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Una mostra itinerante per guardare alla Divina Commedia con gli occhi di Salvador Dalì.

Ossessione Dalí. Passione, ribellione e lucida follia attraverserà il territorio maremmano per tutta l’estate e oltre:  dal 12 luglio al 21 agosto alla pinacoteca Civica di Follonica, dal 26 agosto al 18 settembre alla villa Sforzesca di Castell’Azzara, infine dal 25 settembre al 30 ottobre alla fortezza Spagnola di Porto S. Stefano.

La mostra, curata da Maurizio Vanni, rilegge, proprio attraverso le 100 tavole dedicate alla Commedia , l’intero percorso stilistico e culturale di Dalí, che a proposito delle sue illustrazioni dantesche scriveva: “Ho voluto che le mie illustrazioni per Dante fossero come delle lievi impronte di umidità su un formaggio divino. Di qui, il loro aspetto variopinto d’ali di farfalla.”

Le 100 xilografie che corrispondono alla più importante opera illustrativa mai realizzata da Dalì: trentatré trittici ognuno dei quali è composto di tre tavole riferite rispettivamente al Paradiso, al Purgatorio e all’Inferno danteschi. Le tavole a colori hanno richiesto oltre cinque anni di lavoro per incidere i 3500 legni necessari per imprimere progressivamente i 35 colori di ogni singola lastra, una paziente opere d’incisione sul legno che Dalì affidò al Maestro Raymond Jacquet. (altro…)

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Due mostre per celebrare l’Unità attraverso le vicende dei Savoia e la storia delle “capitali culturali” con centinaia di tele di pregio.

La Reggia di Venaria ha riaperto al pubblico offrendo un nuovo percorso di visita dedicato alle vicende di casa Savoia e chiamato “Teatro di Storia e Magnificenza”, che si snoda lungo gli 80mila metri quadrati del complesso.

Due chilometri di magiche atmosfere in cui sono esposte circa 300 opere provenienti da collezioni private e musei che ricostruiscono la vita della corte sabauda. Il percorso si divide idealmente in due momenti. Nei sotterranei della Reggia si rievocano la storia della dinastia e dello stato sabaudo e di Torino sua Capitale. Spiccano una quarantina di tele del ‘600 che raffigurano i sovrani sabaudi nei secoli. (altro…)

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Alla Gnam di Roma a confronto opere di pittori inglesi dell’epoca vittoriana  e i capolavori, da Giotto a Botticelli, da cui trassero linfa.

Colori chiari, purezza della forma, bellezze muliebri morbide e sensuali. Immerse in un bagno di fiori pre-liberty. Fondendo l’immagine idealizzata della donna stilnovistica con l’immagine delle eroine shakespeariane e romantiche.Così Dante Gabriel Rossetti coltivava in pittura il mito del (altro…)

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Sono orfani, figli di nomadi e profughi tibetani ma i loro sguardi sono rivolti verso un futuro migliore. I ritratti dei bambini del Tibetan children’s village, un villaggio che ospita più di 2000 orfani, sono i protagonisti della serata “Un gesto un sorriso”, organizzata da Glam Adv a Roma il 5 febbraio, presso le Officine Farneto, per l’associazione Italian amala onlus. La mostra fotografica ha lo scopo di raccogliere fondi da destinare al progetto del Tibetan children’s village ed ha come testimonial Antonio Rossi, campione dello sport impegnato anche nel sociale. L’iniziativa vuole sensibilizzare verso iniziative concrete, come donazioni o adozioni a distanza, per dare un futuro, cure sanitarie e istruzione ai bambini del villaggio.

Da La Repubblica.it

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Si è aperta all’Ara Pacis di Roma, con grande affluenza di pubblico, Chagall. Il mondo sottosopra, un’eccezionale allestimento che presenta 140 tra dipinti e disegni del pittore russo. A 25 anni dalla sua morte ed ad un anno dalla mostra a Palazzo Blu di Pisa, Chagall torna a vivere con la freschezza del suo immaginario, privo di riferimenti extracontestuali, libero di volare e di far volare. Come sostiene Umberto Broccoli nel suo testo introduttivo alla mostra: “Chi conosce i tarocchi conosce l’appeso. Colui che guarda il mondo a testa in giù. Legato alla realtà solo da un filo attorno alla caviglia che gli impedisce di precipitare, di rovinare a terra. Così è l’artista.”

In Chagall, la tradizione delle fiabe e delle lubki, le stampe russe ad uso delle classi meno abbienti, provviste di didascalie, si fonde con i miti ebraici, la bellezza del Mediterraneo e le nuove suggestioni surrealiste. Questa ardimentosa sintesi dà luogo ad un capovolgimento che investe anzitutinfluenzato da innumerevoli forze, fisiche e spirituali spesso un dipinto rivela anche una tensione, un movimento religioso. Risiede in una sacralità a volte confusa, ma mai nascosta.

