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Posts Tagged ‘Nadia Urbinati’

L’eguaglianza è la grande assente nel linguaggio politico contemporaneo, nonostante la nostra sia un’età a tutti gli effetti di egemonia democratica, e la democrazia sia un sistema che fa dell’eguaglianza (civile e politica, ma anche delle condizioni di partecipazione alla vita della società) il suo fondamento e la sua aspirazione. Nel suo epico discorso di insediamento come 44esimo Presidente degli Stati Uniti, Barak H. Obama lo ha ricordato ai suoi concittadini e a tutto il mondo. E lo ha fatto riandando alle origini del patto sul quale l’America che lo ha rieletto è nata, alla Dichiarazione di Indipendenza: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”. (altro…)

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Dal momento in cui Mario Monti ha deciso di vestire i panni del candidato politico l’appello alla competenza che ha giustificato l’esecutivo di emergenza da lui guidato perde di mordente. D’ora in poi, le proposte e le idee dell’agenda elettorale alla quale Monti ha associato il suo nome saranno giudicate dall’opinione pubblica al pari di quelle degli altri concorrenti. E a decretarne la pertinenza o la ragionevolezza non sarà una decisione d’imperio emergenziale, come avvenne un anno fa, ma la conta dei voti. L’argomento della competenza deve convincere gli elettori, i quali hanno ora la possibilità di giudicare direttamente il valore di quel che viene loro proposto nel documento che porta il titolo molto ambizioso di “Cambiare l’Italia, riformare l’Europa, agenda per un impegno comune”, il manifesto programmatico sul quale Monti punta ad aggregare i “cespugli riformisti” presenti nei principali schieramenti politici. (altro…)

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Tenere insieme divisione e unità è un compito politico difficile, ma imprescindibile. A questo servono le regole democratiche, scritte e costituzionalizzate in previsione del disaccordo, non dell’armonia. La ricerca di costituire leadership democratiche passa attraverso la pratica del disaccordo e aspira a raggiungere un esito che benché unitario non è mai affossamento delle divisioni. Lo abbiamo appreso seguendo le recenti elezioni americane che, con sorpresa di molti osservatori stranieri, hanno rivelato al mondo un paese diviso eppure unito. Un mistero che di misterioso ha in effetti molto poco, se non il fatto che la divisione politica e ideologica è condizione per consentire la formazione di un’unità del potere di decisione. Chi meglio riesce in questo, conquista la leadership. (altro…)

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Non si è ancora riusciti ad approvare una legge decente contro la corruzione nel pubblico che già si apre un nuovo fronte di preoccupazione per l’onestà e la trasparenza nella politica con la questione del ruolo dei finanziamenti privati alla campagna elettorale delle primarie. La questione è emersa in questi giorni a proposito della notizia della cena di raccolta di fondi per Matteo Renzi organizzata a Milano da Davide Serra, la cui società sarebbe controllata da una holding con sede in un paradiso fiscale caraibico. Il problema è serissimo. E riguarda in modo particolare le primarie (di tutti i partiti e in tutti i Paesi), poiché sono un modo di selezione del personale politico che mette il partito in secondo piano e le personalità del candidato in primo piano. (altro…)

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PROVIAMO a immaginare un giovane alla sua prima e precaria occupazione, con un’entrata che, nel migliore dei casi, si aggira tra ottocento e mille euro al mese. Supponiamo che questo giovane venga eletto consigliere regionale in una regione italiana.
Da un mese all’altro si troverà con uno stipendio decuplicato, e che si aggirerà, nel peggiore dei casi, tra gli ottomila e i diecimila euro al mese. Quel giovane, che aveva probabilmente firmato appelli per denunciare i costi della politica, si troverà di punto in bianco a far parte della casta tanto aborrita. (altro…)

