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Posts Tagged ‘mario calabresi’

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Strade svuotate, ma nessun panico È il mondo dopo l’11 settembre.

BRUXELLES – MEZZ’ORA dopo non ci sarà più nessuno per strada, completamente svuotate le arterie principali della capitale europea, solo militari in assetto da guerra, uomini delle forze speciali con il volto coperto, artificieri e ambulanze. Nel silenzio del traffico, nell’assenza dei clacson e delle voci si sentono solo le sirene. Centinaia di sirene a scandire l’angoscia, a convincere chi non lo aveva ancora fatto ad abbassare la saracinesca, a chiudere bar, ristoranti e negozi.

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Sallusti-berlusconi-carceratiPer giustificare la richiesta di rimessione dei suoi processi da Milano a Brescia, Silvio B. e gli on. avv. Ghedini e Longo hanno scritto alla Cassazione che una delle prove dell’irrimediabile prevenzione dell’intero Tribunale di Milano (circa 300 giudici) è la presenza nel collegio del processo Mediaset della giudice Alessandra Galli. Una terrorista? Una tupamara? No, la figlia del giudice Guido Galli, assassinato nel 1980 da Prima linea. Tanto basta all’impunito e ai suoi cortigiani per affermare che i “tragici fatti di vita personale” della giudice ne “inficiano certamente la serenità di giudizio”. Ecco, nemmeno questi campioni mondiali di spudoratezza erano ancora giunti al punto di usare la morte violenta di un galantuomo per conquistarsi l’impunità. Ora l’hanno fatto, e nessuno degl’indignati speciali che infestano i giornali, le tv e i palazzi del potere ha trovato nulla da ridire. Del resto, lo sputo sulla tomba è diventato un’arma ordinaria di lotta politica. (altro…)

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Tre certezze ci hanno guidato in questi ultimi anni dominati dal malgoverno e dalla corruzione, erano tre pilastri su cui abbiamo pensato fosse possibile costruire una politica nuova: prima di tutto il federalismo, con la dote della maggiore vicinanza degli eletti agli elettori che rende possibile un controllo più serrato, poi il ricambio generazionale, con l’ingresso di giovani e volti nuovi non compromessi, infine una nuova legge elettorale per restituire il potere di scelta ai cittadini, con l’auspicato ritorno delle preferenze. (altro…)

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Non solo siamo «un Paese vecchio, con idee vecchie», come ha detto Cesare Prandelli ieri mattina, ma siamo anche tanto affezionati al mondo che abbiamo dietro alle spalle da spendere la maggior parte del nostro tempo nel rimpianto invece che nella voglia di futuro e di cambiamento.

Viviamo di nostalgia del passato, un passato spesso idealizzato e totalmente riscritto nella nostra memoria, mentre avremmo bisogno di un’operazione radicale che torni a inserire nelle nostre teste il sentimento opposto: la nostalgia del futuro, la fame di futuro. (altro…)

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Mentre l’Italia è prigioniera delle polemiche, della rabbia, del disfacimento del sistema politico e sembra paralizzata, gli italiani hanno messo in atto una delle più grandi trasformazioni degli ultimi decenni. Abituati ad aumentare, anno dopo anno, i nostri consumi, a rincorrere telefonini, televisori al plasma, viaggi e a riempirci le case di oggetti «assolutamente indispensabili», nei primi cinque mesi di questo 2012 abbiamo riscritto il nostro modo di vivere e di acquistare, non solo in modo più frugale, ma anche in una chiave più intelligente e sorprendente. Siamo diventati «scienziati della spesa»: diminuisce il valore dello scontrino ma nel carrello ci sono sempre lo stesso numero di pezzi. (altro…)

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Stiamo vivendo giorni stranissimi, improvvisamente un senso di gravità ha contagiato il Paese. Era ora che accadesse, da mesi avevamo perso credibilità e vivevamo sull’orlo del baratro, ma né la classe politica né i cittadini sembravano davvero rendersene conto ipnotizzati da scontri e divisioni. Ieri Monti ha parlato alla Camera nel silenzio e anche nel gelo: niente ovazioni e nemmeno grida e fischi. Non eravamo più abituati. Nella manovra presentata e nei discorsi che l’hanno accompagnata non c’è quella ricerca del consenso che da anni la politica rincorre a ogni latitudine, anche se da noi in modo più smaccato e plateale. (altro…)

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È urgente attendere», recita un motto della diplomazia inglese citato ieri su Twitter dal vignettista Massimo Bucchi.
La contraddizione tra due necessità, quella dell’urgenza e quella dell’attesa, può rappresentare perfettamente lo stato d’animo che anima oggi molti italiani. Quando è caduto il governo Berlusconi abbiamo ripetuto tutti che non c’era tempo da perdere, perché l’Italia non poteva sopportare tassi di interesse superiori al 7 per cento, uno spread di oltre 500 punti e la mancanza di ricette chiare per uscire dalla crisi. (altro…)

