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Posts Tagged ‘Mubarak’

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Massimo Fini denuncia: il reato per cui è imputato Silvio Berlusconi davanti al tribunale di Milano potrebbe essere scorporato in due fattispecie: estorsione e corruzione. Se il presidente del Consiglio non interverrà per fermare questa nuova legge ad-personam, non perderà l’appoggio del Pdl, ma verrà meno la fiducia degli italiani.

Il governo Monti ci ha chiesto pesanti sacrifici, resisi necessari dopo trent’anni di dissennata politica clientelare e di corruzione sistematica (la sola prima Tangentopoli ci è costata 630 mila miliardi di lire, un quarto del debito pubblico) e, da ultimo, dalla drammatica inerzia di Silvio Berlusconi che, mentre l’UE chiedeva all’Italia interventi urgenti, si limitava a inviare a Strasburgo una ‘lettera di intenti’. Come l’Italia non si è liberata da sé dal fascismo, così non si è liberata da sé dal pericoloso pagliaccio. È dovuta intervenire la Merkel per farci capire che se continuavamo su quella strada facevamo la fine della Grecia. Berlusconi è stato cacciato, al suo posto è subentrato Monti. E gli italiani, pur se tartassati da tutte le parti, gli hanno dato fiducia, anche per il rigore morale, distrutto durante il quasi ventennio di berlusconismo. (altro…)

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EGITTO- Censura e repressione al Cairo: sembrano ormai tramontate le speranze di sei mesi fa Censurate le soap e vietata dalla corte la diretta del processo all’ex presidente I tribunali militari processano gli attivisti anti-Mubarak. E nessuno sa perché.

IL CAIRO.«È giusto che gli attivisti (della rivoluzione) vengano processati nelle corti militari mentre Mubarak e la sua mafia sono giudicati da un tribunale civile?». Lo scrittore Alaa Aswan, il più critico tra gli intellettuali egiziani nei confronti del Consiglio supremo delle Forze Armate, ha posto questo interrogativo ai numerosi frequentatori del suo blog dopo che Asma Mahfouz, tra i leader della rivolta del 25 gennaio contro l’ex presidente Hosni Mubarak, è stata rinviata a giudizio davanti a un tribunale militare con l’accusa di avere diffamato i generali che guidano la complessa transizione egiziana. (altro…)

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Il presidente va in tv e dice di voler guidare la transizione fino alle elezioni di settembre. E annuncia di voler trasferire i suoi poteri al suo vice, Omar Suleiman. Incertezza per le mosse dell’esercito a cui El Baradei chiede di intervenire.

IL CAIRO – L’invito, assordante, che arriva dalla folla è uno solo: “Vattene”. Ma Mubarak non si dimette. Il presidente egiziano, dopo giorni di sanguinose proteste non si arrende. E nonostante la pressione della piazza e dell’esercito, va in tv ma non per dare l’addio. Si limita ad annunciare di voler trasferire i poteri al suo vice Suleiman e a promettere la riforma di cinque articoli della Costituzione egiziana e l’abolizione di un sesto. Affermando di “non accettare i dettami che vengono dall’estero”, chiedendo scusa “alle famiglie delle vittime della repressione della polizia: il sangue dei vostri martiri non è stato versato invano”. Poi, la promessa di non candidarsi alle prossime elezioni a settembre: “Farò in modo che ci siano tutte le condizioni per tenere elezioni libere e trasparenti in Egitto”, dice. Il senso del suo discorso è tutto giocato sulla voglia di resistere e la possibilità di un’uscita di scena alle sue condizioni. Una notizia che fa infuriare le centinaia di migliaia di persone riunite in piazza Tahrir. (altro…)

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 Pasquinoweb.wordpress.com

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La fuga degli stranieri dal Cairo. L’Onu: “Trecento morti da inizio protesta”. El Baradei sfida il Rais: “Entro venerdì si deve dimettere”.

L’opposizione egiziana tenta la spallata finale al regime di Mubarak. Per le vie del Cairo due milioni di persone sono scese in strada (anche se altre fonti fornisconoi numeri inferiori). Mohamed El Baradei ha detto che il dialogo sarà possibile solo dopo che il presidente Hosni Mubarak avrà abbandonato il potere. E ha ribadito, deve andarsene entro venerdì.

