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Posts Tagged ‘napoli’

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“Dopo una settimana di notizie sulle indagini si è già deciso chi sono i colpevoli: non i ladri ma le guardie”. Lo ha detto il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite della trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7, Otto e mezzo. Al centro del dibattito il caso Consip e il ruolo del pm John Henry Woodcock.  “Con quale fiducia  – ha aggiunto il direttore del Fatto – dovremmo seguire i processi alla camorra, visto che a seguirli sono gli stessi magistrati che quando s’imbattono in un politico diventano improvvisamente degli incapaci e dei cialtroni”. (altro…)

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napoli

Chiuso il tesseramento (con 3 mila schede in più), iniziano i guai: a Miano “prestati” i 10 euro per l’iscrizione, in un altro circolo i nomi di tre affiliati al clan Contini.

Li avevamo lasciati due settimane fa con un tesseramento ‘small’, appena 2000 iscritti tra Napoli e provincia, pareva un segnale di fuga dal partito di Matteo Renzi, la scissione fatta dagli iscritti, 9 su 10 in fuga. Ma i Signori delle Tessere del Pd di Napoli erano solo in letargo. Aspettavano le ultimissime ore per svegliarsi, la scadenza del 28 febbraio. Con il consueto sottobosco di faccendieri, i sospetti di infiltrazioni camorristiche, le centinaia di adesioni comprate a pacchetti. Via Internet a Castellammare di Stabia, con la stessa Poste pay riconducibile, pare, a un esponente delle istituzioni locali che lì è sulla bocca di tutti, ne avrebbe rastrellate 130 circa. (altro…)

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bandiera-pdAffiliati al clan Contini tesserati al PD. Il clan egemone nel centro città ha inserito suoi affiliati tra gli iscritti al partito. A denunciarlo alcuni militanti dello storico circolo di San Carlo All’Arena in una lettera alla segreteria provinciale del Partito Democratico.

A Napoli c’è un nome che più di tutti vuol dire camorra, quel nome è Edoardo Contini. Il suo clan non ha mai vissuto “scissioni”, il suo territorio gli è sempre stato fedele. Eduardo ‘o romano è stato la chiave di volta dell’Alleanza di Secondigliano, il cartello che ha egemonizzato per oltre 20 anni Napoli. (altro…)

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la-scissione

I primi dati – La campagna per le iscrizioni proseguirà fino a fine mese: ma, salvo miracoli, in Campania è fuga dei sostenitori.

Tre giorni fa, parlando davanti alla platea della Treccani, Massimo D’Alema l’ha descritto come uno dei sintomi più evidenti della crisi: “Quando ero segretario dei Ds, gli iscritti erano circa 650 mila. Oggi il Pd ha 180 mila iscritti: forse qualcosa non ha funzionato”. Ecco, in attesa della chiusura del tesseramento democratico – a fine mese – le prime indiscrezioni che arrivano da una grande città come Napoli, non aiutano a dargli torto. (altro…)

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La protesta

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MI ACCUSANO di non essere propositivo per Napoli: è vero, lo ammetto. Ci ho riflettuto a lungo e ho un consiglio. Un consiglio da dare ai napoletani e ai cittadini di altre realtà del Mezzogiorno. Organizzate un’inaugurazione.
DIREI quasi: inventate un’inaugurazione. Il cantiere di una nuova stazione della metropolitana, una strada, un ponte, una mostra. Qualcosa che possa provare l’usurato assunto secondo cui l’Italia è ripartita. Fatelo anche se non è vero, magari allestite un palco, chiamate un cantautore a suonare, qualcuno che possa veicolare un messaggio positivo. Che non sia uno di quei rapper che raccontano di periferie desolate e straccione, no.

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Napoli

Un video – di Fanpage.it fa vacillare le primarie partenopee: davanti ai circoli individui legati alla candidata vincente cedono euro e indicano con chi schierarsi.

Chella, chella, ‘ a femmena devi votare”. Cantanapoli. Napoli delle primarie Pd vinte da Valeria Valente, deputata e giovane turca di Matteo Orfini, e perse da Antonio Bassolino. Ma per uno scarto risibile. Solo 452 voti. Tutto ok, tutto regolare, sfogliatelle e champagne per festeggiare la grande partecipazione democratica. Ma la festa è durata poco, esattamente fino a ieri pomeriggio, quando il sito Fanpage.it ha pubblicato un video registrato davanti ai seggi con telecamere nascoste. Immagini “laurine”, nel senso del Comandante Achille, quello della scarpa destra che l’elettore conquistava solo dopo aver fatto il suo dovere. (altro…)

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NELLA CITTÀ SI CONTINUA A SPARARE: UNA GUERRA CHE IL PAESE SI RIFIUTA DI VEDERE.

