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Posts Tagged ‘Miguel Gotor’

IL PATTO DEL SILENZIO SU QUELLE ULTIME ORE.

LE TARDIVE rivelazioni dei due artificieri arrivati per primi in via Caetani la mattina del 9 maggio 1978 sono importanti perché contribuiscono a rafforzare un’idea.

QUELLA che sugli ultimi giorni, e in particolare sulle ultime ore di Aldo Moro, le autorità governative italiane, le gerarchie vaticane e il fronte brigatista abbiano stretto un durevole patto del silenzio, della reticenza e dell’oblio. Il primo testimone ha dichiarato di essere giunto sul posto alle ore 11 e di avere constatato che il sangue era ancora fresco, il secondo di avere scorto una o due lettere sul sedile della macchina di cui si è perduta ogni traccia. (altro…)

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Andreottisi inscrive a pieno titolo dentro una tradizione di realismo politico di origine cattolico controriformata e, in particolare, nella specifica variante della dottrina della ragion di Stato ecclesiastica, di cui è stato l’ultimo interprete novecentesco, il più abile e raffinato. Chi sa non parla e chi parla non sa, giacché si è schiavi delle parole e padroni dei propri silenzi: questi sono stati i due principali comandamenti cui Andreotti ha affidato il segreto di un’eccezionale resistenza dentro i meccanismi del potere nazionale.
Ma a cosa si deve questa speciale capacità di durata? Anzitutto all’essere stato, prima che un uomo di governo italiano, un politico vaticano e romano, una sorta di cardinale rinascimentale interprete di un mondo e di una saggezza millenari capaci di unire e di mediare tra il senso di una missione universale e un fascio apparentemente inestricabile di interessi particolari. (altro…)

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Il Governo ha deciso di reintrodurre il concorso per scegliere i nuovi insegnanti. Una buona notizia che giunge tredici anni dopo l’ultimo esame di Stato, celebrato nel 1999. In tale lasso di tempo si è consumata una triste stagione per la scuola italiana, in cui si sono avvicendate una serie contraddittoria di modalità di selezione, dalle Ssis, alle lauree abilitanti, al Tfa, rivelatesi insufficienti e parziali. Una vera e propria ipertrofia formativa, su cui si è sadicamente esercitato il pedagogismo più deteriore, che ha caricato l’università italiana di compiti professionalizzanti difficilmente sostenibili.
In questi anni si sono nevroticamente attivati due dispositivi retorici. (altro…)

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FRANCESCO Puglisi, operaio, 14 anni. Vincenzo Vecchi, muratore, 12 anni e 6 mesi. Marina Cugnaschi, assistente sociale, 11 anni e 6 mesi. Alberto Funaro, infermiere, 10 anni. Ines Maresca, educatrice, 6 anni e 6 mesi. Ricordiamoli questi nomi perché sono stati condannati in via definitiva per «devastazione e saccheggio» ed entreranno in carcere per scontare la loro pena. Undici anni fa parteciparono agli scontri che misero a ferro e fuoco Genova durante il G8 ma oggi sono persone che hanno gettato quel passato alle spalle e hanno un lavoro, una famiglia, dei figli. La condanna di quegli episodi di vera e propria guerriglia urbana deve rimanere ferma, non solo per la gravità dei fatti in sé, ma anche perché quella violenza ebbe l’effetto di prosciugare le ragioni politiche e le rivendicazioni dell’intero movimento no-global. (altro…)

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LA TRAGICA notte della Diaz è di quelle che segnano la memoria di una generazione. La vita di chi c’era ma anche di quanti, davanti alla tv o al pc, assistettero impotenti a quella brutale violenza di Stato e alla manipolazione propagandistica dei giorni successivi da parte dell’allora premier Berlusconi e del ministro Scajola. I ragazzi e le ragazze vittime di quella feroce prepotenza hanno finalmente trovato giustizia: soltanto undici anni dopo, però, ora che sono diventati uomini e donne e le ferite di quella notte si sono rimarginate, ma non le cicatrici che bruciano ancora. Di recente un film di Daniele Vicari, fedelmente tratto dagli atti processuali, ha riportato alla memoria la macelleria di quei giorni, le ore sudamericane che toccarono in sorte alla Genova civile e antifascista del luglio 2001, ma tra il pubblico ha prevalso un sentimento di estraniamento: è possibile che tutto questo è stato? (altro…)

