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La rete di Montezemolo

Un decreto di Palazzo Chigi e il ministero di Passera hanno spalancato il mercato dei dispositivi anti-frode assicurativa nelle auto a una società controllata dal fondo Charme del presidente della Ferrari. Che ora è pronto a venderla incassando milioni di euro. Ma gli serve che il nuovo governo non cambi le regole. Anche senza B, i conflitti d’interessi dominano.

BOOM DELLA OCTO TELEMATICS GRAZIE AI TECNICI ORA È PRONTA LA VENDITA, PROFITTO MILIONARIO.

Ci sono tante ragioni per cui un impegno di Luca Cordero di Montezemolo è poco opportuno nel Paese del conflitto di interessi: i suoi rapporti con la famiglia Agnelli-Elkann (è ancora presidente di Ferrari, controllata di Fiat), la sua recente vicepresidenza dell’Unicredit in quota dei fondi arabi, l’investimento nel più regolato dei business, quello ferroviario, con il Nuovo Trasporto Viaggiatori di cui ha da poco lasciato la presidenza. Ma c’è un’altra storia, solo in apparenza minore, che spiega meglio la tela avvolgente di interessi e tentazioni in cui si troverebbe (meglio dire si troverà) Montezemolo quando la sua associazione Italia Futura diventerà la colonna su cui si regge la lista Monti. La storia è quella della Octo Telematics e delle scatole nere da mettere nelle automobili per ridurre le frodi in caso di incidente. (altro…)

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L’altroieri, pubblicando la notizia del rinvio a giudizio di Luca Cordero di Montezemolo a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, non immaginavamo di dare la stura a una forsennata campagna politico-mediatica contro di lui proprio nel momento in cui ha deciso di sacrificarsi per noi e “sento di dover fare qualcosa per il nostro Paese”. Come avvoltoi assetati di sangue, tutti i giornali e i tg si sono avventati sulla notizia incuranti della presunzione di innocenza e della benchè minima pietas umana, colpendo Montezemolo sopra e sotto la cintola fino a lasciarlo esangue sul selciato. E, per fargli ancora più male, hanno usato una tecnica avveniristica, finora inedita nel panorama della stampa mondiale: la notizia subliminale. Funziona così: la notizia non si dà esplicitamente, ma la si lascia perfidamente intendere fra le righe, in un gioco impietoso di dire-non dire che alla fine si rivela micidialmente letale per la povera vittima. Qualche esempio. Corriere della sera di giovedì: “…ItaliaFutura diventa ‘la casa dei tanti italiani che credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio particolare’…”. L’uso del termine “casa” è tutt’altro che casuale: evidente il riferimento alla villa di Anacapri ampliata e ristrutturata – secondo l’accusa – contro le norme edilizie e paesaggistiche con la connivenza dei vigili urbani, che avevano ricevuto in dono una bella Fiat Panda e manifestavano una certa riconoscenza nelle ispezioni ai lavori abusivi. Non contento, il Corriere rincara impietosamente la dose con un’altra frase-civetta: “Montezemolo dipinge un Paese … in cui va ‘ricostruito il senso morale e civico’…”. Potevano scrivere ripristinato, rifondato, ricreato. Invece no: dicono proprio “ricostruito”, alludendo ancora una volta alla villa maledetta. Ieri poi il quotidiano più vicino a Montezemolo torna a tradire il suo azionista con un’altra stoccata in codice: “La sua analisi è spietata. E sono bordate, a destra come a sinistra … I leader dell’opposizione ‘in questi due anni hanno guardato dal buco della serratura, sono andati sui tetti, ma non hanno espresso una cultura alternativa”. Ma c’era proprio bisogno di scrivere “serratura” e “tetti”? (altro…)

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Da mesi ci domandavamo se c’è vita nel Pd. Dagli ultimi avvistamenti, dovuti a rilevatori altamente sofisticati in grado di captare il famoso battito d’ali delle farfalle in Brasile, risulta che sì, nel Pd c’è vita. Purtroppo è quella sbagliata: più o meno la stessa del Pdl. Ieri Goffredo Bettini, braccio destro di Uolter, ha finalmente sciolto il dilemma sul “papa straniero” che i veltroniani hanno in mente per la leadership del centrosinistra: “Un impegno di Luca Cordero di Montezemolo potrebbe avere un grande significato e una grande presa”. La proposta è stata lanciata sul Riformatorio, perché la conoscessero in pochi. E la motivazione addotta è di quelle che non ammettono repliche: “Montezemolo non è Berlusconi”. Il che rende automaticamente candidabili una sessantina di milioni di italiani: tutti quelli che non sono Berlusconi. In più il presidente della Ferrari, detto anche “libera e bella”, è pure miliardario. La qual cosa, per gli eredi del “movimento operaio”, è un richiamo irresistibile. Appena vedono un miliardario, perdono la testa e non capiscono più niente. Come dimenticare l’umida emozione di Max D’Alema quando Cuccia volle conoscerlo? Non stava più nella pelle, si dovette ricorrere al pannolone. E come scordare le successive infatuazioni dei parvenu piddini per altri noti esponenti del progressismo internazionale quali Antonio Fazio, Sergio Marchionne (ah quei maglioni così riformisti), Alessandro Profumo. Ora tocca a Montezuma che, essendo o essendo stato negli ultimi anni presidente e consigliere un po’ di tutto (Fiat, Ferrari, Rcs, Juventus, Campari, Frau, Tod’s, Merloni, Fiera di Bologna, treni privati Ntv…), se entrasse in politica porterebbe con sé una vagonata di conflitti d’interessi. (altro…)

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