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Posts Tagged ‘norvegia’

Ho letto con il respiro corto — per l’angoscia, per il dolore — il reportage di Adriano Sofri da Oslo. Spero che tutti voi lo abbiate letto, e che anche il vostro respiro si sia fatto corto, perché così mi sentirei meno solo. I norvegesi stanno cercando di decidere se l’infame ragazzicida Breivik sia soprattutto un criminale o soprattutto un pazzo. O, se volete, se si diventa nazisti perché si è pazzi, o si diventa pazzi perché nazisti. La decisione – Sofri lo spiega bene, e lo fa “da norvegese” – compete al rango (altissimo) che quel tribunale si è dato: il rango del diritto e della democrazia, che perfino quando deve abbassare lo sguardo per giudicare un pidocchio, sa bene che “pidocchio” non si deve dire e non si deve neppure pensare. Confesso di sentirmi, ogni volta che leggo di Breivik, al di sotto di quel rango. (altro…)

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Cosa deve fare l’Italia per uscire dalla crisi? Semplicemente essere la Norvegia.

Il paese del sole di mezzanotte, delle aurore boreali e dei guizzanti e polposi salmoni rosa rappresenta tutto quello che l’Italia non é. Loro hanno l’indice di sviluppo umano più alto del mondo, ma soprattutto, non hanno debito pubblico. la Norvegia é infatti uno dei pochi stati europei in attivo (+10%) mentre il povero Stivale sgangherato ha un debito pubblico del 124% del proprio PIL. La Banca Centrale Norvegese é ancora statale, il Fondo Pensionistico é in attivo, i settori dell’ energia (Statoil, Statkraft, Norsk Hydro – tutte aziende statali) e delle telecomunicazioni (Telenor) sono efficienti e centralizzati. Il petrolio norvegese non é in mano alle multinazionali straniere e, nonostante la produzione sia più che modesta rispetto alla Arabia Saudita, risulta uno dei punti di forza dell’economia del Paese. L’equazione é così semplice: buona amministrazione = buona rendita.

Anche il nostro paese avrebbe delle belle potenzialità. Dovete infatti sapere che l’Italia ha, in Abruzzo, il più grande giacimento petrolifero europeo su terraferma. La gestione, estrazione e raffinazione del petrolio però non é roba per italiani. La ricchezza del giacimento abruzzese se la cuccano le grandi aziende petrolifere americane. Da noi, l’equazione norvegese non é applicata. In Norvegia, la Statoil, azienda petrolifera statale, non rappresenta nient’altro che l’Eni che Mattei avrebbe voluto creare. In Italia però lo abbiamo ammazzato, abbiamo privatizzato la sua azienda e svenduto i nostri pochi giacimenti petroliferi alle multinazionali (Shell ed Esso su tutte). In Italia il governo ci ha prostituito ai capitali stranieri (vedi la vicenda del Panfilo Britannia).  Tutto il capitale pubblico é stato dismesso e privatizzato. In Norvegia invece la globalizzazione selvaggia é rimasta alla porta. Tutti i settori industriali strategici sono in mano alla Stato, proprio come in Italia negli anni 50, al tempo del boom economico, quando in Italia si stava davvero bene e si parlava di Miracolo Italiano. É così che il governo norvegese ha potuto creare un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995, per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties tra la popolazione. I proventi italiani vanno invece in mano a banche e multinazionali. É così che la Norvegia ha il reddito pro-capite più alto del Mondo con quasi 85.000$ all’anno, sintomo di equità e uguaglianza sociale, mentre in Italia il 10% della popolazione detiene il 50%della ricchezza totale del Paese. (altro…)

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Gli attacchi terroristici mortali avvenuti in Norvegia stanno infiammando il dibattito riguardo immigrazione, multiculturalismo, sicurezza ed inasprimento del radicalismo. Ma, a parere di Sara Silvestri, è necessario porre più attenzione a tutti quei comportamenti ed atteggiamenti che si ricollegano ad una violenza estrema perpetrata per motivi politici.

Il fautore dei terribili attacchi del 22 luglio 2011 in Norvegia ha accompagnato le proprie azioni disumane con materiali propagandistici in cui si mescolano la condanna ai fenomeni da lui maggiormente odiati (Islam, marxismo, immigrazione, multiculturalismo) e l’esaltazione di crociati e cavalieri medievali. La reazione composta, ma toccante, del popolo norvegese e dei suoi più importanti esponenti politici, ha costituito una risposta incisiva alle tremende azioni di Anders Behring Breivik. Appare comunque inevitabile che la tragedia avvenuta provocherà ulteriori dibattiti, sia in Norvegia che in tutta Europa, riguardo a questioni quali multiculturalismo, immigrazione, radicalismo e sicurezza. (altro…)

