 astenuti al Senato; 351 sì e 184 no alla Camera), suggerisce – pur nel rispetto «degli obiettivi di finanza pubblica » – interventi mirati, anche selettivi,«in particolare nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti».

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OpereCodacons: Sicilia maglia nera, Lazio “virtuoso” I costruttori: colpa della crisi e della corruzione.

ROMA.
Strade che non portano in nessun posto e ferrovie lasciate a metà, ponti e dighe affacciate sul vuoto, piscine ricoperte dalle erbacce, ospedali mai completati e utilizzati: colate di cemento inutili, dannose, costose. L’Italia è piena di opere pubbliche incompiute: ufficialmente se ne contano 868 (dati 2014, gli ultimi disponibili), messe in fila una dietro l’altra negli elenchi dell’Anagrafe delle opere, il sistema di monitoraggio creato dal governo nel 2011 con il decreto “SalvaItalia”. L’obiettivo era quello di individuare gli sprechi e cancellarli. Il guaio è che da allora gli sprechi, invece di ridursi, sono aumentati.

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In Italia praticamente tutti i maschi over 65 ricevono l’assegno previdenziale, per l’altro sesso sono otto su dieci Il gap di copertura è il doppio di quello europeo. Inferiore anche il valore dei trattamenti, -36% sugli uomini.

ROMA – Tutti gli uomini vanno in pensione, le donne no, non tutte. E in Italia ci vanno meno che altrove. La differenza di genere pesa sulla previdenza: sia per quanto riguarda l’entità dell’assegno che per il diritto ad ottenerlo. L’Istat, nel suo rapporto sulla condizione dei pensionati, ha appena fatto notare che in Italia le donne ricevono in media 6 mila euro l’anno in meno rispetto agli uomini, ma uno studio elaborato dall’Università di Siena rincara la dose. Le disparità, precisa, sono notevoli anche guardando alla sola copertura. E la percentuale di donne italiane che restano all’asciutto è doppia rispetto alla media Ue.

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Giuseppe De Rita

Il presidente del Censis: “Renzi avrebbe dovuto mostrarsi più cauto in economia”.

ROMA – Aumentano i consumi, si affaccia una parvenza di ottimismo, la vita continua anche dopo gli attentati di Parigi. «Bene – dice Giuseppe De Rita, presidente del Censis – ma di cosa stiamo parlando? Di “zero virgola”, di piccoli aggiustamenti, dati che non cambiano il sistema. Quando mi chiedono di commentare queste cifre mi cascano le braccia ».
Presidente, stiamo pur sempre parlando di segni più, dopo anni di segno meno.
«Direi piuttosto che stiamo parlando di staticità, quindici anni di staticità. Acquisti sobri, maggiori risparmi, investimenti di piccola portata. Non è così che un Paese riaccende la macchina ».
Lei cosa vede dietro questa crescita “zero virgola”?
«Consumi parsimoniosi e prudenza rispetto al futuro. C’è stata la fiammata delle auto, come due anni fa quella dei telefonini, ma ormai, per quanto riguarda la spesa, restiamo sobri.

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I dati Istat sui pagamenti di tariffe, mutui e affitti Manovra, una valanga di 3500 emendamenti.

 ROMA – Fra mutuo, affitti e bollette da pagare, la casa, per tre milioni di famiglie italiane rappresenta un incubo. Una voce di bilancio in rosso che le costringe ad arrancare: in media, nel 2014, per l’abitazione si sono versati 357 euro al mese, e quasi il 12 per cento delle famiglie non ce l’ha fatta ad essere puntuale nei pagamenti. Difficoltà che sono diventate emergenza per quel milione e mezzo di famiglie più povere che a fine mese ha fatto i conti con l’affitto. Lo ha fatto notare l’Istat durante la sua audizione al Parlamento sulla legge di Stabilità.

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famiglie agiate

Boeri denuncia: “Ai più ricchi vanno 5 miliardi di assistenza” Il premier: “Non voglio finire per colpire chi ha un assegno di 2 mila euro al mese”.

ROMA- Intervenire a fondo sulle pensioni: «Non per cassa, ma per equità». È questo il titolo del documento che contiene le proposte dell’Inps sulle modifiche da apportare alla previdenza per renderla sostenibile ed equilibrata. Il piano è già stato presentato al governo all’inizio dell’estate, ieri l’istituto lo ha pubblicato sul suo sito.
Prevede sostegni agli over 55enni che hanno perso un lavoro e che non riescono a trovarne un altro, introduce la flessibilità in uscita (possibilità di lasciare il lavoro prima del previsto accettando una decurtazione dell’assegno) e chiede di togliere ai ricchi per dare ai poveri. O meglio di introdurre tagli a vitalizi e pensioni alte per finanziare i sostegni al reddito.

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Ma il ministro avverte: copertura da trovare. Ci sarà la norma esodati. “120 mila domande, 83 mila liquidate”.

