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Posts Tagged ‘mercati finanziari’

L'impatto

Ma Saccomanni è ottimista: “Instabilità politica già scontata”
I mercati.

ROMA— Il primo esame di credibilità per l’Italia scatta questa mattina sui mercati finanziari. Si riparte da uno spread a 263 punti, quota segnata venerdì scorso, un paio d’ore prima che la crisi politica divampasse in Consiglio dei ministri, cancellando così la “manovrina” su Iva e correzione dei conti. Situazione precipitata rapidamente, sabato pomeriggio, in crisi di governo, con la dimissione dei ministri pdl. Difficile ora che lo spread, termometro così sensibile del rischio Paese, non torni a segnare febbre alta. Accadeva alla fine del 2011, nel passaggio tra governo Berlusconi e governo Monti, quando si viaggiava attorno ai 500 punti. E anche un anno fa, quando la notizia della fine dell’esecutivo del professore e il ritorno in campo del Cavaliere, lo riportò oltre i 300. (altro…)

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Uno dei personaggi dell´intramontabile film Ombre rosse (1939) è un banchiere, Gatewood, che ai suoi sottoposti propina una lezione sui mali di Big Government, l´interventismo statale, in particolare della regolamentazione bancaria. A un certo punto Gatewood esclama: «Come se noi banchieri non sapessimo come amministrare le nostre banche!». In seguito, più avanti nel film, scopriamo che Gatewood taglia la corda dalla città, portando via una bisaccia piena zeppa di bigliettoni che ha sottratto indebitamente.  (altro…)

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Continuava ad affermare il nostro Premier. Ecco, guardate l’esplosione diBorsa Italiana, dopo settimane di abisso e 18 anni di preliminari, alle prime voci di dimissioni di Silvio Berlusconi.

Non vi basta? Dopo un’oretta Berlusconi smentisce, “Nessun passo indietro”, e la Borsa rallenta di botto, così come lo spread.

nonleggerlo.blogspot.com

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La più grave crisi capitalistica dopo quella degli anni Trenta del secolo scorso, che precipitò nella grande depressione, non ha intaccato la fede liberista nell´infallibilità dei mercati, anzi del Mercato. Angelo Panebianco ne offre un perspicuo esempio quando (sul Corriere della Sera) trancia con eleganza la questione suprema della superiorità del Mercato sullo Stato come gestore specializzato efficace delle grandi interdipendenze economiche. Per efficace intende, penso, capace di raggiungere e mantenere equilibri stabili. Lo Stato, invece, sarebbe il portatore di interessi particolari, nazionali e democratici destinati per loro natura a turbare i processi di interdipendenza. Insomma, un disturbatore istituzionale. (altro…)

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La crisi economica americana non ha risparmiato nemmeno il Re Leone. La versione di Las Vegas del mega-show della Disney, ispirato dal «Libro della giungla» di Rudyard Kipling, chiuderà per sempre il sipario a fine anno, dopo più di mille performances. La fine dello spettacolo, con la famosissima musica di Elton John, lascerà centinaia di persone senza lavoro, aggravando una situazione già difficile in una delle città più colpite dal crollo del mercato immobiliare Usa. L’ultimo ruggito del leone è una metafora triste per un Paese che è da anni il re della foresta economica. A tre anni da una crisi finanziaria che sarebbe dovuta essere un evento epocale, non ripetibile nel corso delle nostre vite, l’America e il mondo occidentale si ritrovano sul baratro della recessione. Come nel 2008, i mercati sono in caduta libera, i consumatori hanno paura di spendere, e le banche non vogliono prestare soldi né ad aziende né ad individui. I disagi americani sono accompagnati da un malessere ancora più profondo in Europa – il mercato più importante per i beni e servizi made-in-Usa. E i governi, il deus ex machina che salvò l’economia mondiale con miliardi di aiuti durante l’ultima crisi, questa volta sono troppo indebitati per aprire i cordoni della borsa. E allora? Allora si soffre. (altro…)

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SE QUELLO che si sta consumando sotto i nostri occhi in questo agosto di tregenda non fosse un vero dramma, verrebbe da dire che siamo ancora una volta alle “comiche finali”. Un governo senza storia, guidato da un premier senza vergogna, insegue un obiettivo senza speranza. Ritrovare la forza di una politica e la dignità di una leadership, per imporre al Paese la cura dolorosa ma necessaria senza la quale c’è solo l’Apocalisse. Questo tentativo, continuamente inseguito e continuamente fallito, marchia a fuoco la via crucis degli incontri tra la risibile “armata berlusconiana” e le parti sociali. Li rende ogni volta velleitari, deludenti e dunque alla fine tragicamente dannosi. (altro…)

