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Posts Tagged ‘occupazione’

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PolettiROMA. Nuovi dati e nuova confusione sul lavoro. Il ministero certifica 135 mila contratti in più a luglio (saldo tra attivazioni e cessazioni). Sebbene di questi appena 47 quelli aggiuntivi a tempo indeterminato. Meglio di giugno, quando addirittura spuntò il segno meno nel saldo (-9.768), dunque quasi 10 mila chiusure di contratti stabili in più rispetto alle nuove firme. Ma 47 è davvero un magro bottino, per un governo che punta tutto sul rilancio dell’occupazione.
La sorpresa più eclatante però deriva dall’ultima pagina delle comunicazioni obbligatorie diffuse ieri dal dicastero guidato da Giuliano Poletti. Laddove si mostra in tabella il consuntivo dei primi sette mesi. Secondo il governo, da gennaio a luglio il saldo dei contratti a tempo indeterminato ammonta a 420.325, il 112% in più dell’analogo periodo del 2014.

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boeriIl docente di Economia del lavoro della Bocconi spiega che i “risultati” rivendicati da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi non trovano conferma nei dati: da maggio a luglio “la curva degli occupati è praticamente piatta”. E “c’è una sostituzione tra contratti a termine e a tempo indeterminato”. In più, la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato “renderà molto difficile introdurre con successo in Italia quelli a tutele progressive: le aziende non avranno interesse a usarli”.

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi lunedì l’hanno rivendicato come un grande successo. Oggetto, il decreto Poletti, noto come “prima parte del Jobs Act”. Quello che permette di stipulare contratti a termine di durata triennale senza indicare la causa. Il premier, presentando il programma dei Millegiorni, ha parlato di “un dl che ha portato dei risultati verificabili immediati con un aumento dell’occupazione da febbraio a oggi”, mentre il ministro delle Riforme ha detto che “grazie al decreto negli ultimi due mesi si è visto un aumento del numero degli occupati”. I numeri? A ricordarli è una finestra ad hoc su passodopopasso.italia.it, il sito web che dovrebbe permettere ai cittadini di seguire l’evoluzione dell’attività parlamentare e delle riforme: “Da febbraio a luglio 2014, gli occupati in Italia sono passati da 22.316.331 a 22.360.459, facendo registrare un aumento dello 0,2%”. Vero, spiega Tito Boeri, professore di Economia del lavoro all’università Bocconi e tra i fondatori di lavoce.info. Peccato che il lievissimo incremento non dipenda affatto dal decreto che porta il nome del ministro del Lavoro. E che, soprattutto, quegli occupati in più siano tutti precari, mentre i contratti stabili continuano a calare. (altro…)

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RinnovabiliLa Svizzera si pone all’avanguardia sul fronte delle energie rinnovabili. L’energia verde diviene di anno in anno sempre più importante entro i confini svizzeri, dà lavoro e produce ricchezza più che nel resto d’ Europa (ovviamente in proporzione).

I numeri, davvero molto interessanti, sono stati pubblicati dall’agenzia stampa Swissinfo e sono stati ricavati durante un lavoro di ricerca svolto dall’Ufficio Federale di Energia, organo della Confederazione Elvetica.

Il rapporto informa che le energie rinnovabili hanno prodotto nell’ultimo anno un valore aggiunto pari a 4,8 miliardi di franchi svizzeri, pari a circa 4 miliardi di euro. Le persone occupate sono 22.800 (su un totale di popolazione che di poco supera gli 8 milioni). (altro…)

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La parola “stagflation” è un neologismo inglese da tempo entrato nel lessico economico. Indica una perversa combinazione di inflazione e recessione che, quando si verifica, penalizza pesantemente i “fondamentali” dell’economia, deprime i consumi e gli investimenti, falcidia i redditi, il commercio, l’occupazione, il credito e la tenuta dei conti pubblici. Avevo accennato a questo rischio nelle ultime righe del mio articolo di domenica scorsa prendendo spunto dalle cifre diffuse dalla Commissione di Bruxelles, ma non immaginavo che a distanza di poche ore la Banca centrale europea e il suo presidente l’avrebbero definita come un fenomeno incombente. (altro…)

