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Posts Tagged ‘marcello sorgi’

Il testo della nuova legge elettorale votato in commissione al Senato piace al Presidente della Repubblica, che ha scritto al presidente del Senato Schifani per manifestare il suo consenso e spronare i partiti all’accordo finale. Il Capo dello Stato trova convincente soprattutto il meccanismo che, moderando l’effetto maggioritario del premio elettorale, elimina la necessità di giocarsi il tutto per tutto per vincere, anche a costo di mettere insieme alleanze eterogenee che alla prova dei fatti non riescono a governare, e lascia alla trattativa parlamentare il compito di costruire la coalizione che dovrà poi sostenere il governo. (altro…)

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Domanda: può restare in piedi una Regione in cui il presidente, cinque assessori e quattordici consiglieri sono inquisiti? La risposta è affidata alla Lega 2.0 di Roberto Maroni, che dovrà decidere se puntellare ancora una volta, come ha fatto finora, Formigoni, o aprire una crisi che porterebbe diritto alle elezioni anticipate la Lombardia, più o meno come il Lazio. L’ultimo arresto è risultato particolarmente indigesto al Carroccio: Domenico Zambetti del Pdl è accusato di aver comperato quattromila voti da un’organizzazione collegata alla ’ndrangheta (che ne aveva fornito altri trecento all’aspirante consigliera comunale Sara Giudice, chiamata l’«antiMinetti» perchè aveva preso di mira la regina del Bunga-bunga) e interessata alla ricca torta degli appalti legati all’Expo del 2015. Vedere il proprio partito alleato con uno del genere non dev’essere proprio gradevole per gli elettori leghisti. (altro…)

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La stretta anticorruzione e antisprechi del governo si annuncia anche più forte delle previsioni. Sindaci e presidenti di provincia responsabili di dissesti amministrativi interdetti e incandidabili per dieci anni a qualsiasi livello, dal Comune al Parlamento. Controlli preventivi della Guardia di Finanza e della Corte dei Conti anche sui piani sanitari delle Regioni, il settore in cui si sono registrati negli ultimi tempi gli scandali più clamorosi.  (altro…)

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All’indomani del week-end centrista in favore del Monti-bis, l’accenno del presidente del consiglio al momento in cui lascerà il governo “ad altri” ha creato ovviamente curiosità, (marcia indietro rispetto alla disponibilità a continuare manifestata in Usa, presa di distanze da un sostegno troppo partisan?). Ma nessun turbamento in Casini, che dell’ipotesi di continuare a far governare Monti anche dopo il voto del 2013 continua ad essere il principale sponsor. Parlando a Milano davanti al pubblico dell’Ispi, uno dei più qualificati think-tank di politica estera, il leader centrista ha spiegato che la sua proposta è legata alla necessità, per l’Italia, di recuperare credibilità sul piano internazionale, come appunto è accaduto finora con Monti: il cui ruolo «super partes», ha aggiunto, non dovrebbe essere intaccato da un’eventuale riedizione del governo con ministri politici nella prossima legislatura.  (altro…)

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Annunciato da giorni e giorni, il nulla di fatto sulla legge elettorale è stato confermato ieri in Senato. Lo stallo non fa registrare né passi avanti né passi indietro, non serve che ci sia accordo sui due terzi del testo, se poi il terzo che manca contiene le innovazioni più pesanti, la quantità del premio di maggioranza, la scelta delle preferenze, la percentuale dei collegi rispetto alle liste bloccate. La smentita a più voci diramata da Berlusconi sulle voci che martedì sera lo davano pronto all’accordo (o alla rottura, secondo altre indiscrezioni) per andare subito alle elezioni, come spesso accade contiene insieme una verità e una bugia. (altro…)

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Con una simultaneità mai vista prima, dai vertici di Pd e Pdl sono uscite due proposte simmetriche e contrapposte: primarie e liste civiche.

