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Al festival del giornalismo di Perugia la conduttrice del programma di Rai Tre ammette: “Mi sento tra color che son sospesi”

Il futuro di Report, a rischio se non arriveranno risposte sul suo contratto, in scadenza a fine agosto. Il peso delle cause pendenti, da ben ’300 milioni’, in gran parte ‘pretestuose’. La delibera dell’Agcom che impone di ‘parlare bene della manovra correttiva varata da Tremonti: e se qualcuno ne parla male, lo stoppiamo’. Ma anche l’orgoglio di non aver mai ricevuto, in 14 anni, ‘nessuna censura’. E’ una Milena Gabanelli a tutto campo la protagonista di uno degli ultimi incontri del festival internazionale del giornalismo di Perugia, che si chiude questa sera. (altro…)

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I consiglieri d’opposizione: una precisa strategia politica nei confronti di programmi molto redditizi. Il dg ha respinto la proposta di far proseguire Ballarò fino a tutto luglio. Corsie preferenziali invece per gli ingaggi di Ferrara e Sgarbi.

ROMA – La politica strangola la Rai. Pur di penalizzare Rai3, rete poco amata dal premier, viale Mazzini non avvia le trattative per rinnovare i contratti a Fabio Fazio, Giovanni Floris e Milena Gabanelli: in scadenza tra i mesi di giugno e agosto. Mentre il direttore generale Mauro Masi apre corsie preferenziali per Giuliano Ferrara (ingaggio-blitz per “Radio Londra”) e Vittorio Sgarbi (da fine aprile con “Al di là del bene e del male”: 200 mila euro lorde a puntata a Sgarbi) per alcuni conduttori la Rai è matrigna (Michele Santoro viene “tollerato” per gli ascolti, ma pur sempre osteggiato). A maggio la Sipra, concessionaria della pubblicità Rai, dovrà presentare agli inserzionisti pubblicitari i suoi gioielli tv, i programmi della stagione autunno-inverno: ma ad oggi Masi non prende decisioni, rischia di sfasciare programmi di Rai3 che (piacciano o no a Berlusconi) portano milioni di euro alle casse del servizio pubblico. (altro…)

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La direzione generale aveva chiesto la sospensiva della sentenza di reintegro: Inammissibile secondo la corte d’appello.

Roma – Michele Santoro vince un’altra battaglia nel braccio di ferro tra lui e la Rai. La corte d’appello di Roma ha respinto infatti come “inamissibile” il ricorso presentato dalla direzione generale della Rai per chiedere la sospensiva della esecuzione della sentenza (di secondo grado), che aveva ordinato la riammissione in onda di Michele Santoro.

I giudici avevano stabilito in quella sede che Santoro fosse reintegrato in Rai alla direzione di uno spazio autonomo di approfondimento informativo in prima serata. La sentenza è stata notificata oggi agli avvocati Domenico e Giovanni D’Amati, legali dell’anchorman.

Da tmnews.it del 07/04/2011.

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La Rai ha sempre presentato ricorso dopo che due sentenze hanno reintegrato Michele Santoro al suo posto, dopo il repulisti da Sofia che colpì anche Enzo Biagi e Daniele Luttazzi. Ora con la sponda di Romani che scrive all’Agcom, Masi chiede di sospendere la sentenza di Appello.

IL “METODO TRANI”.

RICORSO ALLA CORTE DI APPELLO PER SOSPENDERE IL REINTEGRO.
 
