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Posts Tagged ‘opposizione’

Un lungo elenco

Gli insulti e le volgarità targati 5Stelle sono noti e arcinoti, anche perché giornali e tv non perdono l’occasione per amplificarli e, talvolta, ingigantirli. O, quando non ci sono, inventarli. Molto meno noti sono gli insulti, le volgarità, le falsità e le calunnie subiti dai 5Stelle, che passano quasi sempre sotto silenzio. Eccone una succinta antologia, a campione.

Fascisti. “Grillo mi ricorda Mussolini” (Giampaolo Pansa, l’Espresso, 16-9-2007). “Berlusconi e Grillo uniti sotto spoglie diverse in un unico disegno… In un impeto suicida la festa dell’Unità ha aperto le porte all’appello squadristico di Grillo” (Mario Pirani, Repubblica , 20-9-07). “Anche i fasci di combattimento fascisti, nel 1919, si proponevano di mandare a casa tutta la vecchia classe politica democratica e poi fondare nuovi partiti: ne fondarono uno solo e proibirono gli altri” (Eugenio Scalfari, Tv7, 22-9-07). (altro…)

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L’ex premier: quella di Angelino è solo una carineria tardiva.

È LA vigilia della settimana campale. Li chiama tutti a raccolta nelle prime linee del fronte, la permanenza in maggioranza ha le ore contate, come la sua in Parlamento d’altronde. «Ci riuniremo lunedì e decideremo» comunica a chi va a trovarlo, da Carfagna a Prestigiacomo, da Bergamini alla Mussolini, dalla Polverini a Rotondi. Il dado dunque è tratto.
Da ieri sera i senatori forzisti hanno indossato l’elmetto: astensioni a raffica sulla manovra, in commissione Bilancio. (altro…)

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M5s

RIMANDATI A SETTEMBRE.

NON È UN PICCOLO SUCCESSO il rinvio a settembre dell’approvazione alla Camera del ddl costituzionale che modifica l’articolo 138 della Carta per consentirne lo stravolgimento in tempi record. Questo slittamento, poco più di un mese, in realtà rischia di mettere in crisi tutta la macchina immaginata dalle larghe intese. L’obiettivo di Letta e soci, infatti, è portare a casa il nuovo articolo 138 entro novembre o dicembre: rapida approvazione a Montecitorio (al Senato è già passato) e seconda lettura – quando il testo è immodificabile – a suon di carica dopo i tre mesi di pausa obbligatori. Il problema, per l’esecutivo, è che alla Camera non è possibile contingentare i tempi sui disegni di legge in materia costituzionale (a palazzo Madama invece sì) e il Movimento 5 Stelle ha dimostrato in questi giorni di avere i numeri e la forza di resistere alla pressione della maggioranza. (altro…)

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BOSSI VA ALL’OPPOSIZIONE. LA VAL SERIANA NON CI CREDE.

Troppo tardi. “Non si può scendere dal treno quando è deragliato”. Con il buio in Val Seriana c’è un freddo che fa male. Dai monti scende un vento scuro e la vita si rifugia nelle case con le finestre illuminate di chiaro e di violetto: la televisione. Si guarda il telegiornale dopo cena – perché qui ci si alza all’alba per lavorare – e si commenta in dialetto. Soprattutto quando sul video passano loro, Umberto Bossi, Roberto Maroni. Siamo nel cuore del Nord leghista, nella valle bergamasca dove il Carroccio sfiorò l’80 per cento: addio alla vecchia Dc, la svolta che prometteva di cambiare l’Italia partiva da queste valli dimenticate da Dio. Qui nel 1990 il Senatùr e i suoi conquistarono il loro primo sindaco, Franco Bortolotti di Cene. (altro…)

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A Vasto l’aveva detto chiaramente: “La prima volta che andrò in piazza sarà il 5 novembre”. E ieri,Pier Luigi Bersani ha mantenuto la parola mancando il primo appuntamento col (presunto) Nuovo Ulivo.