Ancora nelle parole di Broccoli, “I quadri scelti per questa mostra: La creazione dell’uomo, L’uomo con la testa rivoltata, Al cavalletto il pittore dipinge a testa all’ingiù, Resistenza, raccontano tutti la filosofia dell’appeso. Il sapere non si ottiene attraverso la ricerca attiva, lo studio, la sperimentazione, ma rimanendo immobili, ricettivi, in ascolto. Il corpo dell’appeso penzola nel vuoto, perché l’anima liberata sfugge la realtà della materia. Ha scoperto che il segreto per penetrare le cose sta nel loro capovolgimento. Si può conoscere se stessi solo abbandonando gli schemi mentali comuni. Così sono anche i giochi dei bambini, guidati dalla fantasia che prende spunto dalla realtà, ma poi costruisce mondi paralleli dove le cose del mondo hanno una gerarchia tutta loro e vivono di vita propria”.

All’Ara Pacis, il mondo sottosopra di Chagall
All'Ara Pacis, il mondo sottosopra di ChagallAll'Ara Pacis, il mondo sottosopra di ChagallAll'Ara Pacis, il mondo sottosopra di ChagallAll'Ara Pacis, il mondo sottosopra di Chagall

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A Palazzo Zabarella, una grande mostra indaga il secolo attraverso il genere del ritratto. Dal bello ideale del grande neoclassico alla rivoluzione estetica di Modi’, cento opere raccontano cento anni d’arte.

Cento anni di ritratto, dall’impeccabile e algida perfezione classica alle bizzarrie emotive ed esistenziali dell’avanguardia. Un fil rouge, quello del volto con le sue pose, le sue mode, i suoi vezzi, assai congeniale alla rilettura di un intero secolo, l’Ottocento, che nelle sue impennate di prepotente innovazione va di gran moda in questo periodo di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. “Il volto dell’Ottocento. Da Canova a Modigliani”, dal 2 ottobre al 27 febbraio a Palazzo Zabarella, è infatti solo la prima di una serie di rassegne sparse in tutta Italia che vogliono scavare nello spirito di un secolo che ha scandito il ritmo della modernità, tra afflato risorgimentale e cocente realismo. Con il sostegno di Fondazione Bano e Fondazione Antonveneta, sotto la cura di Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Francesco Leone e Maria Vittoria Marini Clarelli, sfilano cento opere interessanti, alcune di sublime fascinazione, che indagano spasmi politici, trasformazioni sociali, fermenti culturali attraverso i volti di personalità illustri ma anche di gente comune, in una galleria che sa restituire ufficialità e mondanità, intimità ed emotività di un’epopea.

Le tappe stilistiche sono obbligatorie e da manuale. Non si può non partire dall’aura del “bello ideale” suggestionato dall’età napoleonica, dove la ricerca introspettiva viene sublimata da un’estetica lusinghiera e consolatrice, come condensa il portentoso ritratto di Napoleone come console romano di Canova, un busto modellato dal vero in cinque sedute durante il primo incontro tra Napoleone e Canova nel 1802 al castello di Saint Cloud. Una fase che trova splendidi confronti nei fermenti naturalistici di Lorenzo Bartolini, Andrea Appiani, Pelagio Palagi.

Si attraversa la stagione del romanticismo, solidamente guidata da Francesco Hayez, di cui qui si offre la conturbante Venere che scherza con due colombe, non altro che un audace e sensuale ritratto della ballerina Carlotta Chabert, talmente provocante da scatenare polemiche furiose su tutti i giornali dell’epoca (1830) anche perché i canoni classici tollerati fino a qualche decennio prima sono completamente trasfigurati all’insegna di una cifra realistica e trasgressiva. (altro…)

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Non solo una mostra ma un vero e proprio ‘tour’ con tanto di spettacolo, letture e musica quello previsto per la presentazione di ‘Munch e lo spirito del nord. Scandinavia nel secondo Ottocento’. La serie di opere, ben 125, e ‘L’azzurro e la luna’, racconto del curatore Marco Goldin che prendera’ forma sulle immagini dei capolavori dell’artista norvegese e di altri esponenti della pittura nordica, tocchera’ buona parte del Friuli Venezia Giulia e comprendera’ un’unica tappa ‘fuori regione’ a Venezia.

Durante la rappresentazione, alcuni brani scritti da Goldin si alterneranno ai pensieri lasciati dallo stesso Munch ed entrambi saranno recitati da Gilberto Colla. A rendere ancora piu’ intensa l’atmosfera creata dalle immagini e dalle voci, saranno i suoni della fisarmonica di Renzo Ruggieri e dal violoncello di Piero Salvatori.

