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Posts Tagged ‘mosè’

I quattro cantoni

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GalanGalan & C: i magistrati di Venezia hanno ricostruito nomi e cifre.

Due milioni esatti.È la cifra ricevuta da Giancarlo Galan in tangenti dal Consorzio Venezia Nuova e da altre società coinvolte nell’inchiesta del Mose. A un anno dalla tangentopoli lagunare che costrinse alle dimissioni il sindaco Giorgio Orsoni e trascinò in carcere anche l’exgovernatore e ministro Galan, il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, quantifica al centesimo le mazzette elargite. I dettagli sono indicati nell’ordinanza depositata il 9 luglio con la quale il giudice, su richiesta del procuratore capo Luigi Delpino, dell’aggiunto Carlo Nordio, dei sostituti Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, ha sequestrato beni per 7,7 milioni a otto imprese coinvolte nell’inchiesta.   (altro…)

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mose

ZOGGIA E MOGNATO ARCHIVIATI, MA ACCERTATA UNA “DIFFUSA ILLEGALITÀ DEL VERTICE DEL PARTITO”.

L’ indagine sul Mose è chiusa. Ieri la procura ha depositato gli ultimi atti d’inchiesta, con nove indagati, per i quali è imminente la richiesta di rinvio a giudizio, e due richieste di archiviazione per i parlamentari Pd Davide Zoggia e Michele Mognato. Le accuse – formulate dai pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini – variano dalla corruzione al finanziamento illecito dei partiti e in una dozzina di pagine viene descritto il sistema Mose, la più ingegnosa opera pubblica pensata in Italia, che con il suo sistema di paratie dovrebbe proteggere Venezia dall’acqua alta. Non l’ha protetta di certo da un giro di mazzette che, tra tangenti, finanziamenti elettorali e contratti fasulli, è costato di certo 22 milioni di euro ma, in realtà, potrebbe aver toccato il miliardo. (altro…)

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Fondi IllecitiROMA . Due deputati del Partito Democratico, Michele Mognato e Davide Zoggia, sono indagati dalla procura di Venezia per concorso nel reato di finanziamento illecito, in un filone dell’inchiesta Mose aperto subito dopo la retata del 4 giugno scorso (furono 35 le richieste di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari), e non ancora sviluppato fino in fondo. L’accusa per Zoggia e Mognato è di aver spinto nel 2010, durante la campagna per le comunali, l’allora candidato sindaco Giorgio Orsoni ad accettare finanziamenti dal Consorzio Venezia Nuova di cui Giovanni Mazzacurati era presidente.

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Mose
Dall’Expo al Mose, quante tangenti abbiamo pagato e a chi? Corruzione, bustarelle, controllori e controllati che mangiano dallo stesso piatto, uomini con la divisa infedeli, prezzi delle opere pubbliche si gonfiano a dismisura perché tanto paga pantalone. Gare pubbliche per gli appalti dove si vince col massimo ribasso (anche al 50%) e dove si sa prima chi vincerà: un sistema che tutte le aziende conoscono ma se fai i nomi e denunci, alla fine non lavori più col pubblico.
A Report ieri sera si è parlato del sistema degli appalti, che in Italia funziona solo per permettere al politico di far lavorare l’azienda amica.
Un sistema che premia gli amici e che esclude gli altri, senza criteri bene definiti ma bensì molto opachi. Per non parlare poi del meccanismo della procedura negoziata, dove praticamente l’ente pubblico chiama un ristretto numero di imprese, sempre quelle, che fanno parte della cricca del committente.

