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Posts Tagged ‘Michela Marzano’

Cappato e dj Fabo.

Se il valore cardine della nostra Costituzione è la dignità umana, allora Marco Cappato non ha fatto altro che incarnare alla lettera lo spirito del nostro Paese. Che difende la vita e la dignità del vivere, certo — è il cuore stesso della Costituzione. Ma che, proprio per questo, non chiede a nessuno di giudicare cosa possa essere o meno degno per un’altra persona. Al contrario. Pretende che nessuno si permetta di farlo, privando così la persona in questione dei suoi diritti individuali. Cosa sarebbe d’altronde la dignità umana se non ci fosse poi anche la libertà di esercitarla, e quindi senza la possibilità, per ciascuno di noi, di autodeterminarsi e di decidere sempre e comunque, dall’inizio della propria esistenza fino alla fine, come vivere e come morire?

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Il nuovo libro dello scrittore è la storia di un sacerdote attratto dai bambini tra immagini shock, il corpo di Aylan e un’ambigua dedica a don Milani.

Il protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti, “Bruciare tutto” (Rizzoli), è un prete pedofilo. E anche se l’unico rapporto sessuale completo che ha vissuto con un bambino risale a molti anni prima, quando ancora non aveva preso i voti, don Leo non può fare a meno di pensare al sesso ogni volta che vede un bimbo. Don Leo prega, digiuna, combatte una lotta di cui cerca di non far trapelare nulla all’esterno.

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QUALCHE mese fa, sulla sua bacheca di Facebook, un padre di 43 anni aveva scritto che voleva solo vedere il suo “cucciolo”, un bimbo di 9 anni che i giudici avevano affidato esclusivamente alla madre. Poi, ieri, la tragedia: l’uomo è andato a recuperare a scuola il figlio in provincia di Napoli, lo ha portato con sé in Toscana, ha aperto in macchina una bombola del gas, è morto soffocato. L’idea dell’uomo era molto probabilmente quella di uccidere anche il bambino, il quale però, miracolosamente, è riuscito ad aprire la portiera della macchina, a chiedere aiuto e a sopravvivere.

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Il tribunale di Firenze riconosce il diritto a due coppie. È la prima volta in Italia.

IL RICONOSCIMENTO da parte del Tribunale per i minorenni di Firenze dell’adozione di due bambini da parte di una coppia gay non è soltanto un passo avanti nel riconoscimento dei pari diritti per le coppie eterosessuali e omosessuali.
È anche, e forse soprattutto, una grande vittoria per i bambini che, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei propri genitori, vedono così finalmente riconosciuto il proprio diritto alla continuità affettiva, ossia a quell’insieme di amore, tenerezza, bisogni e legami che, fin da piccini, stabiliscono con i genitori.

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È DIFFICILE accettare, o anche solo capire, come sia possibile che in Italia non si riesca ancora ad avere una legge sul fine vita che eviti drammi come quello di Piergiorgio Welby, di Eluana Englaro, di Walter Piludu e, proprio in questi ultimi giorni, del dj Fabo. Perché il Parlamento continua a rimandare, posticipare e perdere tempo ogniqualvolta si parla di temi etici tenendo in ostaggio tutti coloro che aspettano solo di poter esercitare la propria autonomia e la propria autodeterminazione?

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È da quando è nato che la mamma e il papà se lo contendono. Come se un figlio non fosse poi così diverso da una qualunque altra cosa per la quale si litiga quando finisce una relazione: è mio, non è tuo, mi appartiene, giù le mani. Sono sei anni che, prima in Sudamerica, poi anche in Italia, si susseguono i giudici, gli avvocati, i processi e i verdetti. Fino all’ultimo colpo di scena: per il Tribunale di Trieste, deve essere il bambino a decidere dove e con chi vivere. Ma può un bimbo di soli sei anni prendere una decisione così difficile?

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È STATO lui, il suo ex fidanzato, a coprirla di benzina e a darle fuoco. Ma non è lei ad accusarlo. Anzi, lei lo difende: non è stato lui, non c’entra nulla, non prendetevela con un innocente. Lo ripete dalla stanza d’ospedale, sebbene il proprio stato di salute sia ancora critico. Lo ripete nonostante lo stupore e l’incredulità generale — che senso ha? Com’è possibile? È questo l’amore?

