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Posts Tagged ‘magistrati’

CaselliROMA – Una grande toga come Gian Carlo Caselli legge le parole di Renzi e subito, nella sua voce, si avverte stupore e contrarietà. Poi, con la puntigliosità che ha contraddistinto la sua vita nelle indagini sul terrorismo e sulla mafia, ribatte punto per punto.
La polemica sulle ferie, Maddalena contro il governo, Renzi contro Maddalena. Che ne pensa?
«L’intervento di Maddalena è di ben 19 pagine, fitte fitte. Dove si parla di un’infinita di argomenti, spesso con un taglio critico anche nei confronti della magistratura. Reagire esclusivamente sulle ferie significa fare ancora una volta black propaganda, con scopi di distrazione di massa».

Ma sulle ferie chi ha ragione, Renzi o Maddalena?

«L’intervento di Maddalena è molto argomentato e lo condivido. Lui lamenta che, nelle priorità del governo, la prima riforma da varare nei primi cento giorni, poi diventati mille, avrebbe dovuto essere la prescrizione. Invece la prima è stata la riduzione delle ferie.

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RenziSEMPRE PIÙ UGUALE A B.

IL FIORENTINO:   ”C’È STRAPOTERE DELLE CORRENTI” E POI: “MEMORIA DEI MAGISTRATI UCCISI DA MAFIA O TERRORISMO CI IMPONE SERIETÀ” E FORZA ITALIA GLI FA DA CORO.

L’ avevano criticato, ancora, per quella riforma della giustizia che ignora l’emergenza prescrizione ma recide le ferie dei magistrati. E il fu rottamatore ha risposto con la milionesima mitragliata di accuse (offese?): “L’Italia è la patria del diritto, non delle ferie. La memoria dei magistrati uccisi dal terrorismo o dalla mafia ci impone di essere seri e rigorosi”. A sostegno del premier, tante voci di Forza Italia. In profonda sintonia, specialmente quando c’è da picchiare sui giudici. Nella graduatoria renziana dei presunti “gufi” i magistrati restano ai primissimi posti. E allora, ecco che la domenica del premier diventa quella del post su Facebook contro le toghe. LA MICCIA, il discorso di sabato scorso del procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario: “Pensavo che una delle prime riforme del governo Renzi sarebbe stata quella della prescrizione, e invece è stata quella che ha brutalmente ridotto le ferie dei magistrati”. (altro…)

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NapolitanoL’ESECUTIVO COSTRETTO A CORREGGERE LA RIFORMA DELLA PA

E i magistrati strappano condizioni di favore sul trattenimento in servizio.

ROMA – Manca ancora il via libera alla riforma della Pubblica amministrazione firmata dal ministro Madia. In particolare il Colle, ricevuta parte della riforma, avrebbe sollevato alcuni dubbi sulle regole di pensionamento dei magistrati chiedendo al governo di rivedere il testo.

Spacchettato, spezzato in due e – ad oltre dieci giorni dal varo del Consiglio dei ministri non ancora passato al vaglio del Quirinale. La riforma della pubblica amministrazione, che il premier Renzi aveva inizialmente annunciato entro la fine di aprile, procede con tempi decisamente più lunghi rispetto al previsto. Limature e precisazioni si sono via via aggiunte nel percorso compiuto dal testo fra Palazzo Chigi e il Colle, dove la parte riguardante la riforma della Pubblica amministrazione è approdata ieri, dopo la «bollinatura » della Ragioneria di Stato. (altro…)

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SI SA che la politica è una disciplina complicata: vedi le celebri “convergenze parallele”, immortale ossimoro moroteo. Da ieri, a complicarla un po’ di più, abbiamo anche l’“astensione attiva”. Funziona così: ti astieni nella speranza che venga approvata una legge che ritieni disgustosa; ma della cui approvazione sarà poi possibile accusare altri. È andata così per l’emendamento leghista favorevole alla responsabilità civile dei magistrati. Se i grillini, forcaioli convinti, avessero votato contro, l’emendamento sarebbe stato bocciato. (altro…)

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Berlusconi contestatoBella l’idea del pellegrinaggio nella sua Medjugorje privata, Brescia, dove da vent’anni sogna di traslocare i processi da Milano. Purtroppo per lui, anziché dai giudici amici, il Cainano ha trovato ad accoglierlo migliaia di contestatori col dito medio alzato, cori “In galera” e cartelli con scritto “Hai le orge contate”. Il pretesto della scampagnata era sostenere un tal Adriano Paroli, il solito ciellino candidato a sindaco. Il quale, a cose fatte, è salito sul palco affiancato – per peggiorare la sua già penosa condizione – dalla Gelmini. E si è scusato di esistere: “Non era previsto un mio saluto…”. Intanto il Popolo delle Libertà – qualche migliaio di poveretti – sfollava rapidamente la piazza, come alla fine dei concerti quando arrivano gli elettricisti e i facchini a portar via gli strumenti. Il meglio era accaduto prima, quando l’anziano delinquente (parola del Tribunale e della Corte d’appello), aveva intrattenuto i complici sull’imprescindibile tema dei cazzi suoi. (altro…)

