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Posts Tagged ‘marcegaglia’

Marcegaglia-Moretti

Regola Scaroni, mazzetta e poltrona Eni.

EMMA MARCEGAGLIA.

Come rinnovamento non c’è male. La nomina di Emma Marcegaglia alla presidenza dell’Eni conferma e rafforza uno dei dogmi della Seconda Repubblica: la regola dei sei anni. Ecco come funziona. Il 22 febbraio 1996 Paolo Scaroni, allora vicepresidente del gruppo privato Techint, patteggiò al Tribunale di Milano la pena di un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale per chiudere un processo per corruzione nell’ambito del quale era stato arrestato due volte dai pm del pool Mani Pulite. Sei anni dopo, primavera del 2002, il governo Berlusconi lo nominò amministratore delegato dell’Enel, proprio la società pubblica per i cui appalti Scaroni aveva pagato le mazzette. La volpe a guardia del pollaio è un’ottima strategia anti-corruzione: il prescelto conosce a fondo i meccanismi da contrastare.  (altro…)

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Nessuna piattaforma comune tra Confindustria e sindacati alla vigilia della riunione di oggi con il governo sulla riforma del lavoro.

ROMA – Cambiare l’articolo 18. Confindustria non demorde. Ieri il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha riproposto la questione direttamente ai leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, nell’incontro informale in vista della ripresa, oggi a Palazzo Chigi, del negoziato con il governo sulla riforma del mercato del lavoro. Le imprese chiedono di limitare la possibilità di reintegrare nel posto di lavoro solo i lavoratori licenziati in maniera discriminatoria, riducendo così le fattispecie della “giusta causa” oggi protette dall’articolo 18. Nel pacchetto confindustriale c’è anche la proposta di accelerare i processi che riguardano i licenziamenti senza giusta causa. (altro…)

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C’è un Paese da ricostruire quando finirà, speriamo al più presto, l’oscura stagione del governo Berlusconi. Nella settimana che ha visto il declassamento dell’Italia mentre il centrodestra era impegnato a salvare Marco Milanese e a rettificare le telefonate hard del premier, si sono mosse decisamente le forze sociali più responsabili, i sindacati e le imprese, che vogliono voltare pagina. L’appello lanciato ieri da Emma Marcegaglia per salvare il Paese segna forse il definitivo distacco degli industriali dal governo, la fine di un anacronistico collateralismo, di un’illusione troppo a lungo coltivata e, nel segno di una tanto attesa discontinuità, accelera il confronto con il mondo del lavoro e con la politica responsabile per avviare una nuova fase, di risanamento e di crescita. (altro…)

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Così l’ex operaio Antonio Boccuzzi commenta il battimani degli industriali a Herald Espenhahn, l’amministratore delegato dell’azienda tedesca condannato a 16 anni e sei mesi per omicidio volontario. Luigi Abete invece difende Emma Marcegaglia.

L’applauso degli industriali riuniti a Bergamo all’amministratore delegato della Thyssen, Harald Espenhahn, non gli è piaciuto per nulla. Anzi. “Quando l’ho saputo ho avuto un tuffo al cuore”.
 

Sono le parole di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto dell’incendio allo stabilimento torinese della Thyssen, nel quale hanno perso la vita 7 operai e per il quale Espenhahn è stato condannato in primo grado per omicidio volontario. “Mi sono venuti in mente altri applausi”, ha detto in un’intervista a Repubblica. “Quelli del giorno dei funerali, quando le bare uscivano sul sagrato del Duomo di Torino e la gente che chiamava eroi i miei compagni. E poi gli applausi della sera della sentenza”. Quelli provenienti dall’assise degli industriali, invece, a Boccuzzi sono sembrati “un fischio alla giustizia, all’idea che chi lavora debba essere rispettato perché è una persona”. (altro…)

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Dunque, per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il
Tribunale di Torino non doveva condannare a 16 anni per omicidio
volontario il dirigente ThyssenKrupp per i sette operai bruciati vivi
nello stabilimento di Torino.

La sentenza sarebbe “un unicum in Europa” da non imitare perché –
addirittura – “potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall’Italia
e mettere a repentaglio la sopravvivenza del nostro sistema industriale”.

Vivi applausi dalla platea (e pochissime critiche in Parlamento, se si
eccettuano quelle del ministro Calderoli e del gruppo Idv: silenzio dal
Pd). Naturalmente la Marcegaglia ha “ribadito il totale assoluto impegno
sulla sicurezza sul lavoro, che deve rafforzarsi, perché ogni morte è
una tragedia umana, una sconfitta per noi” e “noi abbiamo grande
rispetto e referenza (forse voleva dire deferenza, ndr) per i morti e
le loro famiglie”. (altro…)

