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Posts Tagged ‘Paolo Flores D’Arcais’

Flores D'ArcaisHo aderito subito con entusiasmo alle 10 proposte “aperte” lanciate dal Fatto Quotidiano. Con entusiasmo, perché l’iniziativa voluta da Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez riprende la più nobile tradizione del grande giornalismo americano dall’epoca di Thomas Jefferson: l’impegno politico diretto delle testate democratiche. Allora, perché ancora inesistenti i grandi partiti politici rappresentativi, oggi in Italia perché ormai autoreferenziali, “rappresentativi” solo del kombinat affaristico-politico-corruttivo che caratterizza innanzitutto e per lo più l’establishment del nostro paese. Esiste certamente un’opposizione parlamentare, che si esprime in sostanza esclusivamente nel Movimento 5 Stelle, il cui carattere ondivago e la cui struttura organizzativa e comunicativa “proprietaria” si sono però dimostrati deleteri di fronte alla potenza della tenaglia messa in atto dal patto Renzi-Berlusconi propiziato dal lord protettore del nuovo regime: Giorgio Napolitano. (altro…)

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La Costituzione è di tutti

L’altra mattina, in una trasmissione di Radio3, è toccato sentire uno dei partecipanti, che per professione dovrebbe avere la vocazione a informare, definire bassa manovra demagogica la raccolta di firme che questo giornale ha lanciato in difesa della Costituzione. Siamo ormai dentro un disgustoso mondo alla rovescia, dove la virtù repubblicana diventa colpa inemendabile, mentre i ciclopici vizi della più inetta e corrotta e mediocre e bugiarda e infingarda classe politica d’occidente vengono santificati a baluardo contro la catastrofe, quando ne sono causa e motore.  (altro…)

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AlfanoL’ultimo ukase parla di amnistia. È il più indecente. una amnistia ad personam non si è mai sentita. Berlusconi pretende da Napolitano e Letta un golpe bianco. I suoi squadristi al botulino lo battezzano “agibilità politica”, ma in buon italiano di golpe si tratta. Controlliamo sul vocabolario Treccani: “Golpe bianco: colpo di Stato svolto senza ricorso alla forza da parte di un governo che eserciti il potere in modo anticostituzionale”. Alla lettera quello che Berlusconi e le sue cheerleader mediatiche vogliono imporre. Sarebbe “esercitare il potere in modo anticostituzionale” se la legge Severino, di cui Alfano menava vanto e primogenitura, non venisse applicata per Berlusconi, considerandolo legibus solutus perché unto da milioni di schede. “La legge è eguale per tutti” solo se vale allo stesso modo per chi dispone di un voto e per chi ne raccoglie milioni. (altro…)

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NatangeloL’Italia è ormai in macerie: economiche, culturali, morali. La povertà delle famiglie è diventata una piaga di massa, mentre i più ricchi diventano più straricchi e più evasori, e il bottino all’estero è ormai dismisura. I monumenti che tutto il mondo ci invidia vengono lasciati cadere a pezzi (con gli immaginabili vantaggi per il turismo), la scuola è trattata peggio di Cenerentola (con gli immaginabili vantaggi per l’innovazione e l’economia), ma boss e gregari della partitocrazia non mollano neppure un euro delle loro prebende di Casta. Mafie e altre criminalità spadroneggiano ormai ovunque, dalla valle d’Aosta alla Calabria, mentre il dittatore kazako colonizza il ministero degli Interni. L’informazione conosce un tasso di servilismo (e relativa disinformacija) che renderebbe raggiante anche Putin. Si finisce in galera (fatiscente) per il furto di qualche mela, e in parlamento per il furto di qualche milione. Il paese va a rotoli, insomma. Perlomeno sappiamo di chi è la colpa: Piero Calamandrei e Duccio Galimberti. (altro…)

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BerlusconiDire provocazione non rende l’idea. Berlusconi ieri oltraggia la memoria di Falcone e Borsellino facendo proporre l’abrogazione di fatto del “concorso esterno in associazione mafiosa” (dimezzamento delle pene e dunque impossibilità di intercettazioni e arresto). L’altro ieri, nel comizio di Brescia, aveva sputato sulla Costituzione repubblicana e orinato (è il meno che si possa dire, visto il linguaggio che usa contro i giudici) sul principio che sorregge tutte le costituzioni liberal-democratiche da due secoli e mezzo: l’autonomia della magistratura. E ogni giorno la cronaca registra puntualmente una o più indecenze di Berlusconi e dei suoi contro la democrazia e i valori elementari di una convivenza civile.

