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Malala
SONO molto orgogliosa di essere la prima pasthun, la prima pachistana e la prima giovane a ricevere il Nobel per la pace. Sono onorata di condividere questo premio con Kailash Satyarti e felice di dimostrare al mondo che un indiano e una pachistana possono essere uniti nella pace e lavorare insieme per i diritti dei bambini.
Questo premio non è solo per me: è per tutti quei bambini dimenticati che desiderano un’istruzione. È per quei bambini spaventati che vogliono la pace. È per quei bambini senza voce che vogliono un cambiamento. Sono qui per far valere i loro diritti, far sentire la loro voce… Non è il momento di compatirli. È il momento di darsi da fare affinché questa sia l’ultima volta che vediamo negata l’istruzione a un bambino.

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Malala

ALLA 17ENNE PACHISTANA MALALA E ALL’INDIANO SATYARTHI IL PREMIO PER LA PACE.

IL NOBEL per la pace cerca di trovare una bella storia, questa volta c’è riuscito. La storia di Malala era bellissima, e la predestinava: ha 17 anni, una vita di scorta, carica di onori, sotto i quali non soccomberà, perché sa che cosa vuole. Finire i suoi studi a pieni voti, diventare un giorno presidente del Pakistan, come Benazir Bhutto, e intanto continuare nel suo formidabile programma.
Malala Yousafzai “VOGLIO semplicemente che tutte le ragazze vadano a scuola”. Premiato con lei, l’indiano Kailash Satyarthi, 60 anni, è meno noto alle nostre pagine, anche lui ha subito attentati, ma ha alle spalle “molte decine di migliaia di bambini strappati al lavoro e alla schiavitù”, e la nuova fama moltiplicherà i suoi successi. Il comitato norvegese ha curato meticolosamente l’accoppiamento: un indiano indù e una pakistana musulmana, mentre alla frontiera del Kashmir ci si ammazza. La motivazione cita Sathyarthi come erede di Gandhi, e mette riparo al Nobel che Gandhi non ricevette.

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I MANCATI carnefici di Malala Yousafzai, “punita” con il piombo da una squadraccia di talebani perché osava andare a scuola, sarebbero stati arrestati dalle autorità pakistane. La notizia circola con intensità medio-bassa, della decina di maschi che componevano il gruppo femminicida non si fa neanche il nome, eppure quel crimine, per l’odiosa qualità del suo movente (impedire alle donne di studiare, relegarle in casa, negare loro vita propria), ebbe risonanza planetaria, e oggi Malala è un’icona mondiale della libertà e gira il mondo per promuovere l’autodeterminazione delle donne anche attraverso quella leva fondamentale che è l’istruzione. (altro…)

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MalalaDa Malala a Timothée: con il linguaggio dei piccoli sfidano i grandi della Terra Si oppongono alle guerre, chiedono scuole denunciano la pratica dei baby soldati o la violenza dei matrimoni imposti E la Rete li incorona leader planetari.

PERCHÉ TROVANO LE PAROLE CHE I GRANDI HANNO PERDUTO.

PARIGI-«Caro ministro, le scrivo perché mi piacerebbe avere una maestra». La lettera di Timothée, 9 anni, è stata imbustata qualche giorno fa a Vins-sur-Caramy, nel sud della Francia, per essere recapitata nell’ufficio parigino di Vincent Peillon, titolare dell’Istruzione. L’alunno di quinta elementare è diventato il portavoce della sua scuola dove manca da mesi una maestra di ruolo. «È un grosso problema, Signor Ministro. Se continua così finiremo davvero nei guai». La lettera di Timothée è diventata subito un piccolo caso, ripresa dai giornali e tv francesi, costringendo il ministro a rispondere. (altro…)

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Felicità è la parola migliore per definire quel composto di emozioni che il discorso della ragazza Malala all’Onu ha suscitato nelle persone di buona volontà. Il giusto che resiste all’ingiusto, l’inerme che sopravvive alla violenza, la libertà che beffa la tirannia, l’amore per i libri che ha la meglio sull’idolatria del Libro, Malala è tutto questo. Ma è anche, e forse soprattutto, la più straordinaria testimonial immaginabile della cultura come fondamento della dignità umana. Impedire alle donne di studiare è una mutilazione non solamente delle donne, come credono i feroci dementi che le hanno sparato. (altro…)

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