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Posts Tagged ‘Maurizio Ricci’

EolicoL’ambiente.

Nonostante il crollo dei prezzi di gas, carbone e petrolio, è boom nella spesa per le fonti pulite: 286 miliardi di dollari. E a investire di più sono i Paesi in via di sviluppo. Il caso del Portogallo: 4 giorni di fila usando il 100% di elettricità rinnovabile.

«Il miracolo dell’energia pulita è già qui», esulta un ambientalista, normalmente versato all’angoscia, come Joe Romm, l’influente leader diClimate Progress. In realtà, i motivi di ansia sono tutt’altro che scomparsi: lo scorso aprile è stato l’aprile più caldo mai registrato. E fosse solo aprile: anche tutti i mesi precedenti erano stati da caldo record. Insomma, da quando esiste il termometro non c’erano mai stati dodici mesi di fila con temperature così alte. Eppure le suggestioni di un mondo diverso si moltiplicano. L’anno scorso, nel mondo sono stati installati 147 gigawatt di energia rinnovabile, comunica Ren21, un consorzio di ricerca che fa riferimento all’Onu e alla Banca mondiale.

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Le tappe

Il dossier.

Per la prima volta paesi sviluppati ed emergenti hanno regole comuni contro il surriscaldamento. Verifiche al via già nel 2018.

L’AMBIZIONE e il limite dell’accordo siglato a Parigi nello scorso dicembre li riassume bene Todd Stern, l’uomo che ha condotto i negoziati per conto di Obama: «Stabilisce il primo regime universale e non transitorio sul clima ». In concreto, né la firma di questi giorni, né la ratifica formale da parte dei singoli Stati cambiano nulla. Ma, in linea di principio, cambia tutto: per la prima volta, c’è un accordo che coinvolge e impegna il mondo intero — paesi sviluppati, emergenti, arretrati — e disegna un percorso nel futuro per parare l’impatto del riscaldamento globale.

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ambienteIl meteo.

Le previsioni inquietanti per il 2016: il riscaldamento del Pacifico ha già raggiunto i livelli del 1998 l’anno che fece registrare bufere e disastri.

ALLARME El Niño. Lo lancia la Nasa, ma i meteorologi lo aspettavano da mesi. Uno dei più potenti fenomeni naturali del clima mondiale ha, di solito, effetti devastanti – dalle siccità agli uragani – sulle condizioni meteorologiche abituali. Accoppiato con il crescente riscaldamento globale, alimentato dall’effetto serra, può avere esiti imprevedibili: «Possono interagire in modi che non abbiamo mai sperimentato» dice Michel Jarraud, il capo del Wmo, l’organizzazione meteorologica mondiale. Tanto più che El Niño che abbiamo di fronte, forse proprio a causa del riscaldamento globale, è già a livelli record. Il fenomeno è ciclico e si ripresenta a scadenze fra i due e i sette anni.

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stime

L’analisi.

Gli effetti attesi dalla manovra della Bce sulla congiuntura. Bankitalia: “Pil 2015 probabilmente allo 0,8%”. Si ferma la caduta del reddito degli italiani, però il 50% delle famiglie vive con 2100 euro al mese.

ROMA – Un’altra frustata sulle terga di un cavallo – l’economia europea che, anziché trottare, si adegua ad un passo sempre più sonnolento. Le speranze di questa estate sono state cancellate dallo stop della Cina, la crisi di altri paesi emergenti, come il Brasile, in piena recessione, la tiepida ripresa Usa e, alla fine, l’atmosfera di sfiducia alimentata dall’ultima ondata terroristica. Il rischio a cui le ultime misure della Bce tentano di porre rimedio è, dunque, che l’economia europea ricada all’indietro, nella deflazione. Ma si tratta di far ripartire il cavallo in salita e la sferzata potrebbe non bastare. Soprattutto a paesi come l’Italia. Capiremo nei prossimi mesi se l’aumento delle dosi di medicina, deciso ieri, è sufficiente e lo capiremo dall’andamento del credito e delle esportazioni, i due parametri messi nel mirino dalle decisioni della Bce.

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il climaLo scenario. A tre settimane dall’avvio del summit sul cambiamento climatico, il vero nodo da affrontare appare quello dei combustibili fossili che ancora assicurano l’80% dell’energia usata nel mondo.