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MoseMazzacurati interrogato negli Usa su mandato dei magistrati veneziani “Quattrocentomila euro in due tranche, viaggiavo con i soldi in pacchetti”.
ROMA – «Ho dato soldi ad Altero Matteoli. Contanti. Nell’ordine di 300-400mila euro. Glieli ho consegnati personalmente, anche al ministero a Roma. Non avevamo testimoni». Dalle nebbie di una mente ormai affaticata, quella dell’82enne Giovanni Mazzacurati, il gran burattinaio del Consorzio Venezia Nuova e testimone chiave dell’inchiesta sulle tangenti del Mose, esce l’ultima conferma. Il sistema da lui creato non era “affare” solo dei veneziani. Aveva sponde robuste a Roma. Milanese e Spaziante, che sono ancora in carcere in custodia cautelare. E Matteoli.
L’interrogatorio cui Mazzacurati è stato sottoposto per rogatoria in California il 17 settembre scorso, nell’ufficio del procuratore generale di San Diego, sarà anche il suo ultimo. Durante le tre ore di conversazione ha confuso date e ha perso di lucidità in più occasioni. Ma le 45 pagine del suo verbale sono considerate «attendibili », parole di un uomo «ancora capace di intendere ».

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Mose

VENEZIA ORA È IN MANO AL MINISTERO DI LUPI, ALLEATO COL “PADRONE” DEL PORTO PAOLO COSTA: E A BREVE PARTE LO SCAVO DEL NUOVO CANALE PER LE “GRANDI NAVI”.

Poche righe, quattro non di più, e un paio di minuti di dibattito parlamentare: tanto basta a riorganizzare una filiera di potere. La storia riguarda la Venezia del dopo scandalo Mo-se, la sua politica sputtanata (e quindi debole), la sua laguna, le grandi navi che l’attraversano e gli uomini che nel bene o nel male la governano in loco e, ovviamente, da Roma. L’inchiesta che ha falcidiato Comune, Magistratura delle Acque, le imprese del consorzio Venezia Nuova e pezzi di vecchio potere regionale ha imposto una rapida messa a punto dei meccanismi di gestione della città. In campo ora – dopo le dimissioni di Giorgio Orsoni da sindaco causa scandalo – sono rimasti in due: l’ex sindaco (ed ex ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Prodi) Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, e il ministero delle Infrastrutture, guidato da Maurizio Lupi, con la sua tecnostruttura e le sue articolazioni territoriali.   Il decreto, l’emendamento   e le tracce di Ncd   È successo così. (altro…)

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Orsoni-GalanIl procuratore aggiunto Nordio e l’inchiesta che ha decapitato la città. “Altro che persecutori, siamo noi che dobbiamo 
frenare l’ira popolare. La gente ci chiede la libbra di carne”

L’intervista.

E SU cosa ci dobbiamo aspettare ancora Due giudici, il gip e il gup, e il tribunale del Riesame si sono espressi sul vostro lavoro. Come ne esce l’inchiesta?
«Decisamente rafforzata. Proprio sabato il Riesame ha confermato il carcere per due indagati chiave, l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso e il suo assistente. E anche quando le misure sono state mitigate, ciò è avvenuto non per il venir meno degli indizi, ma perché il tribunale non ha ravvisato esigenze cautelari restrittive. L’impianto probatorio ha retto».

Che siano stati creati fondi neri dal Consorzio Venezia Nuova è ormai assodato. Sono meno evidenti, invece, gli indizi che i soldi siano finiti alla politica. Avete trovato riscontri oggettivi?
«Parte dell’inchiesta è ancora segreta e quindi non posso rispondere. Mi limito a dire che la corruzione era indirizzata maggiormente a singoli individui, non necessariamente inseriti nella politica».
E però l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e il deputato Giancarlo Galan, lamentano, esplicitamente o meno, il fumus persecutionis.
E così?
«Difendersi con tutti gli argomenti disponibili è un diritto sacrosanto. Il gip, però, ha rigettato l’istanza di
patteggiamento proposta da Orsoni, e accolta dalla procura, perché troppo mite. Ha detto che siamo stati troppo buoni, non persecutori».
Era proprio necessario chiedere i domiciliari per Orsoni?
«Le richieste della procura sono agli atti, e a esse mi richiamo senza commentare. Osservo però che l’indagato è stato tenuto agli arresti domiciliari, cioè a casa sua, non ai piombi o in carcere duro». (altro…)

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Mose

Il finanziere Meneguzzo accusa Spaziante e Milanese E l’inchiesta sulle soffiate ora si sposta a Milano.