In piazza Navona, a Roma, il trio dell’opposizione è rimasto un duo,
con Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, orfani di un fratello che preferisce considerarsi un fratellastro. L’unità resta così un sogno dei militanti. Quando il conduttore della manifestazione organizzata da “Sinistra, ecologia e libertà” avvista una bandiera del Pd, grida: “Ci sono anche loro!”. Gli applausi scattano fragorosi, a dimostrazione di ciò che chiedono decine di migliaia di persone arrivate da tutta Italia a rappresentarne molte di più. In piazza c’è qualche dirigente del Partito democratico, costretto a confessare che “sì, Bersani avrebbe fatto bene a venire e dimostrarsi il leader dell’opposizione anche in questa occasione”. Perché Vendola è ormai un fenomeno in continua ascesa. Sotto il palco si radunano molti supporter d’eccezione: da Valeria Golino con Riccardo Scamarcio a Fabrizio Gifuni, da Fiorella Mannoia a Dario Vergassola. (altro…)

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La mozione sulla Libia è così blanda che va bene perfino a Berlusconi. Nelle amministrative sembra non credere nel ballottaggio a Milano e Napoli. E sui referendum tace.

Consigli non richiesti.
Spinti da profonda costernazione per il ripetersi di eventi che stentiamo a comprendere, porgiamo alcuni consigli non richiesti ai grandi leader dell’opposizione. Primo. Il rappattumarsi tra Bossi e Berlusconi sulla Libia dimostra una volta di più che questi non li schiodate neppure (si fa per dire) con le bombe. Duole ammetterlo, ma a furia di mancate spallate e di mozioni sbrindellate, finisce che è sempre lui a mettervi con le spalle al muro. Secondo. Sempre a proposito della Libia, se la maggioranza decide di astenersi sulla mozione Pd, non è certo colpa del Pd. Colpisce piuttosto la consonanza bipartisan (certamente benedetta dall’alto) sull’evento bellico.  (altro…)

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GIOVEDÌ MAGGIORANZA SALVATA DA PD E IDV E SULLE MOZIONI PER I TORNADO È CAOS TOTALE.

 Assenze e sms sbagliati: l’opposizione-stampella.

Allarme sottovalutato. Il Pd, con il voto di giovedì sul Documento di economia e finanza, ha fatto come a Fukushima. Ha mandato ai suoi deputati un sms di “livello 1” e così, per venti voti, si è persa l’occasione di mandare sotto il governo su una materia seria come i conti pubblici.

I messaggini che i parlamentari democratici ricevono alla vigilia di ogni voto sono tarati su una scala che va da 1 a 3. Uno, “presenza obbligatoria”: se manchi non è una tragedia. Due, “presenza obbligatoria senza eccezioni”: solo i leader possono mantenere gli impegni presi. Tre, “presenza senza eccezione alcuna”: nemmeno Bersani, per intenderci, può sgarrare. (altro…)

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Berlusconi crolla in tutti i sondaggi. Il Pdl è diviso. La maggior parte degli italiani vorrebbe voltare pagina. Ma né il Pd né gli altri partiti riescono ancora a coagulare questo potenziale di consenso verso un’alternativa.

Ostruzionismo parlamentare, manifestazioni di piazza, campagne di affissione, tentativi di spallata, maratone televisive. Perfino una seduta collettiva di psicanalisi, e per una volta non è un modo di dire: nella sala del Mappamondo al piano nobile di Montecitorio la settimana scorsa c’erano un centinaio di persone ad ascoltare lo psicanalista lacaniano Massimo Recalcati, invitato a parlare dell’odio in un seminario organizzato dal Pd sulle passioni degli italiani. Le provano tutte per mandare a casa Silvio Berlusconi, non c’è che dire, fedeli al mandato del segretario Pier Luigi Bersani: “Quello non molla, noi dobbiamo durare un minuto più di lui”. Le altre opposizioni non sono da meno. (altro…)

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Dice il luogo comune che solo nei momenti di crisi gli italiani sanno dare il meglio. Se ne deduce che no, non siamo in crisi, visto che è il peggio quello che ciascuno continua a esibire. Berlusconi, da quando è sotto processo per storie di prostituzione, sciorina compulsivamente una serie di barzellette sconce, retrocedendo dal suo trend abituale (l’ avanspettacolo) a un gradino sotto (coscritti in visita di leva). La Lega, alla quale il 17 marzo non ha insegnato nulla, presenta un progetto di legge sugli “eserciti regionali” che è la malacopia arrogante di precedenti sortite su ronde, “battaglioni padani” e affini. (altro…)

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PREMIER NON CADE A CAUSA DI 3 FINIANI. E MOFFA GLI VOLTA SPALLE.