PARIGI Non salverà il pianeta. Ma, dopo Parigi, sarà più credibile pensare che possa essere salvato. A tre settimane dall’avvio del più grande vertice sul clima, dopo il mega flop del 2009 a Copenhagen, le opinioni sono già divise lungo un crinale che, probabilmente, si ripresenterà identico al termine dei lavori nella capitale francese. Per i realisti (o cinici, secondo un altro punto di vista) da Parigi uscirà un accordo storico, un clamoroso passo in avanti: Obama che blocca Keystone XL, l’oleodotto dal Canada, ne è una anticipazione. Per gli idealisti (o bene informati, secondo un’altra angolazione) sarà un accordo monco, che non basta ad impedire che la temperatura del pianeta sfondi l’aumento di 2 gradi che gli scienziati hanno posto come limite, oltre il quale c’è la catastrofe climatica.

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riscaldamentoIl clima.

I petrolieri europei e sauditi propongono un “mercato di anidride carbonica”: chi inquina di più paghi i diritti alle imprese virtuose. L’obiettivo è ridurre il surriscaldamento, ma più che al futuro del mondo pensano a non azzerare il valore delle proprie riserve. E gli americani non sono d’accordo.

L’EFFETTO serra? Tutto vero, perdiana. Le emissioni di anidride carbonica? Bisogna fermarle, a cominciare da quelle che vengono da carbone, petrolio e gas. Come? Facciamole pagare. Nel 2009, al vertice- flop di Copenaghen sul clima, queste cose le dicevano gli ambientalisti. Oggi — alla vigilia di una nuova conferenza mondiale sul riscaldamento globale, fra sei settimane, a Parigi — le dicono i massimi inquinatori: i petrolieri. È (quasi) un mea culpa. E, tanto per restare in tema, come nella parabola del figliol prodigo, è festa grande intorno a chi arriva per ultimo. A patto di sapere che, a differenza delle parabole, nella realtà le conversioni sono assai rare, quasi mai spontanee, per lo più interessate e, se i petrolieri saltano il fosso è perché, sul lato in cui sono rimasti trincerati fino a ieri, il terreno sta franando e rischia di inghiottirli.

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i numeriL’inchiesta

Il disastro francese accade proprio alla vigilia della Conferenza parigina di dicembre. Ma il Mit avverte: l’accordo non sarà sufficiente a fermare il surriscaldamento.

I POLITICI sono soddisfatti e ottimisti: niente flop, come nel 2009, a Copenaghen. È l’alba di un’era nuova per la politica: dalla conferenza di Parigi, a dicembre, uscirà un accordo mondiale sul clima. Gli scienziati e i tecnici sono preoccupati. La tempesta di violenza inattesa che devastato ieri la Costa Azzurra è l’ennesima conferma che il clima impazzito è già qui. E l’accordo di cui si parla non basta a bloccare il riscaldamento del pianeta e a impedire che, nel giro di qualche decennio, mezza Terra sia scorticata dal sole e l’altra metà (da Venezia a New York, alla stessa Copenaghen) finisca sotto il mare. Chi ha ragione? Tutt’e due.

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consumiROMA . Lasciate perdere l’altalena degli spread, il terreno perso dal Pil, la sostenibilità del debito, i fragili equilibri del deficit strutturale, finanche le percentuali di disoccupazione giovanile e non. In tasca, in termini di spiccioli e banconote, quanto ci sono costati questi maledetti cinque anni di crisi? La risposta fa paura ed evoca l’immagine del precipizio. Fra il 2008 e il 2013, i consumatori italiani, dice una ricerca della Fipe (la Federazione italiana dei pubblici esercizi) hanno tagliato dalla loro spesa quotidiana più di tutti i consumatori europei messi insieme. Esattamente 67 miliardi di euro, che nel 2008 ci potevamo permettere e a cui, nel 2013, abbiamo dovuto rinunciare. In media, ognuno di noi ha dovuto dire addio a quello che avrebbe potuto comprare con 1.215 euro: l’equivalente di un tablet più uno smartphone, o anche scarpe, cappotto, caviale e champagne.

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In tempi di crisi

In Italia le imprese hanno tagliato i posti di alto livello e ora affrontano le nuove sfide senza forza innovativa.

Le frasi sono ormai così scontate che l’occhio ci scivola sopra, tentando di combattere la noia. «A lungo termine, la prosperità di una nazione è strettamente legata alle competenze della sua popolazione, ovvero al suo capitale di conoscenze » sentenzia il ponderoso studio preparato per l’Ifo, uno dei più autorevoli think-tank tedeschi. E chi oserebbe mai proclamare il contrario? Un’inchiesta dell’ Economist rivela che, secondo il 51 per cento dei manager, un deficit di competenze zavorra i risultati delle loro aziende. E non ci avevano pensato? E’ su questa base che il Cedefop, un istituto di ricerca della Ue, fa l’oroscopo all’occupazione italiana.

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Anidrite carbonica

Il clima.