VENEZIA – Un pezzo dell’inchiesta sul Mose lascia Venezia. I filoni che riguardano l’ex generale della Finanza Emilio Spaziante, ancora in carcere, e Marco Milanese, indagato, finiscono per competenza territoriale alla procura di Milano. Nella città dove sarebbero state pagate le presunte mazzette da 500mila euro ciascuna. Sono stati trasmessi tutti i 18 faldoni dell’indagine, 110mila pagine più le 118 dell’interrogatorio fiume di Roberto Meneguzzo, amministratore delegato della Palladio. Verbale depositato al Riesame e giudicato «di notevole interesse » dagli inquirenti. Perché Meneguzzo, ai domiciliari dopo un tentativo di suicidio nel penitenziario di La Spezia, ha confermato l’intensissima frequentazione del burattinaio del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati con Milanese, Spaziante e Giulio Tremonti. (altro…)

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Com’è triste Venezia affondata nelle mazzette dal gigante di cemento che doveva salvarla

Dal sogno megalomane delle dighe del Mose alla scoperta che le casse della città sono vuote

Così il progetto nato per proteggere la Laguna, e che tutti qui difendono ancora, ha finito per prosciugare la Serenissima E adesso c’è chi dice: “L’ultima spiaggia? Vendersi ai cinesi”

UNA CITTÀ SEMPRE PIÙ VECCHIA E DEPREDATA DALLE MAZZETTE .

VENEZIA COLPITA e affondata dalla mitomania idraulica che doveva risollevarla, Venezia- Mose condivide la sventura con la sua rivale storica: Genova-Carige la sbancata. Certo in laguna tutto appare più elegante, l’ingegner Mazzacurati è un gran signore cosmopolita e l’avvocato Orsoni, a detta degli stessi magistrati, riceveva a domicilio i soldi pubblici del Consorzio, cioè di noi contribuenti, «con vereconda indifferenza, seguita dalle consuete reciproche manifestazioni di cavalleresche cortesie». (altro…)

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LettaEnrico Letta annuncia querela contro il Fatto Quotidiano per l’articolo pubblicato ieri sui soldi che la società Italia Futuro Servizi, interamente controllata da VeDrò, think tank dell’ex premier, ha ricevuto dal Consorzio Nuova Venezia del “grande burattinaio” della cricca del Mose, Giovanni Mazzacurati. Soldi che, leggendo le lettere tra i due, sono stati chiesti dalla società riconducibile a Letta di cui è tesoriere e amministratore unico Riccardo Capecchi.
I rapporti tra Mazzacurati e Capecchi sono ricostruiti nelle carte dell’inchiesta sul Mose. A Capecchi abbiamo chiesto l’elenco di quanti hanno versato soldi alla società per finanziare il “progetto VeDrò” dal 2006 al 2012 ma non abbiamo ancora avuto il materiale. Agli atti ci sono i documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’abitazione privata di Capecchi , oggi amministratore delegato di Poste Energia. (altro…)

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Letta

IL 20 MAGGIO 2013 IL “GRANDE BURATTINAIO” MAZZACURATI INCONTRA IL TESORIERE DELLA FONDAZIONE DELL’ALLORA PREMIER E POI CONFIDA: “MI HA DESTABILIZZATO”.