”E perche’ trattare? Noi da oggi siamo una forza d’opposizione”. Gianfranco Fini lascia Montecitorio in una serata gelida e a suoi spiega che, dopo lo show down di oggi, la volonta’ di girare pagina non e’ solo di Silvio Berlusconi, che ha detto di aver chiuso con lui e con Fli. Il patto con Casini per ora regge e questo rende un po’ piu’ lieve l’animo del presidente della Camera (che non intende dimettersi) dopo la doppia sconfitta di oggi. Berlusconi non e’ stato sfiduciato, tre finiani hanno determinato questo risultato: Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Silvano Moffa.

E ad amareggiare e rendere incredulo il leader Fli e’ proprio il ‘tradimento’ di Moffa, che per ore ieri ha tenuto in piedi la mediazione con il premier e ancora stamattina si spendeva telefonando alla Polidori per convincerla a votare la sfiducia. ”Non mi spiego come sia potuto succedere, non ci posso credere. Almeno poteva dirlo ieri”, non si rassegna Fini pensando a Moffa, che fino a notte fonda aveva illustrato il suo documento ai finiani riuniti a Farefuturo e aveva portato Fini – per tenere insieme il gruppo ed evitare che le colombe se ne volassero via – ad accettare la pesante ipoteca di una esclusione di governi terzopolisti o di unita’ nazionale, in caso di caduta del premier. Le cose oggi pero’ prendono un’altra piega.

E Fini ci mette poco, per l’esattezza i 35 minuti che passano dal voto alla sua nota di commento, ad ammettere la sconfitta. ”La vittoria numerica di Berlusconi e’ evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor piu’ dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Liberta’. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sara’ chiaro in poche settimane”, e’ lo stringato commento del presidente della Camera, coperto di insulti dai deputati di Pdl e Lega (”ora dimettiti, coglionazzo”), mentre lascia l’Aula. Moffa si dilegua dunque sottobraccio all’ex An Amedeo Laboccetta, lasciando l’aula durante la seconda chiama invece di votare la sfiducia, come aveva assicurato di voler fare in un comunicato distribuito ai giornalisti nel quale chiedeva le dimissioni di Bocchino. (altro…)

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La Camera, con voto segreto così come richiesto dal Pdl, ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino (Pdl). Questi i numeri del voto: maggioranza 297, favorevoli 308, contrari 285. Non hanno votato in 37. Si e’ votato sulla proposta del relatore di negare l’uso delle intercettazioni: votare si’ alla proposta, dunque, vuol dire negare l’utilizzo dei nastri, votare no vuol dire respingerla e dare parere positivo. La Giunta delle Autorizzazioni, a maggioranza, aveva proposto di negare l’utilizzo delle intercettazioni.

“Votiamo a favore delle intercettazioni, non votiamo e non voteremo contro il Governo”: la dichiarazione di voto di Benedetto della Vedova ha fatto capire che i finiani hanno votato con l’opposizione. Il voto segreto rende quindi complicato capire gli equilibri della maggioranza, che non ha ottenuto quei 316 voti che servirebbero per passare indenne ogni votazione. Bisognerà capire la composizione politica dei 37 assenti di oggi. Appare tranquillo il portavoce del premier Paolo Bonaiuti:  ”Avevamo detto che eravamo tranquilli e sereni e il voto di oggi lo conferma perchè se sommiamo quelli dei nostri che erano assenti o in missione si vede che abbiamo tranquillamente superato quota 320”.

ilfattoquotidiano

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