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Posts Tagged ‘Mauro Favale’

Il ministro dell’Interno Minniti: la cittadinanza è un principio che va oltre la maggioranza Nuovi italiani sempre più numerosi: sono 185mila, erano meno di 50mila sei anni fa.

ROMA – Approvare in tutta fretta la legge elettorale. Poi tentare il blitz sullo ius soli perfino prima di discutere la Stabilità. È questo il piano a cui stanno lavorando governo e Pd che passa, specie dopo la decisione di ieri sul Rosatellum bis, per una fiducia anche sulla legge che cambia le regole per ottenere la cittadinanza italiana.
Fino a ieri mattina quella della “doppia fiducia” (legge elettorale e ius soli) da autorizzare nel consiglio dei ministri è stata un’opzione presa in considerazione nei colloqui tra il premier Paolo Gentiloni e il segretario Dem Matteo Renzi.

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RaggiAnche la squadra dovrà firmare il codice etico M5S Da Ama e Atac prime dimissioni. Ma l’Acea resiste.

ROMA – In Campidoglio, per la prima volta dopo la sua elezione, Virginia Raggi ci andrà soltanto domani. Lo troverà di nuovo scosso da arresti e perquisizioni che riguardano dipendenti e funzionari capitolini. «Un’altra inchiesta sui campi rom, tra arresti e tangenti — twitta la sindaca — il mio grazie alla procura e alle forze dell’ordine. Ora #voltiamopagina », scrive sui social.
Un’operazione non semplice a cui la Raggi tenterà di mettere mano ufficialmente da domani, quando incontrerà il commissario Francesco Paolo Tronca per il passaggio di consegne. «Legalità e trasparenza» sono le due parole spese dalla Raggi la notte del 67,15%.

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SalviniIl leader della Lega sceglie nell’ipotesi di un ballottaggio a Roma tra 5 Stelle e centrosinistra. Oggi al Consiglio di Stato ultima chance per Fassina, già ai ferri corti con Sel: scambi d’accuse sul pasticcio delle firme irregolari.

ROMA – «Io un uomo del Pd non lo voto nemmeno sotto tortura», dice Matteo Salvini ospite di
In 1/ 2 ora.
Per questo, di fronte a un ballottaggio a Roma tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti, il leader della Lega sceglierebbe la prima, candidata per M5S.
Un endorsement già espresso due mesi fa ma che, a tre settimane dal voto, diventa un mezzo assist per l’esponente dei Dem: «Prendo atto che i candidati di destra, Meloni con Salvini, Marchini e Raggi, tutto sommato troveranno un accordo per il ballottaggio io rimarrò l’unico candidato alternativo del centrosinistra», dice Giachetti che in queste ore va a caccia dei voti di Stefano Fassina, appeso con le sue liste di sinistra al verdetto del Consiglio di Stato sulla sua riammissione alla corsa per il Campidoglio.

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La scelta di FI per evitare di spaccarsi tra Meloni e il leader della civica. L’ira di Storace: Raggi e Giachetti ringraziano.

ROMA – Più dell’unità del centrodestra, ha prevalso quella di un partito già piuttosto malconcio. Per la quarta volta in una settimana, Silvio Berlusconi conferma la fiducia a Guido Bertolaso che, a questo punto, dovrebbe restare fino al 5 giugno il candidato sindaco di Roma per Forza Italia.
Il Cavaliere sceglie l’ex capo della protezione civile al termine di una giornata in cui, dicono, cambia idea più di una volta. Lo testimonia la telefonata che Altero Matteoli, ufficiale di collegamento incaricato di tenere i rapporti coi Fratelli d’Italia, fa a Ignazio La Russa. Poco prima di pranzo gli comunica che «è fatta», si vira su Giorgia Meloni, si ricompatta il centrodestra.

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ManifestantiIl mondo Lgtb manifesta a Roma e fa il bilancio sulle unioni civili “Si fa un piccolo passo avanti, ma i nostri figli non sono ancora tutelati”.