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IN UN tempo in cui le campane  suonano a morto per i partiti, la  giornata di ieri ha rivelato che,  almeno il Pd, è vivo e lotta fra noi.  Sono state organizzate due assemblee,  una a Roma e l’altra a Firenze,  ricche di energie democratiche.  Nella Capitale si sono riuniti  oltre 6000 segretari di circolo. Un terzo aveva fra i 20 e i 30 anni, un mondo  di volontariato civile in rappresentanza  degli oltre 600mila iscritti. A Firenze è stata  la giornata di Matteo Renzi che ha raccolto  un migliaio di amministratori, per lo più giovani  e dinamici. In tanti pensavano che il sindaco di  Firenze avrebbe colto l’occasione per annunciare la  sua candidatura alle primarie, ma sembra che l’appuntamento  sia di nuovo rinviato. In verità, l’argomento  utilizzato da Renzi è apparso debole perché  tutto formalistico, avendo egli sostenuto di voler conoscere,  prima di candidarsi, le regole delle primarie,  come se esistessero norme che possono di per sé  farlo vincere, a prescindere dai contenuti politici  della sua sfida.  In realtà, nonostante i filmati di Mary Poppins, le  foto con la polaroid e l’abbronzatura salutista, la  proposta di Renzi stenta a decollare, a causa di tre limiti  che egli potrebbe ancora riuscire a correggere.  Il primo è l’assenza di una lettura critica della lunga  stagione berlusconiana. Su questo punto la sua analisi  è elusiva o culturalmente subalterna, nel solco di  una stessa traccia populistica e personalistica. Non  a caso l’Espresso ha pubblicato un dossier che lo indica  come possibile leader della destra. Il sindaco di  Firenze ha smentito vigorosamente, ma dovrebbe  interrogarsi su come sia stato solo possibile concepire  nell’entourage vicino a Berlusconi una proposta  così offensiva. (altro…)

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Il partito democratico ha vinto queste elezioni amministrative, ma… Ma da questo dato bisogna cominciare a ragionare, evitando di sopravvalutare le dimensioni del successo e soffermandosi sul contesto in cui esso è maturato e sulla fluidità del suo valore politico. Il Pd è sopravvissuto a uno tsunami e ora si trova nella poco invidiabile situazione di aggirarsi in un panorama di desolanti macerie, da solo contro tutti. Anzitutto è necessario concentrarsi sugli errori da non commettere.
Il primo è quello di sottovalutare il dato impressionante dell´astensionismo che rivela l´esistenza di una maggioranza di italiani ancora in attesa di decidere. Inutile nascondersi dietro a un dito: se il centrosinistra vuole vincere le elezioni politiche del 2013 dovrà porsi l´obiettivo di conquistare la fiducia di questo elettorato rimasto alla finestra. Alcuni dati invitano a relativizzare anche le vittorie a prima vista migliori. Prendiamo il caso di Genova: in una città con 500 mila elettori, Doria ha vinto le primarie con 11 mila voti, è diventato sindaco conquistando la fiducia di 114 mila cittadini e, tra il primo e il secondo turno, ha perso per strada oltre 13 mila voti. (altro…)

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Il Partito democratico ha buone ragioni per ritenersi soddisfatto dei risultati di questa prima tornata delle amministrative. E la questione non riguarda tanto il successo elettorale che apparirà più chiaramente tra due settimane, quando la logica dei ballottaggi premierà in prevalenza i suoi candidati o quelli della coalizione di centrosinistra di cui fa parte. In realtà, i motivi di ragionevole ottimismo sono diversi e più profondi in quanto concernono il posizionamento del Pd nel sistema attuale e la solidità, forse sottovalutata, della sua azione politica. (altro…)

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Nella primavera 1978 le Brigate rosse sottoposero Aldo Moro a un interrogatorio che riguardò anche la strage di piazza Fontana del 1969 e quella di piazza della Loggia del maggio 1974. Come è noto, il memoriale del prigioniero è giunto a noi incompleto, ma su quegli anni egli formulò un giudizio chiaro utilizzando la categoria di “strategia della tensione”. Quel tempo fu «un periodo di autentica ed alta pericolosità con il rischio di una deviazione costituzionale che la vigilanza delle masse popolari fortunatamente non permise». Moro espose i meccanismi e le finalità della strategia della tensione, impostata da servizi stranieri occidentali con propaggini operative in due paesi allora fascisti come la Grecia e la Spagna. (altro…)

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In questi giorni il presidente pidiellino dell’assemblea capitolina ha pensato bene di riempire le strade di Roma con un manifesto del suo partito in cui invia ai propri elettori “sinceri auguri di una santa Pasqua”. Anche da iniziative propagandistiche come questa si evince che i partiti non sanno davvero come spendere i loro soldi, ma scelte simili risultano ancora più stridenti e intollerabili considerando gli episodi di corruzione emersi nelle ultime settimane.
Sia il tesoriere della Lega Francesco Belsito, sia quello della Margherita Luigi Lusi hanno dimostrato che la legge sui rimborsi elettorali dei partiti deve essere assolutamente modificata. Il caso Belsito denuncia il limite strutturale di un partito personale e padronale come la Lega in cui, inevitabilmente, il denaro pubblico è stato gestito con fini privati in favore del segretario e della sua famiglia, come l’inchiesta della magistratura ha accertato in queste ore. (altro…)