ROMA- Ci sarà la flessibilità, ci sarà la settima salvaguardia per gli esodati e anche l ‘estensione della cosiddetta «opzione donna» a chi matura i requisti nell’anno in corso: tutto nella prossima legge di Stabilità da varare entro la metà di ottobre. Parlando davanti al Parlamento, e pur precisando che ogni cosa dovrà essere fatta «compatibilmente con il quadro di finanza pubblica», ieri il ministro Padoan – per la prima volta – ha dato il via libera ad una modifica della riforma Fornero, assicurando che il governo è «impegnato » ad analizzare la questione della flessibilità in uscita nella manovra 2016.

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IL CASO/OGGI I MINISTRI PADOAN E POLETTI SPIEGHERANNO LA STRATEGIA IN PARLAMENTO.SUL TAVOLO ANCHE LA FLESSIBILITÀ IN USCITA.

ROMA. Flessibilità in uscita ed esodati: stamattina il governo darà le prime risposte. Alla Commissione Lavoro e Bilancio di Camera e Senato si terrà l’attesa audizione dei ministri Padoan e Poletti per capire quante risorse ci sono sul tavolo e come il governo intendeutilizzarle.
Le questione sono due: la possibilità di introdurre modifiche alla riforma Fornero, prevedendo flessibilità in uscita in cambio di una riduzione dell’assegno; l’avvio o meno di una nuova operazione di salvaguardia, (la settima) per tutelare i 49.500 ex lavoratori (dato Inps) rimasti senza reddito e senza previdenza a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile.

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sit inProtesta davanti al Tesoro. Il governo prepara un provvedimento ma non è detto che entri nella legge di Stabilità I leghisti occupano i banchi del governo al Senato. Salvini: “Cancelliamo la Fornero, non solo come legge”.

ROMA- Proteste davanti al ministero dell’Economia, bagarre in Aula da parte della Lega: è di nuovo emergenza sul fronte esodati. La via crucis di chi – per via dell’innalzamento dell’età pensionabile introdotta dalla riforma Fornero nel 2011- è rimasto senza stipendio e senza pensione non è ancora finita. Sono quasi in 50 mila ad aspettare l’uscita dall’incubo e in attesa di avere una risposta definitiva da parte del governo, ieri i sindacati e la Rete dei comitati esodati ha organizzato un sit-in di protesta davanti al ministero dell’Economia.
Il nodo si è stretto dopo che, una decina di giorni fa , il governo ha deciso di incamerare le risorse risparmiate dalla gestione del Fondo esodati ( 500 milioni per il periodo 2013 e 2014) per destinarli alla riduzione del debito pubblico. Soldi «scippati » sia secondo gli esodati che secondo la Commissione Lavoro della Camera che sta discutendo sul caso.

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DipendentiROMA – Dirigenti, ma non solo. La riforma della pubblica amministrazione passa attraverso una modifica sostanziale della classe dirigente dello Stato, che avrà incarichi a tempo, sarà valutabile e licenziabile. Ma il testo appena approvato prevede altre deleghe ad ampio raggio ed un restyling generale delle amministrazioni e dei rapporti fra Stato e cittadino. Si va dal silenzio- assenso dopo tre mesi introdotto per le amministrazioni che si occupano di tutela ambientale, alle visite mediche fiscali assegnate all’Inps, dal «112» numero unico per le emergenze al dimezzamento delle Camere di commercio, al pin unico per l’accesso ai servizi pubblici.

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MadiaIl provvedimento passa grazie alle opposizioni che hanno garantito il numero legale. Renzi: “Un altro tassello, abbraccio i gufi”. I sindacati: “Illusione cambiare senza coinvolgere i lavoratori”. Sì al dl enti locali con la sanità.

ROMA . La riforma della pubblica amministrazione è legge: con 145 sì, 97 no e nessun astenuto ieri il Senato ha dato il via libera definitivo alla burocrazia modello Renzi. Un’approvazione arrivata anche grazie alla presenza delle opposizioni, che hanno garantito il numero legale (150 votanti) e quindi la possibilità di dare il via libera al testo. Ora, dopo il passaggio al Quirinale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si apre la fase più delicata del provvedimento: quella dei decreti attuativi, che il ministro Marianna Madia punta a presentare a partire da settembre.

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Tasso di occupazioneAllarme Svimez:si rischia il sottosviluppo permanente, nascite al minimo da 150 anni Bce sull’Italia: all’ultimo posto per aumento del Pil procapite.

ROMA – Se l’Italia non sta bene il Sud sta decisamente peggio. Colpa della crisi, certo, ma l’origine dei mali è molto più lontana. Basta far riferimento all’avvento dell’euro – per esempio – per vedere che l’intero Paese, negli ultimi quindici anni è cresciuto poco e male. Ce lo fa notare l’ultimo bollettino della Banca centrale europea: l’Italia, tra gli Stati che hanno adottato la moneta unica fin dall’inizio, è quello che ha ottenuto «i dati peggiori in termini di convergenza sul Pil pro capite». Eravamo partiti bene, sottolinea la Bce, in linea con la parte alta della classifica, siamo scivolati giù aumentando le distanze con la fascia Ue a reddito più elevato.

