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Posts Tagged ‘Paolo Griseri’

IL MINISTRO della Giustizia Andrea Orlando ha sollecitato il governo tedesco ad eseguire la sentenza nei confronti dei vertici Thyssen responsabili del rogo di Torino del 6 dicembre 2007, della morte di sette dipendenti tra atroci sofferenze e della loro agonia durata settimane. Il fatto che anche Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz scontino la pena in carcere, come stanno facendo i loro colleghi italiani condannati in via definitiva diciassette mesi fa, è un principio di civiltà. Un atto di giustizia non solo nei confronti dei familiari delle vittime ma anche, e forse soprattutto, nei riguardi degli italiani e dell’idea stessa che esista un’Europa unica, uniforme nei diritti e nei doveri.

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a-confrontoIl gruppo rischia una multa da 4,6 miliardi di dollari per non aver dichiarato alle autorità alcuni dispositivi.

DETROIT – Una bomba al Salone di Detroit. L’Epa, l’ente per la protezione ambientale degli Stati Uniti, accusa Fiat Chrysler di aver “falsato i dati sulle emissioni” di 104 mila motori diesel montati sulla Jeep Grand Cherokee e sui furgoni con il marchio Ram prodotti dal 2014 ad oggi. Nessuno dei modelli incriminati è stato venduto in Europa. L’ombra di un nuovo dieselgate fa crollare il titolo a Milano, Fca viene sospesa al ribasso quando perde il 16% mangiandosi in poche ore gran parte dei progressi fatti negli ultimi mesi. A New York il calo è del 10,23% dopo le dichiarazioni di Marchionne.

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TorinoAppendino 54,6, Fassino 45,4. Così finisce il Novecento a Torino: sedici anni dopo il calendario e cinque prima di quanto previsto dal centrosinistra. È bastata la spallata di una signora bocconiana di 32 anni per far crollare il Sistema Torino, l’alleanza tra produttori, l’asse tra grande azienda e sinistra riformista che governava la città della Fiat dal 1993. I dati dicono che quello della candidata 5 stelle è stato un vero e proprio sfondamento.

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EniL’indagine della Procura sul centro oli di Viggiano. Ma l’Eni: per le falde rispettate le norme.

VIGGIANO ( PZ) – Un documento rassicurante. Distribuito a sindacati, funzionari regionali, esponenti della politica, il 22 febbraio scorso, in occasione della riunione del Tavolo regionale della trasparenza sull’industria petrolifera della Basilicata e in particolare sull’inquinamento al centro oli di Viggiano. Un documento che stride con i dati che si leggono nell’ordinanza di 800 pagine alla base dell’indagine della procura di Potenza.

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trafficoDe Magistris ordina il blocco del traffico per sei giorni Ma ora le polveri inquinanti rischiano di finire nei fiumi.

LE prime piogge e l’arrivo di aria più fredda fanno scendere i livelli di inquinamento ma non fermano i provvedimenti di limitazione del traffico. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris annuncia il blocco quasi totale del traffico per sei giorni, nonostante la bocciatura che il provvedimento ha ottenuto dallo stesso ministro Galletti al termine del vertice con gli enti locali del 30 dicembre scorso. Non si esclude comunque che le piogge previste nelle prossime ore anche a Napoli possano portare a una revoca. A Roma il commissario Tronca blocca la circolazione dei mezzi più inquinanti, gli euro 0,1 e 2 diesel, dalle 7,30 alle 20,30 all’interno della Fascia Verde che comprende gran parte del territorio cittadino nell’anello del Gra.

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Erri De LucaIl personaggio.

Dalla tensione in tribunale alla gioia tra i militanti a Bussoleno: “Questa sentenza può rappresentare una finestra verso il futuro”.

BUSSOLENO – Alle 13.07 la parola contraria la pronuncia lo Stato italiano. Che assolve l’imputato Erri De Luca. Non c’è stato alcun reato e, con la sentenza, non c’è più persecuzione. Nell’aula del Tribunale di Torino è un tripudio, sono urla di «Sarà dura», sono abbracci tra il popolo No tav, gli avvocati, gli editori dello scrittore. Lui dice: «Non c’è stata un’assoluzione, si è impedita un’ingiustizia». Il centinaio di supporter lo accompagnerà come uno sciame direttamente a Bussoleno, in quello che un tempo era il cuore della rivolta di una valle che oggi segue con una certa distrazione gli strascichi della lotta che fu.