In autunno quindi, secondo se lo scioglimento delle Camere sarà ordinario o anticipato, prima o poco prima delle elezioni, il popolo del centrosinistra e quello del centrodestra saranno convocati separatamente per decidere sui loro candidati premier, sui confini delle coalizioni che li sosterranno e sui programmi. E su questa base, subito dopo Pd e Pdl si rivolgeranno agli elettori, chiamati a votare per il nuovo Parlamento e per il nuovo governo. Contemporaneamente però – ed ecco la novità – sarà dato pieno riconoscimento alle liste che, pur non riconoscendosi negli stessi partiti, ritengono di concorrere nei due campi aggregandosi alle rispettive coalizioni. (altro…)

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Ma se la politica dell’emergenza continua a non dare risultati, non sarebbe meglio anticipare la finanziaria e andare ad elezioni in autunno? Per averlo detto, dando voce a un largo partito trasversale presente in Parlamento, il responsabile economico del Pd Stefano Fassina è stato sepolto dalle polemiche e tacitato con una nota ufficiale del portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia. La posizione ufficiale del partito resta dunque quella del sostegno al governo fino al 2013. (altro…)

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Alla vigilia dei ballottaggi, un’imperdonabile leggerezzastaportandoipartiti a inscenare alla Camera una guerriglia sulla legge anticorruzione.
Proprio negli stessi giorni in cui vengono a maturazione i due scandali che hanno investito, una dopo l’altra, la (ex) Margherita e la Lega.
Accomunati dagli imbrogli dei rispettivi tesorieri, Lusi e Belsito, i due casi avevano avuto finora sviluppi gravi, ma differenti. La Lega infatti è stata colpita alla testa, e per quanti tentativi siano stati fatti, anche da Maroni, che ne ha preso la guida, per salvare Bossi, o almeno per circoscriverne le colpe, la magistratura ha trovato prove del diretto coinvolgimento del Senatur, non solo dei suoi familiari e famigli, nella truffa dell’uso indebito dei rimborsi elettorali. E per questo si appresta a chiamarlo a rispondere in giudizio.
Diversamente, nel caso della Margherita, sembrava che i vertici del partito fossero riusciti a dimostrare di essere stati parti lese, e non complici, dell’amministratore fedifrago. (altro…)

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Dopo il Bossi del Primo maggio che a sorpresa si ricandida alla guida della Lega, ecco arrivare Berlusconi in versione comizio: il messaggio, anche in questo caso, è che il Cavaliere non ha alcuna voglia di farsi da parte.

La campagna elettorale è stata dura per entrambi: Bossi alle prese con lo scandalo familiare della Lega, da cui ieri, come notizie di giornata, sono uscite le lauree false, comperate a Tirana, del figlio Renzo e del fidanzato di Rosi Mauro Pier Mosca. E Berlusconi con le udienze del processo per il caso Ruby e le intercettazioni delle sue conversazioni con le ragazze dell’Olgettina. (altro…)

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A meno di due mesi dal voto amministrativo, lo scandalo milanese si abbatte su una Lega in piena crisi e in totale isolamento, specie dopo le ultime infelici uscite di Bossi su Monti che al Nord rischierebbe la vita. Le vicende giudiziarie hanno sempre avuto un peso particolare su un elettorato, come quello leghista, manettaro e antiromano, anche se negli anni l’atteggiamento del leader del Carroccio verso la magistratura è diventato via via più critico. Ma se solo si riflette sull’ultima fase della collaborazione con Berlusconi, sull’appoggio dato dai parlamentari della Lega alle leggi “ad personam” e nelle votazioni sulle autorizzazioni a procedere e all’arresto per gli esponenti del Pdl coinvolti in indagini, il rumore di fondo della pancia leghista nell’ultimo anno è sempre stato in crescendo. (altro…)

