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Posts Tagged ‘new york’

La protestaL’ultima moda a Times Square è farsi fotografare con una ragazza dal petto dipinto a stelle e strisce Il sindaco de Blasio vuole proibirlo E a New York per protesta va in scena la parata.

La sfida “hot” delle donne Usa Se un seno nudo fa ancora paura.

GLI UOMINI possono stare nudi dalla vita in su, persino per strada. Non è bello, ma è legale. Sudaticci pelosi e panciuti, oppure fighissimi in jeans e nient’altro. Per non parlare delle spiagge. Le donne invece hanno le tette, e le tette non possono essere mostrate in pubblico. Per strada, ma anche in alcune spiagge. Ce so’ i regazzini , dicono a Roma. Possiamo considerare discriminante questo diverso trattamento morale del busto, come dicono le donne di “Go Topless”? La questione, come per molto altro, è soltanto cominciare, liberalizzare, e in poco tempo non ce ne accorgeremo neanche più, come non ci accorgiamo più di minigonne e scollature che un tempo davano scandalo?

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poliziaL’accusa di aver appoggiato le manifestazioni degli afroamericani dopo Ferguson La protesta: gli voltano le spalle al suo arrivo. Obama: “Omicidi ingiustificabili”.
NEW YORK – Un gruppo di poliziotti che volta la schiena al passaggio del sindaco. L’immagine- simbolo di New York City, nel “day after” del duplice omicidio a sangue freddo di due agenti del Nypd, è quella di una frattura grave nelle istituzioni della metropoli. Bill de Blasio è sotto accusa, bersaglio della destra politica, di una parte dell’opinione pubblica, dei tabloid ma soprattutto di chi è chiamato ogni giorno a combattere il crimine. «Sono molte le mani sporche di sangue, ad iniziare da quelle del sindaco», urla in tv e sui social network Pat Lynch, il presidente della Patrolmen’s Benevolent Association (12mila poliziotti — attivi o in pensione — iscritti), l’uomo che voleva proibire a de Blasio di partecipare ai funerali degli agenti morti in servizio.

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New York

Si insedia il sindaco: “Grazie anche all’Italia”.

NEW YORK— «Non aspetteremo, lo faremo adesso»: Bill de Blasio lo ripete una, due, tre volte, è lo slogan che ritma il suo discorso di investitura sui gradini della City Hall nel giorno del giuramento. Il nuovo sindaco di New York lo aveva promesso in campagna elettorale e ora lo ribadisce: «E’ venuto il tempo di combattere le ingiustizie sociali e le diseguaglianze economiche che minacciano il futuro della città che amiamo». Alle sue spalle Bill Clinton e la moglie Hillary, l’ex presidente e il probabile successore di Obama, fanno sì con la testa: quello che va in scena qui, non è solo il rito di investitura ma un vero e proprio esperimento politico. (altro…)

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PROPRIO nel momento della vergogna per il caso Datagate, l’America estrae dal cilindro della propria democrazia vivente uno sconosciuto sindaco di New York che riaccende ammirazione, entusiasmi e speranze. Bill de Blasio, l’ex funzionario del Comune addetto alle lagnanze dei cittadini.

Il figlio di quella Brooklyn guardata per generazioni come la sorella minore della superba Manhattan nato oltre il ponte del potere, ripropone tutto quello che il mondo invidia a New York e che l’Europa non riesce a imitare: la capacità di rinnovarsi. (altro…)

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de-blasioTrionfale successo di Bill De Blasio, l’italo-americano impegnato nella lotta contro la povertà, divenuto stanotte sindaco di New York con una percentuale di consensi superiore al 70%. Nella foto l’abbraccio con uno dei due figli avuti dalla sua compagna femminista nera e in passato dichiaratamente lesbica, impegnata al suo fianco in una campagna che ha sovvertito tutti i pronostici. E’ davvero un ribaltamento culturale nella metropoli del capitalismo finanziario che ha visto crescere insieme alla ricchezza di una minoranza privilegiata anche il numero dei senza casa e dei tagliati fuori. Un vero ricambio della politica: l’idea che si possano raccogliere vasti consensi assumendo come prioritaria la lotta contro la povertà. Esattamente ciò che non ha osato fare la sinistra italiana.

Da gadlerner.it

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Sono ancora molti gli aspetti dell’11 Settembre cui ad oggi non sono state date risposte accettabili. 22 esponenti internazionali si sono riuniti nel Consensus 9/11 Panel per avviare un confronto: sul tappeto sono rimaste 13 domande che demoliscono la versione ufficiale.

