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Posts Tagged ‘mondiali’

Brasile

L’incredulità, l’umiliazione, le lacrime di un popolo e la rabbia per i tedeschi spietati. Ma poi torna l’orgoglio

La festa tragica del Paese umiliato “Perché? Perché?”.

IO DE JANEIRO COSÌ – no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre.

no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono. (altro…)

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BrasileDilma, ricchi e poveri: il sollievo unisce tutti

Ai rigori un paese sospeso in palio ben più della coppa poi è festa per tutta la notte.

RIO DE JANEIRO – IL CRISTO Redentore si china sul milione di persone che trattengono il respiro a Copacabana, si ricorda delle preghiere della madre di Neymar, della vecchia in carrozzella, dei ragazzi, tutti immobili come nel fermo immagine di un film.

Silenziosi come una scena biblica senz’audio. Non ci possono credere, il Brasile intero non ci può credere che finisca così. Allora dall’alto del profilo di Rio de Janeiro il cristo che tutti segretamente invocano si distoglie dalla sua fissità immensa di pietra bianca e mette una mano su Julio Cesar, il portiere. Che di conseguenza para il secondo rigore, arrivano la madonna, tutti i santi neri e bianchi, scende il campo l’Olimpo delle divinità di questa terra baciata dal sole e nell’inverno estivo di Rio si sente proprio, si sente nitido, un immenso sospiro di sollievo. (altro…)

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Per comprendere i guasti del nazionalismo applicato al calcio può essere utile studiare il caso che ha coinvolto in maniera imbarazzante l’uruguaiano più famoso del pianeta. Non il centravanti Luis Suarez – espulso per quattro mesi da tutti gli stadi dopo avere morsicato con appetito una spalla di Chiellini, la prelibata «chiellina» (copyright del collega Guido Boffo) – ma il suo Presidente e santissimo laico per eccellenza: Pepe Mujica. Il politico che abita in una casetta alla periferia di Montevideo, guida un Maggiolino scassato, ha rinunciato ai nove decimi dello stipendio per darli ai poveri, ha legalizzato le droghe leggere e predica moralità e sobrietà a ogni piè sospinto. Ecco, prendete questa meraviglia d’uomo e mettetelo davanti a un televisore con la sciarpa dell’Uruguay: si trasformerà nel più becero dei fanatici. (altro…)

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BalotelliUNA squadra, un Paese. Se questa è la notte del calcio è perché è buio in
Italia.

PERCHÉ non bastano le buone intenzioni di un allenatore a cambiare un sistema arrogante, sazio, violento. È un pezzo d’Italia, la Nazionale, e le somiglia. Fa vergogna mettersi in fila al check-in dell’aeroporto di Natal e sentire tifosi in maglia azzurra che irridono Balotelli, il negro. Torna a zappare la terra, dicono coi loro passaporti italiani bene in vista. Ieri un eroe, oggi il colpevole unico. Uno spettacolo osceno. È sempre facile cercare un capro espiatorio, ma no, questa volta no. Se c’è un simbolo della fine di un’epoca, visto dall’altra parte dell’oceano, non è Balotelli ma è Ciro Esposito. È con lui che muore un calcio che rimanda solo, nel resto del mondo, fotografie impubblicabili. Sul campo e fuori. (altro…)

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LA LETTURA “generazionale” che Gigi Buffon ha fatto dell’eliminazione dell’Italia non riguarda solo il calcio, ed è destinata ad accendere una appassionata discussione. Siamo solo noi “vecchi”, dice Buffon, a tirare avanti la carretta, accusando implicitamente le nuove leve calcistiche di scarsa capacità di soffrire e poca personalità. È oggettivamente vero (un Buffon, per rendimento e carattere, vale dieci Balotelli). Ma viene da domandarsi quanto pesi, nella sbiadita presenza dei “giovani”, l’ingombro evidente dei “vecchi”. (altro…)