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L’accordo sulla rappresentanza proposto dalla Cgil a Cisl e Uil <<può essere una occasione per rimettersi insieme – sibila Emma Marcegaglia, rompendo la calura affollata della Casa della cultura di Milano – ma deve essere un accordo chiaro, bisogna stabilire che se il 51 per cento dei sindacati decide di andare avanti non c’e’ poi chi esercita un potere di veto, perchè in questo modo non si governano le fabbriche…>>. Le due signore del lavoro italiano, la leader di Confindustria e Susanna Camusso, ieri sera alla presentazione del libro <<Il futuro e’ di tutti, ma e’ uno solo>>, scritto dalla capa dei tessili Cgil, Valeria Fedeli, si sono annusate sornione, hanno riparlato, e soprattutto deciso di riprovarci, dopo due anni di grande freddo. Lo fanno per senso di necessita’ – si legge su La Stampa -, per evitare <<il far west>> (copyright Marcegaglia), <<l’atomismo fai da te nelle relazioni industriali>> (copyright Camusso), ma soprattutto per evitare che Mirafiori sia la tomba della rappresentanza collettiva in Italia. Naturalmente ci arrivano da contingenze diverse, e ieri sera non hanno mancato di punzecchiarsi. Per Camusso nel nostro Paese e’ essenziale ristabilire un sistema di regole. <<C’è bisogno di più democrazia e di pluralismo sindacale, che è un valore. I lavoratori sono cittadini anche quando sono dentro le fabbriche>>. Per questo <<servono regole generali che presuppongono un riconoscimento reciproco, senza questo si farebbe un grave danno al Paese>>.

Per Marcegaglia, invece, <<bisogna cavalcare la crescita>>, senno’ non si va avanti. <<Mirafiori c’e’ stata, ora bisogna fare due cose: rispettare alcune regole e all’interno di questa cornice sottile in cui puo’ stare Fiat come l’azienda alimentare o tessile, ciascuno deve trovare la propria strada per la competitivita’>>. Ma poi arriva subito lo zuccherino per <<Susanna>>. <<Dopo l’accordo interconfederale sulla contrattazione abbiamo siglato con tutti i sindacati 34 accordi, tranne uno, quello dei metalmeccanici – ricorda Marcegaglia – il problema dunque si chiama Fiom>>, non Cgil.
Morale: <<Ripartiamo dal tavolo sulla crescita e sullo sviluppo per dimostrare che le parti sociali sono ancora capaci di dare risposte. L’Italia non e’ lo scontro di Mirafiori>>, scandisce, quasi a volerlo esorcizzare. Esiste <<un sostanziale accordo su 5 dei 6 punti che abbiamo affrontato, manca quello sulla produttivita’, che e’ un problema del Paese. Firmiamo insomma questo accordo e non lasciamoci travolgere dalla vicenda di Mirafiori, che e’ passata>>. (altro…)

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Avendo assaggiato i trattamenti speciali dei massaggiatori del Giornale (e non solo di quello), potremmo commentare la notizia come farebbero loro se i perquisiti fossimo noi: “Incastrati i terroristi del Fatto: la Procura di Napoli smaschera i seminatori di odio”. Invece siamo coscienti che l’inchiesta sfociata nelle perquisizioni al Giornale si muove sul filo del rasoio: il rischio di scivolare dai doverosi accertamenti su una notizia di reato (avvalorata dalla testimonianza di Emma Marcegaglia) in una lesione della libertà di stampa è concreto e reale. E ne sono consapevoli gli stessi Pm Woodcock e Piscitelli (sostenuti dal procuratore Lepore, magistrato superprudente), quando precisano che il giornalista “ha il pieno diritto di scrivere ciò che ritiene, di criticare anche in modo duro, pungente e veemente” e “anche di essere fazioso”, ma non di “utilizzare la prospettazione dei propri scritti al solo scopo di coartare la volontà altrui”. In attesa di conoscere gli sviluppi dell’indagine, che è agli inizi (i fatti sono di pochi giorni fa) e serve appunto a verificare la fondatezza o meno di un’accusa, accantoniamo gli aspetti penali della vicenda, che affidiamo ai giudici. E concentriamoci su quelli politici e deontologici, di cui l’Ordine dei giornalisti, dopo le frasi di rito contro le perquisizioni al Giornale, farebbe bene a occuparsi. Un iscritto all’Albo dei giornalisti, che ancora l’altra sera si presentava in tv come “volto umano del Giornale” diretto da Sallusti (definito scherzosamente “belva umana”), scrive un sms al portavoce della Marcegaglia poche ore dopo che questa ha duramente criticato il governo B.: “Domani superpezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia”. Un’ora dopo rincara: “Ora ci divertiamo, per venti giorni rompiamo il culo alla Marcegaglia come pochi al mondo. Abbiamo spostato i segugi da Montecarlo a Mantova”. I “segugi” sono i cronisti che massacrano Fini da due mesi, precisamente dal giorno in cui Fini è stato cacciato dal Pdl per ordine di B. (altro…)

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Né il Tg1 né il Tg5 riportano la dichiarazione del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia alla base delle perquisizioni: “Ho sicuramente percepito ‘l’avvertimento’ del Porro come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine”. E soprattutto non dicono che per bloccare gli articoli del quotidiano, lei si è rivolta a Fedele Confalonieri, numero uno di Mediaset e membro del consiglio d’amministrazione de Il Giornale. Come racconta il portavoce della Marcegaglia Rinaldo Arpisella: “Emma decise di parlare con Confalonieri affinché intervenisse per fermare la pubblicazione del dossier”.
I Telespettatori dunque hanno la sensazione di trovarsi di fronte a una indagine bufala basata solo su intercettazioni male interpretate.

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TREMONTI: “I Diritti perfetti ci fanno perdere la fabbrica”.

 MARCEGAGLIA: “Basta con la lotta di classe“.

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