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L´orrore è esploso nell´isola. Non solo la piccola isola di Utoya, ma quella più grande, quella isola geopolitica della Scandinavia che si estende dalla Danimarca alla Svezia, orlata dai fiordi della Norvegia. Un´isola felice ai margini di un´Europa incerta di sé. Così almeno sembrava.
Lo sembrava, particolarmente, la Norvegia. Nella classifica dei paesi del mondo in cui si vive meglio, stilata dal Programma per lo Sviluppo dell´Umanità delle Nazioni Unite, alla Norvegia è stato assegnato nel 2009 il primo posto. La popolazione – poco meno di cinque milioni- gode ottima salute, la mortalità infantile è estremamente bassa. Secondo il World Economic Forum la Norvegia ha realizzato il livello più alto nel mondo di parità tra i sessi. Il livello di povertà relativa è molto basso, l´alfabetismo è virtualmente pari al 100% e quasi tutta la popolazione ha compiuto gli studi di scuola media superiore. (altro…)

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150mila persone lunedì si sono radunate nelle strade di Oslo con un fiore per salutare le vittime della follia di Anders Behring Breivik. Manifestazioni simili sono state organizzate in tutto il Paese.

Da esteri.liquida.it

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VenerdÌ pomeriggio, la notizia dell´esplosione nel centro di Oslo ha provocato in molti un immediato riflesso condizionato. Si trattava con tutta probabilità di un´autobomba e quindi di terrorismo di origine islamica. Niente di più classico. Esasperante, tragica routine. Poi, col passare delle ore, sono arrivati i dettagli della strage sull´isolotto di Utoya ed è emerso quel giovane biondo, con lo sguardo azzurrino. Alla certezza iniziale sulla natura jihadista dell´attentato è succeduto un momento di incredulità. Il terrorista era un puro scandinavo. Un norvegese aveva ammazzato decine di ragazzi norvegesi a sangue freddo. L´assassino era di incontestata origine europea, era un cristiano e fiero di esserlo. Se il pensiero che si trattasse di un arabo, di un musulmano, era stato un riflesso condizionato, la scoperta che il criminale era “uno dei nostri” ha suscitato sgomento. Il terrorismo può dunque essere europeo. La sorpresa ha stordito non solo i norvegesi. (altro…)

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Domanda: perché un uomo che invocava «l’uso del terrorismo come mezzo per risvegliare le masse» teneva in casa, legalmente, una mitraglietta Ruger Mini 14 semi-automatica?
Perché lo psicopatico che sognava di diventare «il più grande mostro dopo la Seconda guerra mondiale» – il suo diario pubblicato su Internet – ha potuto usare l’arma per condurre il suo sconvolgente safari umano?

In Norvegia ci sono 439.000 cacciatori – uno ogni dieci abitanti – ed esistono leggi severe sulle armi da fuoco: evidentemente, non bastano. Anders Behring Breivik ha confessato nel suo farneticante memoriale: «Invidio i nostri fratelli Americani perché le leggi sulle armi in Europa fanno schifo in confronto. Sulla domanda ho scritto: “…per la caccia al cervo”. Sarei stato tentato di dire la verità: “…per giustiziare marxisti culturali/traditori multiculturali categoria A e B. Giusto per vedere la reazione”». (altro…)

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Finché non emergeranno inoppugnabili— per ora altamente improbabili— prove di una cospirazione terroristica, l’inaudito massacro norvegese va considerato un fatto di cronaca nera, ancorché di immani proporzioni. Esistono certo nel mondo tante e antitetiche associazioni terroristiche capaci di qualsiasi efferatezza, ma esiste anche il crimine— ancor più misterioso e più inquietante proprio perché spesso apparentemente immotivato— che nasce, si organizza e si consuma nella mente di un solo individuo, all’infuori di ogni pur delirante progetto politico. Come ha scritto sul Corriere Pierluigi Battista, cercare sempre il complotto (a suo modo razionale pur nella sua perversità), la spiegazione politica e sociologica, un preciso disegno collettivo, è un modo inconsapevole di rassicurarsi, identificando un ordine pur abbietto; un modo di abbandonarsi a fantasticherie su trame enigmatiche, fondamentalmente paurose ma anche involontariamente gratificanti, come è spesso gratificante soffermarsi sulle vaghe immagini dell’incubo, dell’orrore e della paura. (altro…)