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Mario Monti ha pochissimo tempo davanti, l’Italia non può stare a lungo senza un governo in questa situazione, ma per cominciare la sua navigazione deve riuscire a conquistarsi un patrimonio di credibilità con i cittadini e a costruirsi una tenuta politica che ne eviti il naufragio precoce. Una sfida difficile in un Paese che ancora oggi mostra di non avere consapevolezza delle difficoltà che affrontiamo: lo dimostrano quei leader politici che continuano a giocare e a opporre veti e tutti quei cittadini che sono pronti ad accettare ogni sacrificio, basta che tocchi qualcun altro e non loro. (altro…)

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Alle sette di sera Giorgio Napolitano ha giocato la carta di riserva, quella più prestigiosa che teneva da parte da tempo: Mario Monti. La drammatica giornata di ieri, la più terribile per l’Italia dalla crisi della lira del 1992, aveva bisogno di una risposta fortissima, di un segnale che suonasse come un antidoto ma anche un avvertimento. Antidoto al crollo del nostro sistema e avvertimento alle forze politiche: il tempo è scaduto, non esiste più lo spazio per dilazioni, distinguo, rinvii e giochi a carte coperte. I mercati, gli analisti ma anche i mezzi di comunicazione di tutto il mondo ieri ci hanno gridato, con ferocia e determinazione impressionante, che la nostra credibilità è quasi totalmente svanita e la salvezza può venire soltanto da un forte segnale di discontinuità. (altro…)

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Da biagioraucci.com del 24/10/2011.

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Ieri in 951 città di 82 Paesi del mondo sono scesi in piazza cittadini di ogni età, ma soprattutto giovani, per protestare contro un sistema economico che si preoccupa di salvare le banche prima dei cittadini. Sono i cosiddetti «Indignati», che hanno preso il nome dai manifestanti spagnoli che in primavera hanno occupato la Puerta del Sol a Madrid per denunciare la disoccupazione crescente, la precarietà dilagante e i privilegi della casta economica e di quella finanziaria. (altro…)

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E’ morta la donna che ha raccontato in un seguitissimo blog la sua lotta al cancro.

Sono Anna, Anna-staccato-Lisa, quella del blog», mi fissa sorridendo e la sua faccia sembra avere la forma di un punto interrogativo. Si chiede se l’ho riconosciuta, lì in mezzo alla gente che è in fila per farsi fare una dedica sul libro. Io ci metto un po’ a risponderle perché ho un tuffo al cuore e per l’emozione mi si è bloccata la voce. Certo che ti riconosco, penso, ma cosa ci fai tu qui, a Pietrasanta, in un bellissimo pomeriggio di sole di inizio giugno. Nella mia testa dovrebbe essere in un letto di ospedale a Livorno, a combattere contro le recidive di un tumore che la tormenta da tre anni. E’ giovane, ha due occhi con dentro un lampo di vita così scintillante che non ricordo di averne visti di simili. La conosco solo per mail, anzi la conosco perché una signora che si firmava «Una vecchia sognatrice» una domenica di maggio mi ha scritto per segnalarmi quel blog dal titolo «Ho il cancro». Un titolo che spaventa, eppure la «vecchia sognatrice» mi sollecita a andare a leggerlo: «Questo blog è un’iniezione di coraggio quotidiana. (altro…)

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Ci sono giorni in cui il destino ti mette sotto gli occhi tutto quello che non vorresti vedere, da cui scappi, e lo fa con una chiarezza che non lascia scampo. Ieri è stato uno di quei giorni per Silvio Berlusconi e per l’Italia. Una micidiale coincidenza ha messo in fila i nuovi guai giudiziari del nostro premier, la drammatica situazione economica con il crollo della nostra credibilità internazionale e l’assenza del nostro Paese dalla politica internazionale che conta. Partiamo da quest’ultima. Ieri a Tripoli il Presidente francese e il premier inglese sono stati ricevuti da una folla festante, accolti come liberatori, per Sarkozy perfino i fiori. Nessun italiano nelle immagini trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. (altro…)

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Siamo arrivati al giorno esatto del decimo anniversario degli attentati del 2001, ma è da una settimana che ne parliamo: la Stampa ha dedicato due supplementi – uno domenica scorsa e uno oggi – pagine di analisi e commenti.

Perché tutto questo spazio a un avvenimento che fece sì quasi tremila morti ma che non è unico nella storia?
Quanti altri massacri, stragi o genocidi – mi vengono in mente il Ruanda o la Bosnia per primi – dovremmo e potremmo ricordare con lo stesso impegno e spazio? Certamente molti – non esistono unicità senza precedenti come ci spiega accuratamente Enzo Bettiza sulla copertina dell’inserto che trovate al centro del giornale – ma c’è qualcosa che caratterizza l’11 settembre, che lo rende eccezionale, al di là del doveroso ricordo di quelle donne, di quei bambini e di quegli uomini che persero la vita. E’ il fatto che l’11 settembre ha accelerato molti fenomeni che germogliavano da anni, ma che dopo quegli attentati trovarono la strada spianata e hanno cambiato in modo significativo le nostre esistenze e gli equilibri del mondo in cui viviamo. (altro…)

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Più di quarant’anni fa il mondo scoprì le immagini del Biafra: bambini denutriti, scheletrini con il pancione gonfio. Erano le grandi carestie a cavallo degli Anni 60 e 70 che sconvolsero l’Occidente.