ROMA – Paul e Mauro si sono sposati in Canada nel 2004. Sono arrivati da Trieste coi loro figli di 10 e 8 anni. «Sono nati entrambi dalla stessa madre surrogata, una nostra amica», raccontano. Quando le unioni civili saranno legge trascriveranno il loro matrimonio nei registri italiani. «Per il resto è una farsa, non cambia nulla. Certo, i diritti ereditari, la reversibilità della pensione, sono cose importanti. Passi avanti. Ma per la legge italiana restiamo una famiglia divisa. Manca la stepchild adoption». Massimo, invece, è di Roma. A lui la possibilità di adottare il figlio del partner non interessa. «E non ho un desiderio di paternità », dice. «Però, al di là delle scelte personali, sono qui per quelle famiglie che non si vedono riconosciuti i loro diritti. Il caso di Nichi Vendola? Lo rispetto ma non lo condivido. Preferirei ci fosse la possibilità di adottare».

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pivettiL’ex presidente della Camera alle primarie leghiste: pronta a candidarmi. Bertolaso: vado avanti come una ruspa.

ROMA – L’ultimo incarico amministrativo è stato da assessore “all’immagine” nella giunta Pdl di Reggio Calabria. Era il 2010. Dopo, nel 2013, ha tentato la corsa al consiglio regionale del Lazio coi Cristiano popolari incassando a Roma 617 preferenze. Ora Irene Pivetti ci riprova col Campidoglio: «Se ci sono le condizioni, sono pronta», dice la più giovane ex presidente della Camera davanti a uno dei 41 banchetti che la Lega Nord ha allestito nella capitale questo week end per “sondare” l’elettorato di centrodestra sulla scelta del candidato sindaco.

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Pisapia: a Milano Sala va appoggiato, senza i dem perderemo le città. Cofferati: no, serve un’alternativa Guerini attacca l’ex leader della Cgil: ha già fatto vincere la destra a Genova. L’ex renziana Martelli va con Si.

ROMA – Alleati col Pd o alternativi? In coalizione o avversari? Tra i marmi del palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma, Sinistra Italiana nasce a “geometrie variabili”, tra chi propende per un’intesa (i sindaci “arancioni” di Milano e Cagliari, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda, il numero 2 della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio) e chi tifa per il divorzio (il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni, Sergio Cofferati, i candidati a Roma e Torino, Stefano Fassina e Giorgio Airaudo). In una scenografia “povera” (un maxischermo, un palco, palloni rossi sospesi nel grande salone centrale, una sfilza di sedie per i 3.000 presenti e poi tavoli di lavoro in stile Leopolda) oggi si conclude la tre giorni di “Cosmopolitica”, costituente del nuovo soggetto che si farà partito soltanto a dicembre. E si chiude con un annuncio, un appello e un interrogativo non risolto.

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sette chiese

L’allerta: metal detector e no fly zone Attesi a San Pietro centomila pellegrini.

ROMA – Sarà il Giubileo dei due Papi, con Francesco ad aprire i battenti della Porta Santa e Benedetto XVI a osservarlo dal sagrato di San Pietro, e quello dei 2.000 agenti schierati stamattina in città, compresi corpi speciali e forze antiterrorismo. Sarà l’Anno Santo della Misericordia annunciato da Bergoglio a marzo, ma anche quello dei 1.440 obiettivi sensibili soltanto a Roma. Sarà il grande evento della cristianità mondiale ma anche, con un azzeccato slogan diventato ormai di uso comune, il primo “ai tempi dell’Is”.

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Marino“Lasciare?Farò le verifiche,non sono indagato” Vendola: difficile sostenerlo. Riuniti i consiglieri dem.

