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Posts Tagged ‘matteo renzi’

Dal Piemonte alla Sicilia, dalla Toscana alle Marche: i dem al secondo turno hanno ceduto 39 Comuni.

Elezioni amministrative 2017, non solo Genova: le 39 macchie di leopardo di Renzi, dal Piemonte alle Regioni rosse.

Dal Piemonte alla Sicilia passando per Toscana e Marche: il Pd al secondo turno cede 39 Comuni che amministrava finora (il centrodestra ne ha persi 15). Ma per i democratici è un’onda lunga: dopo il trionfo delle Europee, dal 2015 al 2017, il Pd ha perso 25 città capoluogo. Un arretramento che è soprattutto al Nord, tra Piemonte orientale, Lombardia, Liguria e Emilia. (altro…)

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Consip? E’ un caso grave. Che differenza c’è tra mafia e politica, se chi fa il suo dovere di testimoniare come Luigi Marroni viene fucilato?”. Sono le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, durante Otto e Mezzo(La7), in un dibattito col vicedirettore dell’Espresso, Marco Damilano, e il presidente di Rcs Libri, Paolo Mieli, analizza il caso Consip. “Ci sono 5 persone indagate per fatti gravi e non per aver sbagliato una nomina” – spiega Travaglio – “Dei 5 indagati uno fa il ministro, uno fa il comandante dell’Arma dei Carabinieri, uno capeggia i Carabinieri della Toscana, uno è il padre di Renzi, uno è il braccio destro del padre di Renzi(altro…)

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Ieri Marco Travaglio ha immaginato, o per meglio dire auspicato, quello che sarebbe di gran lunga il migliore scenario possibile post-elezioni. Ve lo riassumo: si va a votare a ottobre con il sistema tedesco, che è peraltro una legge discreta. Ovviamente c’è il rischio che venga snaturato, per esempio con i capilista bloccati (li prevede il “Rosatellum”, e già il nome fa schifo) o con uno sbarramento al 3% invece del 5% per fare un contentino a nessuno (cioè Alfano, che comunque forse non raggiungerebbe neanche il 3%). (altro…)

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“Non mi scandalizza che Renzi e Berlusconi trovino un accordo sulla legge elettorale. Sarebbe invece indecente se il Pd scegliesse, a prescindere, un pregiudicato come unico alleato possibile”. Così, a margine di un convegno sulla giustizia organizzato dal Movimento 5 Stelle alla Camera, il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha commentato il rischio di un nuovo governissimo tra il Pd renziano e Forza Italia dopo le urne, sempre più probabile con il voto anticipato. “Chi rischia di più tra Renzi e B, chi gioca il ruolo della volpe? Di certo rischia di più Renzi. (altro…)

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Qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone.

1. Faccio molta, molta, molta fatica a credere che Renzino non sapesse che Renzone fosse intercettato. Era evidente. E’ vero che Renzino non è esattamente Einstein, ma se non avesse saputo una cosa così ovvia sarebbe stato davvero a livelli ninamorici.

2. Renzino (si fa per dire) avrebbe quindi recitato la parte del figliol prodigo, a favor telecamera, media e magistratura. Purtroppo, non essendo Einstein ma solo Renzino, è riuscito a sbagliare anche qui. Per esempio consigliando a Renzone di non citare la mamma, altrimenti poi interrogavano pure lei. Non gliene riesce proprio una, poveretto. (altro…)

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Secondo fonti della mozione Orlando l’ex premier è a quota 62,4%, il guardasigilli al 29,6% mentre il governatore della Puglia raggiungerebbe l’8%. Dati simili a quelli della mozione Emiliano. Leggermente diversi – ma di poco – i numeri diffusi da sostenitori dell’ex segretario. Affluenza intorno al 50%.

Michele Emiliano sfonda la soglia del 5%, Andrea Orlando sfiora quota 30 punti percentuali e Matteo Renzi supera  il 60%. Sarebbero questi i dati aggiornati sull’esito delle votazioni nei circoli del Pd, secondo fonti della mozione Orlando. Nel dettaglio, quando lo scrutinio è di circa metà delle sezioni l’ex premier è a quota 62,4%, il guardasigilli al 29,6% mentre il governatore della Puglia raggiungerebbe l’8%. (altro…)

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Vis-à-vis a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, sul caso Consip. Delrio precisa: “Luca Lotti e Tiziano Renzi hanno smentito ogni loro coinvolgimento. Noi abbiamo fiducia nella magistratura, ma non siamo disponibili ai linciaggi. Renzi al Lingotto ha detto una cosa molto semplice: lui non è parlamentare. Se dà del mafioso a Di Maio o parla di un sistema di potere che favorisce i familiari, Di Maio lo querela. (altro…)