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VW

La decisione di Eurotower può pesare sul rating. Entro il 7 l’azienda deve spiegare come si muoverà Ombre anche sulla Daimler.

TORINO – L’ultimo colpo in ordine di tempo arriva da Francoforte, dalla sede della Bce. L’istituto guidato da Mario Draghi blocca l’acquisto dei pacchetti di finanziamento per i clienti Volkswagen costringendo la casa di Wolfsbug a praticare prestiti a tasso più alto per l’acquisto delle auto. Una scelta forse inevitabile da parte della Banca centrale europea dopo il rapido deteriorarsi del valore di Borsa della società. Un colpo duro perché in media tre automobilisti su quattro acquistano l’auto ricorrendo alla rateizzazione. La mossa Bce potrebbe preludere al downgrade delle società di rating.

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Sindacati

Le riforme

Se le parti sociali non troveranno un accordo in tempi brevi l’esecutivo è pronto stabilire per legge i nuovi criteri Possibili soglie nella rappresentanza sindacale sia per le trattative (5%) che per le astensioni dall’attività (30%).

ROMA Prossima tappa, la rivoluzione del lavoro. Chiuso il capitolo jobs act,il governo si prepara in autunno a mettere mano alle regole della contrattazione. «E’ auspicabile che le parti sociali trovino l’accordo tra di loro. Certo, se questo non accadrà, diventerà inevitabile un intervento ex cathedra » dell’esecutivo, conferma Pierpaolo Baretta, sottosegretario all’Economia. Al ministero del lavoro sottolineano che, al momento, la materia è delegata a sindacati e organizzazioni degli imprenditori «così come aveva detto lo stesso premier in giugno » incontrando le parti sociali.

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LANDINIL’INTERVISTA/MAURIZIO LANDINI (FIOM): OGGI GLI OPERAI DAVANTI ALLA SEDE DEM.

ROMA Il Mezzogiorno non è una parte separata dell’Italia. Il governo dovrebbe chiedere all’Europa di varare un piano per lo sviluppo economico del Mediterraneo. Maurizio Landini spiega cos“ la presenza dei lavoratori delle fabbriche in crisi del Sud questa mattina di fronte alla sede del Pd. A costo di essere accusato di industrialismo non credo che il nostro Mezzogiorno possa vivere di solo turismo.

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Sciopero

L’INTERVISTA/ANNA MARIA FURLAN,LEADER DELLA CISL.

UN attacco duro: «Renzi dovrebbe studiare la storia del sindacato italiano ». Una proposta concreta: «Chi rappresenta meno dei 5 per cento dei dipendenti non può esercitare da solo il diritto di sciopero». Un’accusa rispedita al mittente: «Per evitare pignistei sul Sud i politici locali e nazionali dovrebbero imparare a usare i fondi europei». Anna Maria Furlan, numero uno della Cisl risponde così all’attacco del governo nei confronti dei sindacati.

Furlan, più tessere che idee?
«Renzi dovrebbe approfondire la storia dei sindacati italiani, imparare a conoscerci ».

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sindacatiSusanna Camusso

“Per la rappresentanza basta tradurre in legge l’accordo con la Confindustria, però poi Renzi sarebbe costretto a trattare con noi”.

LA CGIL non ci sta a essere «usata in modo strumentale dal premier per recuperare il voto moderato». Susanna Camusso, segretaria della Cgil, risponde così a Matteo Renzi. E attacca: «È il governo che incoraggia i sindacatini ».
Renzi dice che nei sindacati ci sono più tessere che idee. Vuole rispondergli?
«Il premier preferisce, evidentemente, avere a che fare con organizzazioni poco rappresentative. La Cgil ha oltre 5 milioni di iscritti. Abbiamo, è vero, un duro lavoro da fare per trovare la sintesi ma a noi piace praticare il pluralismo. Non siamo abituati a dividerci tra gufi e non gufi. Ma non mi stupisce la sua posizione. Sarà cominciata una nuova campagna d’estate ».

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LANDINIL’INTERVISTA.2/MAURIZIO LANDINI,LEADER FIOM.

ROMA -Ridurre le tasse? «Buona idea. Dipende a chi. I lavoratori dipendenti le pagano da sempre. Troppa gente in Italia non le paga. Bisogna riformare il fisco per combattere l’evasione». Maurizio Landini chiede al governo un cambio di marcia: «Cambiamo le aliquote Irpef e tassiamo i patrimoni».
Landini, Renzi propone un taglio alle tasse. Che cosa risponde il sindacato?
«La riforma del fisco deve servire ad aumentare le entrate facendo pagare chi evade e i possessori dei grandi patrimoni. In Italia il rapporto tra redditi e patrimoni è di 1 a 8 a favore dei secondi. Abbiamo una tassa di successione praticamente inesistente rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti. Interveniamo per rendere meno ingiusto il nostro sistema fiscale».

