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Posts Tagged ‘Maria Novella De Luca’

violenza

Da tutta Italia al corteo anti-femminicidi In marcia anche centinaia di uomini.

ROMA – Per Anna, Sara, Barbara, Ernestina, Tiziana, Lucia, per tutte quelle che non ci sono più. Per Monica, la cui foto Giulia porta stampata sulla maglietta, perché, dice, «era una mia amica ed è stata uccisa», mentre sfila dietro le gigantografie di centinaia di donne assassinate e migliaia di voci le ricordano scandendo: «Per voi siamo venute, per voi torneremo, non una di meno». È buio quando la testa del corteo contro la violenza maschile sulle donne approda a San Giovanni, nella piazza storica delle manifestazioni, le organizzatrici sorridono, una folla immensa ha sfilato nel cuore antico di Roma per dire basta al femminicidio, centomila donne, uomini, ragazze, ragazzi, bambini e bambine.

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Diritti
ROMA – «Hanno svenduto i nostri figli per un accordo politico, come potranno d’ora in poi guardarsi allo specchio?». Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno, parla con una foga che sconfina nella commozione. «E’ soltanto stanchezza, sono anni che lottiamo, e adesso che sembrava la volta buona, anche i partiti in cui avevamo creduto ci voltano le spalle, fanno affari sulle nostre teste con quegli stessi senatori che in aula hanno paragonato i nostri bambini ad animali o a creature Ogm. Pensate che insulto… ». Si sente ferito al cuore il movimento Lgbt italiano, tradito sia dal Pd che dal Movimento Cinque Stelle, perché, «senza la stepchild adotpion quella che nascerà sarà una cosa monca, una legge per i gay ma i gay non festeggeranno, se non si tutelano i più deboli, i bambini, che senso ha tutto questo?».

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Manifestazione

L’appello di oltre 400 esponenti della cultura e dello spettacolo Da Jovanotti a Camilleri: abbiamo finalmente l’occasione di fare la storia.

ROMA – L’appello lanciato dallo scrittore Sebastiano Mauri è stato raccolto ieri dal sito di Repubblica. it.
Una lettera aperta agli «onorevoli membri del Parlamento italiano», perché l’Italia approvi finalmente la legge sulle unioni civili, senza stralci o compromessi al ribasso, e perché il nostro paese non perda, ancora una volta, un’occasione storica nel campo dei diritti umani. Un testo breve seguito da più di quattrocento firme, scrittori, artisti, musicisti, editori, attori, scienziati, docenti, registi, da Claudio Amendola a Jovanotti, da Valeria Parrella a Paolo Fresu, da Natalia Aspesi a Rosellina Archinto, da Carlo Feltrinelli a Giuseppe Laterza, da Alessandra Kustermann a Maurizio Cattelan, da Stefano Boeri a Michele Serra, da Roberto Bolle a Ginevra Bompiani.

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La storia

A casa della “famiglia arcobaleno” di Giuseppina La Delfa e Raphaelle: “Non ci sono pregiudizi nei nostri confronti”.

SANTO STEFANO DEL SOLE (AVELLI-NO).
«Per noi è un momento storico. Possiamo vincere, dopo dieci anni di battaglie. O possiamo perdere, perché una parte del Parlamento non ci considera genitori degni di questo nome. Ma una cosa è certa: i nostri figli avranno i diritti di tutti gli altri bambini, e se la legge non passa saranno i tribunali e l’Europa a tutelarci». Parla con passione Giuseppina La Delfa, fondatrice delle “Famiglie Arcobaleno”, mentre cucina il pranzo della domenica, tagliatelle e filetti di pesce, destreggiandosi tra Lisa Marie che fa i compiti e Andrea, terremoto di tre anni, che scorrazza ovunque con la sua moto triciclo.

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genderROMA – Il prossimo quattro dicembre i bambini del “Family Day” non andranno a scuola. Anzi, i loro genitori inonderanno il web con foto di zaini buttati a terra e di migliaia di ragazzini felicemente in vacanza forzata. Perché contro le unioni civili e il “totalitarismo dell’ideologia Gender”, che rischia di insinuarsi nell’educazione dei più giovani, il movimento di piazza San Giovanni, ribattezzatosi “Generazione famiglia”, ha deciso di passare alle azioni di protesta e di disturbo.
Inziative più di piazza che di Palazzo, visto che sarà ben difficile, come ha ammesso ieri Eugenia Roccella, «fermare in Parlamento le unioni civili», nonostante la trincea dell’Ncd (il suo partito) e di pochi altri.

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Libri

Flashmob e letture in piazza

Scrittori e genitori si ribellano alle liste di proscrizione del sindaco di Venezia, che comprendono testi su adozione e bullismo. E la Giunta ora sembra poterci ripensare.

