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Posts Tagged ‘Mariagrazia Gerina’

AzzoliniL’INTERCETTAZIONE NEGATA: “DOPO LE TRANSAZIONI OGNUNO DEVE BENEFICIARNE”.

Dopo le transazioni, ognuno deve avere il suo … il suo, diciamo, beneficio”. Quale sarebbe il beneficio? E chi avrebbe dovuto goderne? Non lo sapremo: su quest’intercettazione, nella quale il senatore di Ncd Antonio Azzollini parla con il funzionario pubblico Vincenzo Balducci, l’indagine è a rischio. Il motivo è semplice: il Senato ha negato, almeno per ora, l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni su Azzollini. E con chiunque, in quei mesi del 2009, il parlamentare parlasse di un affare da 150 milioni. Un affare che – come vedremo – porta anche la firma della coop rossa Cmc. Azzollini per l’accusa è il “regista nella gestione dei plurimilionari finanziamenti” e, parlando con Balducci, continua: “Poi ti dirò tutto… Chi incontriamo e che riusciamo a fare… Vedi di andare a prendere l’autorizzazione da questi della Regione…”.   FRASI CHE ORA risultano inutilizzabili, eppure parliamo di un mega-cantiere sotto sequestro da un anno, migliaia di bombe ancora sul fondale del porto, un’opera faraonica che non vedrà mai la luce, l’inchiesta per truffa ai danni dello Stato da 150 milioni di euro condotta dalla procura di Trani, il principale indagato, Azzollini, che siede ancora a guida della commissione bilancio del Senato e si accinge a fare da mattatore della prossima finanziaria. (altro…)

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La strana coppiaSHOW DI B. A LARGO ARGENTINA: FIRMA TUTTI I REFERENDUM (ANCHE QUELLI CONTRO LE SUE LEGGI) E SPERA NELL’AMNISTIA SUL GOVERNO: “MAI DETTO CHE DEVE CADERE, MA SE DECADO…”

Ma vattene agli arresti domiciliari”, gli grida una signora appena lo vede arrivare, sotto braccio a Marco Pannella, a Largo Argentina, a metà strada tra Palazzo Grazioli e la storica sede del Partito radicale. Voce dal sen fuggita a sciupare la scena, che il fido Roberto Gasparotti, spedito in avanscoperta, aveva ricontrollato nei minimi dettagli. Nel-l’attesa, il pidiellino Vincenzo Piso (ala missina fedele a Silvio) e il pannelliano Sergio D’Elia fraternizzano. Due passati a confronto: l’uno in Terza Posizione, l’altro in Prima Linea. Strani mix di fine impero: Domenico Gramazio, il “pinguino”, che fa il gentile, mescolato alla militanza radicale, Maria Antonietta Farina Coscioni ed Elisabetta Zamparutti, che si preparano al rito della firma. Il banchetto allestito per sostenere i referendum radicali è pronto per Silvio: “Firma. Questa giustizia può colpire anche te”. (altro…)

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Flash mob contro i maltrattamenti

FUORI GLI AGGRESSORI DA CASA E PENE PIÙ SEVERE NEL DECRETO ANTI-STALKER VARATO DAL GOVERNO PER TUTELARE LE DONNE. MA SENZA ONERI AGGIUNTIVI.

L’avevamo promesso. Lo facciamo”, twitta sullo scoccare del mezzogiorno Enrico Letta, orgoglioso di dare per primo la notizia. In effetti, un provvedimento che provasse a interrompere la vergognosa catena di femminicidi, uno ogni due giorni, era atteso con urgenza. È arrivato, appena prima della pausa estiva. “Grazie anche all’ex ministro Idem”, la omaggia il premier. Contiene norme che stringono la morsa attorno agli stalker e ai mariti o ai fidanzati violenti, ex inclusi, e danno alle donne qualche (prezioso) strumento legale in più per difendersi. Quello che manca sono i soldi. I provvedimenti adottati, infatti, “non determinano nuovi o maggiori oneri di finanza pubblica”. E anche il Piano nazionale anti-violenza, di là da venire, si precisa che sarà “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. Ci sono i fondi per le Pari Opportunità. E quelli devono bastare. C’è la crisi, no? Lotta senza quartiere alla violenza, dunque. Ma senza metterci su nuove risorse. (altro…)

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BARRICATE AL TESTO DEL GOVERNO, I DEMOCRATICI GIRANO LE SPALLE AI VOTI DEI 5 STELLE E DI SEL.

