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Posts Tagged ‘Matteo Pucciarelli’

Il leader di Fi stoppa l’abolizione della legge Fornero. Nel Carroccio accuse di stalinismo e di censura al capo.

GENOVA – La Lega va al voto con la dicitura “stop Fornero” nel simbolo; ma il suo principale alleato, cioè Forza Italia, pensa che no, «alcune cose vanno mantenute come sono». Parola di Silvio Berlusconi. Matteo Salvini promette di levare l’obbligo di vaccinazione, ma sempre Forza Italia è contraria. Mentre il segretario del Carroccio da mesi tuona contro la precarietà che non fa mettere su famiglia ai giovani, il Cavaliere dice che «il jobs act va bene così».

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Il segretario batte Fava con l’82,7% e vuole Lega Italia Berlusconi avverte: lepenisti perdenti, Merkel modello.

L’esito era già scritto, la trasformazione ormai compiuta: andava solo certificata. Il voto delle primarie della Lega conferma la leadership di Matteo Salvini con un risultato pieno. L’82,7 per cento dei militanti del Carroccio (anche se ha votato solo il 56,6 per cento degli aventi diritto di voto, poco più di 7mila persone) conferma non solo il segretario federale, ma soprattutto la riconversione politica di questi ultimi anni. Una Lega Nord diventata un partito nazionalista, spostato a destra.

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«Però adesso non è il momento di smobilitare», avverte il ministro della Giustizia. Lui lo spera davvero: «Le nostre idee diventeranno la posizione di tutto il Pd, vedrete». Quella di un partito alternativo «alla peggiore destra di sempre», per un centrosinistra largo. La vittoria di Matteo Renzi infatti non è netta come può sembrare: «La partecipazione è scesa di parecchio, questo è un problema di tutti. Dobbiamo rimarcarlo», è la prima considerazione che facevano gli orlandiani appena chiuse le urne. «Sono un milione di voti in meno», aggiunge lo stesso ministro. L’ordine di scuderia è ricordarlo sempre e aggiungere anche il crollo conclamato degli iscritti in questi ultimi anni.

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boldriniIl partito dell’ex sindaco di Milano: la presidente della Camera in pole per le primarie. E Pizzarotti si avvicina.

MILANO – Allo studio c’è anche un simbolo, per quella che sarà una lista, una rete o un partito ancora non si sa bene. Appuntamento a Roma il prossimo 22 gennaio: lì Giuliano Pisapia spiegherà meglio natura e consistenza del progetto del “Campo progressista”. Cioè una sinistra esterna al Pd ma saldamente ancorata al centrosinistra (legge elettorale permettendo: serve il Mattarellum per realizzare il piano); una sinistra allo stesso tempo intenzionata a correre alle primarie contro Matteo Renzi. Ma — dicono le malelingue — con la benedizione dello stesso segretario del Pd, che con questa operazione si vedrebbe ben coperto alla propria sinistra. I nomi che girano per le eventuali primarie al momento sono tre: la più quotata è la presidente della Camera Laura Boldrini, poi il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, oltre ovviamente allo stesso Pisapia.

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SalviniI personaggi.

Da mesi il governatore interviene per smentire il leader.

MILANO – A sentire le loro risposte sulle continue ed evidenti discordanze di vedute, sembra quasi che il cane e il gatto si siano messi d’accordo: «Ma è normale, lui fa il segretario di partito mentre io ho una responsabilità di governo », dice Roberto Maroni. «Ma è normale, lui ha responsabilità di governo, io faccio il segretario di partito», dice Matteo Salvini. Una storia dentro la storia della Lega Nord, fatta di tensioni continue ma a basso voltaggio, con un particolare che la rende anche narrativamente “epica”: perché colui che diede il partito nelle mani di Salvini fu proprio Maroni.

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La Lega abbassa i toni sui migranti: “Chi fugge dalla guerra va aiutato” E sulle pensioni minaccia di occupare il Tesoro: “Basta con la Fornero”.

CITTADELLA- La Lega di ieri e quella di domani, la Lega di lotta e quella di governo. Per un giorno di Carroccio ce n’è solo uno sul palco, riunito alla “Festa dei popoli”; appuntamento di fine estate che ai tempi di Umberto Bossi consisteva nel versare l’acqua della sorgente del Po nella Laguna. Con Matteo Salvini, invece, è un comizio in piazza dentro la cinta medievale di Cittadella dove i furori indipendentisti volano basso ( la secessione è ormai un ricordo sbiadito), ma a volare alto ci sono i sondaggi: la Lega è il primo partito del centrodestra.
È grazie alla forza dei numeri che il segretario federale può porre l’ultimatum a Forza Italia: «O decidono cosa fare da grandi oppure il treno passa e noi andiamo avanti da soli».