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«C’È BISOGNO di un elettroshock», ha detto il segretario del Pd laziale, «di un nuovo grande progetto di ricostruzione, di rigenerare la politica». Da quanto tempo sentiamo ripetere che c’è questo bisogno?
Equanto tempo ancora ci vorrà affinché l’indignazione e le dichiarazioni di principio lascino posto, finalmente, a pratiche politiche alternative? Alternative non perché ci devono portare verso chissà quale città ideale, ma nella forma e nello stile di praticare la politica, con onestà e senso del limite: è questo il “grande progetto” di cui c’è bisogno. L’alternativa è nel modo di concepire la moralità della politica rispetto a quella cinica sufficienza di chi crede che nulla di nuovo ci sia mai sotto il sole. In dosi massicce, questa visione fatalistica e corrosiva della responsabilità ci è stata lasciata in eredità dalla Prima Repubblica e dalla sua fine ingloriosa, per ingigantirsi con gli anni, coprendo come una ragnatela tutto il Paese, da nord a sud, e tutte le generazioni. Né si tratta della sola eredità. (altro…)

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La democrazia rappresentativa è in crisi. Lo si legge con frequenza quotidiana. A questa, che sembra ormai una verità assodata, manca un codicillo di non poca importanza: non è in crisi dovunque. Né la sua riuscita è percepita come problematica ovunque. La democrazia rappresentativa è in crisi in Italia più che in Germania o in Finlandia o in Francia. Contestualizzare è necessario. Anche per comprendere bene la portata della partita che si sta giocando, non soltanto fra poteri eletti e non eletti all’interno dei confini nazionali, ma soprattutto fra gli stessi Paesi europei, tra quelli nei quali la democrazia è un fatto acquisito e quelli nei quali pare lo sia meno. (altro…)

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Preparandosi a riprendere in mano il timone del governo, la politica farebbe bene a riflettere sulle ragioni della sua Caporetto, nel novembre 2011. Ciò che ha atterrato l’onorabilità della politica non furono tanto gli scandali sessuali del premier o le diffusissime vicende di corruzione, ma l’impotenza a fare il suo lavoro: governare. L’incapacità, non la disonestà, ha mandato a casa il governo Berlusconi. Questa accusa è molto più grave di quella di corruzione. Poiché mentre la disonestà è l’esito di una deturpazione che non mette in discussione la politica ma alcuni suoi praticanti, l’inadeguatezza a prendere decisioni mette in luce un limite oggettivo della politica democratica. Infatti fu il sapere di dover andare di fronte agli elettori con programmi di rigore e sacrifici, e di rischiare di perdere il consenso, che ha reso il governo Berlusconi impotente. (altro…)

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La repubblica di San Marino ha riconosciuto in questi giorni le convivenze tra omosessuali. Il riconoscimento è entrato attraverso la legge che stabilisce che il permesso di soggiorno nella repubblica del monte Titano verrà garantito anche al partner straniero in quanto convivente, senza specificazione di sesso e di legame matrimoniale. La legge approvata a larga maggioranza (e con l’opposizione della Democrazia Cristiana) è stata salutata dai sostenitori come un atto di giustizia che mette fine a una palese discriminazione. A questa vittoria di civiltà dovrebbero ispirarsi i democratici italiani. Tra i quali il tema del riconoscimento delle coppie omosessuali è ragione di divisione, di separazione laici e cattolici tradizionalisti. (altro…)

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Se si vuole procedere alla cura della democrazia dei partiti occorre leggere i fondamenti della legittimità democratica non in astratto, ma nel contesto della crisi della rappresentanza. Ora, la rappresentanza elettorale è la fonte principale e insostituibile di legittimità, ma non è la sola. Altre istituzioni si sono col tempo mostrate essenziali e in qualche modo supplementari rispetto alle elezioni. Lo scopo di chi si preoccupa della cura dovrebbe essere quello di immaginare le istituzioni o gli interventi di riforma che meglio possano contribuire a riportare la fiducia nella democrazia. (altro…)