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Provate un pò ad immaginare la questione che vede contro i pm di Palermo e il Quirinale, a parti inverse.
Sul colle non c’è Napolitano ma Berlusconi.
Intercettato dai pm di Palermo mentre parla con un testimone in un processo sulla trattativa: testimone che poi i pm ritengono aver mentito e che finisce così indagato.
Immaginiamo che la notizia delle intercettazioni sia data da un giornale vicino al presidente (quello immaginario).
Che poi venga ripresa da altri giornali che chiedono conto del contenuto delle telefonate e dell’opportunità delle stesse. (altro…)

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Sabelli: allungare i tempi di prescrizione   Ogni intervento sulla concussione non dovrà lasciare aree di impunità La mia giunta nasce in uno spirito di continuità con quella Palamara-Cascini: lavorerò per l´unità. 

ROMA – Netto altolà del neo presidente dell´Anm Rodolfo Maria Sabelli all´emendamento Pini sulla responsabilità dei giudici. «Se entrasse in vigore provocherebbe processi a catena e lascerebbe spazio ad azioni strumentali per liberarsi d´un giudice scomodo». Pm a Roma, autore dell´indagine sulla P3, appena eletto Sabelli ha posto la questione morale anche all´interno della magistratura come spartiacque fondamentale. Nella prima intervista a Repubblica dice: «Lavorerò per l´unità delle toghe».  (altro…)

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“Può senz’altro percepirsi un positivo mutamento dell’atmosfera per quel che riguarda reali disponibilità di confronto costruttivo su problemi più urgenti in materia di politica della giustizia”. Finalmente c’è “piena consonanza nella individuazione delle ragioni della crisi, delle priorità da affrontare e degli immediati rimedi riformatori”

Si riferiva forse alla qualità dell’aria il presidente della Repubblica nell’ennesimo monito? No, al plenum del CSM al grido di via i magistrati dal parlamento  il presidente chiedeva al governo delle toghe e ai partiti di governo (che vivono ora questo momento idilliaco di rinnovata unità) di sanare questo grave pericolo per l’Italia, ovvero l’accesso da parte di magistrati alla carriera politica. (altro…)

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Ma sì, forse è meglio così. Ben venga il voto della Camera sull’emendamento leghista che costringerà i magistrati a pagare di tasca propria i “danni” a ogni persona indagata e poi assolta. Ben venga perché, anche se fosse approvato anche dal Senato e diventasse legge, non entrerebbe mai in vigore, visto che è contrario alla Costituzione e alla normativa europea: serve soltanto a spaventare i magistrati che si lasciano spaventare. Ben venga perché ci sveglia dal sogno che basti un governo tecnico per ripulire una politica marcia dalle fondamenta e cancellare vent’anni di berlusconismo bipartisan. Ben venga perché così è chiaro a tutti che, sulla giustizia e sulla tv, continua a comandare il laido piduista Pompetta B. E che il Parlamento che dovrebbe “fare le riforme”, cambiare la legge elettorale, combattere corruzione, mafia ed evasione è sempre quello che dichiarò Ruby nipote di Mubarak, varò una dozzina di leggi ad personam e salvò dal carcere Cosentino (due volte), Tedesco e Milanese. (altro…)

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Procure, pur se mini, abolite per decreto. Pm cancellati dal governo con un tratto di penna. Per risparmiare soldi, dicono loro. Per indebolire il controllo di legalità sul territorio, temono opposizione e toghe.

Con una delega al governo così ampia e generica che ogni decisione e discrezionalità, una volta votata la manovra, sarà possibile. Il Guardasigilli Nitto Palma presenta il piano per riorganizzare gli uffici giudiziari ed ecco, a leggerlo bene, la sorpresa che compare al punto “c”. Laddove è scritto: «Ridefinire l´assetto degli uffici requirenti non distrettuali, tenuto conto della possibilità di accorpare più uffici di procura indipendentemente dall´eventuale accorpamento dei rispettivi tribunali; prevedendo che l´ufficio di procura accorpante possa svolgere le funzioni requirenti in più tribunali».
Gergo di via Arenula, ma sostanza chiara: il governo vuole chiudere alcune piccole procure, non solo quelle delle città in cui si sbarrano i tribunali, ma pure dove restano. (altro…)

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Oggi si celebra la giornata della memoria per le vittime del terrorismo. Giornata dedicata ai magistrati uccisi da “rosis” e “neri”. Una giornata che arriva dopo gli slogan della vergogna (“Via le br dalle procure”) affissi dal Pdl milanese.