Il “metodo Trani” è sempre di moda in Rai: una guerriglia di codici e cavilli, cercando la sponda all’Agcom, per chiudere Anno-zero. Prossima tappa: 4 aprile, Corte d’appello di Roma. Quando il direttore generale Mauro Masi potrebbe ricevere il via libera per bloccare il programma. PORTA la sua firma la delega del ricorso, scritto dagli avvocati Roberto Pessi e Maurizio Santori. Masi chiede di eliminare il “problema” alla radice, punta a sospendere la sentenza di Appello che non solo confermò il reintegro Michele Santoro in Rai (vittima dell’editto bulgaro), ma ne blindò il ruolo come direttore di un programma di informazione per almeno trenta puntate l’anno.  (altro…)

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ROMA – Sì a emendamenti costruttivi, no allo snaturamento della proposta: con questa apertura del Pdl riprende oggi in Vigilanza la discussione generale sull’atto di indirizzo sul pluralismo, finito al centro delle polemiche per alcune norme della bozza messa a punto dal capogruppo Pdl, Alessio Butti. Il nuovo clima, più disteso, di cui già dallo scorso week end si avvertivano segnali, dipende forse anche dalle mosse del direttore generale Mauro Masi, che sta a grandi passi “riequilibrando” pro Pdl i palinsesti della tv pubblica. (altro…)

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Tre settimane fa l’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ha patteggiato 19 mesi di reclusione per peculato e truffa: quand’era vicepresidente della Regione Emilia Romagna aveva usato la carta di credito d’ufficio per qualche ameno viaggetto all’estero con la sua segretaria-fidanzata, facendo pagare il conto di circa 20 mila euro ai contribuenti. Qualche giorno prima, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha stabilito che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ha tenuto un comportamento impeccabile spendendo in 14 mesi circa 86 mila euro con la carta di credito aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra: tutto in conto agli abbonati. Non la pensa così la Procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta su Minzolini per danno erariale. (altro…)

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Nessuna inchiesta sull’utilizzo della carta di credito aziendale da parte del direttore del TG1. “Il presidente sapeva” ma Garimberti smentisce. Non comunicati “per ragioni di riservatezza” i viaggi a Marrakech, Capri e Dubai.

ROMA – Per Mauro Masi il caso è chiuso. “Minzolini ha sempre rispettato le regole e non emergono violazioni”, scrive il direttore generale della Rai in una lettera inviata al consigliere Rizzo Nervo giovedì scorso (numero di protocollo 8676). Il direttore generale dunque non aprirà alcuna inchiesta interna sulle spese del direttore del Tg1.

Spese per 86.680 euro addebitati sulla carta di credito della Rai in uso a Minzolini nel periodo agosto 2009-settembre 2010. Ma è proprio la lettera di Masi a aprire nuovi interrogativi. Perché il dg, offrendo una copertura totale a Minzolini, scende nei dettagli, svela particolari del contratto del direttore e delle sue trasferte. Dettagli che secondo Rizzo Nervo configurano l’ipotesi di reati fiscali, come ha scritto nella lettera spedita lunedì al presidente Paolo Garimberti per discutere il caso Minzolini nel cda di domani. E domani se ne discuterà al settimo piano di Viale Mazzini. (altro…)

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La puntata di ieri sera, aperta dalla telefonata del dg Rai, seguita da sette milioni di spettatori. Il premier si scaglia contro il conduttore nel corso del Cdm e il ministro scrive all’Agcom. Il direttore generale del servizio pubblico: “La misura è colma”. Pd e Idv: “Berlusconi vuole piegare le istituzioni ai suoi interessi”.

ROMA – Nuovo record di ascolti per la puntata di ieri sera di Annozero, aperta dalla telefonata in diretta del direttore generale Mauro Masi 1. Un successo, quello della trasmissione di Michele Santoro, che continua ad accompagnarsi a roventi polemiche politiche. Gli schieramenti sono sempre gli stessi: la maggioranza parla di faziosità e violazione delle regole del servizio pubblico, mentre l’opposizione si appella alla libertà di espressione. E mentre divampa lo scontro sul suo programma, il giornalista lancia una manifestazione per il 13 febbraio a Milano: riprendendo durante una conferenza stampa “un appello lanciato da Barbara Spinelli e Marco Travaglio”, annunciato: “Il 13 febbraio saremo senza bandiere e simboli di partito davanti al tribunale di Milano in difesa dell’indipendenza della magistratura, della libertà d’espressione, e in difesa dei valori della costituzione”. In questo clima il dg della Rai rincara: “La misura è colma” e il ministro delle Comunicazioni Paolo Romani scrive all’Agcom segnalando “violazioni”. (altro…)