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L’ELOGIO della povertà può essere un rimedio a tutti i nostri mali? È quanto sembra suggerire Beppe Grillo sul suo blog il giorno di Natale, invitando i lettori a riflettere su un testo di Goffredo Parise. Pubblicato nel 1974, l’articolo di Parise criticava violentemente il consumismo nevrotico della società capitalistica di quegli anni, celebrava lo “strettamente necessario”, ed esortava chiunque a concentrarsi solo sui “beni minimi e non superflui”.

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CHI si occupa dei figli appena nati? In Italia, la domanda è retorica. Nelle coppie, sono da sempre le donne a farlo mentre gli uomini continuano a lavorare. Sono le donne che restano a casa, mettono tra parentesi la propria carriera, sono penalizzate a livello salariale, talvolta perdono anche il posto. È così. È un’abitudine. È un’evidenza. Nonostante non ci sia nulla di ovvio o di evidente e, all’estero, le cose vadano diversamente già da molto tempo. Forse perché gli uomini hanno pian piano imparato che la parità non è solo una parola vuota, ma una regola di condotta. Forse perché c’è meno paura che la virilità venga compromessa dall’accudimento dei figli.

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PUÒ capitare che due persone si separino, divorzino, non condividano più nulla. Anche semplicemente perché, nella vita, le cose talvolta cambiano.
E SPESSO sono proprio le relazioni più intime a farne le spese. Ma che c’entrano i figli in tutto questo? Perché non preservarli da quei litigi e da quelle ripicche personali che talvolta (spesso, troppo spesso) accompagnano le separazioni? Perché costringerli a scegliere tra un “genitore buono” e un “genitore cattivo” invece di preservare i rapporti affettivi che hanno già instaurato con il padre o con la madre?

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UNA cosa è la persona che ha una tendenza omosessuale o anche che cambia sesso», ha detto l’altro giorno Papa Francesco per spiegare quanto dichiarato in Georgia a proposito dell’ideologia gender. «Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: io chiamo questo colonizzazione ideologica», ha concluso il Pontefice. Ma a quali insegnamenti si riferisce esattamente Papa Francesco? Che cosa vuol dire “cambiare la mentalità”? Cos’è questo benedetto “gender” di cui tanto si parla e che, di fatto, è solo il termine inglese per il quale esiste ovviamente una traduzione italiana, ossia l’espressione “genere”?

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IL TEMPO che passa inesorabile, la maternità che sfuma, niente figli, è troppo tardi, ci si doveva pensare prima, ma di che s’impiccia ora il governo, come si permette, cos’è quest’intrusione nella nostra vita, nella nostra sfera privata e intima? E allora sono bastate poche ore, e una pioggia di critiche, per ottenere il dietrofront del ministero della Sanità sul Fertility Day e convincere la ministra Lorenzin a ripensare completamente la campagna di prevenzione sanitaria sull’infertilità. Non perché il problema della denatalità non esista oggi in Italia, anzi. Semplicemente perché, prima ancora di parlare di fertilità e infertilità, forse sarebbe meglio chiedersi come sia cambiata la maternità in questi ultimi decenni, e interrogarsi sui motivi profondi che hanno fatto sì che tante donne di quaranta o cinquant’anni non abbiamo mai (o ancora) avuto figli.

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A CHI spetta decidere se i propri figli debbano o meno essere vaccinati? Ai genitori? Ai medici? Si tratta solo di una scelta individuale o, quando si parla di vaccini, esiste anche una dimensione di responsabilità collettiva? Come accade spesso quando ci si pone questioni etiche, molto dipende dai valori e dai principi sulla base dei quali si costruisce la propria vita. Anche se, almeno su un punto, sembrano tutti concordi: il benessere dei più vulnerabili.

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DIETROFRONT DELLA CASSAZIONE, MA SONO PASSATI SEI ANNI.

TROPPO anziani e distratti”, i genitori non erano stati reputati degni di occuparsene, nonostante la legge, come ammette oggi la Corte, non preveda limiti di età “per chi intende generare un figlio”. Eppure era stato proprio questo il motivo per il quale, nel 2013, la Corte aveva confermato la sentenza dei giudici d’Appello. Per il bene della bimba. Per il suo benessere.