La decisione del G7 è un primo passo contro l’effetto serra. Per gli scienziati, però, non è ancora abbastanza

L’impazzimento meteo si supera con l’addio a una torta da 28 mila miliardi di dollari.

PARIGI non sarà un flop come Copenaghen, ma, per gli applausi è meglio aspettare. Rispetto a sei anni fa, quando, nella capitale danese la conferenza sul clima finì in un nulla di fatto, il negoziato in programma per dicembre in Francia ha intorno un mondo che, sul riscaldamento globale, ha cambiato completamente prospettiva. Hanno cominciato Usa e Cina — i due grandi frenatori di Copenaghen — a prendere impegni precisi di riduzione delle emissioni di CO 2 . Dal Papa allagrande finanza, tutti parlano di disinvestimento dai combustibili fossili: una grande banca come Hsbc ha un apposito pacchetto di proposte per i clienti. Una buona fetta dei grandi petrolieri (Total, Shell, Bp, Eni) reclama una tassa sulle emissioni o misure analoghe per frenare l’effetto serra. Finanche i re dell’oro nero, gli sceicchi sauditi si dichiarano pronti all’era del solare. E i grandi della Terra, riuniti nel G7 indicano che l’obiettivo è impedire che la temperatura globale superi i 2 gradi e si impegnano a ridurre le emissioni vicino al 70 per cento entro il 2050.

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InflazioneROMA – Nell’ovattato mondo di chi vive facendo previsioni sull’economia, fra le tabelle dense di statistiche, complesse equazioni che costruiscono i modelli econometrici, confronti più o meno stiracchiati con il passato, qualche valutazione a occhio, un linguaggio circospetto e ampie forchette di possibilità per mettersi al riparo da sorprese, l’effetto è stato quello di un macigno che piomba in un piccolo stagno. Da Prometeia (che renderà note le sue previsioni domani) a Nomisma, da Ref (che ha emesso la sua nota congiunturale l’altro ieri) al Cer (che lo farà fra un paio di giorni) sono rimasti a bocca aperta. Gli stimati professionisti del Centro studi Confindustria che prevedono, senza troppe cautele, anzi, specificando che si tratta di “stime prudenti” che il Pil italiano aumenti del 2,1 per cento nel 2015 e del 2,6 per cento nel 2016?

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PIL

I motivi e gli effetti della battuta d’arresto del Pil Ma la ripresa di tutta la Ue dipende solo dai tedeschi.

ROMA  – Il grande freddo è arrivato. Prima, la gelata dei prezzi: i dati dicono che troppi Paesi dell’eurozona sono ormai apertamente in deflazione. Unita all’inflazione troppo bassa negli altri, la gelata ha finito per avviluppare l’economia, mettendo in frigorifero anche la potente locomotiva tedesca e proiettando sui prossimi mesi il rischio non del ristagno, ma della recessione. Per ora, quello di cui tutti sono sicuri è che non si arriva alla luce in fondo al tunnel, se la locomotiva tedesca non riparte. In qualche modo, i dati fanno giustizia dell’ottimismo, sparso a piene mani nelle ultime settimane, anche da Mario Draghi che, nei giorni scorsi, aveva parlato di ripresa europea «fragile, ma ancora in traiettoria» e di prezzi destinati a scuotersi dall’immobilismo. Gli osservatori ne possono trarre due lezioni. La prima è che è illusorio fidarsi di indicatori, come i sondaggi sugli orientamenti di chi, nelle aziende, fa gli acquisti (i “purchasing managers’index”) che avevano alimentato quell’ottimismo. La seconda è che anche modelli econometrici più sofisticati e complessi — compreso quello della Bce — hanno urgente bisogno di revisione e manutenzione, perchè da anni, ormai, sbagliano per eccesso, pronosticando una ripresa che non arriva. (altro…)

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I numeri

In piazza anche la rabbia di commercianti, pensionati e imprenditori
L’inchiesta.

L’ITALIA che sprofonda. Precipita, in caduta libera, lungo la scala sociale e si ritrova alle soglie della povertà. L’Italia che aggiunge, ai milioni di disoccupati e cassintegrati, altri milioni che non riescono ugualmente a pagare le bollette. CHE hanno prosciugato il conto in banca e adesso si sentono chiedere di rientrare dallo scoperto, che tirano giù per l’ultima volta la saracinesca del negozio o si rassegnano a far fallire l’impresa. L’Italia che è povera e disperata da sempre, al Sud, e l’Italia che, invece, si ritrova, improvvisamente e senza sapere come, impoverita e impaurita, al Nord Est, come al Nord Ovest. L’Italia che, piegata da cinque anni di crisi e di austerità, si ritrova in piazza — o vorrebbe andarci — spinta solo dalla rabbia e non dalla speranza di ottenere risposte a domande che non riesce a formulare. Forse anche per questo, in piazza, più che i poveri, ci sono quelli che si guardano alle spalle, con i nervi a fior di pelle, perché sentono i poveri, di colpo, sempre più vicini.