ROMA  – Punto primo: «Non sono indagato». Punto secondo: «Non ho mai usato denaro pubblico a scopo privato. Semmai il contrario». Punto terzo: «Ho 20 giorni per fare opportune riflessioni e verifiche sulle mie dimissioni ». Otto giorni dopo l’annuncio ufficiale del suo addio, Ignazio Marino convoca una conferenza stampa e prova a passare al contrattacco. Dopo il colloquio di lunedì in Procura («Sono entrato come persona informata sui fatti e così sono uscito») si presenta davanti ai giornalisti insieme al suo legale, Enzo Musco, per difendersi nella vicenda degli scontrini e delle sue cene di rappresentanza. Una mossa dietro la quale in tanti leggono una volontà di resistere.

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in mano ai politiciL’intervista.
Stefano Esposito, l’assessore dimissionario della giunta Marino che ha portato in procura il dossier sugli sprechi dell’azienda.

ROMA – L’Atac secondo Stefano Esposito è un «far west», un’azienda «senza speranze» dove in questi anni «la politica ha scorrazzato liberamente», promuovendo «manager senza competenze che hanno qualcosa da nascondere » e prendono decisioni in un «clima costantemente avvelenato », di «guerra permanente coi dipendenti». Tutto questo, al netto di ciò che potrà emergere dalle inchieste aperte in procura e presso l’Anac. Indagini che, sostiene l’assessore capitolino ai trasporti, rischiano, al confronto, di far apparire il simbolo di Tangentopoli, Mario Chiesa, e il suo Pio Albergo Trivulzio di Milano «un collegio di lattanti».

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I militanti di CasaPound al comizio di Salvini e gli antagonisti al contro-corteo dei movimenti: allarme per la giornata di sabato La Capitale si blinda: la questura mette in campo 2.000 agenti per evitare che i manifestanti vengano in contatto.
Salvini
ROMA – «In questo momento non ci sono situazioni considerate di particolare rischio». Ostenta tranquillità il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro nonostante il dispositivo di sicurezza che la Questura sta mettendo in piedi in occasione della manifestazione di sabato della Lega preveda l’impiego di quasi 2.000 uomini. L’ordinanza non è ancora stata messa a punto e gli ultimi dettagli verranno definiti soltanto domani ma i numeri saranno quelli delle grandi occasioni.
Dopo la débâcle di una settimana fa con i tifosi del Feyenoord, quello di dopodomani sarà il primo banco di prova per l’ordine pubblico in città: da una parte, alle 15, il comizio a piazza del Popolo di Matteo Salvini che si prevede partecipato da almeno 50.000 persone. Dall’altra, una contro-manifestazione di centri sociali, antifascisti, comitati per l’acqua pubblica, sindacati di base, movimenti per la casa, Anpi, Rifondazione e Sel, uniti sotto la sigla “Mai con Salvini”.

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Salvini
ROMA . Da quasi due mesi, il 28 febbraio è segnato in rosso sui calendari degli attivisti dei centri sociali e degli antifascisti romani. Da qualche giorno, anche la Questura della capitale ha acceso i suoi fari sull’appuntamento, a maggior ragione dopo le polemiche sull’ordine pubblico seguite al caos provocato dai tifosi del Feyenoord.
Mancano 6 giorni al comizio di Matteo Salvini in piazza del Popolo e in molti quartieri di Roma spuntano scritte e manifesti contro la manifestazione. «Mai con Salvini» è il nome (e un hashtag sui social network) scelto da un raggruppamento di sigle pronto a rovinare la festa al leader della Lega, al suo debutto in una piazza romana.

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PrefettoROMA – Il 18 marzo, quando Salvatore Buzzi lasciò Palazzo Valentini dopo aver perorato al prefetto Giuseppe Pecoraro la sua cooperativa nella gestione dei richiedenti asilo a Castelnuovo di Porto, era convinto di aver portato a casa il risultato. Al contrario, Pecoraro per la prima volta racconta che rimase perplesso dal ras delle cooperative tanto che, al termine di quel faccia a faccia sollecitato (come si legge dalle carte dell’inchiesta) da Gianni Letta, chiamò l’ex sottosegretario: «Gianni, ma chi mi hai mandato?», gli disse. E Letta rispose: «Non lo farò mai più».