Il piatto forte è costituito ovviamente da Munch, e i 40 quadri esposti ci daranno una buona panoramica di quella che fu la sua produzione artistica, e forse faranno sì che il pubblico italiano si renda conto che non esiste solo il celebre “Urlo“, ma ben altre opere, forse anche superiori a quella terribile e affascinante figura. (altro…)

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Il soffitto della Cappella Sistina ad opera di Michelangelo è uno dei più grandi capolavori dell’umanità. Voi, ammirandone la maestosità, avete mai avvertito un capogiro o magari un senso di debolezza alle gambe? Ebbene se avete provato uno di questi sintomi allora forse siete stati colpiti dalla famigerata Sindrome di Stendhal. Il nome della sindrome si deve appunto al celebre scrittore francese che fu personalmente colpito dal fenomeno durante il suo Grand Tour del 1817.

Stendhal ne diede una prima descrizione: “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce (Firenze n.d.r.), ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. Ebbene pur se questa famigerata sindrome è stata sperimentata da un paziente d’eccezione, molti scienziati vorrebbero saperne di più e magari avere modo di assistere in diretta agli effetti di questa particolare sindrome.  Tale curiosità potrebbe essere presto soddisfatta poiché un gruppo di ricercatori ha deciso di compiere alcuni studi sui visitatori di Palazzo Medici Riccardi. Già nel 2007 la volta del palazzo affrescata da Luca Giordano fu ribaltata e riprodotta a terra per permettere ai visitatori di passeggiare sopra il dipinto e sperimentare un contatto fisico con l’opera. Questa volta i visitatori che parteciperanno all’evento Lo Specchio della Meraviglia di Luca Giordano, oltre ad ammirare l’incredibile proiezione sul terreno potranno seguire  un itinerario che stimola reazioni visive e sonore rese più penetranti dal percorso guidato nello spazio, ognuno avrà così la possibilità di entrare in contatto con il proprio vissuto profondo.

Liquida.

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Al MoMA di New York in mostra da settembre i nomi più interessanti del panorama fotografico internazionale: Alex Prager, Roe Ethrige, Ed Lassry, Amanda Hoss-Ro.

Che relazione c’è tra una foto “diretta”, la foto documentaria che cerca di riprodurre fedelmente la realtà, e una foto costruita, e più in generale tra un’immagine e una fotografia? Per inoltrarsi in questo terreno incerto e fitto di riferimenti quattro artisti hanno scelto, ognuno a suo modo, di complicare – come in un gioco di specchi e di rimandi – la loro produzione, prendendo in prestito gli alfabeti di altre categorie di immagini, gli strumenti tecnici e concettuali di altri mondi visivi.

New Photography 2010, la mostra che occuperà da settembre a gennaio le Edward Steichen Photography Galleries del MoMA, segna un altro passo nella ricerca espositiva del Museo d’Arte Moderna di New York nella fotografia contemporanea, con la presentazione del lavoro di Roe Ethridge, Elad Lassry, Alex Prager e Amanda Ross-Ho, età compresa tra i 31 e i 41 anni.

Roe Ethridge adotta uno stile editoriale, utilizzando stilemi e figure prese da immagini commerciali e addirittura frammenti delle sue stesse illustrazioni create per delle riviste e periodici: siamo tra la pubblicità, la moda e la foto da stock, metalinguaggi scelti per approdare a un altro linguaggio ancora.

 

 

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“Il sogno si avvicina”. Questo è l’accattivante titolo della mostra di Salvador Dalì che aprirà i battenti il 22 settembre a Palazzo Reale. L’esposizione è una retrospettiva incentrata sul rapporto  del grande artista spagnolo con il paesaggio, il sogno e il desiderio. Il pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer, morto nel 1989, torna a Milano dopo più di  50 anni. Nel 1956 espose le su opere nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Una mostra che influenzò anche la sua vita privata visto che l’allestimento della sala lo ispirò per arredare la sua casa di Figueras, attualmente  della Fondazione Gala-Salvador Dalí.

L’architetto Oscar Tusquets Blanca, grande amico dell’artista, si occuperà dell’allestimento. I visitatori potranno anche  assistere al cortometraggio, per la prima volta proiettato in Italia, Destino di Salvador Dalì e Walt Disney. L’artista spagnolo incontrò Walt Disney nel 1946 e decise si disegnare i personaggi del film che è rimasto a lungo incompiuto negli archivi Disney. Solo 57 anni più tardi, la pellicola è stata terminata da un gruppo di 25 esperti in animazioni sotto la guida di Roy Disney.

Destino è una storia d’amore in cui si racconta il viaggio di una ballerina attraverso un paesaggio desertico e un inquietante scenario surreale. Un viaggio disegnato dal grande pittore: orologi molli, torri oscillanti, grucce, piramidi e ballerine senza testa sembrano le animazioni dei suoi quadri. La mostra terrà compagnia ai milanesi fino al 30 gennaio del 2011.

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