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Speriamo che la Nazionale non sia lo specchio della Nazione, altrimenti dovremmo tutti imitare Prandelli & Abete e dimetterci irrevocabilmente da noi stessi. Ieri l’immagine dell’Italia nel mondo era una combriccola di abulici che faticavano a mettere insieme tre passaggi di fila, figuriamoci un tiro in porta. Quattro anni fa avevano perso i vecchi e si invocò il ricambio generazionale. Ma quattro anni dopo hanno perso soprattutto i giovani, il cui simbolo è l’indisponente Balotelli, un eterno incompiuto spacciato per fuoriclasse da un sistema mediatico che ha smarrito il senso delle proporzioni. Persino il mio Immobile, che in Italia si era aggirato per le aree di rigore come un lupo mannaro, sembrava un barboncino al guinzaglio della difesa uruguagia.   (altro…)

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Alla vigilia della battaglia decisiva, (Giulio?) Cesare Prandelli monta a sorpresa sul cavallo bianco della retorica nazionalista. «L’Uruguay ha un senso patriottico che noi non abbiamo». Hanno anche tante altre cose che noi non abbiamo, per esempio Suarez e Cavani. Ma non è il caso di stare a sottilizzare. Il momento è grave ed è probabile che l’appello del duce calcistico ai suoi manipoli («Giochiamo per la Patria!») abbia scosso nel profondo quei militi ignoti di Balotelli e Cassano, sempre che siano riusciti ad ascoltarlo abbassando per un attimo il volume delle cuffie.   (altro…)

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Il mio cuore ha sempre battuto per gli Azzurri, le loro vittorie e le loro sconfitte hanno accompagnato le mie estati mondiali innamorate, ma devo confessare che l’altra sera, dopo la sconfitta con la festosa Costa Rica, non ero affatto triste e anzi ho pensato: gli sta bene. Non era una ritorsione affettiva per la delusione patita: lo sanno tutti che la botte del nostro calcio dà un vino che sa di aceto. No, la mia è una rabbia di riflesso contro chi ha trasformato un sentimento profondo in una penosa cerimonia di regime. La nazionale di calcio come un gigantesco spot per fare propaganda alle istituzioni poiché, come abbiamo letto dopo la vittoria sugli inglesi, “la rinascita degli Azzurri può simboleggiare il riscatto di un intero Paese”. (altro…)

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iraq

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San Paolo

San Paolo spaccata tra angeli e demoni black bloc e feriti nel cuore della festa.

SAN PAOLO – NEL giorno dell’amore il tifo batte i black bloc 5 a 0. San Valentino in Brasile si celebra oggi.

PERCHÉ a febbraio c’è il Carnevale e «nessuno è fedele a nessuno», ride il barista senza denti del barrio Bixiga, il quartiere degli immigrati italiani, dunque sarebbe assurdo, no?, fare la festa degli innamorati nel tempo del liberi tutti. Le coppie scendono in strada da casa mano nella mano, a Bixiga, mentre la polizia in armi presidia le fermate della metropolitana che porta, unica via di transito, all’Itaquerao. (altro…)

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Eccola.
Si chiama Alvaro. Come Alvaro Del Bosque.
E’ il figlio con la Sindrome di Down di Vicente del Bosque, l’allenatore della Spagna.
Sembra che il padre gliel’avesse promesso “Se vinciamo, la alzi”.
Alvaro tra Zapatero e la squadra che lo applaude.
L’ immagine più bella dei Mondiali.

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È da mesi che in tutti i tinelli d’Italia stiamo scrivendo questo articolo. La vita non è quasi mai un romanzo, ma un concatenarsi di eventi prevedibili.Persino in una scienza inesatta come il calcio. Se giochi contro squadre più scarse che ti costringono a fare gioco, tu che un gioco non lo hai mai avuto, perdi (parola di Gianni Brera, nei secoli dei secoli). Se hai vinto un campionato del mondo e ne affronti un altro con lo stesso gruppo, perdi (Pozzo rivinse perché cambiò 9 giocatori su 11 e dei due sopravvissuti uno si chiamava Peppin Meazza). Se lasci a casa i pochi artisti che ti passa il convento perché sono impegnativi da gestire e tu invece trovi più comodo far marciare in riga dei soldatini, perdi. (altro…)

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