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OSLO –  Si chiama Anders Behring Breivik, ha 32 anni, è biondo, alto, si definisce «single, cristiano e conservatore» con idee di estrema destra e anti-islamico. Per gli inquirenti norvegesi è lui l’autore degli attentati a Oslo: 7 vittime nell’esplosione nel centro della capitale e 85 morti nella sparatoria sull’isola di Utoya. L’identità del giovane (che i media norvegesi ormai chiamano ABB, dalle sue iniziali) è stata confermata dalle autorità solo oggi, ma dal suo profilo su Facebook, al quale si era iscritto pochi giorni fa e che è stato bloccato ieri sera, è stato possibile ricavare alcuni dettagli personali. Oltre alla foto, Breivik ha pubblicato anche i propri interessi relativi alla caccia e ai videogiochi come ‘World of Warcraft’ e ‘Modern Warfare 2’. È proprietario della Breivik Geofarm, l’azienda a 150 chilometri da Oslo, nel cuore agricolo della Norvegia, dove teneva i fertilizzanti che avrebbe poi usato per fabbricare l’ordigno esploso ieri nel centro della capitale norvegese. Su Twitter, invece, c’è una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: «Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi». (altro…)

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I giornali si chiamano così perché durano solo un giorno. Leggendoli ieri, abbiamo pensato che l’Occidente fosse di nuovo sotto attacco da parte del terrorismo islamico mediorientale, suo acerrimo nemico esterno dell’ultimo decennio. Leggendoli oggi scopriamo, invece, che a colpire l’Occidente, devastando il centro di Oslo, è stato l’Occidente stesso, maleficamente incarnatosi in Anders Behring Breivik, giovane, alto, biondo, appassionato di caccia, videogiochi di guerra e di John Stuart Mill, single, cristiano fondamentalista e conservatore per sua stessa definizione, fanatico, xenofobo e stragista per tragica deduzione. Ieri, dunque, a colpirci pareva esser stato l’islamismo, oggi, soltanto ventiquattro ore dopo, appare certo sia stato invece l’antislamismo. Ieri l’arabo musulmano basso, olivastro e segaligno, oggi il bianco caucasico massiccio e imponente. Ieri il nemico esterno, oggi quello interno. E domani? Chi ci colpirà domani? (altro…)

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Per raccontare la tenebra da cui è uscito Anders Behring Breivik e che altri come lui incuba, per definire il bolo di odio che avvelena la Norvegia e un pezzo di Europa, bisogna dimenticare la storia del Novecento e le sue categorie politiche.
E convincersi che persino parole come “Destra”, “Fascismo”, “Nazismo” possono risultare vuote, quantomeno inadatte. Bisogna immaginare una subcultura nazionalista contagiosa, cresciuta all´ombra di un Pantheon impazzito che tiene insieme la Bibbia e il rock Black Metal, il Compasso e le Crociate, il “paganesimo Odinista” con le sue reminiscenze di miti nibelungici. Tolkien con John Stuart Mill. Che ha in odio i religiosamente diversi – musulmani ed ebrei – i socialmente assistiti, i padroni della globalizzazione mercatista (le banche), la solidarietà marxista e laburista. (altro…)

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Anders Breivik aveva pianificato tutto due anni fa. In un volume di 1500 pagine invocava il “terrore per svegliare le masse” e si augurava di diventare “il peggior mostro dopo la II guerra mondiale”.

Secondo il suo profilo Facebook, Anders Behring Breivik era direttore di Breivik Geofarm, un’azienda agricola biologica che probabilmente gli ha dato accesso alle sostanze chimiche fertilizzanti con cui poi ha fabbricato gli ordigni esplosivi

Legato ad ambienti dell’estrema destra e con forti sentimenti anti-islamici: questi i tratti distintivi del 32enne norvegese autore della carneficina compiuta venerdì in Norvegia che ha portato alla morte di 92 persone tra Oslo e l’isola di Utoya. L’uomo è un norvegese biondo, con gli occhi azzurri e molto alto che si chiama Anders Behring Breivik. “E’ un fondamentalista cristiano”, ha spiegato la polizia. E durante gli interrogatori ha confessato di avere pianificato “per anni” la carneficina. “Un atto atroce ma necessario”, avrebbe detto di fronte ai magistrati. Non solo, l’uomo ha detto di avere agito da solo e rifiuta di considerarsi un criminale. (altro…)

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I fanatici di tutte le latitudini e di tutte le religioni si assomigliano. Sono malati della stessa malattia, la paranoia di chi si sente chiamato da Dio a purificare il mondo, e vede nella morte degli altri lo strumento di questa purificazione. Per estremo paradosso proprio loro, che si considerano testimoni dell’Unica Verità, realizzano una sorta di ecumenismo perfetto: i loro dei sono lo stesso dio violento e odioso, nemico dell’umanità, e il biondo nazi-cristiano di Oslo è uguale all’attentatore islamista che è uguale all’ultrà sionista assassino di Rabin.
Se leggete un po’ di siti (anche italiani) legati al fondamentalismo cristiano, scoprite che l’odio per gli “impuri” (gli omosessuali e gli ebrei in primo luogo) è la farina con la quale questi poveretti impastano la loro follia. (altro…)

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