NAPOLI è tornata a sparare? No, non ha mai smesso: si è solo spenta l’attenzione nazionale. Napoli, 31 dicembre 2015, piazza Calenda, pieno centro storico. Fai due passi e sei da Michele Condurro, la storica pizzeria di Forcella, quella con i tavolacci, sempre affollata di turisti fino a esaurimento pizze. Alle 19.30 entrano in un bar e iniziano a sparare. Muore Maikol Giuseppe Rossi, 27 anni, pregiudicato. Fine. Pregiudicato: non serve aggiungere altro. Questa definizione, purtroppo, ci tranquillizza: «Ah, era uno di loro….». E invece no. Rossi aveva precedenti perscippo, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ma non era lui nel mirino dei killer che forse quella sera non avevano nemmeno un obiettivo preciso. Rossi è stato colpito per sbaglio.

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A parità di follia, se l’infermiere di Napoli avesse avuto in casa soltanto un temperino, oggi non si troverebbe sulle prime pagine dei giornali. Invece custodiva legalmente un fucile da caccia, uno a pompa e una pistola. E con questo armamentario da piccolo Rambo ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre sei, dopo un’ora e mezzo di guerriglia urbana. In casi simili si pone sempre l’accento sui «futili motivi»: il filo steso della biancheria che invadeva la porzione di balconcino dell’infermiere sarebbe stato il detonatore casuale di una mattanza che ha avuto come prime vittime la cognata e il fratello, ma poi si è estesa a chiunque abbia osato interporsi tra il giustiziere e la sua furia vendicatrice di chissà quali soprusi. E ci si dilunga sull’isteria dilagante nella società, oltre che sulla pericolosità insita in certe relazioni familiari e condominiali, come in qualsiasi altro rapporto che presupponga un contatto prolungato e obbligato.   (altro…)

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“FUCKING idiots”, fottuti idioti, è la definizione che il presidente della Roma calcio, James Pallotta, ha dato degli ultras romanisti autori e espositori di striscioni (fottuti e idioti) contro la povera madre napoletana di un ultrà morto ammazzato in modo fottuto e idiota. È la prima volta che un presidente si rivolge ai suoi ultras con tanta precisione sociologica, psichiatrica e semantica. Glisia resa lode. Un solo dubbio. L’epiteto di Pallotta rischia, seriamente, di essere molto apprezzato dai suoi destinatari. Se leggete i nomi dei gruppi ultras, un campionario formidabile di violenze e demenze rivendicate con giubilante entusiasmo, vi renderete conto che “fucking idiots” sarebbe un’eccellente ragione sociale per una nuova aggregazione di questi giovanotti. (altro…)

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Il racconto
Nei quartieri a est della città le giovani ronde dei clan terrorizzano gli abitanti
Decine di colpi esplosi all’impazzata mentre donne e bambini cercano di mettersi al riparo Ecco l’ultima follia svelata da un video-shock.

ACCADE spesso che realtà rincorra, superandola, la creazione cinematografica. Vedendo il video diffuso dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco si resta talmente increduli da credere di stare guardando un mafia-movie. I commenti che in pochi minuti sono giunti sui social network ovunque tracciavano un’interpretazione: «Sembra Gomorra ».
L’espressione “sembra un film” descrive qualcosa di straordinario e spettacolare. Talmente spettacolare da ricordare l’esagerazione filmica, da non poter essere considerata un evento reale. (altro…)

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Vauro

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No BCENAPOLI – . Il corteo era iniziato con la gente affacciata ai balconi che applaudiva. Quattromila persone in piazza, no global, disoccupati, precari, studenti, operai Fiat. Molti con la maschera di Pulcinella in viso. Ma quando la manifestazione No Bce è arrivata alle porte della Reggia di Capodimonte, con entrambe le vie d’accesso all’area del vertice internazionale sbarrate dalle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa, si è temuto davvero che una protesta fino a quel momento pacifica potesse degenerare.
Un gruppo di attivisti ha indossato caschi e si è coperto il volto, mentre altri aprivano un corridoio per lasciar passare una scala sulla quale è salito Mario Avoletto, 43 anni, storico esponente della sinistra di lotta napoletana, che è riuscito a scavalcare il muro che circonda la Reggia.

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RIFIUTI TOSSICI SEPPELLITI DELLA TERRA
Ma non tutto è perduto nell’ex Campania felix, Partendo proprio dall’agricoltura E DEI SUOI FRUTTI.
PER TRENT’ANNI ALLA SCOPERTA DELL’AVVELENAMENTO
CHE ORA VA IN CERCA DEL SUO RISCATTO.
Chi ha bruciato.

terra-dei-fuochi

LA STORIA del suicidio più drammatico avvenuto nei paesi mediterranei, ovvero l’eliminazione di una grossa parte delle primizie dell’agricoltura a favore dell’economia illegale dei rifiuti, per qualche giorno è sembrata interessare i media nazionali e la politica. D’improvviso il tema dell’avvelenamento delle terre campane ha attraversato il dibattito nazionale, quello striscione con la parola “Biocidio” è apparso nelle foto, nei siti, nei tg, ed è riuscito a provocare indignazione, paura, promesse di cambiamento. (altro…)

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Il fiume umano

LA TERRA DEI FUOCHI IN PIAZZA A NAPOLI. IL CORTEO, CON LE FOTO DEI BIMBI MORTI E DEI COMMISSARI STRAORDINARI, ATTACCA LO “STATO COMPLICE” E IL QUIRINALE.