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Il direttore generale della Rai ha telefonato dopo l’anteprima di Annozero per dissociarsi dall’impostazione della puntata. “Viola il codice di autoregolamentazione sulla trasmissione delle vicende giudiziarie”. Poi la reazione del conduttore e un duro botta e risposta in diretta. Polemica politica. Berlusconi “infuriato”. L’Usigrai: “Mai visto prima”. (altro…)

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ROMA – I politici potranno portarsi i propri “ultras” nei talk show televisivi: clacque arruolate per fare il “tifo” per quello o per quell’altro ospite. L’autorizzazione, come ha spiegato Carlo Tecce in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, è arrivata direttamente dal direttore generale della Rai, Mauro Masi: Masi ha inviato infatti una circolare che “obbliga i conduttori ad accettare le claque che i politici di destra arruolano per l’occasione”. Naturalmente esiste anche una punizione: chi “sgarra” non andrà in onda. Il direttore generale sembra aver cambiato idea rispetto a settembre, quando aveva “zittito” le claque con un altro provvedimento che imponeva il “pubblico muto” nei talk show Rai.

La mossa del direttore generale è arrivata pochi giorni dopo che Daniela Santanchè aveva denunciato che Michele Santoro aveva vietato l’ingresso ad Annozero a un suo manipolo di “fedelissimi”. Si trattava, ha scritto Tecce, di una “sessantina di accompagnatori personali, nient’altro che una claque per fare un po’ di rumore (e confusione ) durante il dibattito”. Il conduttore li ha lasciati fuori dallo studio, ma d’ora in poi non potrà più farlo: i presentatori saranno infatti esautorati dalla decisione, che spetterà solo “ai direttori di rete e di testata”. Il giornalista, sottolinea Tecce, “perde un suo diritto editoriale”. (altro…)

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Caos palinsesti: decisi solo due mesi in attesa delle elezioni. Poi il silenzio all’informazione

Non cade, forse cade, anzi regge. In Rai aspettano segnali di vita dal governo, lì dove la politica e la televisione s’incrociano: in caso di elezioni anticipate, Mauro Masi conosce il piano di emergenza. Già sperimentato per le regionali 2009, facile facile da riassumere: chiudere l’informazione durante la campagna elettorale, sospendere i vari Annozero, Ballarò, Porta a Porta. Far tacere per non far sapere. Il colpevole? La par condicio. A viale Mazzini è tempo di palinsesti: il Consiglio di amministrazione ha approvato le trasmissioni sino a febbraio, restano vuoti tre mesi da marzo a maggio. In mezzo ci sono le urne: sicure per le comunali (tra le altre, Milano, Torino e Napoli) e le provinciali, probabili per il Parlamento. Un alto dirigente del servizio pubblico svela il giochino: “Non vogliono annunciare né novità né conferme perché sanno che, per un mese o di più, saranno ‘costretti’ a spegnere l’informazione come l’anno scorso”.

Quando il direttore generale fu ispirato da un regolamento sulla par condicio scritto dal radicale Marco Beltrandi e votato con entusiasmo da Pdl e Lega in commissione di Vigilanza. Un paio di articoli che equiparano le trasmissioni di approfondimento alle tribune politiche d’antan con segretari di partito in doppio petto in fila, tutti insieme, cronometro alla mano. Uno sciagurato regolamento condannato da una sentenza del Tar laziale e una delibera dell’Agcom, ma recepito in pieno da Masi che azzerò l’informazione del servizio pubblico a favore dei concorrenti privati di Mediaset e La7. La brutta storia può ripetersi e in Rai, previdenti, evitano di compilare un palinsesto fantoccio: copiano in blocco vecchi programmi (Vittorio Sgarbi, escluso), pensano nuovi investimenti per varietà e contenitori di musica. Allarme rosso per le politiche, ma pure le amministrative valgono tanto: “L’hanno fatto per le regionali, non sarà difficile replicare con le comunali in città importanti”, dicono fonti qualificate a viale Mazzini. (altro…)

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Il Dg, “sfiduciato” dal 95% dei giornalisti e dei lavoratori iscritti all’Usigrai, apre l’indagine sulle spese pazze di Minolini. Lui accusa: “Vogliono intimormi”. Dopo l’inchiesta del “Fatto” scoppia il caso dei rimborsi e dei servizi speciali del Tg1.