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Ipignatonel procuratore: qui una mafia “originaria” Il caso Odevaine “punta dell’iceberg”.
ROMA – L’aveva detto il giorno degli arresti: «È solo il primo step». L’ha ripetuto ieri davanti alla Commissione antimafia: «A questa grande operazione altre ne seguiranno a breve». Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma, prefigura nuovi indagati e nuovi arresti in parallelo o direttamente legati all’inchiesta sul “Mondo di mezzo” che finora ha portato in carcere 39 persone (le ultime due proprio ieri). D’altra parte per il magistrato «la mafia non è l’unico problema di Roma e non è detto sia il principale». Per adesso è stata scoperchiata un’organizzazione criminale «originaria e originale» che non ha un collegamento con la mafia classica: «Rispecchia in qualche modo la società romana — prosegue Pignatone — e non può, in quanto tale, non avere rapporti con la politica».

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La protestaROMA – Nella città degli oltre 200 mila appartamenti sfitti e, insieme, dell’emergenza abitativa, dove i valori immobiliari sono raddoppiati in pochi anni, gli affari si fanno sempre con lo stesso materiale: il mattone. Un pezzo fondamentale dell’oro di Roma sul quale mafia capitale era riuscita a mettere le mani agganciando imprenditori, blandendo costruttori, accaparrandosi i loro favori per provare a «costruire qualcosa di importante ».
Le oltre 4.000 carte dell’inchiesta raccontano che nel “mondo di mezzo” i boss facevano affari coi palazzinari, alcuni dei quali (come gli arrestati Cristiano Guarnera e Agostino Gaglianone) organici alla banda, altri (come Daniele Pulcini, accusato in un’altra inchiesta di aver allungato una tangente al deputato Pd Marco Di Stefano) definiti «amici» e altri ancora (come Erasmo Cinque, vicino agli ex An e in particolare ad Altero Matteoli) utilizzati come “ascensori sociali”, per arrivare ancora più in alto.

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ZingarettiNicola Zingaretti, Lazio “Ho già ridotto le spese e le ridurrò ancora così però vanno in crisi sanità e trasporti”.
ROMA – «Noi siamo stati eletti dai cittadini e abbiamo il dovere di segnalare gli effetti catastrofici che produrrebbe questa legge di stabilità». Non ha paura di essere ascritto alla categoria dei “gufi”, Nicola Zingaretti, presidente di una Regione, il Lazio, che da 8 anni viaggia con il fardello di una sanità commissariata. Non è un renziano, ma schiva le voci che lo vedrebbero futuro competitor del premier: «Non l’ho votato al congresso — ricorda — ma lo sostengo e credo rappresenti uno shock positivo per l’economia e l’immagine dell’Italia».
Eppure…
«Eppure stavolta sta commettendo un errore: troppo facile tagliare le tasse con i soldi degli altri. È come se invito gente a pranzo e a cena, faccio bella figura, ma poi paga qualcun altro».

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Elezioni

In Toscana M5S contro centrosinistra. Doppio turno anche a Padova e Bergamo, dov’è in vantaggio Gori.

ROMA  – Si partiva 16 a 13 per il centrosinistra.
Finisce, per ora, salvo ballottaggi, 10 a 3. Le amministrative nei 29 comuni capoluogo chiamati al voto confermano il trend nazionale che ha caratterizzato le Europee con una valanga per Pd e alleati che si confermano al primo turno a Cesena, Ferrara, Forlì, Modena, Reggio Emilia, Pesaro, Sassari e Firenze, strappano al centrodestra Campobasso e Prato, e vanno al ballottaggio, invece, quasi ovunque, da Bari a Bergamo, da Livorno a Pavia, da Vercelli a Potenza, da Cremona a Urbino, passando per Verbania, Foggia, Caltanissetta, Perugia, Terni e Padova. (altro…)

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Labbra gonfie
Niente pasti
I miei amici che hanno usato ago e filo sono deboli, hanno le labbra gonfie e non mangiano Ma vogliono continuare.

