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Posts Tagged ‘mirafiori’

Landini“Con un solo suv via metà degli operai”.

TORINO— Premette che «ogni investimento è una buona notizia per i lavoratori». Aggiunge però che «Il suv da solo garantisce solo la metà degli occupati di Mirafiori ». E conclude con l’allarme sul futuro: «La Fiat sta praticando una strategia di lento spegnimento della fabbrica torinese». Il giorno dopo l’annuncio dell’investimento da un miliardo per realizzare il suv della Maserati nella fabbrica
simbolo dell’industria automobilistica italiana, Maurizio Landini arriva a Torino e commenta con toni critici la mossa di Marchionne. Non solo per il merito: «La Fiat non ha messo nulla nero su bianco. Si è limitata ad annunci verbali e abbiamo imparato che non li rispetta ». Ma anche per il metodo: «Ancora una volta, nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale che ci ha dato ragione, la Fiom viene esclusa dai tavoli di confronto». (altro…)

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MARCHIONNE PROMETTE UN MILIARDO. CASSA INTEGRAZIONE ANCORA PER UN ANNO.

Sergio Marchionne spiazza anche se stesso e dopo aver minacciato l’addio all’Italia decide di rilanciare gli investimenti per Mirafiori. Lo ha comunicato ieri ai sindacati firmatari del contratto Fiat, Cisl, Uil, Fismic e Ugl, ma soprattutto lo ha scritto direttamente ai lavoratori torinesi. Definendo quello attuale come “uno di quei momenti importanti nella vita di un’azienda e delle sue persone”, l’ad del Lingotto ha spiegato che “la Fiat ha deciso di proseguire nel programma di investimenti in Italia malgrado le precarie condizioni del contesto economico e politico in cui ci troviamo a operare”. “Un atto di coraggio – scrive Marchionne – contro il declino, l’impegno a voltare pagina e chiudere con una lunga storia di sfiducia nelle relazioni industriali”. (altro…)

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Il referendum si chiude con un risultato sorprendente: i sì vincono, ma si fermano al 54%. L’ad Fiat, comunque, esulta: “Svolta storica”. Fiom: “Un flop il tentativo di restaurare il capitalismo selvaggio”.

Cremaschi: “L’azienda non ha più gli operai dalla sua parte. Anche in una condizione di ricatto e fascismo hanno detto no”

La lunghissima notte del referendum Fiat si è conclusa con un risultato sorprendente. I voti favorevoli all’accordo di Mirafiori hanno infatti prevalso, ma solo di un soffio: si sono infatti fermati al 54,7%. A far pendere la bilancia nei confronti del sì è stato il voto decisivo degli impiegati. Nella notte il no era andato in vantaggio perché le operazioni di scrutinio erano partite dai reparti montaggio e lastratura, ma poi, con il voto degli impiegati, la situazione si è rovesciata e il testa a testa si è risolto a favore dei sì. Altissima l’affluenza al voto, al 94,6% dei circa 5.500 aventi diritto. Le operazioni di scrutinio sono andate avanti circa per nove ore. Qualche momento di tensione quando si è avuta la certezza della vittoria del sì: alcuni esponenti del Fismic (uno dei sindacati favorevoli all’intesa) hanno esultato e ne è nato un alterco con alcuni militanti della Fiom. Uno di loro è stato addirittura colto da un malore e portato via in ambulanza.

Canta vittoria la Fiom-Cgil per bocca di Giorgio Cremaschi. Il presidente del comitato centrale dei metalmeccanici Cgil, al fattoquotidiano.it dice che “Marchionne non ha più gli operai con sé. Anche in una condizione di fascismo e repressione i lavoratori hanno detto di no”.

Il risultato in realtà ha sorpreso anche lo stesso sindacato delle tute blu che si aspettava delle percentuali simili a quelle della consultazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, dove, lo scorso 22 giugno, vinsero i sì al piano di Sergio Marchionne con il 63,4%. “Questo referendum ha superato le nostre aspettative, tutti sapevamo che gli impiegati avrebbero votato compatti per il sì, ma fra gli operai la nostra posizione è la netta maggioranza. L’operazione di Marchionne di provare a restaurare il capitalismo selvaggio si è conclusa con un flop”, dice Cremaschi che rilancia le prossime iniziative di lotta, a partire dallo sciopero generale proclamato dalla Fiom per il 28 gennaio. (altro…)

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La Fiom: “Noi non molliamo”. Susanna Camusso: “Comunque vada torneramo in fabbrica”. Berlusconi e Chiamparino con Marchionne.

A Mirafiori è cominciato il referendum sull’accordo del 23 dicembre per il futuro dello stabilimento. I primi a votare sono stati i circa 200 operai impegnati nel turno della notte appena passata. L’affluenza al voto è stata altissima, pari al 97,7% dei lavoratori presenti. Praticamente hanno votato tutti. E gli altri, stamattina, continuano a volerlo fare. Ai seggi ci sono lunghe file fin dalle prime ore della mattinata.
Dalle 7,30 poi sono stati aperti i seggi per gli operai del turno della mattina, che resteranno aperto fino alle 13, quando verranno chiusi brevemente. Riapriranno dalle 14.30 alle 19:30 per il turno del pomeriggio che completerà il voto dei 5.431 aventi diritto.
I risultati dovrebbero arrivare solo a tardissima sera.