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Landini
L’IDEA del sindacato unico «è la conseguenza di un modello autoritario ». Così reagisce il leader della Fiom, Maurizio Landini, alle dichiarazioni del premier. Per Landini, Renzi «invece di disegnare modelli sindacali, che non è il suo mestiere, dovrebbe varare la legge che ripristini la democrazia in fabbrica dando ai lavoratori la possibilità di decidere sui contratti che li riguardano».
Landini, Renzi dice che in Fiat Marchionne vi ha sconfitti 3 a 0. Come si vive dopo una simile batosta?
«Intanto Renzi dovrebbe sapere che la partita non è finita. E poi anche lui avrebbe perso la sua partita politica se gli avessero impedito di partecipare alle primarie. Renzi è uno che si intende di calcio: se ti fanno giocare in nove e senza il portiere non ti devi stupire se vincono gli altri».

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RenziCamusso: un pensiero che non fa parte della modernità Scontro sui contratti. Draghi: Bce non dice ai governi cosa fare.

ROMA -Matteo Renzi infiamma il dibattito sul lavoro. Venerdì sera, intervistato da La7, il premier aveva attaccato: «Spero che tra i sindacati si possa tornare a discutere e che prima o poi si arrivi a un sindacato unico e a una legge sulla rappresentanza senza sigle su sigle, su sigle». Poi un frontale con il leader della Fiom, Maurizio Landini: «Marchionne dimostra che la scommessa della Fiom è una sconfitta. Ha riaperto le fabbriche e batte Landini 3 a 0». Frasi destinate a far divampare la polemica alla vigilia del nuovo incontro tra il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, che mercoledì ha convocato le parti sociali per discutere sui decreti attuativi del jobs act. Nella stessa giornata è prevista la visita dello stesso Renzi a Melfi, accompagnato dall’ad di Fca, Sergio Marchionne.

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L'attacco

Il racconto.

L’angoscia dei viaggiatori sulla Costa Fascinosa al porto di Tunisi “Ho visto anche ragazzini fare fuoco, una paura mai neppure immaginata”.

TUNISI – Carolina è la prima ad urlare il suo dramma: «Siamo una cinquantina, chiusi in questa stanza. Ci sparano addosso. È arrivata la polizia, sento le ambulanze ». Antonietta Santoro è riuscita a scappare. Quando torna sulla Costa Fascinosa attraccata nel porto di Tunisi è sconvolta: «Ho visto ragazzini sparare». Celestino, l’amico che aveva organizzato la gita, si precipita sulla nave delle vacanze. Il suo pomeriggio passa così, a fare la conta di chi si è salvato e di chi non si sa. All’ora di pranzo della settimana che precede le vacanze di Pasqua lo Stato Islamico è arrivata al circolo dei dipendenti comunali in vacanza. Per loro, sconvolti, la ferocia delle bandiere nere è uscita dalla tv per incontrare la normalità di una gita aziendale di pubblici dipendenti.
Il gruppo dei torinesi rimane nelle sale della grande nave da crociera. Celestino non si dà pace, risponde telefono e racconta sempre la stessa impotenza: «Siamo due, degli altri quattro non abbiamo notizie».

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Landini

Distanze invariate dopo il faccia a faccia La leader: “Così non fai più sindacato”.

ROMA – La coalizione sociale di Landini «danneggia i lavoratori» perché «esula dai compiti del sindacato». Così Susanna Camusso spiega le ragioni dello scontro della Cgil con la Fiom.
La tensione resta alta e non serve a stemperarla il faccia a faccia di un’ora tra i leader delle due organizzazioni che ieri ha aperto la giornata in corso d’Italia. Lo scontro è quello sulla presunta intenzione di Maurizio Landini di dare vita a una coalizione sociale che sia l’embrione di un nuovo partito della sinistra. Ipotesi che è stata avanzata da esponenti dell’area di governo e che è sempre stata smentita dalla Fiom. La Cgil teme però che, dopo le polemiche, l’idea della coalizione sociale di associazioni contro la politica del lavoro di Renzi finisca per mutarsi in qualcosa di diverso da una semplice iniziativa sindacale.

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I nomiLa segreteria boccia la Coalizione sociale anti-Renzi “Le scelte individuali non coinvolgano le strutture”.