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DOPO il governo Monti nulla sarà come prima, cantilenano i gattopardi italiani. Dal momento che siamo un Paese gerontocratico dobbiamo però chiederci a quale “prima” si vuol fare riferimento. L´impressione è che ci sia in giro una gran voglia di riesumare un reperto archeologico, gli anni Settanta, con il suo inevitabile rosario di citazioni pasoliniane: a destra l´antagonismo è ridotto a terrorismo in base a un´inedita strategia del rancore, mentre tra i radicali il movimento No Tav è cavalcato per nuocere al Partito democratico, all´eterno grido del tradimento a sinistra. Riflessi antichi, quelli di un sistema anchilosato che si regge solo per il suo irrigidimento da paralitico, avrebbe detto Antonio Gramsci. (altro…)

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Anche allora l´economia era in crisi e il quadro politico molto “accentrato”. Ma oggi sono scomparse le grandi culture ideologiche e i partiti di massa, mentre la rappresentanza vive una fase di grave difficoltà. Le differenze con gli anni Settanta. 

Dissenso, conflitto, antagonismo, violenza, lotta armata: per comprendere la realtà bisogna anzitutto distinguere fenomeni assai diversi tra loro. Il dissenso e il conflitto sono il sale della democrazia, la violenza e la lotta armata ne sono l´esatta negazione, mentre l´antagonismo è un´ambigua terra di confine che le istituzioni (governo e forze dell´ordine) e la politica (partiti e movimenti) hanno il dovere di non ignorare, né di sottovalutare per evitare il rischio di ulteriori e più pericolose radicalizzazioni. Non è facile, ma è proprio lungo quello scivoloso crinale che si misura da sempre la qualità di una democrazia.
L´errore peggiore è fare di ogni erba un fascio utilizzando in modo indiscriminato la categoria “monstre” di terrorismo. (altro…)

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La relazione annuale della Corte dei Conti ricorda agli italiani che la corruzione e il malaffare continuano a dilagare nel Paese e le dimensioni del fenomeno sono molto più vaste e profonde di quanto non riesca a venire alla luce. Non è certo questo un buon modo per celebrare il ventennale di “Tangentopoli”, ma saremmo ipocriti se sostenessimo di essere sorpresi da tali risultati. Il ventennio berlusconiano ha accresciuto il fenomeno e non poteva essere altrimenti dal momento che sono stati duramente e continuativamente colpiti alcuni valori cardine di una democrazia liberale: l´uomo di governo ha l´obbligo non solo di essere, ma anche di apparire probo e rispettoso delle leggi e ha il dovere di impegnarsi a garantire il rispetto dell´equilibrio tra i poteri. (altro…)

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Ancora un inciampo comunicativo, l´ennesimo, da parte del governo sul tema del lavoro. Questa volta è toccato al ministro dell´Interno, Anna Maria Cancellieri, sentenziare che i giovani italiani pretenderebbero il posto fisso per continuare a stare «accanto a mammà».
Sorprende l´uso di stereotipi ormai consunti che sembrano staccati da un album di fotografie ingiallite in cui si racconta un´Italia che non esiste più da almeno trent´anni: quella col posto fisso che il padre trasmetteva al figlio al momento del pensionamento come un´eredità di famiglia.
E dove, per sentirsi “moderni”, bastava prendersela con i “figli mammoni”, sempre quelli degli altri, naturalmente, e intanto iscrivere i propri a “informatica” o a “ingegneria” così troveranno di sicuro un buon lavoro… Del resto, già a metà degli anni Ottanta si rideva guardando su Drive in le avventure di uno studente calabrese fuori corso “salito” a Milano per laurearsi alla «Bbbocconi!». È possibile che siamo ancora tutti fermi lì, come tanti fossili ideologici con i nostri tic e battute? (altro…)

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Sono rimasti nascosti in una bottiglia per oltre sessanta anni. Adesso 32 disegni realizzati da un internato anonimo tornano alla luce, documentando la tragica realtà della fabbrica della morte del campo di concentramento Sono pagine straordinarie, tramandate come un reportage perché il mondo non dimentichi.
L´autore misterioso si firmava “MM”: si preoccupò di conservare i suoi bozzetti tra le fondamenta di una baracca
Sono le immagini dell´orrore che raccontano la separazione tra gli adulti e i bimbi, la prima selezione all´arrivo dei treni
Il documento ora è nel museo del campo di concentramento e sul web, a disposizione di tutti. (altro…)