Susanna Camusso: “La Fiom tornerà in fabbrica”

”Comunque vadano le cose la Fiom tornerà sicuramente in fabbrica”: è questa la convinzione del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. 
”Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fa spettacolo e ha abdicato al suo mestiere”: aggiunge.”Vorrei non partecipare a un terno al lotto che mi pare irrispettoso dei lavoratori”.
Con queste parole il segretario generale della Cgil evita di rispondere a chi le chiede previsioni sull’esito del referendum in corso alla Fiat di Mirafiori, a margine del convegno Geco 2011 sul lavoro cooperativo in corso a Milano.
Secondo la Camusso, a cui è stato chiesto di commentare il clima teso nello stabilimento torinese, “é evidente che si sta commettendo nei confronti di quei lavoratori uno straordinario torto”. (altro…)

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C’è un signore con la borsetta che gira il mondo cercando di vendere la sua merce a prezzo fisso. Non è un mercante arabo, nessuna trattativa è prevista: se vi va è così, altrimenti tanti saluti. Il liberismo nella globalizzazione non è un suq, la crisi e la concorrenza non perdonano e il ’900 è morto e sepolto con i suoi lacci e diritti. Il nostro mercante si chiama Sergio Marchionne, parla americano e detesta i dialetti, che sia sabaudo o partenopeo. È più capace nel vendere promesse in cambio di cieca obbedienza che non automobili. Nessuno le vuole, è merce vecchiotta. Ma lui giura che rinnoverà e triplicherà la produzione, darà lavoro a tutti, tanto lavoro. 10 ore al dì anzi 11, pause ridotte, mensa solo se c’è tempo, sciopero nisba, neanche un’influenza. È scritto sul contratto: se voti sì ti riassumo, investo per il futuro tuo e della fabbrica, sennò riparto con la mia valigetta e qualche pezzente più pezzente di te in qualche stato più pezzente di quello italiano lo troverò di sicuro.Ecco il referendum con cui il 13 e il 14 Marchionne chiederà a 5.300 operai delle Carrozzerie di Mirafiori di prendere o lasciare: il 51% di sì farà vivere la fabbrica, il no la chiuderà. Che c’è di nuovo rispetto a Pomigliano? Una raffinatezza: i sindacati che non hanno firmato l’accordo non avranno più accesso alle linee di montaggio. Nessun delegato, del resto, neanche quelli dei sindacati complici, potrà essere eletto dai lavoratori,sarannonominati d’ufficio dagli stati maggiore.Ci sono tre reazioni al diktat. La prima, maggioritaria in politica, al governo, tra sindacati e gli imprenditori, batte le mani e minaccia gli operai: che aspettate a piegare quella schiena? Non vorrete perdere investimenti e lavoro per un principio ammuffito? Guai a voi se farete fuggire all’estero la Fiat. La seconda reazione è quella della Fiom, che si oppone ai ricatti e informa gli operai di quel che stanno per votare, indicendo assembleee distribuendo a tutti il testo dell’accordo. Così potranno decidere con cognizione di causa se il gioco vale la loro dignità. Ci sono diritti non vendibili scritti in leggi, contratti, nello Statuto nella Costituzione e gli accordi o sono frutto di contrattazione o non esistono. La Fiom non riconosce la validità del referendum-truffa. Poi c’è una terza reazione, uguale alla seconda ma con un finale diverso: noi siamo contrari, ma se il ricatto vincesse la Fiom dovrà riconoscere il risultato, adeguarsi e apporre la propria firma per non essere espulsa dalla fabbrica. È il punto di vista della maggioranza del gruppo dirigente Cgil. Non sempre il pragmatismo riduce i danni. La forza accumulata dalla Fiom si fonda sull’ascolto dei lavoratori, sulla condivisione, sulla rappresentanza democratica. È tutta da dimostrare la possibilità che la Fiat possa cancellare il sindacato più rappresentativo, mentre è prevedibile che una rinuncia della Fiom a difendere la dignità della sua gente spezzerebbe quel legame straordinario e un’aspettativa che va crescendo ben oltre le fabbriche. In questa settimana, ancora una volta a Torino, si gioca unapartita che riguarda la democrazia italiana.

Loris Campetti

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Non solo: dal governo serbo, la Fiat di Marchionne ha ottenuto di non poter pagare le tasse per 10 anni.
Queste sono le ragioni della delocalizzazione in Serbia (e prima in Polonia), annuncio che arriva dopo i licenziamenti “politici” dei delegati Fiom.
Altro che sindacati poco seri.
Ieri sera, sul tardi, ho commesso l’errore di guardarmi la prima parte di “Capitalism, a love story”.
Dove si parla dell’america di Reagan, il portavoce di banche e grandi imprese (di cui era stato testimonial in molti spot).
Presidente che passa alla storia per gli attacchi ai sindacati, al welfare,per i tagli alle imprese, che in pochi anni riescono a massimizzare i profitti.
Quale è il modello di questa politica? Non è un caso se il film inizia con le immagini della Roma del periodo imperiale, con lo sfarzo della corte, e la povera gente cui vengono concessi gli spettacoli dei gladiatori.
E’ il capitalismo bellezza .. potrebbero rispondere i neoliberisti.
Ecco: almeno fatelo con i soldi vostri (senza chiedere sussidi, sgravi al sud, defiscalizzazioni, scudi, fondi neri autorizzati per legge).
Non per nulla esiste il rischio di impresa. (altro…)

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