Quelle prime foto in bianco e nero portarono nelle nostre case il significato della morte per fame, della malnutrizione cronica, della siccità che distrugge ogni possibilità di sopravvivenza. Quelle stesse scene le avremmo riviste vent’anni dopo in Somalia, poi in Etiopia e pochi anni fa in Sudan. Allora l’Africa era lontana dalle nostre vite e molte volte in questi quattro decenni il mondo si mobilitò commosso portando aiuti e inviando dottori e medicinali. (altro…)

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Da almeno un anno nella politica italiana esistono due universi paralleli: quello della realtà e quello della finzione. La realtà, così come la raccontano ministri, sottosegretari, senatori, deputati, faccendieri, lobbisti, manager delle grandi aziende e diplomatici di ogni nazionalità, è che il governo è paralizzato, il presidente del Consiglio totalmente assorbito dalle sue vicende personali e la maggioranza lacerata da rivalità, invidie e lotte di potere.

La realtà però viene solo sussurrata: al telefono, nelle cene private o a margine degli incontri di lavoro. Da un anno capita di ascoltare esponenti di primo piano dello Stato e del governo ripetere che una stagione è finita, il Paese non più governato e che ormai si vive nella palude. E fin qui siamo all’analisi politica, poi si viene investiti da una serie di lamentele, sfoghi e pettegolezzi sul premier e sui suoi ministri che, al confronto, tutto quanto è stato letto sui giornali risulta perfino pallido e stinto. (altro…)

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Giustizieremo i nostri nemici, o li assicureremo alla giustizia. Giustizia sarà fatta», così si concludeva il discorso alla nazione di George W. Bush dopo gli attentati dell’11 Settembre. «Giustizia è fatta», ha detto ieri notte Barack Obama. Tra le due frasi sono trascorsi dieci anni, la guida degli Stati Uniti è passata dai repubblicani ai democratici, la guerra in Iraq è cominciata e poi finita, ma il nemico numero uno dell’America era rimasto lo stesso.

Oggi noi europei possiamo stupirci che il premio Nobel per la Pace abbia usato la stessa frase del suo predecessore, da cui a lungo ha preso le distanze, ma negli Stati Uniti in festa nessuno ha avuto questa sensazione. Così come possiamo provare disagio di fronte a chi grida la sua gioia in piazza alla notizia che un uomo, anche se è il peggiore dei terroristi, è stato ammazzato. L’idea che la mente dell’attacco più sanguinoso della storia andasse eliminata per chiudere una ferita ha però sempre unito destra e sinistra, giovani e vecchi. Perfino l’Obama più idealista, quello che in campagna elettorale prometteva la chiusura di Guantanamo e il ritiro da Baghdad. (altro…)

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Il presidente Napolitano sta probabilmente vivendo sulla sua pelle la sensazione che assale qualunque italiano che torni a casa dopo una breve vacanza o un viaggio di lavoro. Basta andare all’estero un paio di giorni, dimenticare per un attimo i telegiornali, distrarsi dalla nostra condizione, per essere investiti al rientro da una dose massiccia di sconcerto e di rifiuto.

Se poi si hanno ancora negli occhi, come certamente succede al Presidente della Repubblica, le immagini delle folle di Milano, Torino, Roma e Varese, che hanno festeggiato l’Unità d’Italia riempiendo le città di tricolori, allora la reazione di disagio deve essere ancora più forte. (altro…)

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Può un Paese vivere nella perenne attesa del Giorno del Giudizio, convinto che sia programmato sempre per domani mattina? Da mesi non si fa altro che parlare della resa dei conti finale e della caduta di Silvio Berlusconi e del suo governo, gli occhi sono sempre puntati su una data cruciale, considerata definitiva: il discorso di Fini a Mirabello all’inizio di settembre, quello di Berlusconi del 29 dello stesso mese alla Camera, le dimissioni dei ministri finiani, il voto di fiducia del 14 dicembre, le rivelazioni di Ruby, l’arrivo delle carte sulle feste di Arcore a Montecitorio, la decisione del giudice per le indagini preliminari di Milano, ora il giorno dell’apertura del processo al premier il prossimo 6 aprile. (altro…)

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Il futuro non è un regalo ma una conquista» diceva Robert Kennedy e ieri notte Barack Obama lo ha ricordato aggiungendo: «Saranno le scelte che facciamo oggi a condizionare il nostro destino».

Se noi guardiamo dall’altra parte dell’Atlantico vediamo un Paese che attraversa una crisi profonda ma continua a parlare di progetti e prova senza sosta a rialzarsi e a recuperare il suo posto nel mondo. Un Paese che sa che è il tempo di scelte strategiche, di investimenti sulla crescita, di riforme e di coraggio.

Ma se guardiamo da questa parte dell’Oceano, a casa nostra, non possiamo che provare vergogna per la miseria del nostro dibattito, privo di ogni idea e progettualità e prigioniero dei vizi e degli umori dell’uomo che ci governa. (altro…)

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