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Mario Monti ha rilasciato ieri un´intervista a L´Osservatore Romano: un gesto di attenzione significativo da parte della Santa Sede poiché avviene di rado che l´organo ufficiale della Città del Vaticano intervisti il presidente del Consiglio in carica.
Tanto più che il colloquio cade all´indomani dell´udienza ufficiale di Monti con papa Benedetto XVI, in una qualche misura a suggellare il felice esito di quell´incontro.
L´intervista sottolinea il fondamentale contributo dei cattolici alla vita sociale italiana e tocca i principali problemi all´ordine del giorno: dalla crisi economica globale al futuro della moneta unica, dai destini del progetto di integrazione europea alla questione della cittadinanza italiana per i minori stranieri, dai programmi del governo in materia di liberalizzazioni alla politica fiscale. (altro…)

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Mario Monti, in occasione della prima udienza ufficiale al cospetto di Benedetto XVI, è apparso attenersi a un invisibile registro di sobrietà e di laicità.Valori che certo appartengono allo stile dell´uomo, ma che sono richiesti anche dallo spirito del tempo e che marcano una netta distinzione dai comportamenti tenuti in analoghe circostanze dal suo predecessore Silvio Berlusconi.
Come ha insegnato la migliore antropologia del Novecento, tutto ciò è rivelato dai gesti, dai riti e dai doni più che dalla sostanza del colloquio privato tra le due personalità o dal comunicato ufficiale della diplomazia che lo imbozzolerà tessendo una serie di prevedibili frasi protocollari. (altro…)

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Le polemiche sul pagamento dell´Ici da parte della Chiesa cattolica lasciano riaffiorare un fascio di atteggiamenti antichi. Da un lato c´è l´impuntatura anticlericale, carica di pregiudizi e di non poca disinformazione; dall´altro, la chiusura a riccio del fronte clericale che vede nella semplice sollevazione della questione un´aggressione alla Chiesa come istituzione.
Bisogna, invece, ragionare, a partire dal riconoscimento di alcuni dati di fatto. Il primo è la crisi economica che il Paese sta attraversando: l´attuale governo ha chiesto duri sacrifici, i cui effetti, sul terreno delle politiche sociali e assistenziali, sono oggi percepiti con preoccupazione dagli amministratori locali, ma non sono stati ancora compresi sino in fondo dalla cittadinanza e soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione che pagheranno il prezzo più alto. (altro…)

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Berlusconi si muove sull´orlo del baratro e nelle ore decisive incontra a Milano i figli e il fido Confalonieri, la famiglia e l´azienda, a ribadire la matrice privatista della sua gestione della cosa pubblica. Non sappiamo quando, ma l´albero di Berlusconi cadrà di schianto e le borse voleranno. 
Sarà anzitutto un bene per l´Italia perché prima degli interessi di una parte, vengono quelli nazionali, da troppo tempo umiliati e offesi. Dal giorno dopo, si apriranno due possibili scenari che implicano un differente giudizio sulla stagione berlusconiana e una diversa valutazione del grado di drammaticità raggiunto dall´attuale emergenza italiana sul piano economico e civile. (altro…)

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Perché solo in Italia è esplosa la guerriglia urbana? La domanda non va elusa, anzi la condanna della violenza dovrebbe accompagnarsi a uno sforzo analitico per evitare di trasformarla in un rito autoassolutorio.
La furia di sabato è il risultato di un insieme di fattori culturali, politici, ideologici, economici e istituzionali che si sono progressivamente incistati nel corpo italiano: alcuni sono specifici e di lungo periodo, altri congiunturali e comuni ad altri Paesi, ma è la loro miscela ad avere innescato la miccia della sovversione. Sul piano culturale scontiamo una responsabilità antica, quella di non essere stati capaci di fare i conti con la violenza degli anni Settanta: la demonizzazione delle Brigate rosse è stata funzionale a relativizzare, sino a occultarle, le responsabilità dell´area di contiguità, l´acqua dove a lungo hanno nuotato quei pesci. Abbiamo esecrato la lotta armata, ma prima blandito e poi rimosso la violenza extraparlamentare, preferendo scegliere la strada dell´interessato cabotaggio politico. Gli effetti revisionistici sono sotto gli occhi di tutti: ieri nel Corriere della Sera ancora si raccontava la favola che «Nel 1977, gli studenti romani cacciarono Luciano Lama dalla Sapienza. Erano poche centinaia, ma interpretavano un disagio diffuso che Cgil e Pci non rappresentavano più». (altro…)

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