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landiniL’INTERVISTA/MAURIZIO LANDINI (FIOM).

MILANO. È soprattutto sulla stretta degli scioperi paventata dal governo che Maurizio Landini mette in guardia: «La Costituzione parla chiaro, è un diritto individuale garantito».
Cosa ne pensa del piano anticipato da Repubblica?
«La Fiom nel 2010 ha depositato una proposta di legge popolare con 120mila firme per varare una legge sulla rappresentanza. Nel mentre alla Camera c’è la stessa proposta in discussione. Non siamo colti di sorpresa sul tema, abbiamo delle proposte».
Come vede la soglia di sbarramento al 50 per cento per poter firmare un accordo?
«Che l’eventuale accordo va anche sottoposto al voto di tutti i lavoratori, compresi quelli precari. Chiediamo una legge di rappresentanza semplice, non invasiva, in base agli iscritti e ai voti delle Rsu, garantendo che in tutti i posti di lavoro ci si possa iscrivere al sindacato che si vuole e votare. E però la rappresentanza deve valere anche per le associazioni imprenditoriali, non solo per il sindacato».

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LANDINIIl sindacato

Un rapporto interno della confederazione conferma il crollo degli iscritti rispetto alla fine del 2014. Soffre in tutte le categorie e aumenta il peso dei pensionati.

AL VERTICE

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e il leader dei metalmeccanici Fiom, Maurizio Landini.

MILANO. Sono sei pagine di tabelle fitte, suddivise per categorie e territori, a cura della Cgil nazionale, “area organizzazione”. Ma in prima pagina, in fondo, c’è il numero che ha fatto venire un brivido lungo la schiena ai dirigenti che hanno ricevuto il documento: rispetto alla fine del 2014, ad oggi, il sindacato “rosso” ha 723.969 iscritti di meno.
E va bene che la Confederazione di Corso Italia poteva comunque contare su 5,6 milioni di tessere — quindi si tratta di una perdita del 13 per cento — ma quel numero, per rendere l’idea, è quasi quanto gli abitanti della provincia di Genova.

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Ex ministroLa polemica. L’ex ministro ellenico contesta la strategia del premier e spiega la sua: avremmo dovuto rendere la Grexit una minaccia reale per ottenere di più.

ATENE. «Il piano B c’era, ma Alexis Tsipras ha preferito prendere un’altra strada». Erano in pochi ad aspettarsi il low profile da Yanis Varoufakis dopo le sue dimissioni da ministro delle Finanze, ma per ritrovarselo come contraltare dello stesso premier dentro Syriza si pensava ci volesse un po’ di più.
In una intervista a New Statesman , Varoufakis ha spiegato come si è consumata la frattura tra lui e Tsipras. È la notte della vittoria – inaspettata con quelle proporzione – del “no” al referendum, e l’allora ministro illustra il suo piano. Che è di attacco. Cioè mettere in atto tre misure shock per fare pressione sui partner europei. Una specie di Grexit in prova, così da convincere i creditori a tornare al tavolo: «Solo rendendo la Grexit possibile avremmo potuto negoziare un accordo migliore».

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04

Tsipras in piazza: “Non dovete farvi terrorizzare,nessuno può mandarci via dall’Europa”. Scontri circoscritti tra gli anarchici e la polizia.

ATENE. Sul lato sinistro del palco posto proprio davanti alla sede del Parlamento, c’è uno striscione con il verso di una vecchia poesia greca: «Piccolo popolo che combatte senza spade né pallottole per il pane di tutte le genti». Non ci sono indici né vincoli da rispettare in piazza Syntagma, si parla solo al cuore (e alla pancia) di una nazione che non sa bene fin dove far arrivare il proprio orgoglio. E Tsipras punta su quello, per convincere i propri connazionali spaccati a metà.
Lo fa mandando un messaggio trasversale: «Qualsiasi sarà il risultato del referendum, la Grecia ha vinto. Ha dato una prova di democrazia. E nessuno può permettersi di mandarci via dall’Europa». Tutti i sondaggi parlano di un testa a testa, gli scostamenti sono di un punto o al massimo due, per qualcuno (come Bloomberg) è avanti il “no” e per qualcun’altro è avanti il “sì”.