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Il 5,7 per cento delle sostanze possedute nel mondo è in Italia. Nei portafogli ci sono titoli, azioni e depositi ma la proprietà immobiliare rappresenta ancora più della metà di tutte le disponibilità.

ROMA – Delle possibili riforme nel cantiere del governo Monti è la più elusiva. Anche se richiesta a gran voce dalle forze sociali, Confindustria compresa, l’ipotesi di un imposta patrimoniale è al centro di un durissimo scontro fra i partiti della maggioranza, dove il Pdl ha più volte annunciato il proprio veto ad un intervento diretto sulla ricchezza degli italiani. In Parlamento, il presidente del Consiglio è stato attento ad indicare solo l’opportunità di un monitoraggio della ricchezza (e ha voluto ribadire la parola “monitoraggio”), che potrebbe anche voler dire soltanto l’utilizzo di parametri di ricchezza nello stabilire la congruità dei redditi dichiarati. Il terreno, in altre parole, va ancora esplorato. (altro…)

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Solo 70mila autonomi dichiarano più di 90mila euro. L´evasione distorce l´attendibilità dei dati sui redditi. La vera piramide sociale del Paese non è quella delle statistiche ufficiali. La ricchezza netta delle famiglie italiane è pari, in media, a 153 mila euro.Nel 2010, in Italia si sono vendute, fra fuoristrada e deluxe, un po´ meno di 350 mila vetture di grossa cilindrata. Chi paga? Il conto della megastangata, servita in due razioni dal governo, ricade in larga misura sui ceti medi e popolari. Colpiti, a luglio, dai tagli sulle deduzioni fiscali, sulle indennità assistenziali, sugli asili e gli altri servizi che i Comuni, con i bilanci all´osso, saranno costretti a ridurre. E, adesso, dai blocchi delle tredicesime e dai licenziamenti facili. Ma, nella “Manovra 2″, fa capolino l´intenzione di chiamare all´appello anche chi sta all´altro capo della piramide sociale. Sui ricchi si abbatte il rincaro delle tasse sulle cedole dei fondi e delle obbligazioni, in parte compensata dalla minore tassazione dei depositi bancari. (altro…)

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Non è la tempesta finanziaria del 2008, ma il rischio che il mondo (a cominciare dalle due superpotenze Usa ed Europa) ricada in recessione, con qualche ombra anche di deflazione, è reale. Se accadrà, la responsabilità sarà ancora una volta dei politici, “colpevoli” di non aver tenuto sotto controllo una finanza ipertrofica tre anni fa e, ora, di non aver assecondato una politica di stimolo alla ripresa, comprimendo consumi e investimenti, in nome dell´austerità.
La sorpresa maggiore di una giornata del tutto inaspettata, come quella di ieri, è che il messaggio paradossale che sembra venire dai mercati è completamente diverso da quello ascoltato nelle ultime settimane: non è stata l´angoscia dei debiti pubblici a scatenare il crollo sincronizzato delle borse. Al suo posto, dietro quella che il grosso degli operatori definisce «un´ondata di panico», c´è – nella definizione degli analisti di Morgan Stanley – una growth scare, la paura della mancata crescita, di una ricaduta nella recessione, che i dati sulla debolezza persistente delle economie occidentali fanno temere. (altro…)

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Generazione mille euro al mese: ci hanno fatto libri e film per raccontare la condizione dei giovani d´oggi, precari in massa. In realtà, mille euro sono fin troppi: non sono molti i precari che riescono a mettere in fila 12 mila euro l´anno. Ma mille euro non sono solo una bella cifra tonda: quasi mille euro – esattamente 992 – è quanto ha speso mediamente, ogni mese, ogni italiano, adulto o bambino. È la spesa media mensile pro capite del 2010, dice l´Istat. Mutuo escluso. Fin qui, la generazione mille euro (se ci arriva) non sembra avere troppo da lamentarsi. Ma se vostro figlio guadagna mille euro e la sua compagna racimola solo qualche spicciolo, facendo la dog sitter (o viceversa) le cose cambiano: una famiglia di due persone con 992 euro al mese cade sotto la soglia delle statistiche: è ufficialmente povera, in uno dei Paesi più ricchi d´Occidente. Come del resto vostro figlio sapeva già. (altro…)

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