Diciamo la verità: tanto di cappello! Berlusconi oltraggia, sputazza, orina e non paga dazio, se la cava con una rettifica, una mezza smentita, un apparente passo indietro, tanto il Pd non reagisce, si accontenta che l’insulto sanguinoso venga ridimensionato, plaude addirittura al successo se una legge ignominiosa viene messa in stand by. Dal Colle più alto nessun alto monito, ovviamente. Perché Berlusconi non dovrebbe continuare? Lo farà, insulto su insulto, aggressione su aggressione, menzogna su menzogna, perché il Pd e Napolitano glielo consentono e con la loro accidia di fatto lo incoraggiano.  (altro…)

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LandiniL’Italia che in schiacciante maggioranza ha votato qualche settimana fa per una svolta di giustizia e libertà, e si ritrova invece con il governo della Casta voluto da Giorgio Napolitano e dominato da Silvio Berlusconi, l’Italia civile che vuole realizzare la Costituzione, che vuole combattere il regime della corruzione e del privilegio, dell’acquiescenza con le mafie e del servilismo dei media, l’Italia che resiste, che progetta, che ha ogni titolo morale per governare, scende domani in piazza a Roma, si raccoglie in corteo fino a San Giovanni intorno ai metalmeccanici della Fiom per una manifestazione di lotta e di proposta.

IL SINDACATO di Maurizio Landini dimostra una volta di più, con questa iniziativa dal titolo inequivocabile (“Basta! Non possiamo più aspettare”), come sia necessario dare respiro generale, cioè politico, a rivendicazioni rigorosamente sindacali che altrimenti sarebbero sconfitte in partenza.  (altro…)

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Siamo in piena “neolingua”, quella del Grande Fratello di orwelliana memoria: ieri sono state cancellate dall’italiano la locuzione “conflitto d’interessi” e il lemma “ineleggibilità”, i concetti stessi devono diventare impensabili, benché (o forse proprio perché) lungo tutta la campagna elettorale il Pd avesse giurato e spergiurato che porre fine al conflitto d’interessi era una questione sia di civiltà istituzionale che di efficienza economica, dunque cruciale e improcrastinabile. Immediatamente dopo le elezioni, il braccio operativo di Bersani, senatore Migliavacca, aveva anzi garantito che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi in caso di motivata richiesta di un pm, e il presidente dei senatori, Luigi Zanda, che Berlusconi andava dichiarato ineleggibile. Poi la rielezione di Napolitano e il “contrordine compagni!” con cui il Pd ha completato la sua mutazione antropologica in partito do-roteo postmoderno.  (altro…)

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Nella più antica democrazia d’Europa, quella anglosassone, dopo le elezioni non viene formato un governo: ne vengono formati due. La maggioranza dà vita all’esecutivo di Sua Maestà britannica, e l’opposizione al “governo ombra”. I cittadini possono in questo modo vedere confrontarsi giorno per giorno provvedimenti di legge in alternativa e contrapposizione, e valutare la credibilità morale e politica dei ministri che i due schieramenti propongono. Sarebbe dimostrazione di grande caratura istituzionale e coerenza democratica, oltre che di lungimirante intelligenza tattica, se i parlamentari del M5S si riunissero oggi (oggi, perché in politica è decisivo l’attimo fuggente, il kairòs che non perdona) per chiedere solennemente a Stefano Rodotà di formare il governo ombra di Sua Maestà il popolo sovrano. (altro…)