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Una grandinata di dati s´è abbattuta ieri sull´orizzonte economico del Paese: pochi e di flebile consolazione quelli positivi. Tanti e tutti di allarmante prospettiva quelli negativi. Di buono, in sostanza, c´è soltanto che il Pil del 2010, secondo l´Istat, è aumentato dell´1,3 per cento: un decimale in più dell´1,2 stimato dal governo. Il che ha consentito di migliorare di uno 0,8 il rapporto deficit/Pil rispetto al 2009. Peccato che questo risultato rischia di non ripetersi nell´anno in corso per il quale a Bruxelles si prevede che l´Italia crescerà un poco meno ovvero soltanto dell´1,1 per cento rispetto al più 1,8 della media europea.
Per il resto sono guai. Nell´ultimo anno l´occupazione è scesa di un ulteriore punto e mezzo, cosicché il tasso globale dei senza lavoro risulta stagnante ma cresce ancora drammaticamente per gli italiani più giovani portandosi al 29,4 per cento. Bisogna risalire al 2004 – tre anni prima dello tsunami finanziario che ha cambiato il mondo – per ritrovare un livello analogo. Le notizie peggiori vengono comunque dal fronte dell´inflazione, tanto attuale che futura. (altro…)

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Il 15 febbraio il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato la firma di un accordo programmatico per salvare lo stabilimento Fiat e rilanciare l’economia locale con sette aziende che andranno a investire 600 milioni in Sicilia. Ma delle imprese coinvolte, tre hanno grossi problemi economici: dai bilanci in rosso alle quotazioni in calo.

Tremila e trecento posti di lavoro, 450 milioni di euro di investimenti pubblici, 600 dai privati. Sono i numeri del dopo Fiat a Termini Imerese, quelli mostrati dal governo una settimana fa, dopo l’approvazione dell’accordo programmatico per il rilancio degli impianti siciliani e di una intera città. Un rilancio in grande stile che prevede l’ingresso di sette nuove aziende nel tessuto produttivo siciliano e che il ministero dello Sviluppo economico diretto da Paolo Romani ha presentato lo scorso 16 febbraio: “Oggi – commentava Romani – si apre una nuova fase per Termini Imerese. Siamo partiti da un grande problema occupazionale e abbiamo lavorato con determinazione per creare le condizioni necessarie al rilancio di uno dei più importanti insediamenti produttivi del Mezzogiorno. (altro…)

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Presidente,
siamo le studentesse e gli studenti della Sapienza in mobilitazione da due anni in difesa
dell’Università e della Formazione Pubblica. In questi ultimi mesi sono stati occupati quasi tutti gli
atenei, abbiamo occupato i monumenti, ci siamo riuniti nelle assemblee, siamo saliti sui tetti,
abbiamo invaso le strade e bloccato le città, tutto per far sentire la nostra voce al paese e bloccare la riforma.
Nella giornata di oggi assistiamo al passaggio finale dell’attacco al mondo dell’istruzione pubblica da parte di questo governo, inserito in 20 anni di politiche di privatizzazione che tentano di smantellare il diritto allo studio. Abbiamo dimostrato al paese come le istituzioni “democratiche”
siano sorde alle richieste e alle istanze che provengono dai conflitti e dalle lotte sociali che nei territori si stanno producendo. Gli studenti e i lavoratori, L’Aquila e Terzigno, le popolazioni immigrate e tanti altri, il 14 Dicembre esprimendo la loro degna rabbia contro un governo che,
mentre faceva mercimonio di voti in parlamento veniva sfiduciato dalla piazza in rivolta, hanno ricevuto l’unica risposta che sa dare questa classe dirigente: repressione. Il governo si è reso manifesto solo nell’esercitare la tutela di pochi a scapito della società civile, di cui noi studenti e
studentesse costituiamo particolare espressione, rappresentando la futura generazione precaria che subisce e subirà le scelte sconsiderate che si stanno perseguendo a danno dell’intera popolazione. (altro…)

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“L’economia italiana è in difficoltà. Problemi di crescita e creazione del reddito, di occupazione e competitività rendono la situazione economico e finanziaria a rischio”. E’ quanto afferma il presidente della Banca d’Italia Mario Draghi, nel corso del suo intervento al convegno della facoltà di Economia dell’università Politecnica della Marche analizzando la grave situazione italiana. “Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”.

Previsioni tutt’altro che rosee per il Paese, che secondo Draghi, ha perso competitività: “Dobbiamo ancora valutare gli effetti della recessione sulla nostra struttura produttiva. È possibile che lo shock della crisi abbia accelerato la ristrutturazione almeno di parti del sistema, accrescendone efficienza e competitività; è possibile un semplice, lento ritorno al passo ridotto degli anni pre-crisi; è anche possibile un percorso più negativo”.

Il numero uno di Bankitalia è sicuro che, per evitare il tracollo, bisogna partire dalla stabilizzazione dei precari: “Nel mercato del lavoro – ha detto il Governatore – il dualismo si è accentuato. Rimane diffusa l’occupazione irregolare, stimata dall’Istat in circa il 12% del totale delle unità di lavoro. Le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro. Ma senza la prospettiva – ha concluso il governatore – di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”.

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