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furlanROMA . «Al ministro Boschi dico che la scuola non è dei sindacati, ma nemmeno sua, né del governo: è degli italiani e delle italiane, è un bene primario, lo dice la Costituzione. Sarebbe bene ricordarlo quando si dice di volerla cambiare perché è il Paese a chiederlo». Per Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, le accuse di strapotere sindacale nell’istruzione mosse dal ministro delle Riforme dimostrano, prima di tutto, «che il governo non conosce né la scuola, né il sindacato».
Segretario i suoi colleghi della Cgil vedono in quelle parole disprezzo della democrazia e tentativo di delegittimazione nei confronti del sindacato. «Visti i risultati dello sciopero del 5 maggio c’è poco da delegittimare: le piazze piene hanno detto che il problema della scuola non sono i sindacati, ma le scelte sbagliate del governo.

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I puntiROMA – Addio alle mega-graduatorie nei concorsi pubblici, quelle che consideravano idonee folle di candidati che poi – per anni restavano in attesa di occupare un posto stabile nella macchina dello Stato. La pubblica amministrazione non funzionerà più così: i concorsi si continueranno a fare, anzi saranno indetti «a scadenza metodica» ha detto il ministro Marianna Madia, ma sulle graduatorie che produrranno sarà applicato un giro di vite. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ieri ha approvato quelle norme della legge delega che definiscono un tetto per il numero dei dichiarati idonei, riducono i termini di validità delle graduatorie e accentrano le selezioni, prevedendo anche delle possibili pre-selezioni. In pratica, come prevede la riforma della pubblica amministrazione, i lunghi elenchi sono destinati a sparire: saranno assegnati i posti effettivamente disponibili. (altro…)

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Il sottosegretario Zanetti e parte del Pd contrari al “no” sancito dal ministro della Funzione pubblica, Madia Ichino: la legge non permette esclusioni, per fare diversamente si deve pronunciare il Parlamento.

ROMA – Il Jobs act non si applicherà al pubblico impiego, ha detto il ministro Marianna Madia, nell’intervista di ieri a Repubblica. Ma nel governo, e anche all’interno del suo stesso partito, non tutti sono d’accordo. Non la pensa così Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia, e nemmeno Pietro Ichino, senatore del Pd che sottolinea come, nella legge delega, di esclusione del pubblico impiego non vi sia traccia. Ciò vuol dire che se davvero il governo vorrà escludere gli statali dalla riforma del lavoro, le norme dovranno cambiare e i tempi per l’approvazione, annunciata entro l’estate, risulterebbero stretti.
Per Zanetti la questione è di sostanza: «Dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuno non estendere il Jobs act ai dipendenti pubblici è profondamente sbagliato, oltre che ingiusto nei confronti di chi lavora nel settore privato – spiega il sottosegretario – Semmai è giusto dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuni appositi accorgimenti procedurali in una normativa che non può fare figli e figliastri.

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I numeri
La Consulta boccia l’addizionale Ires sulle compagnie energetiche, no a effetti retroattivi. Su i titoli Snam e Terna.
ROMA – La Robin Tax non vale, non rispetta la Costituzione: varata nel 2008 dal governo Berlusconi per rimpolpare le casse dello Stato, la tassa romanticamente ribattezzata come l’eroe della foresta di Sherwood perché penalizzava i “ricchi” (petrolieri e società energetiche) per aiutare i “poveri”, d’ora in poi non potrà più essere applicata. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, precisando che la sentenza non avrà effetti retroattivi. I bilanci dello Stato quindi, almeno per quanto riguarda gli incassi del passato, sono salvi.
Dopo sette anni di polemiche, il tributo fortemente voluto dall’allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti cesserà dunque di produrre effetti. Società petrolifere ed energetiche non dovranno più versare alcuna addizionale Ires. Lo stabilisce la sentenza redatta dal giudice Marta Cartabia, che puntualizza però due aspetti.

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Protesta

Allevatori in piazza in tutta Italia: “Ci pagano 35 centesimi al litro, impossibile andare avanti”. E anche i ministri mungono le mucche L’allarme della Coldiretti: “Ogni giorno chiudono quattro stalle, dall’inizio della crisi abbiamo perso 32mila posti di lavoro”.

ROMA – Al Campidoglio c’era Carina, pura razza frisona, 650 chili di peso e molta pazienza: si è lasciata mungere da tre ministri (Poletti, Lorenzin, Galletti: lavoro, salute e ambiente), più un sindaco (Marino) e un presidente di regione (Zingaretti). A Milano, in piazza Affari trasformata per l’occasione in stalla, pronti a mungere c’erano il governatore Maroni e il ministro Martina (agricoltura), a Palermo il collega Orlando (giustizia). Venezia ha accolto le mucche e gli «sfidanti» alla regione Zaia e Moretti su una chiatta ancorata al molo di piazza San Marco. Ma da Torino a Bologna, da Firenze a Napoli le piazze d’Italia ieri sono state invase dagli allevatori. Protestano perché il prezzo che ricevono per un litro di latte crudo è «drammaticamente basso»: 35 centesimi, informa la Coldiretti «più o meno come una bottiglia d’acqua al supermercato».

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