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La combinazione di capitalismo e democrazia costituisce un compromesso tra proprietà dei mezzi privati di produzione e suffragio universale, per cui chi possiede i primi accetta istituzioni politiche nelle quali le decisioni sono l´aggregato di voti che hanno uguale peso. Il keynesianesimo ha dato i fondamenti ideologici e politici di questo compromesso, e lo ha fatto rispondendo alla crisi del 1929 che lasciò sul tappeto una disoccupazione tremenda. Il compromesso con l´esistente dottrina economica consistette nell´assegnare al pubblico un ruolo centrale poiché invece di assistere i poveri come aveva fatto nei decenni precedenti, li impiegava o promuoveva politiche sociali che creavano impiego. Questo comportò l´incremento della domanda e la ripresa dell´occupazione. Come ebbe a dire Léon Blum, una migliore distribuzione può rivitalizzare l´occupazione e nello stesso tempo soddisfare la giustizia sociale. (altro…)

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Il Governo Monti è come altri governi in passato condannato a fare i conti con la più profonda anomalia italiana: uno stato di diritto moderno appoggiato su una società civile composita, in parte liberale e in parte strutturata per gilde di tipo feudale. La contraddizione è stridente ma diventa palese e pesante quando il Paese si trova a fronteggiare crisi di sistema, siano esse di tipo economico o politico; quando, in altre parole, la radicalità dei problemi richiede interventi che, se attuati, eroderebbero aggregazioni corporative e i privilegi di chi ne è parte. (altro…)

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CHE cosa vogliono le migliaia di cittadini che da quasi un mese manifestano davanti a Wall Street sollevando un´ondata di protesta che interessa ormai le maggiori città americane? Come leggere questo movimento variegato che non ha leadership, non ha scopi definiti, non si lascia facilmente rubricare da un´etichetta di partito? Ha certo ottenuto l´adesione di alcuni importanti sindacati; ma non è per nulla inquadrabile in un´organizzazione gerarchica e poco inclusiva come il sindacato. (altro…)

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L´ideologia che caratterizza questo tempo e le manovre dei governi assegna al mercato, e al denaro, ogni forma di dominio. La funzione dello Stato è sempre più quella di “servire” una società in cui la dottrina imperante è il profitto. La sudditanza della politica ai mercati: le opinioni sembrano convergere su questa diagnosi al di là degli schieramenti partitici in questi giorni di angoscia per temuti default e manovre finanziarie “lacrime e sangue”.
Il mercato finanziario, non il mercato semplicemente, sembra essere la nuova sorgente di sovranità, una sorgente che per di piú è insindacabile anche perché impossibile da localizzare, impersonale e soggetta a leggi che vengono concepite e applicate come se fossero naturali.
Di fronte a questa quasi divinità o naturalità la decisione politica sembra impotente: incapace di imporre le sue ragioni che dovrebbero essere quelle di una vita decente e liberamente progettata da parte degli uomini e delle donne che vivono in società. Eppure la politica non è un terreno neutro e, diciamo pure, non è incolore rispetto al sovrano mercato. (altro…)

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Quante manovre ancora e per giungere dove? Qual è la direzione delle politiche economiche delle democrazie occidentali più o meno consolidate? I livelli di riflessione che queste domande suggeriscono sono due, uno relativo ai caratteri delle specifiche scelte nazionali e uno relativo alla dimensione globale o, se si vuole, sovrannazionale. A proposito del primo livello, osserviamo che le manovre si ripetono a scansione regolare perdendo il carattere di eccezionalità con il quale sono proposte, giustificate e approvate. Inoltre, si assomigliano un po´ tutte. Se si va a rileggere quanto scrivevano quotidiani e riviste specialistiche nel giugno 2010 a commento della manovra economica del governo per i successivi due anni e mezzo, ci si accorge che anche allora si usava l´espressione “lacrime e sangue”. (altro…)