I rapporti tra Enrico Letta e mister Mose iniziano nel 2007 e proseguono – in modo continuativo – dal 2010 al 2012 quando, con tre versamenti da 20mila euro ciascuno, Giovanni Mazzacurati finanzia VeDrò, la fondazione dell’ex presidente del Consiglio. Dagli atti della procura di Venezia era già emersa, con la testimonianza di Roberto Pravatà, il rapporto tra Mazzacurati ed Enrico Letta: “L’ingegnere mi convocò per dirmi che il Consorzio Venezia Nuova avrebbe dovuto concorrere al sostenimento delle spese elettorali dell’onorevole Enrico Letta, che si presentava come candidato per un turno elettorale, attorno al 2007, con un contributo dell’ordine di 150mila euro”. In quell’occasione, racconta Pravatà, il “finanziamento illecito” avvenne con “l’intermediario” di Letta per il Veneto, Arcangelo Boldrin, per il quale fu “predisposto un incarico fittizio per un’attività concernente l’arsenale di Venezia”. (altro…)

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OrsoniVENEZIA – Lino Brentan, chi è costui? Chi è questo pensionato di 64 anni, con un passato nella Cgil e in tasca una tessera strappata del Partito Democratico, che ha appena ottenuto i domiciliari dopo l’udienza del Riesame? Non è uno qualunque, in questa storiaccia di tangenti, di contributi ai partiti leciti e non, di favori dati e ricevuti sul proscenio dell’appalto più ricco d’Europa, il Mose. «È il mazziere dei soldi», mette a verbale Piergiorgio Baita, l’ex amministratore delegato della Mantovani. È qualcosa di più, in realtà. «È il perno di un sistema — spiega un investigatore — il “sistema Pd” per il finanziamento alla politica».
Brentan ne ha fatta di strada, pur appoggiandosi al solo diploma di terza media «e tre anni — specifica ai pm — alla scuola professionale ». (altro…)

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GhediniVENEZIA – «Non sono indagato né sono l’anello di congiunzione tra l’inchiesta sugli appalti per la costruzioni del Mose e Silvio Berlusconi. E, aggiungo, nei suoi verbali il dottor Baita (ex amministratore delegato della Mantovani, arrestato nel febbraio 2013, ndr) mai ha prospettato che direttamente o indirettamente mi sia stato fatto pervenire del denaro. Infine, Colombelli non è il mio uomo nero. Ha conosciuto a casa mia, casualmente, la signora Minutillo e io l’ho frequentato trattandosi di persona gradevole, simpatica e con la comune passione per i motori».
Con una lunga nota, in cui annuncia querele a giornali locali e nazionali, il senatore Niccolò Ghedini ha voluto sottolineare la sua totale estraneità all’inchiesta sul Mose. Dove effettivamente il suo nome non compare nel registro degli indagati, ma viene citato più volte da Piergiorgio Baita, da Giovanni Mazzacurati, che del Consorzio Venezia Nuova era il presidente, e dalla segretaria del governatore del Veneto Giancarlo Galan, Claudia Minutillo. In questi termini. (altro…)

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Cecigian

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Mose

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Mose

CONSULENZE E ASSUNZIONI A VENEZIA CON INCARICHI FARLOCCHI E SPESE FOLLI.

Il Consorzio Venezia Nuova, dominus indiscusso del Mose, 227 dipendenti, 22 dirigenti pagati fino a 200 mila euro l’anno, era finalizzato, di fatto, a comperare il consenso di chiunque potesse rivelarsi prezioso per eliminare lacci e laccioli alla realizzazione del Mose, compresi, naturalmente figli e parenti. Tutto “secondo una gestione quasi ‘familiare’ dell’impresa a opera dei Mazzacurati”, come si legge nell’informativa della Guardia di Finanza. Il presidente Mazzacurati, a parte l’una tantum di un milione di euro del 2009, si faceva pagare dal Consorzio anche l’assicurazione di casa oltre ai “benefici economici ottenuti direttamente o indirettamente dal CVN anche alle figlie, alla moglie, all’ex moglie ecc…”. L’elenco prosegue con figli e parenti di dipendenti CVN (o società collegate) o di pubblici ufficiali e consulenti assunti in società collegate al Consorzio. (altro…)

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Vauro

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