Giornata nera. Un colpo dietro l’altro: la sfiducia dei giornalisti, il duello tra Saviano e Maroni, le spese pazze di Augusto Minzolini. Per uscire dall’angolo, Mauro Masi ha mollato il direttore del Tg1: il dg ha ordinato un’indagine interna su Minzolini, accertamenti sui rimborsi per le trasferte e i servizi sulla Royal Caribbean (c’è puzza di pubblicità occulta). Il Tg1 ha organizzato un concorso per famiglie con la multinazionale americana per il varo di una nave “gigante dei mari” e, in otto mesi, ospitato per sei volte un alto dirigente della Royal. In più: Minzolini ha usufruito di uno sconto nel lussuoso albergo “Terme di Saturnia”, poco prima il Tg1 aveva intervistato il responsabile marketing. Masi non s’è fatto pregare: “Abbiamo una società che può controllare chi e come promuove i marchi nei passaggi televisivi. Saranno efficienti e veloci”.
Il consigliere Nino Rizzo Nervo ha presentato in Cda i due articoli del Fatto Quotidiano sul direttorissimo e Masi, per far tacere voci inconsulte, alza le mani: “Mi rivolgo al Collegio dei sindaci: avete i miei dati, sono a disposizione per verifiche sulla mia carta di credito”.

64 mila euro di soldi pubblici
Un’operazione trasparenza volontaria per frenare pettegolezzi, mostrarsi casto e puro con i conti aziendali e distinguersi con Minzolini che, senza scusarsi né pentirsi, in un anno ha speso 64 mila euro con una revolving di viale Mazzini, dieci volte in più di Mario Orfeo del Tg2. E sulla bocciatura dei giornalisti?
Passa, nemmeno guarda. Anche se la poltrona scricchiola e la reputazione pure: “Alla luce delle politiche aziendali esprimi fiducia al direttore generale Masi?”. Il sindacato Usigrai l’ha chiesto ai 1,878 giornalisti Rai: tra i 1.438 votanti, il 95 per cento (1.391) ha risposto no. L’indice di impopolarità di Masi rasenta lo zero tra i dipendenti (sondaggi, proteste, scioperi), ma il dg rifiuta il dissenso: “Come tutte le cose prive di rilevanza formale e sostanziale, il voto Usigrai (associato alla consueta compagnia di giro) può essere solo o una manifestazione politica o un tentativo di intimorire”. Ma sembra avere pochi dubbi: “Obiettivo fallito in entrambi i casi. Il primo perché non c’era bisogno di questo costoso evento per sapere come è schierata politicamente l’Usigrai e soprattutto nel secondo caso perché ci vuole ben altro e ben altri personaggi per provare soltanto ad intimorirmi”. (altro…)

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Leggeranno un breve elenco di “valori della destra”, e “valori della sinistra”, si legge in una nota. Continuano le proteste del Pdl: per Cicchitto a viale Mazzini “c’è una situazione imbarazzante”.

Confermata la presenza del presidente della Camera Gianfranco Fini e del segretario del Pd Pierluigi Bersani alla puntata di questa sera del programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano Vieni via con me. Dunque Rai3 ha deciso di “disobbedire” al volere del direttore generale Mauro Masi che aveva intimato: “No ai politici in trasmissione” 1. I due politici sono stati invitati – si legge in una nota Rai – a leggere rispettivamente un ‘elenco dei valori della destra’ e un ‘elenco dei valori della sinistra’. Roberto Saviano, invece, terrà un monologo sulla ‘ndrangheta al Nord Italia. In un’intervista a Repubblica 2, Fazio assicura che anche il premier sarebbe comunque il benvenuto nella trasmissione.