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A due anni dalla riforma, un working paper della fondazione Adapt fa il bilancio. Nonostante gli sgravi contributivi, costati circa 20,3 miliardi di euro, “non può dirsi oggi raggiunto l’obiettivo principale”, cioè invertire il rapporto tra i nuovi contratti a tempo determinato e quelli stabili. Nel 2007 erano a termine 13,7 lavoratori su 100, nel 2016 si è toccato il record di 14,4. Inoltre gli incentivi hanno giocato a sfavore dei giovani, il cui tasso di occupazione resta 8 punti sotto il livello pre-crisi.

Che il Jobs Act abbia mancato gli obiettivi di diminuire la precarietà e rendere stabilmente più appetibili per i datori di lavoro i contratti a tempo indeterminato è ormai molto più che un sospetto dei sindacati o un’accusa delle opposizioni: basta guardare gli ultimi dati Inps sull’andamento di assunzioni e licenziamenti nel 2016. (altro…)

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renzi

Se i disgustati dal partito se ne andranno, rimarranno solo i disgustosi”. E’ una frase che mi ha colpito molto. L’ha pronunciata giorni fa uno dei molti sostenitori di Benoit Hamon, espressione della cosiddetta sinistra radicale, che ha vinto le primarie socialiste francesi. Altri suoi sostenitori ritenevano che lo sconfitto Valls avesse pagato lo spostamento verso il centro del partito, snaturandolo e rovinandolo, “proprio come Renzi in Italia”. La frase sui disgustati & disgustosi ben si adatta al Pd: se quelli che amano il partito, e più in generale una certa idea “socialista”, non si muovono a salvarlo, i disgustati cresceranno sempre più (già adesso sono a livelli di guardia) e rimarranno solo i “disgustosi”. (altro…)

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Al Senato bocciati i testi del centrodestra e del M5s. E il premier sfida le opposizioni. A Forza Italia: “Siete sempre più divisi e sempre meno. Conflitto d’interessi? Da che pulpito”. Al M5s: “Attaccatevi a ogni pezzettino di fango, noi pensiamo all’Italia. E le inchieste le fanno i giudici, non il blog”. Incassa il sostegno di verdiniani e tosiani, ma non è decisivo.

Matteo Renzi le para tutte e i verdiniani almeno a questo giro c’entrano fino a un certo punto. Sul caso Boschi e Banca Etruria anche le mozioni di sfiducia presentate al Senato contro il governo – una del centrodestra e una del M5s – finiscono nel tritatutto, così come era avvenuto con quella individuale alla Camera, a dicembre. (altro…)

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Renzi

Non è mai granché entusiasmante dare ragione a Matteo Salvini, ma a volte ci azzecca. Martedì scorso, in collegamento su La7 con Giovanni Floris, mentre si divertiva a zimbellare con imbarazzante facilità la droide renzina Puglisi (più garbata delle varie Picierno, ma ahimé analogamente debolissima), il leader felpato della Lega ha avuto buon gioco a dire che il Presidente del Consiglio rifiuta il confronto televisivo. Anche in questo somiglia a Berlusconi: nell’intolleranza al dissenso. Salvini, se non altro, non pone veti quando va in tivù: se ne frega di chi è ospite con lui. Sarebbe una prassi normale, ma l’Italia normale non è.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché, se c’è Renzi in tivù, non c’è quasi mai un giornalista (troppo) “critico”. Il motivo è semplice: è Renzi a imporlo. E così la Boschi, un’altra terrorizzata all’idea che qualcuno possa metterla in difficoltà (cosa peraltro elementare, al punto che spesso riesce a farlo lei da sola). Proprio in queste pagine, Carlo Tecce ha raccontato il potere che esercita sull’informazione italiana un personaggio come Filippo Sensi, portavoce di Renzi dal passato oltremodo rutilante (era vicedirettore di un giornale, Europa, con più pagine che lettori). (altro…)