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Il nuovo rinvio a giudizio di Berlusconi, che porta a quattro (caso Mills, fondi neri Mediaset, caso Ruby e adesso anche intercettazioni contro Fassino) il numero dei processi aperti a Milano contemporaneamente contro di lui, avrà certamente conseguenze politiche, su due diversi piani.
Il primo è il confronto sulla giustizia dopo il voto a sorpresa dell’emendamento leghista alla legge comunitaria che ha introdotto una rafforzata responsabilità civile personale per i magistrati. La settimana scorsa, subito dopo l’incidente, il Pd aveva chiesto che si ponesse rimedio al più presto all’incidente con una decisione opposta del Senato. Ma la trattativa in materia s’è rivelata immediatamente più complicata del previsto per la contrarietà del centrodestra a cancellare del tutto il principio introdotto. (altro…)

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Convocate per un giro d’orizzonte e perché Napolitano rimane il garante numero uno del governo, le mini-consultazioni dei partiti della maggioranza al Quirinale ieri e martedì avevano l’obiettivo, per il Capo dello Stato, di spronarli a una ripresa del confronto parlamentare sulle riforme, a cominciare dalla legge elettorale, dopo la bocciatura dei referendum, e di verificare lo stato d’animo dei leader, soprattutto di quelli di Pdl e Pd in cui si muovono due fronti di resistenza all’esperienza del governo tecnico.
Un mini programma di riforme istituzionali (differenziazione dei ruoli delle Camere, riduzione del numero dei parlamentari, nuovi regolamenti) sarebbe un toccasana per impegnare i partiti che appoggiano il governo, costretti finora a trangugiare l’amara pillola delle misure anticrisi. Se ne ricaverebbe un tentativo di rilegittimazione della politica, in tempi di antipolitica crescente, e nuove regole elettorali da usare nelle elezioni del 2013, accantonando l’usurato Porcellum e creando le condizioni per un avvio del tutto diverso della prossima legislatura. (altro…)

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Se doveva segnare la nascita della Grande coalizione e la fine della collaborazione stentata tra i tre partiti che sostengono il governo, il primo pranzo ufficiale tra Monti, Alfano, Bersani e Casini non ha raggiunto del tutto il suo obiettivo. La maggioranza politica e la svolta verso una piena alleanza che in tanti si aspettavano non ci sono ancora. Come hanno sottolineato, tra l’altro, i leader di Pdl e Pd, avversari diretti fino a due mesi fa, e non ancora pronti a stringere un patto senza riserve. Se invece si misura quanto è accaduto ieri a Palazzo Chigi con il metro dello scontro all’ultimo sangue e delle lotte intestine degli ultimi mesi del governo Berlusconi, il risultato, va detto, ha del miracoloso. (altro…)

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I cittadini che – sentendo da giorni suonare le campane a morto per il governo e vedendo allungarsi la fila dei dissidenti che chiedono a Berlusconi di farsi da parte – si aspettavano legittimamente la crisi per domani, in occasione della prima votazione parlamentare alla Camera, resteranno delusi a sapere che anche stavolta la caduta del Cavaliere potrebbe essere rinviata: se ne riparlerà, probabilmente, a metà mese. (altro…)

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Il compromesso di Bruxelles che ha consentito a Berlusconi di evitare la crisi di governo è stato raggiunto a un prezzo alto e ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che di fronte all’Unione le astuzie non funzionano. Dunque, o l’Italia è in grado di garantire che le riforme elencate nella famosa lettera di intenti – dalle pensioni ai licenziamenti più facili alle liberalizzazioni delle professioni, per fare gli esempi più controversi tra quelli indicati nelle quattordici pagine del testo – saranno realizzate entro tempi brevi e certi, o in caso di inadempienza si troverà quasi automaticamente fuori dal sistema di protezione dell’euro, nel pieno del vortice della crisi. (altro…)

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Malgrado i ripetuti tentativi di Berlusconi e del Pdl di minimizzare la bocciatura ricevuta ieri dalla Camera, la gravità di quanto è accaduto è evidente. Per il governo, l’approvazione ogni anno del rendiconto e del bilancio dello Stato non è una facoltà: è un obbligo preciso, stabilito dall’articolo 81 della Costituzione. Non a caso nei due precedenti riaffiorati dalle memorie parlamentari, i presidenti del Consiglio che incorsero in simili incidenti – Andreotti e Goria – si dimisero senza indugi. (altro…)

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Berlusconi non ha fatto in tempo a godersi il rasserenamento dell’orizzonte economico, dopo il varo della manovra al Senato e l’approvazione venuta dal presidente della Bce Trichet, che subito i suoi guai giudiziari hanno avuto il sopravvento, e rischiano di aprire nuovamente uno scontro senza precedenti con l’opposizione su una materia diversa, ma anche più insidiosa.