Fini e Bersani, si legge nella stessa nota, sono pronti a intervenire “accettando i tempi e il linguaggio della trasmissione, che non è un talk-show e non è una tribuna politica, ma un inventario di parole, di valori, di sentimenti e di volti italiani”. I rispettivi ‘elenchi’ dureranno circa tre minuti ciascuno”. La puntata d’esordio, ricordano i curatori della trasmissione, lunedì scorso “ha stabilito il record storico d’ascolti per Rai Tre” 3.

Il caso sulla partecipazione dei due esponenti politici è scoppiato qualche giorno fa, quando il direttore generale Mauro Masi e il suo vice Antonio Marano hanno lanciato l’altolà scrivendo al direttore di RaiTre Paolo Ruffini, che però non ha ritenuto di dover cancellare l’invito: “Non ci sono ostacoli alla loro presenza”, ha detto. Mentre Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre e responsabile di Vieni via con me, ha aggiunto: “Il nostro è un programma di approfondimento culturale e non un varietà. Dunque non andiamo assolutamente contro i regolamenti aziendali né contro quelli definiti dalla commissione di Vigilanza”.

A favore della partecipazione di Fini e Bersani si è espresso nei giorni precedenti anche il presidente della Rai, Paolo Garimberti: “Il pluralismo non è togliere voci, ma aggiungerne”.

Ma il Pdl continua a denunciare la faziosità delle scelte dei due conduttori di Vieni via con me: oggi in particolare il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto, replicando a Matteo Orfini del Pd, che aveva criticato gli attacchi del premier alla Rai, insiste sostenendo che a viale Mazzini c’è una “situazione imbarazzante”.

“Altro che ossessione – dice Cicchitto – in Rai la situazione è cosi assurda da essere imbarazzante. Con l’eccezione di Porta a Porta che è equilibrata e bipartisan, tutti gli altri talk show – saranno circa una decina – sono faziosi in modo addirittura forsennato. E non certo a favore di Berlusconi. Ovviamente a questo andamento non poteva sfuggire la trasmissione Fazio-Saviano”.

repubblica

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Continua la guerra serrata (e autolesionista) dei vertici Rai al programma “Vieni via con me”. Dopo lo stop a ospiti come Benigni, con la scusa che sarebbero costati troppo, ma che poi hanno fatto segnare l’ascolto più alto degli ultimi dieci anni per RaiTre, ora Il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, e il direttore generale, Mauro Masi, si invantano il diktat contro i politici in trasmissione.

I due dirigenti hanno inviato una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini evidenziando che la presenza di politici nella trasmissione non era prevista nella “Scheda prodotto programma”. Tale partecipazione inoltre – si fa notare – risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009.  Pertanto la direzione generale ha invitato Ruffini ad attenersi alle disposizioni vigenti.

«Mi sembra quantomeno curioso», commenta subito Rosy Bindi. «Ma se la scorsa settimana io ci sono stata per tutta la puntata», viste le numerose citazioni di Roberto Benigni, «e c’era anche Vendola?».

I prossimi ospiti
Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani saranno ospiti lunedì sera della seconda puntata di “Vieni via con me”, condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Il presidente della Camera e il segretario del Pd parleranno di valori di destra e valori di sinistra. La scorsa settimana l’ospite politico era stato Nichi Vendola che aveva letto un elenco di tutti i modi di dire (o offendere) gli omosessuali.

Per primo interverrà il presidente della Camera Gianfranco Fini, che, spiegano dal suo entourage, terrà un monologo sui valori della destra. Poi, Pierluigi Bersani, segretario del Pd, terrà a sua volta un monologo sui valori della sinistra. Fra i due, assicurano gli autori, non ci saranno quindi momenti di confronto, ma soltanto interventi separati.