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Sbircio gli ultimi aggiornamenti da Wall Street e intanto mi chiedo quando mai mi era importato qualcosa di Wall Street, dove di mio non ho investito neanche un hot-dog. Ma non ho tempo per rispondermi: abbiamo un problema a Parigi, scricchiolano i titoli di Stato francesi e capisco che è una bruttissima notizia anche per me, che non sono francese e ignoro come sia fatto un titolo di Stato francese. E Francoforte? Tutto bene lassù, fratelli? Cercate di tenere duro almeno voi. Già che ci sono, mando un sms a un amico di Londra per sincerarmi che i coetanei incappucciati di Harry Potter non gli abbiano ancora devastato il tinello e completo il giro del mondo in ottanta ansie con un pensiero per la Norvegia: il fascista paranoico è sempre sepolto in galera, vero? Rientrato mentalmente a casa, mi precipito sulle immagini dei tg dedicate alla riunione di palazzo Chigi: fanno un po’ meno paura. (altro…)

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Era partita benino, ieri, la Borsa di Milano. Niente di trascendentale, ma neanche malaccio. I mercati, un po’ per celia un po’ per non morir, si erano bevuti persino la promessa del Cainano sul “pareggio di bilancio entro il 2013”. Poi, d’improvviso, s’è sparsa la voce che aveva parlato Brunetta. E non c’è stato più nulla da fare: perdite a rotta di collo. Intendiamoci, nessuno è andato a leggere ciò che aveva effettivamente detto Brunetta, intervistato dal prestigioso Sallusti sull’autorevole Giornale. È bastato sapere che aveva detto qualcosa. Il fatto stesso che avesse esternato ha riportato alla memoria una circostanza che i mercati, più per disperazione che per convinzione, avevano rimosso: tra i ministri che dovrebbero garantire il pareggio di bilancio, c’è anche Brunetta. Di botto Piazza Affari s’è trasformata in una selva di mani aperte che battevano sulle rispettive fronti: oddio, Brunetta! Di qui il nuovo precipizio. Se poi gli operatori avessero avuto la forza di leggersi il testo dell’intervista, sarebbe andata pure peggio. Avrebbero appreso, infatti, che il ministro “ha una ricetta” e, per soprammercato, “preme sull’acceleratore” (quello manuale, si capisce). Idee nuove? Discontinuità? Macché: “Dobbiamo solo completare l’opera stando esattamente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi”. Cioè continueranno a fare esattamente quel che han sempre fatto: debiti. (altro…)

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NON HA AFFATTO torto Berlusconi, quando dice che non riesce a fare tutto quel che desidera, imbrigliato com’è da poteri che sfuggono al suo controllo: il potere della giustizia e dei giornali, della Costituzione nazionale e di quella europea, dei mercati finanziari e delle agenzie di rating. Tutto gli sta stretto, l’intralcia: la democrazia con le sue istituzioni plurali, i mercati finanziari e l’Europa che d’un tratto gli strappano la corona e lo scettro che immaginava di possedere. Il presidente del Consiglio non ha torto ma non sa la storia che vive: così come non comprende quel che significhi democrazia – al di là del momento magico in cui il popolo elegge governi e parlamenti – oggi non comprende l’enorme mutazione economica cui viene dato il nome, eufemistico, di crisi. (altro…)

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L’acquisto deciso dalla Bce di Btp italiani ha portato a un ridimensionamento dello spread con i Bund tedeschi. Ma potrebbero essere necessari nuovi interventi.

La giornata di ieri, campale per le Borse di tutto il mondo, Milano compresa, ha comunque portato una boccata di ossigeno sul fronte dei bond nostrani. Rendimenti e spread nei confronti dei Bund tedeschi si sono ridimensionati per i titoli di Stato più a rischio negli ultimi tempi in Europa, gli spagnoli e soprattutto quelli italiani. Hanno funzionato da una parte gli acquisti di Btp e Bonos da parte della Bce, varati, dopo aver vinto tante reticenze, da Francoforte. Non solo: la promessa di nuovi piani di austerità di Roma e di Madrid hanno rassicurato per il momento i mercati. (altro…)

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Il governo deve scoprire le carte e dire la verità. Siamo in pericolo, siamo bersaglio della speculazione, siamo commissariati dall’Europa: non è accettabile che Berlusconi e Tremonti nascondano agli italiani le concrete condizioni imposte loro dalla Bce e dai leader dell’Unione.Invece stanno centellinando le informazioni, un po’ per coprire la clamorosa retromarcia rispetto a ciò che il premier aveva affermato in Parlamento, un po’ nella speranza di trarre qualche vantaggio tattico per la sopravvivenza.
Ma quella lettera della Bce, arrivata qualche giorno fa e i cui contenuti sono cominciati a filtrare oltre la rete di Palazzo Chigi, non può essere nascosta al dibattito pubblico. (altro…)