I LIBRI proibiti adesso sono chiusi in scatoloni sigillati e pronti per essere nascosti chissà dove. Così come aveva ordinato il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non appena insediato. La censura ha colpito con solerzia. Via dalle scuole della laguna tutti i libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2” diceva frettolosamente la breve circolare inviata ai dirigenti scolastici. Strana definizione per albi illustrati destinati ai bambini dei nidi e delle materne, liberamente in vendita in tutte le librerie italiane, e dove i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri.

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In piazza

Duemila pullman da tutta Italia per difendere la famiglia tradizionale “Fermiamo nozze e adozioni gay”.

ROMA. Una piazza enorme, anche se forse il milione non c’è. Una piazza di fedi, rosari e parole d’ordine. Si unisce nel grido: “No alle adozioni per i gay, no alle unioni civili”. Intransigenti e felici di esserlo. Mamma, papà e figli: non ci sarà altra famiglia al di fuori di questa. Nessun dialogo, perché “tutto il resto è demonio” come tuona dal palco Kiko Arguello, ex pittore fondatore dei Neocatecumenali, cristianesimo ultrà, oltre trecentomila i seguaci in Italia, di cui buona parte ieri accorsa a piazza San Giovanni. Piove a dirotto, poi esce un sole che brucia, ma nessuno si muove.

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Le piazze
ROMA – Il cinque maggio di Renzi-Napoleone si apre con un cordone di bambini che sventola rotoli di carta igienica. E’ la scuola pubblica – dicono – che va a rotoli. Dietro, in un mare di bandiere rosse, gialle, bianche, sfila l’orgoglio dei centomila prof. Tanti, tantissimi, nessuno si aspettava un corteo così folto, nella prima manifestazione sindacale unitaria da oltre sette anni. Renzi-Pinocchio, Renzi- orecchie-d’asino, Renzi&Giannini come la Gelmini. Ovunque il cartello “mai più Pd”, fischietti e “Bella ciao” nel caldo pazzesco dell’estate improvvisa, ma ad ogni slogan un pezzo della “buona scuola” di Renzi, “la riforma tradita”, cade giù in frantumi, lungo i muraglioni del Pincio che portano a piazza del Popolo piena a metà e invasa di palloncini blu. E blu è il simbolo della protesta, il fiocchetto appuntato sul petto: come si fa per le battaglie campali, quelle dei diritti civili.

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I tempiOggi il sì definitivo alla legge che riforma il percorso di divisione della coppia, con o senza figli Una rivoluzione: i tempi sono più che dimezzati. Ma per attuarla ci sono voluti oltre dieci anni.

ROMA – Il divorzio breve, ma forse bisognerebbe chiamarlo il nuovo divorzio italiano, è legge. A 41 anni dal referendum del 1974, a 28 anni dalla prima riforma del 1987, e dopo oltre 10 anni di discussioni in Parlamento, cancellare il proprio matrimonio diventerà, da oggi, un percorso “umano” anche nel nostro paese. Se non ci saranno sorprese (e il sì appare blindato), la Camera approverà stamattina la legge che istituisce il “divorzio breve”. Il cui cardine è un drastico accorciamento dei tempi. Tra la separazione e il divorzio non si dovranno più aspettare 3 anni, ma 6 mesi se l’addio è consensuale, e un anno se il percorso è giudiziale. E nulla cambia se nella ormai ex coppia ci sono figli minori: i tempi restano identici. Non solo. Cambiano anche le norme sul fronte patrimoniale: la comunione dei beni potrà essere sciolta nello stesso momento in cui si sottoscrive la separazione. (altro…)

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I puntiDall’adozione del figlio del partner alla reversibilità della pensione: uguali diritti e doveri per tutte le coppie, incluse quelle dello stesso sesso In commissione Giustizia i democratici votano con i 5 stelle, Ncd contro. La fronda di 35 senatori dem: no all’equiparazione con il matrimonio.

ROMA – Sarà una battaglia campale e per adesso dagli esiti più che incerti. Ma essere riusciti ad approvare, ieri, al Senato, il primo testo base sulle unioni civili omosessuali, è già, di fatto, un cambiamento culturale. La commissione Giustizia di Palazzo Madama ha dato il via libera, grazie a una alleanza tra il Pd e i Cinque Stelle, alla legge che tutela coppie e famiglie gay. Pur con spaccature sia nella maggioranza che nell’opposizione, e all’interno del Pd stesso, dove 35 senatori hanno già annunciato che chiederanno pesanti cambiamenti della legge. Il cui impianto, al di là di quanto verrà modificato, stabilisce un punto cardine sul fronte dell’antropologia della famiglia. Riconoscendo che esistono non soltanto unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche nuclei formati da due madri o due padri.