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QUANDO una ragazza viene stuprata da un gruppo di coetanei — come accaduto nel Salernitano — in Francia si utilizza il termine tournanteche, letteralmente, significa “far girare”. Espressione forse brutale per designare uno stupro, ma anche molto efficace. Visto che ciò che accade quando un branco di maschi violentano a turno una ragazza è proprio questo: la si fa “girare” tra amici come se fosse una sigaretta o una lattina di birra.
LA si condivide e ce la si spartisce come se si trattasse di un semplice oggetto; la si utilizza e la si butta via come se fosse solo una cosa che appartiene a tutti e che quindi, di fatto, non appartiene a nessuno. Che problema c’è mai, sembrano pensare questi ragazzi convinti di non far altro che divertirsi tra compagni, nel “servirsi” di una donna-oggetto?

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E IO cosa avrei fatto? Avrei capito, in piena notte e in una strada poco illuminata, che Sara era realmente in pericolo oppure avrei tirato dritto pensando ai fatti miei? Con tutto quello che al giorno d’oggi si sente dire che accade. Con le paure che ci si porta dentro sin dall’infanzia. Con quella tendenza al “si salvi chi può” che la paura, diventata angoscia, finisce sempre con lo scatenare. Chi può essere sicuro di come avrebbe veramente reagito l’altra notte incrociando lo sguardo e le urla di una ragazza che correva chiedendo aiuto? Il dramma che si è consumato l’altro giorno alla Magliana ci lascia tutti indignati. Soprattutto dopo aver ascoltato le parole del capo della squadra mobile di Roma che afferma di non aver mai visto, in venticinque anni, un delitto così atroce.

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DOPO trent’anni di attese, silenzi, smarrimenti e voltafaccia, anche in Italia, oggi, abbiamo finalmente una legge sulle unioni civili. Colmando così un incomprensibile vuoto normativo.

UN VUOTO normativo che aveva per troppo tempo impedito al nostro Paese di accompagnare la vita delle persone omosessuali verso un orizzonte di libertà, dignità e uguaglianza. Per trent’anni, ogni qualvolta si iniziava anche solo a parlare della possibilità di permettere alle persone omosessuali di condividere gli stessi diritti e gli stessi doveri delle persone eterosessuali, il processo legislativo si bloccava. Pacs, Dico, Cus, Didoré: sono tante le sigle dei progetti di legge che si sono susseguiti in Parlamento, e dietro i quali si nascondono migliaia di ore di discussione prima che le proposte si impantanassero e morissero, lasciando senza speranza centinaia di migliaia di nostri concittadini che aspettavano con ansia che la politica facesse il proprio dovere.

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ERANO tutti convinti, sabato al Family Day, che riconoscere giuridicamente le unioni civili significa distruggere la famiglia tradizionale e mettere in pericolo i bambini.
ERANO tutti persuasi che la paternità e la maternità sono sempre e solo biologiche. «I figli sono un dono», recitava uno degli slogan. «L’unico diritto dei figli è avere un papà e una mamma», diceva un altro. Ma cos’è mai questa famiglia tradizionale? Quali bambini sarebbero in pericolo?

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DISGUIDI, errori, criticità. Il risultato dell’indagine del ministero della Salute sulla morte di parto di 4 donne è allarmante.E ora si aggiunge anche la ragazza uccisa durante un aborto.

FATTA eccezione per il caso di Angela e della piccola Elisa a Torino, negli altri tre casi — si legge nella relazione preliminare della task force ministeriale — si sarebbe in presenza di manchevolezze da parte del personale ospedaliero sia da un punto di vista organizzativo, sia da un punto di vista di gestione delle complicazioni. Ma com’è possibile? Come si può nel 2016 morire di parto, o in seguito a un aborto come accaduto ieri al Cardarelli di Napoli a una ragazza diciannovenne?

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LA STEPCHILD adoption aprirebbe la porta alla pratica dell’utero in affitto come lascerebbero intendere le polemiche nate in seguito all’appello promosso da “Se non ora quando — Libere”? No. Assolutamente no.
NONOSTANTE le insinuazioni di chi, spesso con le migliori intenzioni, continua a confondere tutto e a diffondere, come direbbe Albert Camus, disordine e sofferenza nel mondo.
In che senso? Nel senso che, quando si parla di stepchild adoption, come fa il progetto di legge sulle unioni civili, si parla solo della possibilità di creare un legame giuridico tra il compagno o la compagna della madre o del padre biologico di una bambina o di un bambino e questa creatura che già esiste, già fa parte di una famiglia, già vive e già cresce circondata dall’affetto di due mamme o di due papà. Solo che, a differenza di chi già esiste, già fa parte di una famiglia, già vive e già cresce circondato dall’affetto di un padre e di una madre, i figli delle coppie omogenitoriali non hanno, almeno in Italia, alcuna protezione giuridica.

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