Gli ascolti

La prima puntata del programma, lunedì scorso, aveva come ospiti principali Benigni e Claudio Abbado, ha fatto una media di 7 milioni e 620 mila telespettatori (25% di share con un picco del 32%), la cifra più alta degli ultimi 10 anni per una trasmissione dl Raitre. Stracciato il suo maggior competitor, il temutissimo “Grande Fratello”, che si è fermato a poco più della metà degli ascolti, 4 milioni di telespettatori.

solleviamoci.wordpress.com

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Lo stop al programma del duo Fazio-Saviano, tra ritardi, approfondimenti sui costi e paure dei contenuti.

Le tempistiche sono molto sospette. Domenica sera, durante le pause pubblicitarie che intervallano Report, i milioni di spettatori che seguivano il programma della Gabanelli, hanno visto lo spot che promuoveva Vieni via con me, programma condotto in tandem da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Ora, e siamo solo a due giorni da quella sera, imperversa la polemica, e di fatto la messa in onda di quel programma è in fase di stallo. Perché la dirigenza Rai, di fatto, si è messa di traverso, e ha prodotto rallentamenti evidenti che al momento mettono in forse Vieni via con me. Di cui potremmo anche aver gustato solo la pubblicità, mandata in onda la domenica sera in prima serata per fare da traino a un qualcosa che non si farà. Comunicazione creativa, quanto meno.

 Ad aprire le danze in questi giorni già infuocati, prima il caso Anno Zero poi quello Report, sono le dichiarazioni di Fabio Fazio, rilasciate, non senza una punta di aspra amarezza, alla stampa. «Bloccano il programma di Saviano» così il conduttore savonese ha vuotato il sacco, a tre settimane dalla messa in onda prevista di Vieni via con me, che, con l’autore di Gomorra, rinverdisce il fortunato tandem già sperimentato nelle prime serate di Che tempo che fa. La dichiarazione, diretta ai vertici della Rai è stata motivata dal conduttore dal mancato via libera ai contratti per Roberto Benigni, Paolo Rossi e Antonio Albanese, previsti come ospiti della prima puntata. A dare man forte a Fazio anche Saviano che ha ribadito il concepimento del programma come un dialogo a più voci su temi di forte attualità, polifonia che mancherebbe se fosse confermato il taglio agli ospiti . La replica di Masi è arrivata in giornata con un comunicato che il dirigente di Viale Mazzini ha affidato alla stampa: niente soppressione del programma, niente trattativa o rinegoziazione dei contratti con gli ospiti, ma solo una accurata analisi sui costi. (altro…)

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«Io sono un abbonato Rai e non voglio essere punito al posto di Santoro». Questo è quello che stasera Michele Santoro ha chiesto al suo pubblico, durante l’anteprima di Annozero, di scrivere al presidente per evitare la mancata messa in onda di due puntate dovuta alla sua sospensione. «Dovete raccogliere in ogni caseggiato, dove si ascolta Annozero una semplice dichiarazione “Se dovete punire Santoro punitelo ma non interrompete Annozero”. Nei prossimi giorni vi diremo anche cosa dovete fare con esattezza», ha spiegato ancora Santoro.

«Io voglio affrontare da solo i problemi che mi riguardano ma – ha aggiunto – voi avete diritto a non vedere i vostri cervelli ridotti ad un’unica marmellata televisiva. Se noi faremo vedere quanti sono quelli che riconoscono la dignità del lavoro e la diversità del lavoro avremo dimostrato che questa non è solo l’anteprima di Annozero ma di un anno nuovo».