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Venezia

Dopo trent’anni Venezia torna in mano al centrodestra Scambio di accuse nel partito per la sconfitta di Casson.

VENEZIA . Lo psicodramma in “Largo donatori di sangue” a Mestre, al comitato di Felice Casson. Dove il sangue, figurativamente parlando, sta già scorrendo, tra shock e recriminazioni.
Lo champagne a 100 metri di distanza, dove la piazza di Luigi Brugnaro festeggia con «chi non salta comunista è». Poco dopo lo stesso Brugnaro annuncia, mettendo altro sale sulla ferita: «Apriremo la nostra giunta al Pd renziano».
Dopo trenta anni Venezia passa a destra, un risultato clamoroso ma non del tutto inaspettato. Il centrosinistra paga pegno un anno dopo lo scandalo del Mose che ha investito la giunta guidata dal pd Giorgio Orsoni, finito in manette e costretto a lasciare Ca’ Farsetti in mano al commissario.

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LandiniLotte sociali, mutualismo, opposizione al governo. Il leader Fiom: “Non abbiamo ambizioni elettorali” Assemblea della rete di associazioni il 6 e il 7 giugno a Roma, ma Libera e Emergency si defilano.

MILANO – Appuntamento a Roma, il 6 e 7 giugno. Un’assemblea pubblica per «associazioni, movimenti, sindacati, donne e uomini che in questi anni si sono battuti contro le molteplici forme di ingiustizia, discriminazione e progressivo deterioramento dei diritti. E che oggi decidono di promuovere un cammino comune ». La “coalizione sociale” di Maurizio Landini prende forma così, con un appello che verrà reso pubblico domani. Ma non sarà un soggetto politico. O almeno, non nell’immediato. «Come ha compreso il movimento delle donne — si spiega — vogliamo dimostrare che si può far politica attraverso un agire condiviso tra soggetti diversi, che si può rimotivare le persone a occuparsi dell’interesse generale nello spazio pubblico, al di fuori e non in competizione rispetto a partiti, organizzazioni politiche o cartelli elettorali».

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SpinelliL’europarlamentare: ma non fonderò un altro partito Polemiche sul web. Sel: tiene il seggio, è incoerente.

MILANO – A poco meno di un anno dalla sua elezione al Parlamento europeo, Barbara Spinelli lascia “L’Altra Europa con Tsipras”, la lista di sinistra che aveva superato per un soffio la soglia di sbarramento del 4 per cento e della quale la giornalista era una dei cosiddetti “garanti”. Ma resterà ugualmente deputata, come indipendente nel Gue-Ngl, la sinistra rosso-verde continentale. Una scelta che ha scatenato un putiferio sui social network, con le accuse di “tradimento” e simili che vanno per la maggiore.
La decisione era nell’aria da giorni, da quando lo scorso aprile ci fu un duro scambio di opinioni con l’altra eletta con Tsipras, Eleonora Forenza di Rifondazione per un verso e con il gruppo dirigente della stessa lista dall’altro. Tema di fondo: cosa farne di quel progetto, che aveva tentato (senza troppo successo) di mettere insieme i partiti (Sel e Prc) e la società civile (come la Spinelli, appunto).

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GrilloGrillo a Roma per preparare il vertice di mercoledì: “L’accordo si può fare se il Pd cede sulle preferenze” Di Maio insiste: gli alibi sono finiti, ora fate le riforme con noi e abbandonate Forza Italia.

MILANO -Stamattina alla Camera arriva Beppe Grillo, perché va bene l’improvvisa svolta del dialogo, ma entro certi paletti. Quali? Sarà il leader a spiegarlo ai suoi. Al centro della discussione ovviamente ci sarà l’incontro
di mercoledì tra le delegazioni del M5S e del Pd sulla legge elettorale. Nessun trucco nessun inganno, assicurano in casa Cinque Stelle: se i democratici cedessero sulle preferenze, ad esempio, l’accordo si potrebbe fare. Salvo ovviamente il voto positivo degli iscritti sul blog, che in realtà avevano già emanato una loro legge, il cosiddetto democratellum a trazione proporzionale. Soprattutto — è la linea concettuale che i “portavoce” dovranno rimarcare con l’ala dura e pura della base che già rumoreggia — si va a trattare tenendo ben in mente che si parla con il Pd e con il suo gruppo parlamentare, non con il governo. (altro…)