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Il Movimento 5 Stelle ha offerto ieri alla politica italiana la chiave per una svolta che eviti al Paese il baratro e dia inizio alla ricostruzione. Nessuno, questa volta, potrà accusare il movimento di Grillo e Casaleggio di essere solo “distruttivo”. I dieci nomi usciti on line sono in schiacciante maggioranza adamantini nel loro essersi costantemente opposti al regime di Berlusconi che calpestava la Costituzione repubblicana e nell’essersi sottratti alle lusinghe dell’inciucio, anche quando inzuccherate di Alti Richiami al senso di responsabilità, autentica intimidatoria sequenza di Immoral Suasion per connubi contro natura tra “homo democraticus” e Caimano. Perciò l’Italia tra una settimana può davvero voltare pagina, uscire dall’incubo del quasi ventennio di regresso e di macerie, cominciare una faticosa ma finalmente possibile rinascita. Morale, economica, culturale, sociale, istituzionale. (altro…)

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Bene, benissimo! Un gruppo parlamentare dichiara solennemente che la decisione sulla ineleggibilità di Berlusconi va presa subito, che traccheggiare nella formazione della “Giunta delle elezioni” sarebbe uno scandalo, che di fronte a tale scandalo diventano giustificate proteste anche irrituali ed “estreme”, come l’occupazione delle aule parlamentari. Il M5S, nella conferenza stampa di ieri, per bocca dei suoi capigruppo, ha annunciato proprio questo. Costringendo il presidente del Senato Grasso a una contorta risposta, tutta sulla difensiva, e alla convocazione della “Giunta del regolamento” per decidere come procedere. Il regolamento del Senato è però chiarissimo: “Il Presidente, non appena costituiti i Gruppi parlamentari, nomina i componenti della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico, dandone comunicazione al Senato”. (altro…)

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Al Quirinale deve andare un Custode della Costituzione e dei suoi valori, unico pegno perché nei prossimi sette anni siano garantiti in modo eguale i diritti di tutti i cittadini. Accadesse diversamente sarebbe un’indecenza. È perciò doveroso che sul Colle più alto venga insediato un Presidente ostile a Berlusconi, visto che della nostra Costituzione repubblicana Berlusconi è un nemico dichiarato e sfacciato: ha cercato di calpestarla e sopprimerla, l’ha aggirata infinite volte (senza trovare al Quirinale i necessari “altolà!”), ha vilipeso i magistrati ligi solo alla “legge eguale per tutti” come mafiosi e metastasi, ha santificato i grassatori che derubano con l’evasione fiscale i cittadini onesti, ha esaltato come eroi i suoi stallieri/capicosca, ha riempito il Parlamento per quasi un ventennio di lenoni e prostitute, trasformandolo in una suburra, umiliando tale istituzione oltre ogni limite quando ha ottenuto che la sua maggioranza dichiarasse solennemente una meretrice “nipote di Mubarak” e dunque caso diplomatico. (altro…)

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Secondo la logica della democrazia parlamentare, ora tocca al M5S. La coalizione che ha ottenuto più parlamentari ha potuto svolgere il suo tentativo, analogo tentativo spetta ora al partito che per la Camera, singolarmente preso, ha ricevuto più voti dopo il Pd. Il M5S, appunto. Che ha già avanzato una sua proposta per il governo, ma monca. Ha infatti indicato la “formula” (un governo senza ministri di partito) e il programma (i venti punti) ma non ancora il nome di chi tale governo dovrebbe guidare. Senza quel nome la proposta resta virtuale, addirittura impalpabile, poiché è il presidente del Consiglio che indica i ministri, e le personalità non di partito possono essere le più diverse per orientamento ideale, qualità professionale, credibilità morale. Ed è sempre il premier che stabilisce intensità e priorità programmatiche anche all’interno di una identica “ricetta”.  (altro…)

