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Posts Tagged ‘meritocrazia’

meritocrazia

Ma Renzi se lo ricorda perché è diventato Renzi? Lo sa o non lo sa perché tanta gente s’è fidata e, in parte, continua a fidarsi di lui? Pensa davvero che sia perché ha omaggiato la Confindustria della libertà di licenziare? O perché vuole riempire il nuovo Senato di consiglieri regionali e di sindaci mai eletti per fare i senatori e la nuova Camera di portaborse e sottopancia nominati dai segretari di partito? Forse un ripassino delle famose Leopolde, specie le prime, quand’era solo sindaco, gli gioverebbe. Sentirebbe il professor Luigi Zingales dire, nel 2011: “L’Italia è governata dai peggiori: l’80% dei manager dichiara che la prima strada per il successo è la conoscenza di una persona importante, poi ci sono lealtà e obbedienza, la competenza è solo quinta”. E sentirebbe se stesso ribadire: “Noi vogliamo un’Italia fondata sul merito, sulla conoscenza e non sulle conoscenze”. (altro…)

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A sentire Renzi inneggiare al merito, il gufo che è in me si trasforma di colpo nell’usignolo più trillante: viva viva San Matteo. Solo un dispensatore di miracoli può pensare di introdurre in Italia la meritocrazia. L’idea di modulare lo stipendio di un dipendente pubblico in base alle sue capacità si è sempre scontrata con una difficoltà insormontabile: la totale sfiducia degli italiani nei meccanismi di selezione e nelle persone deputate a guidarli. Si può dire che proprio i sospetti che avvolgono in una nube di disincanto l’imparzialità dei «superiori» abbiano autorizzato le burocrazie sindacali a favorire la stesura di regolamenti labirintici che rendono la selezione impossibile. Oltre alla superficialità arbitraria dei quiz, penso alla follia dei «punteggi», che garantiscono avanzamenti di carriera non ai più bravi, ma ai più assidui nel seguire corsi completamente inutili che tolgono a chi li frequenta il tempo per migliorare davvero sul lavoro.  (altro…)

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Inutile girarci tanto intorno: la nuova legge sull’università è orrenda. Per la precisione: accentratrice, impoverente, demagogica, punitiva e sostanzialmente contro il futuro degli studenti. Ecco perché.

Accentratrice, pauperizzante, superflua,
demagogica, punitiva, antistudentesca. Si può continuare a lungo ad elencare i difetti della legge sull’Università promossa e difesa a spada tratta dal governo Berlusconi. Una riformetta, in realtà, che cambierà poco nella vita universitaria: ma per quel poco contribuirà molto all’affossamento dell’istruzione superiore.
Punto primo: la legge Gelmini toglie autonomia alle università in quanto prevede controlli ministeriali più fitti e pervasivi, annulla la flessibilità nelle decisioni, riduce gli organi accademici a passacarte, riordina corsi e facoltà sulla base non delle esigenze dei singoli atenei ma di un modello statale unico. Infine fa entrare i privati nei consigli di amministrazioni, senza specificare né i criteri di accesso né le finalità. Almeno portassero soldi…

Punto secondo: smantella il sistema pubblico a favore delle università private. Non è uno slogan da corteo, è una tristissima realtà. Dopo l’ondata di riconoscimenti di università di ogni tipo dalla nefasta gestione Moratti, ora ci risiamo con “università” fatte in cortile equiparate alle più prestigiose istituzioni di questo Paese. E, orrore tra gli orrori, anche il mitico Cepu, quello che favoriva gli studenti ritardatari o in altre faccende affaccendati, quello il cui presidente ha dichiarato di mettere la propria struttura al servizio della campagna elettorale di Berlusconi, quello per i cui legami familiari la deputata finiana Catia Polidori ha salvato il governo; anche quello verrà riconosciuto. Il messaggio è chiaro: si può avere un titolo universitario anche frequentando atenei senza docenti e senza alcuna idea di cosa siano cultura e ricerca. (altro…)

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Otto minuti e ventidue secondi. I video su youtube in genere sono di due tipi: brevi, con slogan, incisivi ma mai troppo argomentati; oppure lunghi, magari statici, che colpiscono meno, ma che forniscono argomentazioni e opinioni. I primi sono indicati per promozioni, per veicolare messaggi da approfondire in altra sede, gli altri servono a spiegare argomentando.

Così, quando sul canale di Mariastella Gelmini è stato pubblicato un nuovo video, guardando alla durata, otto minuti e ventidue secondi, ho sperato che fosse carico di critiche argomentate alle proteste studentesche. Invece no. Otto minuti e ventidue secondi per dire che la riforma è una bella riforma, che bisogna approvarla, che non bisogna farsi strumentalizzare. Luoghi comuni e frasi fatte. Come un’alunna poco preparata di fronte a un’interrogazione, guardando in camera, pronuncia le parole magiche: “strumentalizzazione”, “baroni”, “centri sociali”, “finanziamenti a pioggia”, “status quo”. Le mani, una sull’altra, si aprono, talvolta, come per spiegare meglio concetti non espressi.

Se quel video fosse stato un’interrogazione, dopo cinque minuti (forse meno), qualunque professore l’avrebbe interrotta: “In sostanza?” avrebbe chiesto. (altro…)

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