L’assembramento a piazza Tahrir è tale che non c’è quasi angolo nel quale ci si possa fermare senza essere spinti da flussi di uomini e donne che si muovono per raggiungere amici o gruppi fermi per ascoltare comizi improvvisati di varia natura. Da quello di giovani che continuano a chiedere libertà e caduta del regime di Mubarak, ad altri secondo i quali quello che è successo in questi giorni non può non convincere i potenti del mondo che Mubarak e i suoi uomini devono andarsene; al piccolo gruppo di shelkh dell’università-moschea Al Azhar, il maggior centro teologico dell’islam sunnita, riconoscibili per i loro camicioni marroni, che scandiscono slogan contro il presidente egiziano. (altro…)

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NON SONO LA NIPOTE DI MUBARAK.

pasquinoweb.wordpress.com

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La rivoluzione del 25 gennaio impone agli analisti internazionali interrogativi sul futuro egiziano ma anche sul passato. Era possibile prevedere il crollo di Mubarak? Questione più che rilevante se aver sottostimato la fuga del presidente Ben Ali è costato il posto all’ambasciatore di Francia a Tunisi Pierre Menat, richiamato a Parigi da un indignato Sarkozy. La sorpresa dei politologi per quanto sta accadendo al Cairo assomiglia molto a quella degli economisti di fronte alla crisi finanziaria del 2008. Sull’esempio dei colleghi esperti di Wall Street, alcuni di loro hanno iniziato a ragionare sulla débâcle interpretativa per capire come leggere i processi in divenire anziché sgranare gli occhi di fronte al precipitare degli eventi. (altro…)

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Il Cigno nero che proprio in questi giorni a Davos è stato appassionatamente cercato dai cervelloni della economia mondiale, si è materializzato – a sorpresa com’è nella sua natura – ed ha allargato le sue ali sul Nilo. Il Cigno nero, nel linguaggio di Davos, è una figura simbolica statistica, «un evento ad alto impatto, bassa probabilità, bassissima prevedibilità». Esattamente quello che possiamo dire di quello che è successo ieri al Cairo.

Il faraone Mubarak dopo trent’anni di immobilità ha imboccato in poche ore il viale del tramonto. Ha nominato un vicepresidente, il primo nella sua lunga storia politica, mentre una piccola flotta di Lear Jet privati, come in tutti i fine regime, si levava in volo dall’aeroporto cairota con a bordo i suoi figli e i ricchi del Paese, in fuga con le loro famiglie, i loro capitali e le loro Vuitton. La fine formale del regno del Faraone non è stata dichiarata ma certo ce ne sono tutte le sembianze: le decisioni di ieri hanno comunque fatto giustizia di ogni ipotesi che Mubarak si ripresenti alle presidenziali, o che suo figlio Gamal imbocchi la strada della dinastia. (altro…)

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Il governo si è dimesso, il capo dei servizi segreti nominato vicepresidente. La famiglia del leader sarebbe fuggita a Londra. Carri armati circondano piazza Tahir. El Baradei: “Torno in strada per il cambiamento”. Appello Ue: “Cessi la violenza”.

IL CAIRO – L’Egitto è in fiamme. Non solo in senso figurato. Secondo quanto riporta la tv Al Jazeera, il quartier generale del partito nazionale democratico del presidente egiziano Hosni Mubrak, che si trova al Cairo, nei pressi del museo nazionale egiziano, è stato incendiato. Sono in corso anche scontri tra forze di sicurezza e manifestanti al ministero dell’interno.

Malgrado il coprifuoco imposto dalle forze armate, decine di migliaia di persone sono rimaste in piazza chiedendo al presidente Mubarak di lasciare il potere. Non sono mancati i momenti di tensione, con assalti ai ministeri rintuzzati a colpi di arma da fuoco dalla polizia, ma nel complesso gli incidenti tra forze dell’ordine e manifestanti sembrano essere stati circoscritti. La televisione satellitare Al Jazeera ha mostrato immagini di carri armati in movimento letteralmente sommersi da dimostranti con bandiere e cartelli. (altro…)

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