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PGomezSulla questione democrazia interna al Movimento 5 Stelle non siamo mai stati teneri. Più volte abbiamo denunciato il rischio che il movimento scivolasse inesorabilmente verso una ben poco liberale dittatura della maggioranza. Più volte abbiamo spiegato che, secondo noi, le espulsioni decise dall’alto in spregio ai regolamenti interni e poi avallate dalla base spingevano il movimento verso un brutta deriva plebiscitaria. Con altrettanta chiarezza bisogna però dire che oggi il M5S è l’unica forza politica che applica un metodo democratico per arrivare alla scelta del nuovo Presidente della Repubblica. Mentre un premier non votato dagli elettori e un leader di partito privato dei diritti civili perché condannato per una gigantesca frode fiscale si incontrano per trovare un nome da imporre ai loro parlamentari, gli iscritti al movimento esprimono la loro preferenza on line. Scelgono il loro candidato tra 9 personalità proposte dai loro deputati e senatori, più una indicata da alcuni esponenti della minoranza del Pd: Romano Prodi. (altro…)

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Poi parla del patto del Nazareno: “Non è segreto. Dovevo incontrare B. in streaming? Cultura della sinistra italiana è quella del sospetto”. A una contestatrice: “Se non vuole gli 80 euro me li renda”.

Lanci di uova e fischi contro Matteo Renzi. Il premier, ospite del festival della rivista Internazionale a Ferrara, è stato ‘colpito’ da alcuni contestatori mentre si trovava sul palco in piazza Municipale (foto da Twitter). “La prima cosa che ho imparato è il rispetto delle idee e delle persone – ha risposto dopo l”attacco’ – e credo che tante persone sono qui non per farsi una frittatina o una crepe ma per ragionare: a chi non ha altri argomenti che le uova, noi continuiamo a rispondere con un sorrisononostante i tentativi di tappare la bocca”. E a una donna che dalla piazza grida di non volere gli 80 euro ha ribattuto: “Me li renda signora, non si preoccupi qualcuno a cui darli si trova”. Ma oltre alla contestazione il presidente del Consiglio ha parlato di riforma del lavoro, preso le distanze dalle indiscrezioni sul patto del Nazareno e attaccato la “cultura del sospetto” e antiberlusconiana della sinistra.  (altro…)

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Matteo Renzi e Sergio Marchionne in conferenza a Detroit

Mi ha sorpreso, durante il viaggio americano di Renzi, leggere delle lodi e del compiacimento dedicati al primo ministro italiano da Marchionne, che intanto, per precauzione, ha portato via la Fiat dall’Italia. E ascoltare l’elogio di Renzi al “Made in Italy” della nuova azienda ex italiana, insediata a Detroit (Michigan), e intanto spiegare a Marchionne che in Italia solo i “poteri forti” si oppongono alla sua legge contro il lavoro detta “Jobs Act”. Evidentemente i poteri forti sono Landini e Camusso, Fassina e Cuperlo (con i loro miti ritocchi). E intanto Renzi stava festosamente accanto alla persona che ha sottratto all’Italia l’intera tassazione Fiat. C’è un insegnamento in questa serie di modesti eventi. C’è la storia del come si liquida l’uguaglianza, mito e fatti. Provo a raccontare. (altro…)

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Coerenzi

COERENZI. Ospite di Michele Santoro nell’aprile del 2012, incalzato sulla necessità di riformare lo Statuto dei lavoratori, l’allora sindaco di Firenze escludeva categoricamente di voler incalzare il governo da questo punto di vista. Anzi. “Non c’è un imprenditore che mi abbia detto che l’articolo 18 per lui è un problema”, spiegava il rottamatore a sostegno della tesi che la forma attuale dello Statuto dei lavoratori non ostacolasse la creazione dei posti di lavoro. “È un problema solo del dibattito mediatico”, chiosava Renzi.

Da huffingtonpost.it

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RenziIL PREMIER, GRAZIE ALLA DITTA PATERNA (DISTRIBUZIONE DI GIORNALI), HA UNA BUONA ANZIANITÀ CONTRIBUTIVA E UN TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO TENUTO AL SICURO.

La ruota della fortuna ha girato contro la Chil, ma anche contro Matteo Renzi ieri. Perché anche se il premier (dopo la campagna del Fatto sui suoi contributi pensionistici pagati dai contribuenti) non è più un dipendente dell’azienda di famiglia da qualche mese e anche se non lo era della Chil Post fallita dal 2010, la storia della società nel mirino della Procura di Genova è anche la sua storia. A partire dal passaggio chiave nel mirino dei pm: la cessione della storica Chil srl (previo cambio del nome in Chil Post srl) da Tiziano Renzi all’imprenditore genovese Gianfranco Massone. Un minuto prima di cedere la Chil Post il ramo d’azienda che faceva marketing editoriale, viene ceduto alla Chil Promozioni, nata 3 anni prima, che resterà dei Renzi cambiando nome in Eventi6. (altro…)

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Indagato Tiziano Renzi

INDAGINE SULLE AZIENDE DEL “BABBO”: “MI DIMETTO DA SEGRETARIO DEL PD DI RIGNANO SULL’ARNO”.