Forse la cosa migliore è mettere i nomi uno in fila all’altro, meglio se in ordine alfabetico, perché una graduatoria del dolore non esiste: tra il sorvegliante Carlo Ala morto dissanguato il 31 gennaio 1980 dopo l’assalto alla Framtek di Settimo Torinese, e l’agente Francesco Zizzi, uno dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro massacrati in via Fani il 14 marzo 1978, ci sono almeno centottanta nomi. Se poi si aggiungono le vittime delle stragi, il numero triplica. Per non parlare dei feriti (soltanto a Torino più di cinquanta “gambizzati”, uomini costretti per sempre a portare sul proprio corpo lo stigma della violenza ricevuta), di cui troppo spesso ci si dimentica. (altro…)

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Sulle mailing list delle toghe parte l’offensiva contro il governo.  Il procuratore aggiunto di Milano Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali”.

ROMA – Assicurano che lo ufficializzeranno a tempo debito, ma già se lo dicono tra loro. Anche al vertice dell’Anm: “Se questi vanno avanti, altro che sciopero faremo”. E la magica parola, sciopero, corre nelle mailing list delle toghe per un intero pomeriggio, rimpalla nelle telefonate, assieme all’ormai famoso, forse abusato, ma pur sempre valido slogan “se non ora, quando?”. Per dirla con il pm di Milano Armando Spataro: “Se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali…” Le prime fondate indiscrezioni sulla riforma costituzionale della giustizia compaiono su Repubblica.

Trapela la minaccia di una norma transitoria che farebbe entrare in vigore subito parti definite “devastanti” dai giudici, come il ridimensionamento del Csm, l’autonomia della polizia giudiziaria, il nuovo potere della difesa nei processi. L’esistenza di tal norma non viene ufficialmente smentita per tutta la domenica. Si scatena l’allarme, parte il tam tam della voglia di reagire, di non essere schiacciati da una riforma che subito il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ribattezza “la controriforma”. Quella che, negli scambi di messaggi sul web, fa dire a un’autorevole toga di Magistratura democratica: “L’Anm dovrebbe deliberare immediatamente uno sciopero”. (altro…)

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L’appello alla mobilitazione è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio.

Segnatevi questa data, 13 febbraio. Milano torna a fare la Capitale morale. Senza bandiere né simboli di partito, davanti al Tribunale che indaga su Silvio Berlusconi, Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti: tutti in piazza per difendere l’indipendenza della magistratura, della libertà d’espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla Resistenza. L’appello è firmato da Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio. Ma l’obiettivo è riportare in piazza l’indignazione dei cittadini, far uscire dalla cappa mediatica dei tg la stanchezza per gli attacchi quotidiani contro i giudici e i giornalisti con la schiena dritta. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, vorrebbe riprovarci proprio quel giorno, domenica 13, con una manifestazione in piazza Duomo in difesa del governo. La sua tesi, tristemente nota, è che la magistratura stia tentando un colpo di Stato per far cadere la maggioranza di centrodestra. Come nel 2002. Era gennaio, il 12, quando il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, denunciava l’arroganza delle “riforme annunciate”, “gli intenti punitivi” del governo – anche allora a Palazzo Chigi sedeva Berlusconi – contro la magistratura. (altro…)

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Ho ricevuto la laurea honoris causa in Giurisprudenza, mi è stata conferita dall’Università di Genova; è stata una giornata per me indimenticabile. Credevo fosse fondamentale impostare la lezione, che viene chiesta ad ogni laureato, partendo proprio dall’importanza che il racconto della realtà ha nell’affermazione del diritto.

Soprattutto quando il racconto descrive i poteri criminali. Senza racconto non esiste diritto. Proprio per questo ho voluto dedicare la laurea honoris causa ai magistrati Boccassini, Forno e Sangermano del pool di Milano. Marina Berlusconi dichiara che le fa orrore che parlando di diritto si difenda un magistrato. Così facendo avrei rinnegato ciò per cui ho sempre proclamato di battermi. Così dice, ma forse Marina Berlusconi non conosce la storia della lotta alle mafie, perché difendere magistrati che da anni espongono loro stessi nel contrasto all’imprenditoria criminale del narcotraffico non vuol dire affatto rinnegare. Non c’è contraddizione nel dedicare una laurea in Giurisprudenza a chi attraverso il diritto cerca di trovare spiegazioni a ciò che sta accadendo nel nostro Paese. Mi avrebbe fatto piacere ascoltare nelle parole di un editore l’espressione “orrore” non verso di me, per una dedica di una laurea in Legge fatta ai magistrati. Mi avrebbe fatto piacere che la parola “orrore” fosse stata spesa per tutti quegli episodi di corruzione e di criminalità che da anni avvengono in questo paese, dalla strage di Castelvolturno sino alla conquista della ‘ndrine di molti affari in Lombardia. Ma verso questi episodi è stato scelto invece il silenzio. (altro…)

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Il centrodestra locale interdetto di fronte alla notizia del finto attentato a Fini, durante una visita del presidente della Camera mai annunciata.