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A Wall Street, lo chiamano «il concorso di bruttezza» – la battaglia tra America ed Europa per stabilire chi stia peggio, tra economie in tracollo, deficit enormi e monete allo sbando. Venerdì sera la competizione è diventata ancora più brutta. Per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti hanno perso l’importantissima «tripla A». L’agenzia di credit rating Standard & Poor’s ha bocciato la politica economica Usa, togliendo al Paese il rating più alto – un imprimatur che, per 70 anni, ha rassicurato investitori e governi del fatto che lo zio Sam paga sempre i suoi debiti. La decisione bomba della S&P è stata subito contestata dall’amministrazione Obama che ha accusato l’agenzia di un errore di calcolo di 2 triliardi di dollari. S&P – una delle tre «big» nel mondo del rating che contribuì alla crisi finanziaria del 2008 non è certo senza peccato. Ma il tempo delle recriminazioni è ormai passato. (altro…)

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LE TEMPESTE non vengono mai sole, ma una ne porta appresso un’altra. Si pensava che nella giornata finanziaria di domani il sole si sarebbe aperto un varco tra le nuvole nere dei giorni scorsi e che i mercati avrebbero respirato. Ma probabilmente non sarà così: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Non era mai avvenuto e gli operatori si aspettano il peggio in tutto il mondo a cominciare dal governo cinese che ha chiesto ad Obama con toni ultimativi di prendere drastiche decisioni per ridurre il disavanzo federale americano.

Non si era mai visto prima d’ora che uno Stato estero desse ordini alla Casa Bianca. Semmai accadeva il contrario. C’è di che aspettare col fiato sospeso che cosa accadrà domani nelle Borse asiatiche, in quelle europee e soprattutto a New York quando alle nove del mattino (le tre del pomeriggio per noi) si apriranno le contrattazioni a Wall Street. A quell’ora Piazza degli Affari a Milano sarà già da sei ore sull’Ottovolante. Forse ci sarebbe stata in tutti i casi perché la conferenza stampa di venerdì sera a Palazzo Chigi non era stata affatto rassicurante. Se l’America ha il raffreddore  –  si diceva un tempo  –  in Europa abbiamo la polmonite. Ma se la polmonite ce l’ha l’America, che cosa può accadere qui? (altro…)

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La notizia più positiva che ci è stata data nella conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti è che la politica non andrà in vacanza questa estate. Sarebbe stata davvero una presa in giro concedere al Parlamento cinque settimane di ferie, di cui una in pellegrinaggio a Gerusalemme, nel mezzo di una crisi cosi grave. Come notato dall’Economist, se i politici italiani vogliono pregare, possono benissimo andare a San Pietro, con minimo dispendio di tempo. Avrà molto da lavorare il Parlamento questa estate. Speriamo per varare riforme vere. Non lo sono certo i provvedimenti improvvisati annunciati ieri sera in una conferenza stampa altrettanto improvvisata. Vediamoli uno per uno. L’unica vera decisione è quella d’anticipare di un anno, al 2013, l’obiettivo del pareggio di bilancio. (altro…)

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Il mercato, dopo tutto, qualche merito ce l’ha: ha costretto un Paese come l’Italia, fino a pochi giorni fa immerso in una compiaciuta miopia, a fare i conti con se stesso. E un presidente del Consiglio che ha ripetutamente negato prima l’esistenza e poi la gravità della crisi a venire, almeno parzialmente, a patti con la realtà. Un paio di giorni dopo le dichiarazioni alle Camere, in cui rivendicava alle Camere stesse, invece che ai mercati, il diritto di fare politica economica – un concetto ribadito con forza dal nuovo segretario del Popolo della Libertà – si è deciso a delineare un programma di politica economica la cui urgenza dipende esattamente dalla necessità di compiacere i mercati. Ne è scaturita una conferenza stampa che vuole delineare, se non un vero e proprio programma, almeno una serie di indirizzi, con spunti di interesse sul piano dei principi ma di efficacia limitata per quanto riguarda il lato operativo, l’effettivo potere di cambiare le cose. Il tutto è avvenuto nello stesso giorno in cui sia il Presidente degli Stati Uniti sia il commissario europeo agli Affari economici e monetari sono intervenuti in maniera analoga, ossia con una concretezza piuttosto limitata. (altro…)

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biagioraucci.com

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La turbolenza dei mercati finanziari è tale da farci quasi dare ragione al presidente del Consiglio: l’Italia appare come la vittima di questa crisi, non come la sua causa. Perché in parte è vero: la crescita economica si sta indebolendo ovunque nel mondo ricco, l’America ha evitato il default del debito, ma solo attraverso un compromesso fragile e i governi della zona euro non sono riusciti a dare una soluzione esauriente al problema della Grecia, l’incapacità di rimborsare i propri debiti. Ma non siate troppo solidali con Silvio Berlusconi. L’Italia, o meglio il suo governo, ha la sua parte di colpa. (altro…)

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