Il testo, di cui è relatrice la democratica Monica Cirinnà, è la sintesi di circa nove disegni di legge. Prevede, innanzitutto, per le persone omosessuali che decidono di stipulare una unione civile, gli stessi diritti e doveri di un matrimonio. In termini patrimoniali, successori, di reversibilità, di assistenza e di sostentamento. Al momento dell’unione poi i partner scelgono il cosiddetto “nome della famiglia”, individuandolo tra i loro cognomi. (altro…)

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PolettiL’intervento del ministro scatena la polemica. Gli studenti: “Allucinante” I presidi: “Da anni chiediamo piani intelligenti per l’estate, ma non succede nulla”.

ROMA – Vacanze troppo lunghe, no, troppo concentrate, ragazzi che si trastullano nell’ozio, no, campi di lavoro, istituti aperti anche a Ferragosto, no, frazionare il riposo lungo tutto l’anno. Il tormentone delle ferie scolastiche irrompe anche nella “buona scuola”. Proprio nel giorno in cui il premier Renzi afferma che «sul modello educativo» si giocano le chance di un paese che ambisce a diventare «una superpotenza mondiale». Questa volta a rilanciare (l’annosa) questione contro i tre mesi di vacanza della scuola made in Italy, è stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Secondo il quale trenta giorni di riposo sarebbero più che sufficienti. E gli altri trenta potrebbero essere spesi «a fare formazione». (altro…)

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Giustizia

ROMA  – “Vergogna, adesso vedrete li salveranno dalla galera con la prescrizione”. Madri, mogli, sorelle, padri con la faccia stanca, fratelli oggi rimasti figli unici. Si sono battuti per sette anni, senza mai perdere un’udienza, sperando di avere giustizia, pur portando nel cuore un lutto che nulla cancellerà. Invece ieri sera nei corridoi deserti della Cassazione è risuonato il grido disperato di Rosina Platì, mamma di Giuseppe, ustionato a morte nel rogo della Thyssen. “Non vogliono che quei maledetti manager e padroni vadano in galera, che ne sanno i giudici di quello che passiamo noi, di cosa vuol dire perdere un figlio”. E Laura Rodinò, sorella di Salvatore, piange di rabbia e di amarezza: “Ma questa è la giustizia italiana? È uno schifo, è come se avessero ammazzato di nuovo mio fratello”. Speravano che fosse la fine di un incubo. Speravano che la Cassazione mettesse la parola fine alla battaglia giudiziaria. Invece no. Si ricomincia. (altro…)

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generazione Boomerang

Il 70% degli under 30 è costretto a tornare alla casella di partenza, da mamma e papà. Ma ora tocca anche al 7% dei quarantenni.

È una migrazione al contrario. 
UNA RICHIESTA DI AIUTO AL WELFARE CHE ANCORA FUNZIONA: LA FAMIGLIA. 
Una coabitazione forzata con effetti imprevedibili e regole tutte da riscrivere 
Sette su dieci degli under 30 bussano di nuovo al nido d’origine. Magari portando con sé compagni e figli. 
UNA RINUNCIA ALL’AUTONOMIA.

Alcuni dicono che è come avere le ali spezzate. Altri non disfano mai la valigia. Altri invece, più ottimisti, parlano di “scalo tecnico”, di pausa obbligata, di momentanea sosta. Per tutti però, a venticinque, a trenta, addirittura a quarant’anni, l’approdo è lo stesso: la casa dei genitori, il welfare sicuro di mamma e papà, il luogo da cui si era andati via per tornare al punto di partenza. I sociologi l’hanno definita “generazione boomerang”, ti lanci fuori e vieni ributtato dentro, ma il dato ancora più nuovo è che tra i
boomerang kidsci sono ormai anche le classi dell’età adulta, chi ha perso il lavoro, chi si è separato, chi non ce la fa più a pagare l’affitto. (altro…)

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I numeri

Senza stipendio, precari, sempre in attesa di un contratto. Sono i 130mila supplenti italiani la cui esistenza è appesa a un filo.

Dicono che la loro è una vita ad ore, anzi una vita a punti. Graduatorie, classifiche, e il sogno di una cattedra che non arriva mai. Precari, supplenti, docenti a “cottimo” laureati e specializzati: nel grande bacino dell’incertezza sono il volto oscuro della scuola italiana, un esercito di migliaia di insegnanti malpagati, sfruttati, senza futuro. Poche settimane fa l’ultima beffa: finito il fondo d’istituto al “Pacetti” di Prato lo stipendio degli insegnanti è stato tirato a sorte, i primi cinque hanno vinto, per gli altri tredici è stato un Natale amarissimo, fino a che il ministero non ha inviato i soldi. (altro…)

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Pari diritti per tutti. Letta: la riforma una scelta di civiltà.