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Berlusconi

MILANO – Un’ora e mezzo di colloquio con la direttrice dell’Uepe Severina Panarello, accompagnato dall’avvocato Niccolò Ghedini, negli uffici a due passi da San Vittore. Un Silvio Berlusconi tiratissimo all’entrata, sorridente e scherzoso all’uscita. L’affidamento ai servizi sociali dell’ex premier è tecnicamente iniziato con la firma di ieri sul “verbale delle prescrizioni”: dodici regole in tutto, come ad esempio il divieto di uscire di casa dalle 23 alle 6 del mattino, di non frequentare pregiudicati e l’obbligo di non lasciare la Lombardia tranne che nei giorni compresi tra martedì e giovedì. Ma ostacoli alla sua attività politica non ce ne saranno: lo dice lui stesso all’uscita, lo conferma la Panarello: «La politica è il lavoro principale di Berlusconi, quindi verranno valutate le sue esigenze. Tutte le persone che assistiamo hanno programmi tagliati su misura».
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Il senatore dei 5Stelle: proveremmo a costruire con chi ci sta una nuova maggioranza su cinque punti base. Il premier scelto dagli iscritti.

ROMA— «Adesso abbiamo un’autorevolezza che prima, da esordienti, non potevamo avere. Per questo ci sentiamo pronti a governare», dice Vito Crimi, ex capogruppo al Senato del M5S. L’unico sempre presente negli incontri ufficiali tra le delegazioni grilline e il presidente della Repubblica.
Da cosa nasce questa “svolta governista”?
«A me stupisce che se ne parli come di una novità. Stiamo ripetendo cose sempre dette, sin dal primo giorno chiediamo di metterci alla prova».
Però allora passò un messaggio diverso, di chiusura, da parte vostra.
«Lo schema che abbiamo in mente è assai diverso da quello che si è verificato qualche mese fa. La ricetta che spiegammo allora e che forse non fu capita sarà riproposta, magari in una forma semplificata. Abbiamo accumulato un po’ di esperienza, siamo più sicuri di noi stessi. E allora diciamo: se cade il governo, Napolitano ci dia un mandato esplorativo. Proponiamo due, tre, cinque punti base e poi si torna al voto. Siamo pronti». (altro…)

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Stefano Rodotà, tra i promotori della consultazione del 2011: “Dietro al pubblico ci sono i diritti fondamentali delle persone”.

L’intervista.

MILANO— «Sapevamo che ci sarebbe stata una forte resistenza nel rendere fattuale l’esito del referendum», spiega Stefano Rodotà, che fu tra gli estensori dei quesiti sull’acqua.
Quindi l’esito di quella consultazione è stato tradito?
«È evidente come si sia cercato di sabotare quel voto. Ma quei tentativi sono stati bloccati da sentenze importanti. In più la linea della ripubblicizzazione sta andando avanti anche in città dove non ci sono giunte della sinistra radicale, come a Torino con Fassino. Questo è un buon segnale che mi fa essere positivo».
E sul fronte delle tariffe?
«Ci sono 35 ricorsi aperti presentati dai comitati. Si sta cercando di far passare il referendum come un “consiglio”, ma è stato una piena espressione della volontà popolare». (altro…)

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Il referendumDue anni dopo, l’accusa dei comitati. “Cambiata la voce in bolletta”. Ein 15mila si autoriducono.

MILANO— Cosa resta, due anni dopo, dei 26 milioni di “sì” per l’acqua pubblica? Al di là della vittoria politica e simbolica di un movimento larghissimo (sostenuto dal Pd, passando per sinistra radicale e M5S) l’applicazione pratica è ancora lontana. Il tentativo di sabotarne l’esito partì esattamente due mesi dopo il voto con un decreto legge del governo Berlusconi; si aggiunse il “Salva Italia” del governo Monti, che trasferì all’Autorità per l’Energia e il Gas (Aeeg) le «funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici». La quale nel dicembre scorso, molto pragmaticamente, cambiò la voce in bolletta: la “rimunerazione del capitale” pari al 7 per cento del capitale investito che doveva sparire (e in bolletta pesava, anzi pesa, dal 10 al 25 per cento) si è trasformata in “rimborso degli oneri finanziari”. «Il secondo quesito referendario aggirato con un gioco di prestigio, insomma», dice Paolo Carsetti del Forum per l’Acqua Bene Comune. (altro…)

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