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Posts Tagged ‘padellaro’

Quando la Rai di Antonio Campo Dall’Orto ha chiamato nei ruoli apicali dell’informazione radiotelevisiva alcune firme illustri della carta stampata (segnatamente dal gruppo Repubblica), ho pensato: perché no? È vero che i loro contratti, forzatamente onerosi visto il calibro degli acquisti, li pagheremo noi tutti attraverso il canone. È vero che nell’azienda esistono fior di talenti e di professionalità, spesso sottoutilizzati o ignorati. Eppure, ho riflettuto ancora, se l’arrivo di simili ingegni e di siffatte autorità morali potrà contribuire all’accantonamento delle antiche spartizioni, nonché sottomissioni ai padrinati di ogni ordine e grado a favore di una selezione sulla base dei meriti e delle qualità, ben vengano dunque. (altro…)

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rodotàAntonio Padellaro, nella sua rubrica domenicale Senza Rete ha rilanciato l’allarme dell’urgenza di “un’opposizione sociale e civile per arginare la deriva qualunquista del renzismo”. Il fondatore del Fatto Quotidiano ha proposto di rifondare “un comitato di salute pubblica – guidato da Stefano Rodotà _, formato da giuristi, giornalisti e da quei politici che non hanno ancora deposto le armi”, perché si torni “ad alzare la testa e a riempire le piazze in difesa della Costituzione (e non solo)”. Abbiamo chiesto ad alcuni rappresentanti della società civile un parere in merito. (altro…)

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PadellaroAI LETTORI.

Cari lettori. Da oggi lascio la direzione del Fatto Quotidiano a Marco Travaglio, ma non lascio il nostro giornale perché noi siamo una squadra e facciamo gioco di squadra.   Quando nel settembre del 2009 partimmo per un’avventura che perfino chi ci voleva bene considerava troppo azzardata, non ci demmo cariche, ma incarichi. Chiedemmo a Travaglio: dovrai scrivere un articolo al giorno in prima pagina perché sei la nostra star; e in questi cinque anni Marco ha scritto ogni giorno, saltando Natale e Ferragosto solo perché non escono i giornali. A Peter Gomez, autore di grandi inchieste su Tangentopoli e mafia, chiedemmo di imparare un nuovo mestiere e di costruire da zero ilfattoquotidiano. it che ha rapidamente scalato la vetta dei siti d’informazione più visti e apprezzati con circa 700mila contatti al giorno.

A Marco Lillo chiedemmo di fare Marco Lillo e i suoi numerosi scoop, dallo scandalo Montepaschi scoperchiato su queste pagine ai documenti esclusivi sulla fine anticipata del papato di Raztinger, sono da antologia del giornalismo. Alle decine di firme che hanno bussato al Fatto lasciando da un giorno all’altro importanti testate (uno per tutti: Furio Colombo) abbiamo chiesto di regalarci la loro competenza, ma anche di scompigliare le nostre certezze, perché questo ai giornali fa sempre bene. E ai giovani e giovanissimi che si affacciavano per la prima volta in una redazione chiedemmo di essere ambiziosi, ma anche di prendere questo mestiere con allegria perché i lettori non amano i giornali tristi. Restava da nominare il direttore. Toccò a me, forse perché lo avevo già fatto ed è stato uno straordinario e indimenticabile dono che ho condiviso giorno per giorno con i migliori collaboratori che un direttore possa desiderare: Nuccio Ciconte, Vitantonio Lopez, Ettore Boffano, Edoardo Novella e Paolo Residori che ha disegnato pagina per pagina.   È andata bene. Oggi il Fatto è un giornale unico e forse irripetibile nel suo genere. Senza aiuti pubblici e con minimi proventi pubblicitari, per cinque anni consecutivi ha prodotto utili e dividendi e ha finanziato importanti iniziative (dal sito alla versione digitale Mia, ultima nata), contando esclusivamente sul vostro sostegno. Voi che siete diventati la comunità del Fatto e che affollate le nostre feste. Noi che, con tutti i nostri errori, abbiamo mantenuto fede al patto fondativo: saremo un giornale libero e nessuno al mondo potrà dirci ciò che dobbiamo o non dobbiamo pubblicare.   Questo spirito comune ci ha spinto, unici in Italia, ad allegare al nostro quotidiano il numero speciale di Charlie Hebdo, dopo la strage di Parigi: perché la libertà di stampa e di parola va difesa nei fatti da ogni barbarie.   Siamo una squadra e non abbiamo padroni che scelgono o cacciano i direttori. E come squadra abbiamo pensato che rinnovarsi fa bene a tutti, soprattutto quando si può contare su alcuni fuoriclasse. Per questo è stato chiesto a Marco uno sforzo in più e a noi di dargli tutto l’aiuto possibile. Come presidente della società, incarico di cui ringrazio l’assemblea dei soci, darò il mio contributo ai nuovi affascinanti progetti allo studio dell’azienda e dell’amministratore delegato Cinzia Monteverdi. Abbiamo ancora molto da fare per il Fatto.