ROMA— Fuori dall’ombra. Per un milione di bambini e ragazzi, a contarli soltanto negli ultimi vent’anni, la nuova legge significa questo: uscire dall’ombra, essere uguali agli altri, vedere rispecchiata nei codici quella parità che già esiste di fatto nella società. Un figlio su quattro nasce oggi fuori dal matrimonio, 134 mila soltanto nel 2011, nel Nord hanno superato addirittura il 30 per cento di tutti i nuovi nati. Una galassia di nuove famiglie si accompagna alla famiglia tradizionale. Infatti, al di là dei cambiamenti in termini di parentela e di successione, l’equiparazione tra figli naturali e figli legittimi sancita ieri dal Consiglio dei ministri, dimostra che il diritto di famiglia inizia finalmente ad assomigliare alle famiglie vere. (altro…)

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Violenza sulle donne

Un omicidio su sei preceduto da stalking.“Pene troppo miti”.

ROMA— È dopo la denuncia che arriva il momento peggiore, una paura cupa che segue il coraggio. Perché l’aggressore è braccato ma la vittima è sola. E possono passare centinaia di giorni prima che la giustizia si attivi, fermando il primo, proteggendo l’altra, ed è proprio in queste settimane che spesso accade l’irreparabile. Michela Fioretti ad esempio. Da anni, invano, denunciava le violenze del suo ex marito, guardia giurata, tre settimane fa lui l’ha uccisa, con la pistola d’ordinanza, su un viadotto di Ostia, litorale di Roma. «Tutti sapevano, nessuno ha agito», hanno detto sconsolati i suoi colleghi. Perché il 15% dei “femminicidi”, (quasi un omicidio di donne ogni sei) è preceduto da denunce per stalking, un persecutore su 3 torna a colpire, ma ci vogliono almeno 6 anni di tribunale per vedere uno stupratore in carcere, e se l’aggressore è minorenne allora anche il processo si ferma, pure se si tratta di un branco, l’ha deciso la Cassazione, due anni fa, con una discutibile e discussa sentenza. (altro…)

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Già 54 vittime dall’inizio dell’anno. “Ora chiamiamoli femminicidi” in piazza. Una manifestazione contro la violenza sulle donne. Da “Se non ora quando” arriva una nuova pressante sollecitazione a combattere la piaga della violenza sulle donne e raccoglie centinaia e centinaia di adesioni.

ROMA – Centinaia e centinaia di adesioni. Perché a volte basta utilizzare le parole giuste, obbligare all’attenzione, costringere al pensiero, per spingere a dire basta. Basta al “femminicidio”, parola dura che ci ricorda che dall’inizio dell’anno 54 donne sono state massacrate in Italia da mariti, padri, amanti, fratelli, sconosciuti, omicidi seriali, uno più efferato dell’altro, l’ultima delle vittime si chiamava Vanessa e aveva, soltanto, 20 anni. Per Vanessa appunto, e per tutte le altre, “Se non ora quando”, la rete delle donne, ha lanciato venerdì un appello dal titolo “Mai più complici”, perché la tragedia del femminicidio scuota le coscienze, impegni la politica, imponga ai media di non relegare in poche righe “l’ennesimo” assassinio di una donna.  (altro…)

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Lavori precari, redditi bassi, genitori in difficoltà economica. Ecco perché per la maggior parte dei giovani comprare casa resterà solo un sogno. In Italia ci sono sette milioni di persone tra i 18 e 34 anni che vivono ancora in famiglia Perché, magari con una laurea in mano, ci si ritrova al massimo con mille euro al mese. Chi cerca di diventare autonomo deve accontentarsi di coabitare E il sogno di mettere da parte qualcosa diventa una vera sfida. Molti non possono accettare contratti lontano dalla loro città perché i salari sono troppo bassi. Gli inglesi la chiamano “generation rent”, la generazione in affitto.

La casa di proprietà? Sogno impossibile, privilegio di pochi, desiderio di molti, nella realtà una sfida perduta. Almeno per chi ha 30 anni, un lavoro precario, amici precari, genitori in affanno e nonni con le pensioni desertificate a furia di aiutare figli e nipoti. Gli inglesi la chiamano generation rent, generazione affitto, e non è più soltanto una metafora per indicare i ragazzi della Rete, oggi giovani adulti che del nomadismo e della flessibilità hanno dovuto fare il loro stile di vita. (altro…)

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