ROMA – La Cgil sconfessa la Fiom. Al termine di una lunga riunione della segreteria nazionale, il sindacato guidato da Susanna Camusso prende le distanze dalla «coalizione sociale» lanciata da Maurizio Landini. La nota di corso d’Italia è dura. La strada della coalizione, si legge, «così come viene proposta non rientra e non può rientrare tra le iniziative che la Cgil e le proprie strutture possono a qualsiasi titolo promuovere, fatte salve le scelte individuali». E questo perché il bisogno di politica «non può portare né la Cgil né alcuna sua struttura a sostituirsi alla stessa politica o alla promozione di formazioni politiche».

Attacco duro perché l’accusa a Landini di voler fondare un partito è la stessa che viene da Matteo Renzi. Così, poche righe più in là, la segreteria Cgil specifica che «va riaffermata con forza l’autonomia della Cgil rispetto a tutte le iniziative che si collocano nell’alveo della politica sia pure con tratti che richiamo più l’idea di movimento che non quella della forma partito».
Bocciatura pesante che segna di fatto la rottura tra Camusso e Landini dopo mesi di alleanza contro i provvedimenti del Jobs act del governo Renzi.

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Gli esuberiAncora incerto il destino dei 20mila dipendenti Allarme Upi: “Un ente su tre rischia il fallimento”.
ROMA – Il grande freddo arriverà a fine primavera. A dirlo sono i gufi o, al contrario, Cassandre incomprese? I funzionari dell’Upi, l’Unione delle Province italiane, riassumono la situazione con un dato: «Calcoliamo che a fine marzo il trenta per cento delle Province sarà impossibilitato a presentare il bilancio di previsione del 2015». Frase sibillina per chi non mastica di finanza pubblica. Ma la traduzione è drammatica: senza bilancio di previsione, le Province rischiano il dissesto e il commissariamento. Una su tre è sull’orlo del baratro.

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Olivetti
Morti sospette, coinvolti trentatré manager L’ingegnere: “Durante la mia gestione massima attenzione alla salute dei lavoratori”.
IVREA – La procura di Ivrea ha chiesto il rinvio a giudizio per i vertici della Olivetti a partire dagli anni Ottanta. I manager coinvolti sono 33. Tra questi gli ex amministratori delegati Carlo De Benedetti, Franco Debenedetti, Corrado Passera e Roberto Colaninno. Gli indagati sono accusati di omicidio colposo e lesioni colpose per 15 casi di tumore ai polmoni e altre gravi patologie dovute al contatto con fibre d’amianto. Secondo la ricostruzione dell’accusa, le fibre erano contenute in equipaggiamenti da lavoro (come tute e guanti) e nel talco utilizzato per proteggere le parti in gomma. Al momento della chiusura indagini, nel settembre scorso, i pm Laura Longo e Lorenzo Boscagli avevano incluso 39 persone nell’elenco degli indagati. Oggi per 6 di loro la stessa procura ha chiesto l’archiviazione. L’udienza preliminare è prevista per il prossimo mese di marzo anche se la data non è stata ancora fissata.

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Province
Gli enti locali.
Cortocircuito tra i tempi della riforma Delrio e il taglio di un miliardo dei fondi statali. I nuovi compiti non sono ancora stati ripartiti tra le varie amministrazioni. E gli impiegati sono nel limbo.
ROMA – Ventimila colletti bianchi in cerca di ufficio. E’ la paradossale conseguenza di quello che Alessandro Pastacci, presidente dell’Unione delle Province italiane, definisce «lo sfasamento dei tempi tra l’applicazione della legge Del Rio e la necessità di fare cassa del ministero dell’Economia». Risultato: lo Stato chiede già dal primo gennaio alle Province di tagliare un miliardo dalle loro uscite, l’equivalente degli stipendi dei 20.000 dipendenti che dovrebbero passare alle Regioni. Mentre le stesse 15 Regioni a statuto ordinario non li hanno ancora assunti. E non li assumeranno per molto tempo perché per farlo devono concordare con i Comuni la divisione dell’esercito degli impiegati in fuga dalle Provincie in via di progressivo smantellamento.
Il pasticcio è aggravato dal fatto che ormai da tempo lo Stato non trasferisce più fondi alle amministrazioni provinciali. La conseguenza è che nel 2015 saranno le stesse Province a mettere mano al portafoglio versando nelle casse di Roma il miliardo corrispondente al monte stipendi dei 20 mila impiegati.

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