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Il nodo è il Quirinale, dove un Presidente resterà sette anni, mentre questo Parlamento (per non parlare del governo, sempre che ne nasca uno) potrebbe durare il tempo di una rosa. A Berlusconi, perciò, interessa solo il Quirinale, se ottiene il Presidente che vuole può appoggiare anche un governo Bersani (e farlo cadere quando gli farà comodo). Per la sua “curva sud” e le sue squadriste in botulino bercia che il Colle più alto spetta a Gianni Letta, in realtà il suo vero candidato è un qualsiasi dignitario del Pd purché devoto all’inciucio. Berlusconi, per dirla senza perifrasi, vuole un Presidente del Salvacondotto. Un altro Napolitano. Un Monito Permanente che consenta l’orgia delle leggi ad personam (e dei legittimi impedimenti ad personam e delle amnistie ad personam) con cui garantirsi una tombale impunità e un’illegale eleggibilità. (altro…)

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Sabato in piazza. Berlusconi fuori dal Senato, il Pd faccia la sua parte.

Il prossimo passo? Berlusconi ineleggibile. Questo il titolo che domenica riassumeva perfettamente l’articolo di Furio Colombo sulla scelta dei presidenti delle Camere. Il prossimo passo? Berlusconi ineleggibile. Questo il titolo che domenica riassumeva perfettamente l’a rticolo di Furio Colombo sulla novità rappresentata dalla scelta di Bersani di accantonare le candidature d’apparato dei Franceschini e delle Finocchiaro, per far eleggere Laura Boldrini e Piero Grasso. Bersani dovrebbe tenere bene a mente che già in un recente passato una sua scelta aveva creato al Pd grandi consensi, svaniti poi in poche settimane: con le primarie, i sondaggi avevano portato la coalizione Pd-Sel a un radioso 43%, il ripiegamento sulla routine di nomenklatura e connessa spartizione anticipata di poltrone hanno prodotto la doccia fredda della sconfitta nelle urne. (altro…)

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Il marcio ventennio berlusconiano può davvero finire tra pochi giorni. Ma Napolitano ha posto il veto: “bisogna garantire al Cavaliere la partecipazione politica”, così l’Ansa sintetizza nel titolo il senso di questa Immoral Suasion del Colle. Invece, 190 mila cittadini hanno già aderito, in poco più di una settimana, all’appel – lo che tramite http://www.micromega. net Andrea Camilleri e Dario Fo, Margherita Hack e Barbara Spinelli, Franca Rame e Vittorio Cimiotta, e infine il sottoscritto, hanno lanciato perché il nuovo Parlamento finalmente rispetti la legge 361 del 1957 che rende Berlusconi inequivocabilmente NON eleggibile, e della quale uno spregevole inciucio ha fatto strame nelle passate legislature. (altro…)

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Il conclave che deve scegliere il successore di Ratzinger si apre all’insegna di un duplice paradosso. Primo: mai la Chiesa è stata così unita e al tempo stesso così divisa. Unita, perché per la prima volta dai tempi di Pio XII non ci sono più cardinali conservatori e cardinali progressisti. Il conclave che deve scegliere il successore di Benedetto XVI si apre al’in – segna di un duplice paradosso. Primo: mai la Chiesa (gerarchica) è stata così unita, e al tempo stesso così divisa. Unita, perché per la prima volta dai tempi di Pio XII non ci sono più cardinali conservatori e cardinali progressisti. L’ultimo “pro – gressista” è stato il cardinal Martini, e ormai l’intera Chiesa (gerarchica) è normalizzata, omologata, compatta sulle posizioni conservatrici – dal punto di vista teologico, etico e forse anche politico – che Wojtyla prima e Ratzinger poi sono riusciti a imporre integralmente, rendendo sbiadita l’eredità del Concilio o addirittura rovesciandola. (altro…)

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Tutti anelano al dialogo tra M5S e Pd. Ma Grillo quel dialogo lo ha già aperto, chiedendo a Bersani che il Pd, come il M5S, rinunci ai rimborsi elettorali (oltretutto fuori legge: un referendum aveva abrogato ogni finanziamento ai partiti). Del resto, la stessa richiesta a Bersani l’aveva rivolta anche Renzi. E’ Bersani, purtroppo, che non risponde, e con lui tutto lo stato maggiore del Pd (quanto a Sel e Vendola, si sono perse perfino le tracce).