I fronti aperti sono due. Quello dell’inchiesta della procura di Napoli in cui il premier risulta parte lesa, come possibile vittima dell’estorsione del trio Lavitola, Tarantini e moglie, attorno ai quali si muoveva il giro di escort baresi che frequentavano le ville di Berlusconi, ma nella quale potrebbe trasformarsi in imputato se fosse confermata la telefonata, rivelata dall’Espresso ma smentita dal deputatoavvocato Ghedini, in cui il Cavaliere, temendo gli sviluppi dell’inchiesta, avrebbe consigliato a Lavitola di non rientrare in Italia. (altro…)

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Lo avrà fatto controvoglia, in extremis, tirato per i denti. Ma lo ha fatto, e questo è l’importante. Dopo giorni di silenzio ostentato anche di fronte alle più autorevoli sollecitazioni, Silvio Berlusconi, alla fine, con un comunicato di poche righe ha detto la verità, a se stesso prima che agli italiani: la crisi che stiamo attraversando è terribile. Il Paese rischia, anche se non lo merita, di ridursi come Grecia e Spagna. La fiducia che i vertici dell’Europa ci accordano, convinti come sono che ne verremo a capo, richiede il massimo di coesione e di senso di responsabilità. (altro…)

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Vent’anni sono un tempo lunghissimo. E sono le differenze che colpiscono nel caso Mondadori, scoppiato, o meglio riscoppiato dopo appunto un ventennio, a seguito della sentenza civile che ha condannato Silvio Berlusconi a pagare a Carlo De Benedetti 560 milioni di euro.

Una cifra che il Cavaliere dovrà versare nelle casse della Cir come risarcimento del modo illecito con cui si assicurò, dopo aver corrotto un giudice che lo aveva favorito sul piano giudiziario, la maggior casa editrice italiana. Vent’anni fa si trattava di una grossa vicenda economica – la contesa senza esclusione di colpi, tra due imprenditori avversari, attorno a una società che controllava, tra l’altro, uno dei principali quotidiani italiani – nella quale alla fine di un’interminabile controversia giudiziaria la politica poté entrare dall’alto, con il tradizionale ruolo di mediatrice, il volto impassibile di Andreotti e il sorriso sornione di Ciarrapico, allora uno dei manutengoli del divo Giulio, che siglò materialmente la tregua e il patto di divisione dell’azienda tra i due contendenti. (altro…)

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L’annuncio della riforma fiscale, fatta filtrare dal ministero dell’Economia in forma di bozza che prevede la riduzione dell’Irpef a tre sole aliquote del 20, 30 e 40 per cento, l’innalzamento dell’Iva di un punto e la cancellazione dell’Irap dal 2014, è una classica mossa preventiva. Tremonti non a caso l’ha decisa sotto pressione, mentre il vertice della Lega era riunito e dopo settimane in cui la tenaglia Berlusconi-Bossi inesorabilmente si stava stringendo attorno a lui.

Si tratta, com’è evidente, di dar contenuto alla scelta del governo di ricorrere nuovamente al meccanismo della legge-delega per realizzare la riforma più agognata, ma al momento anche più impossibile. Il premier, atteso invece nei prossimi giorni alla sottoscrizione della pesante manovra da quaranta miliardi finalizzata a proseguire la politica di rigore sui conti pubblici chiestaci dall’Europa, presentando insieme la nuova indispensabile torchiatura e la promessa (meglio sarebbe dire, la ripromessa) del taglio delle tasse, potrebbe cercare ancora di tenere a freno una maggioranza sempre più irrequieta e in particolare l’alleato leghista, uscito appena dalle turbolente assise di Pontida. (altro…)

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