La maggioranza ci sarebbe. Ma non è quella “giusta”. È questo il “non detto” attorno a cui si stanno arrovellando i Democratici e che rischia di far incagliare, anche questa volta, la legge contro l’omofobia. Il Pd, l’ha voluta, l’ha fatta calendarizzare, il testo presentato da Ivan Scalfarotto, più duro della stessa legge Mancino, ha avuto subito l’appoggio di SeL e dei Cinque Stelle. Ma sul più bello, a discussione in aula già fissata per il 26 luglio, il Pdl ha deciso di alzare le barricate. E il Pd, piuttosto che proseguire senza l’alleato di governo, ha accantonato il lavoro fatto fin qui e ha ricominciato da capo, in cerca di un testo “non divisivo”. “L’obiettivo è una legge che possa essere votata da tutte le persone di buona volontà” ma anche un testo che, almeno, estenda davvero per intero la legge Mancino, che attualmente punisce le discriminazioni e i reati compiuti “per motivi razziali, etnici e religiosi” , anche ai reati e alle discriminazioni compiute “per motivi fondati sulla omofobia e sulla transfobia”.  (altro…)

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Voti e iscritti del PD

Ai nostalgici magari non dispiacerà il ricordo del caro segretario (politicamente) estinto. E però davvero deve fare uno strano effetto andare a iscriversi in queste ore al Partito democratico e ritrovarsi in mano la tessera di un partito che non c’è più. La firma che campeggia in alto a destra è quella dell’ex segretario Pier Luigi Bersani.

LO SLOGAN pure è fermo al-l’ultima campagna elettorale, finita come è noto con una sonora “non vittoria”. “L’Italia giusta”, ricordate? Stampata su quella tesserina nuova di zecca, firmata dal fu segretario, diventa l’immagine plastica di un partito bloccato. Fermo , come per un maleficio, a quel 25 febbraio immaginato come il giorno della vittoria e diventato l’inizio della fine. Si capisce che, nonostante il congresso in vista, il tesseramento non stia scaldando i cuori dei Democratici sparsi lungo la penisola. Al Nazareno preferiscono non dare numeri. “Tra le primarie, le parlamentarie e le elezioni a febbraio quest’anno il tesseramento non è cominciato prima di aprile”, spiega Tore Corona, il braccio destro di Davide Zoggia, che è il responsabile organizzazione del partito. (altro…)

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25.07.1945Lo scenario del day after è affidato a un remake. La prima pagina del Corriere della Sera, all’indomani del 25 luglio del ‘43, campeggia in apertura del sito di Beppe Grillo, riadattata ai giorni nostri. Le dimissioni di Mussolini diventano quelle di Letta. Mentre il comico si autoassegna i panni di Badoglio, “Capo del Governo”. Il Re, ovviamente, che lancia il suo proclama, è Napolitano. “Vada in televisione, in prima serata e parli alla Nazione” scandisce il leader del Movimento Cinque Stelle, che al Capo dello Stato suggerisce appunto un nuovo “proclama” al-l’altezza dei tempi: “Dica la verità sullo stato dell’economia, sulle misure che dovremo prendere, sui sacrifici enormi che ci aspettano. Imponga la cancellazione del Procellum, contro cui alla Camera ha votato soltanto il M5S e un solo deputato del pdmenoelle e sciolga il Parlamento”. Programma serrato. “Quest’agonia non può durare”, insiste Grillo: “Chiedo un incontro con Napolitano”.  (altro…)

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Doveva essere l’anno del concorsone, l’anno in cui le porte della scuola italiana si riaprivano ai giovani aspiranti insegnanti, perché quelli che sono in cattedra sono troppo vecchi. Parola del ministro Francesco Profumo. Rischia di finire con una conta di nuovi docenti perdenti posto, 10.400 già ad oggi, dopo aver dedicato una vita all’insegnamento. Effetto incrociato delle politiche scolastiche messe in campodal precedente governo e delle nuove politiche pensionistiche introdotte dal governo tecnico. E come se non bastasse, per effetto degli accorpamenti disposti dalla manovra dell’estate scorsa, nelle scuole è scattato un valzer che rischia di far saltare i nervi anche agli insegnanti fino a ieri “blindati” dalla lunga esperienza accumulata. (altro…)

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Tante, determinate, compatte: le donne si riprendono le piazze
d’Italia per dire al governo la loro sulle pensioni, sul welfare, sul lavoro precario. Cristina «Il tempo sembra che reggerrà, abbiamo consultato la società di meteorologia a cui ci affidiamo per i set, sono ottimisti, ci azzeccano sempre », dice scaramanticamente Cristina Comencini, che da regista è abituata a questa specie di danza corpo-a-corpo con la pioggia, ogni volta che “si gira” all’aperto. Il set su cui tutte incrociano le dita poi in questo caso è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi: la piazza del 13 febbraio. Piazza del Popolo, a Roma,come nove mesi fa. E le altre piazze auto-convocate oggi in tutta Italia. Resta solo che le donne in carne ed ossa invadano la scena, con la loro rabbia e con la loro voglia di esserci nella vita pubblica, sul lavoro, in politica, nei luoghi dove si decide il futuro del paese, perché la “seconda volta” di Se non ora quando abbia inizio. (altro…)