«Ricorso interno per salvare Annozero»
«Contro la sanzione si poteva ricorrere al giudice ma con gli avvocati abbiamo valutato che non c’erano i tempi tecnici, per questo bisogna ricorrere all’arbitrato interno. È una soluzione che non amo ma che consentirà al programma di andare in onda». Così ha detto Michele Santoro a proposito della sospensione di dieci giorni decisa dal direttore generale Mauro Masi. (altro…)

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Ora l’ultimo sabotaggio ad Annozero, cioè alla Rai servizio pubblico, cioè alla televisione, verrà gabellato dai soliti gnorri come l’ennesimo capitolo dello scontro personale fra Masi e Santoro (che “fa il martire”), o come una giusta punizione per la lesa maestà perpetrata con la terribile metafora dei bicchieri (invece il premier B. che bestemmia e irride alla Shoah, il ministro Bossi che dialoga col dito medio tra un porco qui e un porco là, il senatore Ciarrapico che offende gli ebrei, il vicedirettore del Giornale che minaccia di “rompere il cazzo alla Marcegaglia” sono simpatiche reincarnazioni di Lord Brummel). Punizione un po’ “sproporzionata”, per dirla con l’impavido Garimberti, che evidentemente non avrebbe obiettato se Santoro fosse stato sospeso per 8 giorni anziché 10. Ma quando ci vuole ci vuole. Insomma il solito tran-tran. Ma è dai tempi di Samarcanda che Santoro è nel mirino dei vertici Rai, anzi dei partiti retrostanti (di destra e di sinistra: nel ’96 fu il veltroniano Enzo Siciliano ad accompagnare all’uscio “Michele chi?”). Nella Prima Repubblica i partiti, pur corrotti, rappresentavano milioni di persone e culture vere, figlie magari degeneri della Costituente, dunque anche i censori cercavano di non violentare così platealmente la Costituzione. In questo grottesco crepuscolo della Seconda son saltate tutte le marcature e non si rispettano più nemmeno i fondamentali. Caduto l’ultimo velo, il conflitto d’interessi del governo che controlla la tv pubblica che dovrebbe controllarlo, e che coincide col padrone della tv privata (teoricamente) concorrente, si squaderna in tutta la sua oscena indecenza. Prendersela col solo Masi, ultimo portaordini del Caimano, fa ridere: come meravigliarsi, dopo averlo nominato al Tg1, se Minzolini fa il ventriloquo ad personam del premier, cioè fa il Minzolini. Un anno fa, intercettato dai pm di Trani, persino il dg della Rai definì “roba da Zimbabwe” la chiusura preventiva di Annozero ordinata da B. Poi ha preso la cittadinanza dello Zimbabwe, per non passare per bulgaro. (altro…)

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Ricomincia Annozero ed è subito bagarre. Nonostante il buon Michele avesse minacciato dimissioni non meno di cinque mesi fa, il talk-show politico per definizione ha vinto anche quest’anno la guerra di logoramento interna alla Rai ed è ripartito giovedì sera con il 20% di share e quasi cinque milioni di telespettatori. Inutile dire che il ritorno in video del giornalista salernitano ha esacerbato lo scontro che da anni si trascina con il direttore generale Rai Mauro Masi, primo fra i tanti a non gradire l’operato della redazione di Annozero.

Il pretesto lo offre l’entrée al vetriolo con cui Santoro ha deciso di battezzare la prima puntata di questa quinta serie: appellandosi agli imprenditori che votano Pdl, il giornalista si è lanciato in un parallelismo con l’artigianato e, immaginandosi bicchieraio, ha attaccato frontalmente Masi chiedendo: “Se viene un direttore e vi dice: ogni bicchiere deve avere un marchio di libertà ex ante, voi che rispondete? ma vaffan’ nbicchiere!”.

Il riferimento ben poco velato alle continue pressioni cui la redazione è costretta a sottoporsi, ha scatenato le ire del “megadirettore”, che prontamente ha affidato alle agenzie il suo affondo: “E’ molto grave che Santoro rivolga al capo azienda frasi inaccettabili, bugiarde e mistificanti – ha replicato Masi – Santoro si ritiene più uguale degli altri e svincolato dalle leggi anche quando ne chiede continue deroghe e quando chiede contratti ad personam. E’ evidente che la questione dovrà essere affrontata in tutta la sua gravità in Consiglio di Amministrazione della Rai al più presto”. (altro…)

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