“Più che un fatto serio mi sembra la stravaganza di un mitomane”. Non usa mezzi termini l’europarlamentare di Bisceglie del Pdl Sergio Silvestris nel commentare la notizia, riportata nell’editoriale del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, secondo la quale qualcuno avrebbe dovuto preparare un attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini durante una sua visita ad Andria nella prossima primavera. Il popolo della libertà fa quadrato intorno al leader Berlusconi chiamato in causa nel pezzo perché secondo quanto riportato nell’articolo chi vorrebbe colpire Fini “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”. E il prezzo, riporta Libero, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”. Silvestris dice che “non è possibile accettare che la dialettica politica, pur segnata da asprezze e contraddizioni, sfoci in atti criminali”. Non solo: “non è neanche accettabile”, conclude, “che tali atti siano organizzati per addebitare ad altri delle responsabilità”. (altro…)

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I dati d’ascolto hanno già fatto giustizia delle censure preventive tentate dai Tafazzi della Rai contro Vieni via con me. Sulla qualità del programma nessuno ha avuto nulla da ridire: sarebbe curioso il contrario, in una tv farcita di politicanti, servi, mignotte di regime e silicone. Solo in un Paese ridotto a lazzaretto uno scrittore del calibro di Saviano attenderebbe quattro anni dal trionfo di Gomorra prima di avere in tv uno spazio tutto suo. Ciò premesso, Roberto potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa in più. Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari. Elencarli è superfluo, li conosciamo bene. E conosciamo gli argomenti tabù di cui in tv conviene non parlare, perché chiunque ci abbia provato s’è ritrovato in mezzo a una strada o in un dossier di Pio Pompa e i suoi fratelli. L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani), lasciando al magnifico Benigni il ruolo del rompighiaccio. Speriamo che vengano recuperati nelle prossime puntate. (altro…)

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C’è una cornetta che passa di mano e una voce che cambia, sulla linea telefonica che corre da Roma a Milano. E che restituisce Ruby all’abbraccio delle sue amiche, Nicole Minetti e le due bellezze da urlo di Mediaset, Marysthell Polanco e Barbara Faggioli, che alle due di notte la aspettavano sul marciapiede davanti alla Questura di via Fatebenefratelli 11. È questo il nocciolo dell’indagine sulle presunte notti brave della diciassettenne marocchina che rischia di turbare la stabilità di almeno un paio di palazzi del potere romani, il Viminale e la Presidenza del Consiglio.

Perché è questa la più delicata delle ipotesi di lavoro che seguono i magistrati di Milano. I quali, secondo indiscrezioni, avrebbero già trovato alcuni puntelli investigativi sulla circostanza che la notte del 27 maggio scorso, a chiamare il capo di gabinetto della questura meneghina, Pietro Ostuni, sia stato un uomo della scorta del premier, che si sarebbe qualificato come ”caposcorta”. Ruby, alias Karima, era in stato di fermo da poche ore e quella voce al telefono ne avrebbe sollecitato l’immediato rilascio per non creare un imbarazzante caso diplomatico, dal momento che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak.

L’ipotesi ancora tutta da verificare, ma che tuttavia i magistrati hanno deciso di prendere in considerazione, è che di fronte alle prevedibili resistenze del funzionario milanese, il caposcorta (se davvero era lui) avrebbe passato la cornetta del telefono al presidente Berlusconi in persona, che avrebbe confermato la richiesta appena avanzata dal primo interlocutore.

Ieri sera la Questura di Milano ha confermato di aver ricevuto il sollecito da Palazzo Chigi, senza chiarire chi fosse stato a chiamare. E ha spiegato che comunque, prima di rilasciare la ragazza, sono stati compiuti gli accertamenti del caso. In realtà, Ruby era in stato di fermo per un presunto furto commesso nell’appartamento di un’amica che le aveva dato ospitalità e fiducia. Qualche mattina prima, diceva la denuncia, la giovane marocchina si era svegliata sola in casa, aveva fatto le valige e se n’era andata, portandosi appresso anche un paio di Rolex e qualche migliaio di euro. Poi, quel 27 maggio, la padrona di casa aveva riconosciuto Ruby in un centro benessere, aveva chiamato il 113 e la ragazza, in prima serata era già in Questura, senza documenti e con la stampata del pc della Polizia che raccontava la sua precedente fuga dalla casa famiglia di Messina. C’è da ritenere, dunque, che se fosse stata una ragazza qualsiasi probabilmente sarebbe stata trattenuta almeno fino al giorno dopo, oppure fino al parere del pubblico ministero minorile di turno. (altro…)

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