Napoli – È il giorno della rabbia. È il giorno della protesta della Terra dei Fuochi “contro quello Stato che avrebbe dovuto proteggerci e invece è stato complice dell’avvelenamento”, grida un ragazzo avvolto in una bandiera arcobaleno. Lo Stato incarnato dalle foto con cui si è deciso di aprire il corteo “Fiume in piena” e “Stop Biocidio” a Napoli, la manifestazione organizzata da comitati civici e associazioni senza bollini di partito e con la benedizione di tutti i Vescovi della Campania, per chiedere le bonifiche dei territori devastati dallo sversamento dei rifiuti tossici e per scongiurare nuovi inceneritori. (altro…)

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I casiNAPOLI— «Bevi Napoli e poi muori. Acqua contaminata ovunque… Nessuna zona è sicura », titola l’Espresso nel numero in edicola questa mattina. In un lungo reportage, il settimanale ricostruisce nei dettagli lo studio sull’inquinamento nelle province di Napoli e Caserta realizzato dal comando della Us Navy del capoluogo campano tra il 2009 e il 2011. Un lavoro costato 30 milioni di dollari che ha prodotto risultati definiti «inediti e sconvolgenti» sui quali, adesso, esplode la polemica. Secondo gli esperti americani, in tutta la regione si dovrebbe usare acqua minerale «per bere, cucinare, fare il ghiaccio e anche lavarsi i denti». Le istituzioni locali però insorgono. Il Comune di Napoli replica che l’acqua erogata in città «risulta controllata e potabile, i dati delle analisi sono pubblici e consultabili sul sito dell’azienda Abc», mentre la Regione difende la qualità dei prodotti locali e si dice pronta ad azioni legali a tutela «dei cittadini, dei produttori e delle
istituzioni». (altro…)

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Rosi

ACCADE che un regista di novantuno anni non smetta di essere necessario: non perché vecchio maestro di grandi opere che pretendono d’esser celebrate, ma perché il suo modo di raccontare suggerisce ancora come osservare la realtà se la si vuol smontare e comprendere. Ecco perché un film di Francesco Rosi parla allo spettatore come se fosse un film del presente.

Se non avessi visto sarebbe stato impossibile scrivere quello che ho scritto: ho imparato lo sguardo sulle cose da quel film. Senza il quale, tutto ciò che io e altri della mia generazione abbiamo fatto, non avrebbe potuto esserci. Ogni volta che incontro Rosi, glielo ripeto. E glielo ripeto volentieri anche oggi che lo incontro nel suo studio della sua casa romana dove abita da mezzo secolo, dove è sedimentata un’intera vita, affacciata su tutta Roma, che quasi sembra poterla toccare in punta di piedi sul balcone. (altro…)

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Le speranze della città ferita.

Il ritorno di Saviano nella sua città sette anni dopo: i ricordi, i veleni e le eterne piaghe. “Ecco dove ha sbagliato De Magistris”.

SETTE anni sono un tempo lungo, troppo lungo. Un tempo infinito di assenza dalla città in cui sei nato, in cui hai vissuto gli anni più importanti della tua vita e della tua formazione. Sette anni sono un’eternità. È da sette anni che non calpesto il basalto di quei vicoli, di cui conoscevo a memoria tutto. La forma di ogni singola mattonella, le macchie di umidità sui palazzi, le vetrine delle botteghe, i pacchi di pasta e i barattoli di conserve impolverati. I piennoli di pomodorini che i turisti credono decorativi, ma fanno il sugo più buono della domenica. Tutto per me era casa. Negli ultimi anni, invece, di Napoli ho visto solo il Palazzo di Giustizia, che sembra un corpo estraneo nella città più luminosa che io abbia mai visto. (altro…)

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La Ztl, zona a traffico limitato, ha turbato i sonni dei commercianti di mezzo mondo. Ma in nessun luogo del pianeta aveva provocato le reazioni che si sono viste ieri a Napoli. Petardi e bombe carta sotto il Municipio. Cartelli contro il sindaco De Magistris, già osannato come libertador e ora schifato come munnezza. Serrande dei negozi abbassate ovunque e tizi dall’aspetto poco raccomandabile che si aggirano per controllare che nessuno le rialzi. Sparuti crumiri esposti al grido di «Scemo scemo». Bar saccheggiati da masse urlanti «Libertà!». Turisti costretti a scendere dai pullman delle vacanze con negli occhi la promessa di non tornare più. Lacrimogeni sul lungomare della Coppa America. Commercianti in preghiera nella cattedrale «per chiedere a Dio la grazia di illuminare il sindaco». E in strada una scia salmodiante e interclassista di negozianti, pescatori, tassisti, camorristi, precari, sfollati, centri sociali, ultrà del calcio, politici populisti e agitatori professionali.   (altro…)

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