LA SOCIETÀ Editoriale Il Fatto comunica che in data 02/02/2015 il Cda ha deliberato la nomina di Marco Travaglio come nuovo direttore della testata Il Fatto Quotidiano. Il giornalista, già da un anno condirettore del giornale, succede ad Antonio Padellaro alla guida del giornale dopo 5 anni dalla sua nascita. L’amministratore delegato Cinzia Monteverdi, insieme ai consiglieri Luca D’aprile, Peter Gomez, Lucia Calvosa, Layla Pavone, Marco Tarò, e alla presenza del Collegio Sindacale presieduto da Niccolò Abriani, hanno accolto la proposta di nomina di Marco Travaglio presentata da Antonio Padellaro che, con grande forza e spirito propositivo per il futuro, resterà in forza al giornale non solo come fondatore ma anche, e soprattutto, come editorialista. L’Assemblea degli azionisti ha inoltre nominato Antonio Padellaro, all’unanimità, Presidente della Società Editoriale il Fatto. Con la convinzione che il nuovo assetto garantirà la continuità con il passato e nuove idee per il futuro i Soci hanno ringraziato Antonio Padellaro per l’insostituibile apporto che ha dato alla nascita e allo sviluppo del giornale e per il prestigio e l’equilibrio con cui ha diretto la testata in questi anni. Apporto fondamentale che proseguirà da oggi in poi nella sua nuova veste. La Società Editoriale Il Fatto ringrazia altresì Marco Travaglio per aver voluto accettare la direzione del giornale e gli formula i migliori auguri di buon lavoro.   Il comitato di redazione del Fatto Quotidiano saluta con affetto Antonio Padellaro, il quale ha avuto il merito di far nascere un prodotto editoriale originale e innovativo, soprattutto libero, che si è ormai affermato nel panorama della stampa italiana. A Marco Travaglio, giornalista di indubbia qualità che riflette l’identità del giornale, formuliamo i nostri migliori auguri. Siamo certi che, anche forte del lavoro comune di questi anni, consentirà al Fatto, oltre che di preservarne l’autonomia e la libertà, di raggiungere nuovi e ambiziosi traguardi.

Da Il Fatto Quotidiano del 04/02/2015.

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Di Matteo

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI.

Tra il 9 e l’11 novembre del ’93, nel pieno della stagione della trattativa Stato-mafia, pochi giorni dopo la mancata proroga dei 334 provvedimenti di 41 bis da parte del Guardasigilli Giovanni Conso, sul territorio italiano venne disposta un’esercitazione militare del Comando Nato. Chi la autorizzò? Se lo è chiesto il procuratore generale Roberto Scarpinato, ricostruendo i buchi neri della stagione stragista dal ’91 al ’94, nel corso del suo intervento sul palco del teatro Golden di Palermo, dove ieri il Fatto Quotidiano ha organizzato una manifestazione in segno di solidarietà a Nino Di Matteo e ai pm della trattativa Stato-mafia. All’appello del Fatto , i palermitani hanno risposto con un abbraccio caloroso: numerose le persone rimaste fuori dal cine-teatro dove gli applausi ai magistrati e agli uomini delle scorte hanno introdotto il saluto deldirettore Antonio Padellaro. (altro…)

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Salviamo la Costituzione

UNA PIAZZA DEL POPOLO GREMITA PER DIFENDERE “LA VIA MAESTRA”. RODOTÀ AL PREMIER LETTA: “NO AL GRANDE IMBROGLIO”. FISCHI PER IL COLLE, MA ZAGREBELSKY INVITA ALLA “MODERAZIONE”.

Ve lo promettiamo, non finiremo spiaggiati”. Gustavo Zagrebelsky, negli inediti abiti del comizio di piazza, interpreta l’animo dei 50 mila che riempiono piazza del Popolo. Il corteo in difesa della Costituzione che il professore di Libertà e Giustizia ha voluto insieme a Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti e Maurizio Landini, è pienamente riuscito. “Oltre ogni mia aspettativa” dirà al termine Rodotà.

UN CORTEO non lungo, da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, ma fitto. Molte bandiere rosse, della Cgil, della Fiom, di Sel e del Prc, ma anche molto “popolo” democratico nel senso vero del termine. Persone abbandonate dalla politica di palazzo, in cerca di valori. Conservatori? “In realtà siamo gli unici che vogliono cambiare questo paese” risponde Landini. Rinnovare applicando la Carta. Quando Zagrebelsky invita a un movimento di “moderati e determinati” raccoglie solo applausi. E un boato accoglierà l’intervento del nostro giornale che con Antonio Padellaro e Marco Travaglio, porta in dote le 440 mila firme raccolte dall’appello avviato a fine luglio. Applausi da stadio quando Padellaro cita Pertini o quando Travaglio ricorda che nel “mondo rovesciato” della nostra politica Berlusconi tiene in ostaggio l’intero paese ma gli ostaggi, cioè la classe politica, “fraternizzano con il sequestratore”.  (altro…)

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