Ahmed e i compagni con la bocca cucita: vi racconto l’inferno di Ponte Galeria.

ROMA— «Come gli animali: in gabbia ». Ahmed lo ripete due, tre volte per spiegare cosa significa vivere dentro un Cie. Lui a Ponte Galeria, periferia ovest di Roma, a due passi dall’aeroporto di Fiumicino, c’è arrivato tre mesi fa, spedito qui dal carcere di Lanciano dove ha scontato 4 anni per droga. In questi giorni di tensioni e proteste si è fatto portavoce della situazione all’interno del centro: sabato in otto hanno deciso di cucirsi la bocca con ago e filo improvvisati. Ieri se n’erano aggiunti altri due: in totale sono in 10 ad avere le labbra serrate da uno o due punti. (altro…)

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Rodotà-LandiniIl giurista replica a Letta sulle riforme e guida l’assemblea a difesa della Carta convocata insieme a Zagrebelsky.

ROMA— «Né una zattera per naufraghi né un onorato rifugio per reduci di battaglie perse». Stefano Rodotà lo mette in chiaro da subito: davanti a 300 persone stipate in una sala congressi romana a metà strada tra la stazione Termini e l’università La Sapienza, il giurista battezza così l’assemblea “aperta” convocata insieme al presidente di Libertà e Giustizia, Gustavo Zagrebelsky, al leader della Fiom, Maurizio Landini, alla costituzionalista Lorenza Carlassare e al fondatore di Libera, don Luigi Ciotti.
E se il Professore sa bene come non dovrà concludersi il percorso tracciato ieri, più difficile è immaginare l’approdo finale. Quel che è certo, per ora, è che la bussola sarà la Costituzione e la prima tappa è già fissata: appuntamento il 12 ottobre a Roma per una manifestazione. Per adesso c’è un documento, “La via maestra”, che nel frattempo verrà dibattuto in varie città mentre si apre la discussione in Parlamento sulle riforme costituzionali. Un disegno di legge che preoccupa i 5 firmatari del manifesto, convinti che la Carta vada «applicata e non modificata». (altro…)

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I numeriNon piace ad assistenti e funzionari la decisione della Boldrini di pubblicare tutte le buste paga: “Non siamo mica politici”.

ROMA— «E a lei? Le piacerebbe se il suo stipendio finisse on line? ». Montecitorio, pieno agosto. Transatlantico deserto, buvette chiusa. L’assistente parlamentare ha un pacco di documenti sotto il braccio: si ferma un attimo per rispondere, poi si gira e fila via rapido un po’ infastidito. Il clima alla Camera, il giorno dopo l’operazione glasnost voluta da Laura Boldrini, è questo qui: nessuno ha apprezzato gli effetti della pubblicazione della tabella completa con incarichi, retribuzioni e scatti di anzianità dei 1500 dipendenti di Montecitorio.
In generale, la voglia di parlare è poca. «Rischio un’azione disciplinare, sa?», avverte la signora bionda in uno dei pochi uffici rimasti aperti. Non vuole dire il suo nome, però si sfoga: «Non siamo mica politici: perché mettere on line i nostri stipendi? Siamo lavoratori che per stare qui hanno superato un duro concorso». E ora guadagnano cifre importanti: al di là dei 406 mila euro del segretario generale (il vertice di una piramide che a scendere vede 176 consiglieri parlamentari, 4 interpreti, 288 documentaristi, 377 segretari, 149 collaboratori tecnici, 411 assistenti parlamentari e 59 operatori tecnici) le retribuzioni base sono di tutto rispetto, con un minimo di 30mila euro l’anno per il livello più basso all’ingresso a Montecitorio. Poi, crescono con l’anzianità: dopo 20 anni di lavoro nessuno guadagna meno di 89mila euro. E via, via a salire. (altro…)

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