Nel frattempo circolano sempre più frequenti gli agghiaccianti boatos secondo cui il vero candidato di Berlusconi al Quirinale non sarebbe affatto Gianni Letta ma Massimo D’Alema (del resto tempo fa il putiniano di Arcore aveva annunciato in proposito una “sorpresa”). (altro…)

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Siamo allo stallo. Nuove elezioni diventano probabili, a meno che un incontro ravvicinato Napolitano-Grillo non tiri fuori il coniglio dal cappello. Perché, il lettore non si allarmi, hanno ragione Angelino Alfano e Giuliano Ferrara quando strepitano che Bersani deve decidere tra il berlusconicidio e l’accordo col cavaliere. Ma il poverino – come l’asino di Buridano – non vuole né l’uno né l’altro, benché la matematica dica che tertium non datur. La prima scadenza è infatti l’elezione dei presidenti dei due rami del parlamento, e al Senato una maggioranza il Pd la può realizzare solo o con Berlusconi o con Grillo, e fino a che un presidente non c’è non possono iniziare neppure le consultazioni per il governo. Quindi, o Bersani vota il candidato del M5S, o inciucia disgustosamente con Berlusconi, o lo stallo istituzionale può andare avanti alle calende greche.

Perché il punto cruciale è il seguente: Bersani si illude di poter “aprire” a Grillo utilizzando il “politichese” e i suoi rituali. Se davvero ha deciso – malgrado le ingiunzioni di Scalfari al “governissimo”e la rivoltante boutade di D’Alema che vuole consegnare la presidenza di una camera a Berlusconi – di non prendere in considerazione nuove pastette col caimano, per dialogare col M5S deve utilizzare il “linguaggio del corpo”, cioè delle decisioni concrete, dei gesti impegnativi, dimenticando quello delle vaghe promesse e delle mosse tattiche.  (altro…)

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Non è affatto vero che la situazione sia ingovernabile. Se renderla tale o vol-    tare democraticamente pagina è nella mani dello sconfitto di queste elezioni, Pier Luigi Bersani. Che deve scegliere tra i due vincitori, Beppe Grillo e Silvio    Berlusconi, o l’uno o l’altro, aut aut, e ha di fronte a sé tre ravvicinate scadenze istituzionali, come tali ineludibili, in cui perciò non potrà neppure cavarsela    alla Ponzio Pilato.  Seconda scadenza, cronologicamente, ma prima sotto il profilo politico e logico: la Giunta delle elezioni del Senato dovrà decide-    re se convalidare o meno l’elezione di Berlusconi, che la legge 361 del 1957 dichiara inequivocabilmente NON eleggibile, legge che maggioranze “bulgare” bipartisan hanno sistematicamente violato (un solo voto per la legalità, nel 1994, quello di Luigi Saraceni, che ovviamente l’Ulivo non confermò nella Giunta delle elezioni    due anni dopo). (altro…)

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Sostiene Bersani che l’unico voto utile per  chiudere definitivamente con Berlusconi è  quello al Pd. Sostiene Monti che Berlusconi i  voti li compra, come dire che è un delinquente  in senso tecnico. Sostiene Bersani che la prima  legge che il suo governo farà approvare sarà sul  conflitto di interessi. E Berlusconi confessa coram  populo di essere un truffatore, mandando  milioni di falsi rimborsi Imu, sperando in qualche  pensionato analfabeta.  Bersani e Monti hanno un modo molto semplice  per convincere gli italiani che le loro parole  non sono emissioni di borborigmi propagandistici:  si impegnino solennemente ad  applicare, come loro primo gesto parlamentare,  la legge sul conflitto di interessi che esiste  già dal lontano 1957, e in base alla quale Berlusconi  non è eleggibile.  Sostiene la legge 461 del 1957 all’articolo 10  comma 1, infatti, che non sono eleggibili “coloro  che in proprio o in qualità di rappresentanti  legali di società o di imprese private risultino  vincolati con lo Stato per contratti di  opere o di somministrazioni, oppure per concessioni  o autorizzazioni amministrative di notevole  entità economica”. (altro…)

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