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Chi governa un Paese non dovrebbe sottomettere le proprie scelte a nessun´altra autorità che non sia la legge: qui sta il seme della libertà e anche la condizione del benessere, individuale e collettivo. Su questa massima si sono trovati d´accordo conservatori e democratici, i seguaci di Edmund Burke e di Jean-Jacques Rousseau. Nonostante la sua generale condivisione, però, questa massima di prudenza e di buon senso ha trovato forti resistenze. Chi scriverà la storia del nostro Paese e la potrà raccontare senza incontrare diffidenze ideologiche si troverà probabilmente a dover dar conto degli effetti sociali che questa resistenza ha prodotto nel corso degli ultimi decenni, per esempio della correlazione tra impoverimento generale e deperimento del senso della legge, e poi, immancabilmente, tra essa e il declino del senso di giustizia sociale. L´escalation delle manovre economiche è in qualche modo un riflesso e un´indicazione di questa storia. (altro…)

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Qualcosa sta probabilmente cambiando nella politica italiana, e un assaggio di questo mutamento lo si è avuto con le elezioni amministrative. Abbiamo già messo in luce la grande novità rappresentata dall’uso dei media online per aggirare il macigno delle reti televisive e del loro silenzio censorio sui problemi e le condizioni della società italiana. Si tratta non soltanto di un mutamento negli strumenti, ma anche nello stile della politica.

alle roboanti e rozze abitudini dei politici a usare la parola come arma di offesa e a praticare il killeraggio sistematico della personalità dell’avversario, a un modo incivile di fare politica al quale questa maggioranza ci aveva abituato, a questi fenomeni di imbarbarimento della comunicazione pubblica i cittadini hanno risposto con una girate di spalle. Preferendo leader che parlano poco e quasi sottovoce, campagne elettorali sobrie e senza teatralità, focalizzate sui contenuti invece che sulle frasi fatte. (altro…)

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Nel suo mezzo secolo di vita l´Europa ha cercato di diventare un modello di nuova cittadinanza. Teorici e giuristi hanno parlato addirittura di un nuovo paradigma di libertà politica capace di dissociare la cittadinanza dall´appartenza nazionale, una rivoluzione non meno radicale di quella del 1789. Ma messo alla prova del flusso di migranti, il mito europeo si appanna. Gli Stati nazionali tornano protagonisti, le diplomazie bilaterali prendono il sopravvento, le frontiere tornano a chiudersi, le scaramucce di certificati e rimpatri si susseguono. Di fronte agli sbarchi dei profughi del mondo, l´Europa non sembra più certa di voler essere il laboratorio di una nuova cittadinanza. E forse, la recentissima decisione della Corte di Giustizia della Ue di bocciare la norma italiana che prevede il reato di clandestinità va letta come un invito dell´Europa dei diritti all´Europa della politica di rivedere la sua strategia sull´immigrazione. (altro…)

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Il Parlamento con l´esecutivo non dovrebbe fare né da predellino né da copertura.

Dalla giustizia alla costituzione: tutto deve essere a disposizione di chi vuole avere potere supremo. Le regole del gioco le fa il giocatore forte altrimenti la sua forza non può vincere. La legge della natura delle cose contro le norme della giustizia: la forza del più forte contro quella della legge. Una storia che si ripete da secoli ma che ogni volta che riappare sembra nuova, inedita e diversa. Le recentissime esternazioni del presidente del Consiglio sono un florilegio da manuale sul rischioso cammino nel quale una democrazia si immette quando consente a un cittadino che ha acquistato già troppo potere economico e mediatico di coprire incarichi di governo. Il rischio si sta dimostrando fatale, soprattutto perché viviamo nell´era della audience leadership, dove la propaganda viaggia non più attraverso partiti strutturati ma invece il fluido mondo delle immagini e delle opinioni dette e non falsificabili. (altro…)

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