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Posts Tagged ‘Nando dalla Chiesa’

crocettaDA 30 ANNI Anche oggi, con la vicenda Crocetta-Borsellino, sempre lo stesso refrain: quando in Sicilia la politica viene toccata, torna la storia dei “professionisti dell’antimafia”. E così si distoglie l’attenzione.

Quasi trent’anni e ancora lì siamo. Nei giorni del caso Crocetta, dell’intercettazione-fantasma e del ritorno (o della continuità?) della Palermo dei veleni. Siamo anc o r a a i “ p r o f e s s i o n i s t i dell’antimafia”. Viene perfino pudore a parlarne. Ma siccome c’è un vasto mondo che ne discetta sferzante e c’è una variopinta umanità che sembra inventata apposta per dargli ragione, occorre prendere l’argomento per le corna. Sapendo di attirarsi gli strali degli uni e degli altri.   Strane creature, questi professionisti. Nacquero per decreto mediatico-politico nel gennaio dell’87 (il 10 gennaio per la precisione) grazie al titolo di prima pagina che sul Corriere della Sera annunciava un lungo articolo interno di Leonardo Sciascia. Furono da subito una specie umana deplorevole, messa all’indice dall’intellettuale scomodo per antonomasia, benché nell’occasione comodissimo al Palazzo. Lodarono infatti Sciascia tutti i giornali e le tivù, tutti i partiti, di governo e non,tutti i sindacati.Destino raro per gli anticonformisti. Ricordiamolo dunque, per chi non era ancora nato e per chi era adulto e si ostina a non volere ricordare: all’origine d itutto vi era stata la nomina di Paolo Borsellino a procuratore capo di Marsala.   (altro…)

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Mafia

IN 200 MILA A BOLOGNA PER CELEBRARE I 20 ANNI DI “LIBERA” PER RESISTERE CONTRO LE MAFIE: “LA CORRUZIONE SPIANA LA STRADA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA”.

Al centro in prima fila ci sono i familiari del giudice Pietro Scaglione e dell’agente di polizia Nino Agostino. Loro non mancano mai. Il 21 marzo è data “loro”, appuntamento fisso per rinnovare una domanda di giustizia. Il manifesto che ritrae l’agente il giorno del matrimonio con la moglie, anche lei vittima di assassini sconosciuti, è piazzato di fronte al palco. La piazza è strapiena e continua ad affollarsi su tutti i lati, anche dall’altra parte di via Indipendenza. Corrono e crescono le cifre. Cento, centocinquanta, duecentomila persone. E forse lo sono davvero, dietro le bandiere gialle, arancioni, viola, azzurre, di Libera, alcune che portano stampato il viso di Lea Garofalo, la donna simbolo dei testimoni di giustizia. (altro…)

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STORIE ITALIANE.

Sono come i fiori, i miracoli. Basta saperli vedere. Che meraviglia è la conoscenza perfetta delle proprie emozioni, la capacità di prevedere quando una parola, un’immagine, ti faranno piangere, o potranno farti piangere davanti a tutti. Che cosa sovrumana è andare su e giù per la propria vita scegliendo come raccontarla. Scientificamente deglutendo in quel passaggio, o liberando una piccola risata prima di affrontare il tornante che potrà travolgere ogni diga. Anni e anni, milioni di minuti che possono rovesciarsi d’incanto in unpubblicoraccontodadomare con sapienza acuminata.   HO APPENA visto una giovane donna farlo mentre nessuno se ne accorgeva. Sembrava tutto ben confezionato. Lindo e costruttivo e commovente. L’ideale per un 8 marzo che non sia solo garrula mimosa. (altro…)

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BindiRITARDI.

Scusate, ma ora quanto ci vorrà a far partire la commissione Antimafia? Davvero resterà ostaggio dell’umorale (e amorale) Aventino dei parlamentari berlusconiani? Il fatto è che mafia e antimafia continuano a essere due efficacissimi indicatori della qualità della politica italiana.

Ci sono voluti non mesi ma stagioni perché la Commissione venisse istituita. È arrivata in coda al resto, con tutto comodo. Intendiamoci. La lotta alla criminalità organizzata va avanti lo stesso. Ma pur con i suoi acciacchi storici e le sue cadute di prestigio, la commissione a qualcosa serve. Produce materiale e documentazione che, se solo venissero curati e preparati per l’uso pubblico, sarebbero una autentica miniera. Terrebbero la consapevolezza del paese ben al di sopra di ciò che viene autorizzato da sentenze sempre meno decenti, specie al nord e in Cassazione.  (altro…)

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Storie ItalianeUn sabato, due città di mare, due preti. Uno partigiano, l’altro antimafioso. Uno amatissimo dai giovani, l’altro dai bambini. Il secondo beatificato dalla chiesa, il primo beatificato sul campo dal suo popolo, in gran parte laico. Ci sono coincidenze che fanno sentire addosso il respiro profondo della storia. Era lei, la storia, a spingere la folla immensa che ha salutato e accompagnato don Gallo, dalla comunità di San Benedetto alla parrocchia del Carmine.

La storia di un prete quarantenne che cerca la chiesa del suo tempo negli anni della contestazione, e poi la lotta impari contro la droga, e le violenze del G8, e l’accoglienza ai migranti, e la storia senza data degli ultimi che chiedono una porta socchiusa da sospingere. Mai viste a un funerale tante creature così segnate, anche fisicamente, dalle loro sofferenze. Incapaci di trattenere il pianto della nostalgia e della gratitudine. Quasi sfilasse un mondo di fragili a salutare la propria scialuppa terrena. Uno per tutti: ormai ingrigito, i tratti segnati, veglia la bara quasi assopito su una sedia, pare un estraneo, ma d’improvviso apre occhi e bocca quando viene recitato l’eterno riposo per don Andrea. Si riassopisce e di nuovo scatta infuriato quando i telefonini iniziano a violare, per amore, la solennità del momento: “E smettetela con queste cazzo di foto”.  (altro…)

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La mafia non esiste (nei programmi).

Ma che diavolo deve succedere in questo paese perché la politica si occupi di mafia? Preoccupazione, indignazione. Rabbia, esasperazione, disperazione. È difficile dire quale sia il sentimento che prevale nel vedere partiti così tenacemente assenti, così beatamente refrattari ad affrontare un nemico che si è inchiodato, incistato dentro la vita pubblica e proprio non la molla. E la condiziona, e la inquina, e la travolge. Quando il 17 marzo a Genova l’annuale manifestazione nazionale di Libera vide scendere verso il porto, tra centomila persone, cinquecento familiari di vittime di mafia, non c’era un segretario di partito, non c’era un leader politico, di prima o di seconda fila. Né di destra né di sinistra. Lì c’era la storia insanguinata del paese, loro erano altrove. Come a dire che quella storia non gli appartiene. Sono passati mesi. (altro…)

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