La battaglia per la verità sull’11 settembre (2001) è in un momento di svolta piuttosto interessante. Si è costituito il Consensus 9/11 Panel che raccoglie 22 esponenti internazionali, esperti, scienziati, ricercatori, militari, piloti, filosofi etc.
Lo scopo primario è stato quello di verificare, appunto, il grado di consenso tra queste diverse persone, attorno a una serie di questioni cruciali sulle quali la versione ufficiale (meglio sarebbe dire le differenti versioni ufficiali) non forniscono risposte accettabili, oppure non forniscono affatto risposte, oppure forniscono risposte palesemente false al primo esame.  (altro…)

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Siamo arrivati al giorno esatto del decimo anniversario degli attentati del 2001, ma è da una settimana che ne parliamo: la Stampa ha dedicato due supplementi – uno domenica scorsa e uno oggi – pagine di analisi e commenti.

Perché tutto questo spazio a un avvenimento che fece sì quasi tremila morti ma che non è unico nella storia?
Quanti altri massacri, stragi o genocidi – mi vengono in mente il Ruanda o la Bosnia per primi – dovremmo e potremmo ricordare con lo stesso impegno e spazio? Certamente molti – non esistono unicità senza precedenti come ci spiega accuratamente Enzo Bettiza sulla copertina dell’inserto che trovate al centro del giornale – ma c’è qualcosa che caratterizza l’11 settembre, che lo rende eccezionale, al di là del doveroso ricordo di quelle donne, di quei bambini e di quegli uomini che persero la vita. E’ il fatto che l’11 settembre ha accelerato molti fenomeni che germogliavano da anni, ma che dopo quegli attentati trovarono la strada spianata e hanno cambiato in modo significativo le nostre esistenze e gli equilibri del mondo in cui viviamo. (altro…)

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Noi giorni scorsi la notizia aveva fatto discutere, soprattutto gli americani che proprio a New York erano scesi in piazza per protestare.

Proteste che evidentemente non sono servite. Il comune di New York, con il suo sindaco in prima fila, ha deciso di dire “sì” alla moschea a Ground Zero.

Arriva, infatti, un nuovo via libera alla costruzione della mega moschea a pochi passi da Ground Zero. Segnando un punto a favore all’interno di un mare di polemiche, la Commissione della New York City Preservation ha negato lo statuto di monumento alla vecchia palazzina che un’organizzazione islamica vorrebbe trasformare in moschea, dando di fatto un ok alla realizazione del nuovo centro.

L’ambizioso progetto, che includerebbe anche un centro di culto islamico comprensivo di una sala di preghiera, una piscina, una palestra, una libreria, una caffetteria e un auditorio da 500 posti, ha scatenato un dibattito acceso a New York, dove molti non ritengono opportuna la realizzazione di un centro di culto islamico a pochi passi dal posto simbolo della tragedia dell’11 settembre. A prendere posizione contro il progetto nei giorni scorsi era stata anche la Anti-Defamation League, principale organizzazione ebraica per la lotta all’antisemitismo e al razzismo. L’ex governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, aveva anche definito il progetto una “inutile provocazione”. (altro…)

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Al MoMA di New York in mostra da settembre i nomi più interessanti del panorama fotografico internazionale: Alex Prager, Roe Ethrige, Ed Lassry, Amanda Hoss-Ro.

Che relazione c’è tra una foto “diretta”, la foto documentaria che cerca di riprodurre fedelmente la realtà, e una foto costruita, e più in generale tra un’immagine e una fotografia? Per inoltrarsi in questo terreno incerto e fitto di riferimenti quattro artisti hanno scelto, ognuno a suo modo, di complicare – come in un gioco di specchi e di rimandi – la loro produzione, prendendo in prestito gli alfabeti di altre categorie di immagini, gli strumenti tecnici e concettuali di altri mondi visivi.

New Photography 2010, la mostra che occuperà da settembre a gennaio le Edward Steichen Photography Galleries del MoMA, segna un altro passo nella ricerca espositiva del Museo d’Arte Moderna di New York nella fotografia contemporanea, con la presentazione del lavoro di Roe Ethridge, Elad Lassry, Alex Prager e Amanda Ross-Ho, età compresa tra i 31 e i 41 anni.

Roe Ethridge adotta uno stile editoriale, utilizzando stilemi e figure prese da immagini commerciali e addirittura frammenti delle sue stesse illustrazioni create per delle riviste e periodici: siamo tra la pubblicità, la moda e la foto da stock, metalinguaggi scelti per approdare a un altro linguaggio ancora.

 

 

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Da Manhattan al Bronx spuntano decine di pianoforti per strada. Tutti possono suonare. L’ iniziativa, ‘Play me, I am yours’, è un’idea dell’artista britannico Luke Jerram.

NEW YORK- La canzone più suonata per le strade di New York è stata Let it Be, ma qualche coraggioso ha provato anche a cimentarsi con un’aria di Bach. New York in questi giorni è stata invasa dalla musica. Sessanta pianoforti, protetti con grosse catene per non esser rubati, saranno a disposizione di quanti vogliano esprimere se stessi attraverso l’arte. Sarà un modo per riprendere in mano la propria città, ricominiciare a vivere gli spazi pubblici partendo dalla musica. Si chiama ‘Play Me, I’am Yours’, (suonami sono tuo), ed è un’iniziativa del britannico Luke Jerram. (altro…)

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