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Posts Tagged ‘massimo gramellini’

Sul numero chiuso nelle università, che sta agitando le facoltà umanistiche della Statale di Milano, non riesco ad andare d’accordo con me stesso. Una voce mi dice che non serve a nulla sfornare legioni di disoccupati e parcheggiarne altrettanti in uno stagno esistenziale nel quale pullulano i fuoricorso e gli abbandoni. Ma un’altra voce, pericolosamente connessa con il cuore, mi ricorda la confusione che agitava i miei diciotto anni e rifiuta l’idea che a quell’età si possa essere già chiamati a una prova definitiva per il proprio destino, dentro o fuori, basata oltretutto su test abborracciati e talvolta pilotati. Per accordare le due voci dovrei abitare un mondo dove prima si mettono in grado le università di esercitare il loro mestiere — che non è quello di esamifici — dotandole di aule e professori adeguati. E poi, soltanto poi, si stabiliscono le modalità di accesso.

Per fortuna quel mondo esiste. Ma altrove, non qui. In Italia la fatiscenza delle strutture impedisce di affermare con certezza che la dispersione scolastica dipende dalla pigrizia degli studenti e non dalla desolazione degli ambienti in cui sono costretti a muoversi. E questo nonostante le lacrime da coccodrillo della politica, che denuncia il tasso mortificante di laureati, ma non ha mai investito nell’istruzione una quota significativa del barile di tasse spremuto dai contribuenti. Trovo bizzarro atteggiarsi ad alfieri della meritocrazia come se si fosse a Oxford senza essere Oxford. La Statale è ancora una delle migliori. Altrove si fa lezione nei cinema, e non è un bello spettacolo.

Da il corriere.it

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La Cassazione ha sentenziato che un Sikh non può girare per le strade di Goito con un pugnale ricurvo nei pantaloni. Per la sua religione si tratta di un simbolo di pace, ma uno straniero «ha l’obbligo di conformarsi ai valori del Paese che lo accoglie, anche se sono difformi da quelli del Paese da cui proviene». Così si è espressa la Suprema Corte. Io invece mi ostino a pensare che l’ospite di una democrazia non abbia l’obbligo di conformarsi ai suoi valori, ma di rispettarne le leggi. Se indossando il pugnale d’ordinanza quel Sikh ha violato la legge italiana, è giusto che venga punito. (altro…)

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Sotto un cielo d’Apocalisse, l’utilitaria ammaccata entra nel piazzale vuoto di un supermercato di Centocelle. Nemmeno una marmitta all’orizzonte: il parcheggio più comodo di Roma, dove di solito ogni spazio utile è metallizzato e le auto in sosta si infilano anche nei pochi cassonetti lasciati liberi dai topi. L’utilitaria potrebbe fermarsi ovunque. Invece punta il posto occupato dai fiori che i bambini del quartiere hanno deposto per le tre sorelle assassinate nel rogo del camper avvenuto lì accanto. Sul terreno ci sono ancora i segni neri dell’incendio. L’auto parcheggia addosso ai fiori, senza farsi scrupoli nel calpestarli. (altro…)

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Sulla sua pagina Facebook, dove inneggia alla Resistenza e sorride in foto accanto a un mito immacolato del calcio come Paolino Pulici, il medico idealista Corrado Lauro si rivolge ai compaesani della provincia di Cuneo che hanno esposto il cartello «Questo non è un consiglio, è una minaccia: noi i negri non li vogliamo». E dice loro: non intendo più curarvi, a meno che non siate a rischio immediato di vita. Così a rischio c’è finito lui: oggi in Italia e zone limitrofe non esiste presa di posizione più impopolare. In un attacco di bontà che a molti devoti sarà parso inconsulto, la parrocchia di Roata Canale si è impegnata ad accogliere ventiquattro africani in fuga da guerra e miseria, scatenando la reazione compatta dei residenti, sfociata in quel cartello razzista che la maggioranza respinge nei toni, ma condivide nella sostanza. (altro…)

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Apprendiamo con viva e vibrante preoccupazione che, tra le categorie soggette ai famigerati studi di settore, i commercianti si sono conquistati la palma della più disgraziata. Nei mesi scorsi avevamo appreso con altrettanto sgomento che gli impiegati guadagnano più dei loro capi e praticamente non passa stagione senza la sua bella relazione, da cui si evince che l’Italia è un Paese di tassatori avidi e di tassati aridi, ai limiti dell’indigenza. Ogni statistica fiscale ha il potere di mettere tutti di cattivo umore. I contribuenti sotto esame, che si sentono esposti alla gogna come evasori quando invece si considerano vittime di uno Stato che pretende molto, paga poco e restituisce ancora meno in termini di servizi. E i contribuenti a reddito fisso, che non avendo neanche la possibilità di evadere, guardano gli altri con diffidenza e cupa ostilità. Da qualunque parte lo si osservi, questo genere di studi contribuisce non poco ad alimentare quel clima di rancore indistinto e rabbia repressa che avvelena il discorso pubblico, al bar come sul web.

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Dopo un fidanzamento forzatamente indissolubile durato quarant’anni, un parrucchiere napoletano si è unito in matrimonio con se medesimo davanti ad amici e parenti in un castello illuminato dalle telecamere di un noto reality nuziale. La storia delle auto-nozze di Nello Ruggiero, «finché morte non lo separi», può essere liquidata come una stravaganza, quale in effetti è. Può anche stimolare l’arcuarsi dei sopraccigli per la presunta carica trasgressiva di un gesto che invece si colloca nel frequentatissimo filone di chi interpreta la propria vita come un perenne selfie. Un mondo di emozioni blindate in cui ci si isola dagli altri non più alzando muri, ma specchi. (altro…)

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I Cinquestelle hanno chiesto che, durante la prova scritta di matematica, ai maturandi dello Scientifico sia consentito di consultare un manuale di formule senza essere costretti — cito la petizione di uno studente — «a sottostare alla forza bruta della memoria», cioè a studiarle. Il governo ha replicato che la conoscenza mnemonica fa parte del programma, prendendosi in via del tutto eccezionale il mio applauso biecamente conservatore.

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