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Posts Tagged ‘obama’

Mai cambio della guardia fu più carico di significati. Il pronipote di schiavi sembrava un principe. Il miliardario americano sembrava un miliardario americano, prototipo umano che specialmente nella versione di Trump — decisamente estrema — è la cosa meno simile a un principe mai vista sotto il cielo. Il suprematismo bianco ne usciva a pezzi, il nuovo presidente ne è il peggior testimonial possibile. Si poteva intuire, risalendo per li rami, che il cow-boy bisavolo di Trump, quando entrava nel saloon con lo stuzzicadenti in bocca, non era molto più chic del bisavolo di Obama nei campi di cotone. E almeno gli avi di Obama cantavano il blues, e non quel terribile country con la giacca bianca piena di frange.

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«Choose hope», ha ripetuto cinque volte Obama ieri nell’Ohio, stato in bilico e forse decisivo, dove oggi è favorito Trump.

Hope, speranza, è stata del resto la parola chiave della sua prima elezione, otto anni fa. E di speranza era diffusa in effetti tanta parte d’America, in quei giorni, da Harlem ai sobborghi di Los Angeles.

Oggi Obama prova a rinverdirla e la enfatizza contrapponendola a fear, paura, con cui identifica Donald Trump: paura degli immigrati, paura degli islamici, paura della Cina, paura in generale da tutto quello che sta fuori dal proprio sicuro cortile, con la bandiera americana che sventola al balconcino. «Speranza e paura sono entrambe sulla scheda elettorale», dice il presidente uscente. Intendendo rispettivamente Hillary e Trump. (altro…)

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natangelo

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ellekappa

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Ciò che succede in America è come una lezione di anatomia: corpi esausti e svuotati continuano a menare colpi in modo sbagliato, in epoche sbagliate, ciascuno senza colpire. Trump e Sanders sembrano in preda a una euforia da stress estremo. Ma hanno perduto del tutto il senso del tempo, del luogo e del dopo di quello che stanno facendo. Trump non sarà mai una persona rispettabile, e se dovesse vincere (nessuno lo vuole ma potrebbe) resterebbe un uomo ridicolo, anche con l’atomica in mano. Sanders è caduto, come un personaggio di Lewis Carroll, nel buco profondo di un mondo rovesciato. Dice e ripete cose di un altro mondo che c’era ma non c’è. (altro…)

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NatangeloDa eccesatira.blogspot.it

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Toh: il ‘New York Times’ lo chiama «umore anti-establishment». E si riferisce al fatto che il miliardario Donald Trump seduce una fetta crescente della working class americana. Quella iscritta ai sindacati, quella che tradizionalmente vota democratico e su cui contava anche Hillary Clinton.

Insomma, i lavoratori di classe medio bassa. Che ora potrebbero scegliere un candidato di estrema destra perché si schiera contro l’immigrazione, certo, ma anche contro la globalizzazione dei mercati, contro i trattati di libero commercio, contro i tecnocrati e i lobbisti che reggono i fili del sistema. (altro…)

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