Genova   Tiziano Renzi è indagato per bancarotta fraudolenta dalla Procura di Genova. Secondo i pm, il padre del premier avrebbe svuotato un’azienda attraverso una vendita ritenuta fittizia, che avrebbe consentito alla famiglia di sottrarre ai creditori le attività più redditizie. Alla società, così divenuta poco più di una scatola vuota affidata a un ex socio che l’ha portata al fallimento, sarebbe invece rimasto un passivo di oltre un milione di euro. I pm genovesi Marco Airoldi e Nicola Piacente vogliono accertare se si sia verificato lo schema tipico di tante bancarotte fraudolente: cioè un debitore che attraverso vendite più o meno fasulle lascia a bocca asciutta i creditori.   A INSOSPETTIRE i magistrati e gli investigatori il prezzo di vendita della società in questione: 3.878,67 euro. Pochi, apparentemente. (altro…)

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BertolottiIl Pacioccone Mannaro Renzi: ”Berlusconi game over”; “Letta stai sereno”; “Non farei mai il Premier senza prima passare dalle elezioni”; “Entro febbraio riforma elettorale e costituzionale; entro marzo riforma del Lavoro; entro aprile riforma della Pa; entro maggio riforma del Fisco; entro giugno riforma della Giustizia”. Eccetera.

Karina Huff Boschi, col fiatone e la tensione, all’acme (va be’) del suo intervento in Senato, esibendo una perentorietà che ne tradiva in realtà la puntuale insicurezza arrogante: «Un grande statista, che è stato anche un grande presidente di questa assemblea, un riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre, Amintore Fanfani, ha detto una piccola grande verità, “le bugie in politica non servono”».

Tre considerazioni. (altro…)

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RenziTra gli emendamenti depositati da Calderoli e Finocchiaro c’è la soppressione dell’articolo 6 del testo dell’esecutivo che applicava solo ai deputati l’articolo 68 della Costituzione sulle “Prerogative dei parlamentari”. Quindi, niente arresto e niente intercettazioni se non autorizzate per i membri del ‘nuovo’ Senato.

Niente arresto e niente intercettazioni se non autorizzate. Tra gli emendamenti depositati venerdì dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli e dalla presidente della Commissione affari costituzionali a Palazzo Madama Anna Finocchiaro c’è anche questo: rispunta l’immunità per i senatori, a differenza di quanto scritto nel testo del governo. L’emendamento dei relatori sopprime infatti “l’articolo 6″ del testo dell’esecutivo che applicava solo ai deputati l’articolo 68 dellaCostituzione sulle “Prerogative dei parlamentari”. (altro…)

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Riforme istituzionali? A febbraio il testo si porta in Parlamento”. Riforma del lavoro? “Entro il 15 marzo”. Nuova legge elettorale? “A fine maggio”. Miliardi per i debiti della P.A? “A metà marzo”. Taglio dell’Irap? “Ai primi di maggio”. Sicurezza nelle scuole? “15 miliardi a giugno”. Garanzie per i giovani? “1,5 miliardi dal primo maggio”. La verifica, dati alla mano, di tutti gli annunci del premier.

E’ il 17 febbraio. Matteo Renzi – appena nominato e non ancora in carica – dice: “Entro il mese di febbraio compiremo un lavoro urgente sulle riforme della legge elettorale e istituzionali, nel mese di marzo la riforma del lavoro, in aprile la pubblica amministrazione e in maggio il fisco(Ansa). La formula annunciata è questa: portare a compimento una riforma ogni trenta giorni. E’ solo l’inizio, perché il premier sciorina una lunga serie di promesse anche il 24 febbraio mentre è inSenato a chiedere la fiducia e il 12 marzo, giorno della conferenza stampa con le slide in cui annuncia gli obiettivi economici in agenda. L’elenco è lungo: da “entro 15 giorni pagheremo tutti idebiti della P.A.” a “entro il 1° maggio -10% del costo dell’energia per le imprese”, passando per l’edilizia scolastica, il lavoro, i ‘mitici’ 80 euro, il piano casa e le ProvinceIlfattoquotidiano.itha esaminato tutti gli annunci e le promesse di Renzi. Ecco l’esame ragionato alla luce dei fatti delle sue dichiarazioni e quello che è successo dopo. (altro…)

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