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Nell’ultimo decreto l’ex ministro ha fissato al ribasso i criteri di accesso del diritto allo studio. Nel testo anche un passaggio tutto dedicato alla «valorizzazione» dei collegi universitari privati. È l’ultimo colpo di coda del “fu” governo Berlusconi, con cui gli studenti, che oggi scendono in piazza in tutta Italia, dovranno fare i conti. Alla vigilia della “dipartita” da Palazzo Chigi, Mariastella Gelmini è riuscita ad aggiungere un altro tassello alla sua riforma, facendo approvare in extremis dal consiglio dei ministri di venerdì scorso, uno dei decreti più spinosi. Quello per fissare (al ribasso) i livelli essenziali nazionali del diritto allo studio (borse, reddito minimo per accedervi, strumenti per garantirle). Dentro, c’è il temuto aumento delle tasse regionali per il diritto allo studio. Alcune novità, che contraddicono quanto concordato con le Regioni. (altro…)

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Contro il governo e la crisi. «Noi studenti paghiamo più degli altri le loro scelte sbagliate». Generazione senza futuro «Vogliamo riprenderci la politica e costruire una grande sinistra»- Manifestazioni, assemblee, sit-in. Dopo un anno gli studenti tornano a mobilitarsi. Convocati dagli indignados spagnoli, saranno in piazza il 15 ottobre. Ma rivendicano: «Più che indignati, siamo non rassegnati». Non chiamateli indignados. «Indignarsi non basta», preferiscono scandire i giovani italiani, citando un grande vecchio della sinistra nostrana, Pietro Ingrao. Studenti, universitari, precari, ricercatori. Lo scorso anno, sono stati i primi a muoversi contro il governo Berlusconi. Sono saliti sui tetti, hanno occupato le piazze d’Italia, assediato il Parlamento. E ora di nuovo, tornano a mobilitarsi. Con la loro miriade di sigle. Contro il governo, contro la crisi. Per difendere il loro futuro. (altro…)

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Classi con troppi alunni, bambini che restano senza insegnante di sostegno. Sulla carta, non dovrebbero esistere. Basta scorrere quello dicono le circolari emanate dallo stesso ministero. I criteri fissati per formare le classi sono peggiorati, ma non cosi tanto. E pero poi gli organici che gli uffici scolastici regionali assegnano alle scuole sono insufficienti per dare gli insegnanti di sostegno ai bambini che ne hanno bisogno, per formare tutte le classi che servono, per garantire ai bambini il tempo pieno. Perche? Cosa sta succedendo nella scuola italiana? La risposta e molto semplice e insieme molto grave, ci spiega Cristina Maltese, che con la questione ci si e scontrata come madre e come avvocato. (altro…)

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Anche Cl contro il ministro, poi arriva la promessa di 13 mila posti. Ma l’accesso all’insegnamento resta di fatto una chimera. Con un bacio, a favore di telecamere, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e il ciellino Maurizio Lupi, ieri, hanno annunciato la pace (temporaneamente) ritrovata. Sarà persino deposto l’appello contro il decreto Gelmini che – come scrivevano i promotori – «chiude ai giovani l’accesso all’insegnamento». Dodicimila firme, molte quelle di peso, scagliate contro la titolare del dicastero su un tema sensibilissimo: l’accesso alla scuola dei giovani aspiranti insegnanti. Completamente bloccato dal giorno in cui Mariastella Gelmini è diventata ministro. (altro…)

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Immissioni in ruolo incerte nei prossimi anni. Cgil: presto mobilitazione. In 30mila conquistano la cattedra, ma la «pagano» con stipendi ridotti. Dovevano essere, almeno per una parte degli oltre 230mila precari iscritti nelle graduatorie dei docenti abilitati, la fine del tunnel, e invece le 66.800 assunzioni decise dal governo, di cui solo 30.308 sono per i docenti, il resto per il personale tecnico amministrativo, si sono già trasformate nell’ennesima, crudele, lotteria. A restare fuori, per effetto dei tagli che si sono mangiati circa 140mila posti di lavoro in tre anni (89mila solo tra gli insegnanti), saranno comunque troppi. (altro…)

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Sono l’unica speranza dell’università italiana. Ma la riforma Gelmini li sta espellendo in massa. Chi fugge all’estero, chi lascia la ricerca per un lavoro in azienda… Effetto dei tagli e della burocrazia: le assunzioni sono bloccate. Per bloccare l’approvazione della legge Gelmini sono saliti sui tetti, hanno smesso di insegnare, si sono aggrappati ai monumenti simbolo del paese, hanno assediato il parlamento. La storia, nelle aule di Camerab e Senato, si sa come è andata a finire. Ma nelle università, a distanza di otto mesi dall’approvazione della riforma che non avrebbero voluto, che cosa sta succedendo? «Sentinella a che punto è la notte?»: lo abbiamo chiesto prima di tutto a loro, ai ricercatori italiani, precari e non, giovani e meno, che sul destino dell’università in Italia hanno vegliato forse come nessun altro. Che «fine» sta facendo l’università? E che «fine» stanno facendo loro, a cominciare dai precari? (altro…)

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