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Posts Tagged ‘media’

È UN vero peccato che non esista un nesso, anche vago, tra l’impressionante crescita tecnologica dei media e la qualità del loro contenuto. Il vaglio delle notizie e la loro confezione a volte richiama ancora l’epoca dei cantastorie, della fola che passa di bocca in bocca, del fatto impressionante, riportato con dettagli spaventosi, che atterrisce la comare e allarma l’autorità. Deve averlo capito Matteo Salvini, che per finire ogni giorno sulle prime pagine, e ogni sera nei talk, snocciola un rosario ininterrotto di propositi bellicosi, improperi e minacce; e il bello è che ci riesce perfettamente, ottenendo un clamore quasi automatico ogni volta che fa “bu!” davanti a un microfono. Il “bu!” è, per i media, materia irresistibile. Viene subito catalogato come “proposta shock” e per ciò stesso, come il delitto di paese o la nascita di un vitello a due teste, fa il giro completo del cosiddetto villaggio globale, sia pure limitatamente al vicoletto secondario di nome Italia.

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IL CONTENZIOSO tra Google e gli editori di alcuni Paesi europei è molto complicato. Non aiuta il fatto che le due parti in lite possono contare sull’appoggio, poco dialettico, di tifoserie molto schierate, “nuovo” contro “vecchio”. Il “nuovo” accusa il “vecchio” di non capire Internet e di non cogliere le grandiose occasioni che la distribuzione online offre; il “vecchio” accusa il “nuovo” di pirateria su larga scala, ovvero di rubare contenuti editoriali senza pagare mezza royalty. Mi sento largamente al di sotto della questione; ma confesso di farmi sempre più spesso la domanda che Nanni Moretti poneva alla spensierata ragazza che gli diceva “faccio cose, vedo gente”. E cioè: ma come ti mantieni, scusa? Con quali quattrini? Guadagnati come? (altro…)

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Referendum sulla privacy tra i novecento milioni di iscritti.

Cosa spinge la creatura di Mark Zuckerberg a lanciarsi in questa sfida dal risultato incerto? Il senso di responsabilità, certo. Il gusto del futuro, ovvio. Ma anche la paura. La paura di sentirsi dire: ehi, stai vendendo ciò che non possiedi!
Andiamo con ordine. Facebook, prima di continuare a scavare nella nostra privacy in cerca delle preziose informazioni care ai pubblicitari, ha deciso d’interpellare gli iscritti, che di quelle informazioni sono i titolari. Le novità riguardano nuove sezioni, diverse impostazioni delle pagine e strumenti per gli amministratori. Si parla della possibilità di utilizzare le informazioni anche al di fuori della piattaforma. Si discute (di nuovo) della «Timeline», per decidere se mantenere il nuovo aspetto del social network o tornare alla vecchia formula. (altro…)

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Il calcio catalizza una delle risorse più scarse che ci siano al mondo, vale a dire l’attenzione umana. Nell’era di Internet siamo continuamente bombardati da ogni sorta di messaggi, avendo accesso a innumerevoli fonti d’informazione. In questa selva di stimoli, il calcio riesce ad attirare su di sé l’attenzione di molti individui. La finale di Coppa del Mondo del 2010 è stata seguita, in 200 paesi, da circa 700 milioni di persone. Il 72 per cento degli italiani si dichiara interessato o molto interessato al calcio, 32 milioni di nostri concittadini seguono la  nazionale, 28 milioni la serie A, 26 milioni la Champions League. In termini di audience televisiva, le  trasmissioni calcistiche hanno pochi rivali, con effetti importanti sulle tariffe dei break pubblicitari. In Italia abbiamo anche un numero altissimo  di squadre, quasi 70 mila; e si giocano ogni anno la bellezza di 600 mila partite  regolamentari, di cui 100 mila nella sola Lombardia. In questo senso, il calcio italiano è uno sport vivo, non è solo spettacolo: oltre a catturare molti spettatori, genera molti praticanti. Nella storia del calcio italico ci sono molti episodi di corruzione. Nel 1927 fu     revocato il titolo vinto dal Torino perché i suoi dirigenti avevano corrotto un giocatore della Juventus prima di un derby. Nel 1982 Milan e Roma furono retrocesse in B per aver aggiustato una partita e alcuni giocatori furono giudicati colpevoli di scommesse illegali sulle partite. Nel 2004-2005 abbiamo avuto Calciopoli  e adesso abbiamo assistito al ritorno del calcioscommesse. Questo scandalo  è più esteso di quello dell’82 e presenta  qualche analogia con episodi avvenuti  in altri paesi, per esempio, con lo scandalo emerso in Germania nel 2009. Da noi l’intreccio fra illecito sportivo e criminalità è stato più forte, dato il coinvolgimento della camorra nel racket delle scommesse. In Calciopoli erano coinvolti gli arbitri, mentre nel calcio scommesse ad agire sono stati i calciatori. (altro…)

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LIBIA. Il figlio di Gheddafi che viene catturato e poi ricompare baldanzoso nella notte. Tripoli che insorge, mentre invece la città è assalita da combattenti venuti da fuori. Festeggiamenti a Bengasi fatti passare per l’esultanza dei tripolini. Un regime dato per finito che dopo tre giorni continua a bombardare il centro della città. Inviati in elmetto che mettono in posa i combattenti per riprenderli. Dirette dalla battaglia in cui si vedono solo tetti e il fumo in lontananza…
Più che di «nebbia della guerra» si dovrebbe parlare di una guerra televisiva che ha ben poco a che fare con quello che succede, ma rientra in una strategia mediale mirata a confondere le acque sia agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, sia a quelli del regime di Tripoli. (altro…)

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Da quandola Storia segue il suo corso sotto copertura mediatica, si ha l’impressione che alcune gesta e alcuni gesti (per esempio la distruzione di statue e vestigia di dittatori) siano compiuti con particolare zelo e in favore di telecamere. Cecchini in azione, sparatori di raffiche rituali (costose, tra sradicatori di monumenti appaiono spesso in posa, °quasi, anche perché i giovani protagonisti in arme hanno la rara fortuna di veder coincidere il loro quarto d’ ora di celebrità con l’apertura dei telegiornali di mezzo mondo. C’è da dire, però, che accanto a queste debolezze spesso irritanti, la mediatizzazione delle guerre e delle rivoluzioni ha l’enorme vantaggio di esporre allo sguardo del mondo almeno una parte degli eventi. (altro…)

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Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice.Solo la tivù russa Rt e quella venezuelanaTelesur spiegano che è una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. L’obiettivo è è quella democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i “ribelli” avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico. (altro…)

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