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Posts Tagged ‘parigi’

La copertinaDa una settimana sono accampati a Place de la République, per protestare contro la riforma del lavoro del governo Li chiamano i manifestanti delle “notti in piedi”, perché discutono e lottano fino all’alba. Così il movimento dei nuovi Indignati sta dilagando in tutta la Francia.

PARIGI – IN PLACE de la République è il 37 marzo, secondo il nuovo calendario dei ragazzi insonni che si preparano a un’altra interminabile notte di discussioni e lotte. Piove e fa freddo ma al tramonto c’è già la fila per iscriversi a parlare durante l’assemblea generale. Tutto è cominciato una settimana fa, con la manifestazione contro la legge El Khomri, la riforma dello statuto dei lavoratori varata dal governo socialista che sta coalizzando il malcontento ben al di là dei sindacati.

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C’è una bicicletta rimasta legata a una ringhiera, davanti al Bataclan. È lì da un mese. Adesso è coperta di fiori, candele, quelle cose lì. È difficile immaginare un’armonia del vivere più pacata, semplice e leggera: andare in bici, a un concerto, il venerdì sera, con gli amici.

Per la nostra ultima giornata di weekend a Parigi la mia giovane amica B. – cervello italiano in fuga – ci ha tenuto la bambina e ci ha spedito a cena in uno dei suoi ristoranti preferiti, che dal Bataclan sta a due passi: «Già che siete lì girate un po’ il quartiere, capirete meglio che cosa hanno attaccato davvero del nostro famoso ‘modo di vivere’», ci ha detto. (altro…)

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cop21

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Pechino

In un rapporto di WWF, che possiamo anticipare, Pechino viene promossa: l’anno scorso ha diminuito l’utilizzo del carbone del 2,9%. E entro il 2050 potrebbe generare l’84% della sua elettricità da fonti rinnovabili.

Giornata complicata sul fronte diplomatico, alla COP21 di Parigi. Si comincia ad entrare nel vivo delle questioni più spinose al tavolo negoziale. E come era facile prevedere almeno in questa prima fase i rappresentanti delle diverse delegazioni tengono duro sulle loro priorità. In particolare la delegazione indiana e quella dei Paesi produttori di petrolio, a cominciare dall’Arabia Saudita hanno mostrato ben poca disponibilità a venire incontro alle proposte delle altre parti. Uno dei negoziatori dell’India, il segretario all’Economia Shaktikanta Das, ha ad esempioaccusato i Paesi occidentali di truccare al rialzo i dati sui loro contributo alla finanza climatica. Il presidente delle COP21, Laurent Fabius, da parte sua ha chiesto ai protagonisti di «stringere i tempi». Ma ci vorrà pazienza e nervi saldi.  (altro…)

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clima

La posta in gioco è altissima, se non cambiamo registro da qui alla fine del secolo la temperatura del globo potrebbe aumentare sino a 5-6 gradi. E il livello delle acque e degli oceani alzarsi anche di 1 metro. Con scenari apocalittici: inondazioni, siccità, abbassamento delle produzioni agricole.

E poi: litorali sommersi, con almeno 400 milioni di essere umani che, vivendo proprio sotto quel metro, costretti a migrare cercando fortuna in zone interne più alte e sicure dei propri territori.

Da qui l’importanza di Cop21 (ventunesima Conference of the parties),  summit sul clima che si aprirà domani a Parigi  (195 paesi partecipanti). Per arrivare, si spera, ad un accordo in grado di limitare i danni, fissando come obiettivo comune quello di contenere da qui al 2100 l’innalzamento della temperatura a “soli” 2 gradi. (altro…)

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Migliaia di scarpe sono state disposte il 29 novembre a place de la République a Parigi, per rappresentare la marcia che doveva anticipare l’apertura della conferenza sul clima, ma che non è stata autorizzata a causa dello stato di massima allerta in vigore in città. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)

Migliaia di scarpe sono state disposte il 29 novembre a place de la République a Parigi, per rappresentare la marcia che doveva anticipare l’apertura della conferenza sul clima, ma che non è stata autorizzata a causa dello stato di massima allerta in vigore in città. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)

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parigiSilenzio. Finora non ho detto né scritto nulla sui fatti di Parigi. Me lo avete chiesto di continuo (grazie), ma ho preferito deliberatamente il silenzio. Karl Kraus, in quel capolavoro inaudito che è “Gli ultimi giorni dell’umanità”, notava con toni satirico-allucinati come la Prima guerra mondiale non avesse indotto l’umanità a riflettere di più. Al contrario: tutti avevano un’opinione e dovevano esternarla, generando un cicaleccio inutilmente assordante come la coda della deandreiana La domenica delle salme. (altro…)

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Paris

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Il commando che ha seminato la morte era di 8 sicari imbottiti di esplosivo: identificati un francese che era schedato, un egiziano e un siriano.

Partono fanatici, tornano kamikaze, muoiono da martiri. Gli attentati di venerdì sera confermano che il Califfato disteso tra Siria e Iraq attira e fa crescere i foreign fighter arrivati dagli altri paesi arabi o dall’Europa. Gli attacchi suicidi che hanno colpito e quasi affondato la Capitale francese – bilancio finora di 129 morti,352 feriti,di cui 99 molto gravi – rappresentano la chiusura del cerchio del percorso perfetto del combattente islamico impegnato nella Guerra Santa. Arrivano da Francia, Belgio, Egitto, dalla stessa Siria (le identità accertate ieri) e si impegnano nella guerriglia contro il regime di Assad. Se sopravvivono alla prova del fuoco salgono di livello e sono pronti per tornare in patria o su un altro “fronte”.   (altro…)

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La storia.

“Charlie” era una trincea. Qui è la gente comune a essere colpita. Ecco perché “Je suis parisien” è più vero che mai.

MonumentiQUANDO si piange e ci si torce le mani e ci si vergogna della propria impotenza, è il momento di fare qualcosa. Qualcosa, qualsiasi cosa, non pretende nemmeno di misurarsi con la violenza cui si assiste. Vale un po’ per gli altri, per le vittime, per quelli che sono feriti, per quelli che scappano e sono spaventati, e un po’ per sé. Mai come in questa circostanza è vero che “avremmo potuto trovarci al loro posto”. La redazione di Charlie era ancora una trincea, seppure involontaria, il mercato kosher era un bersaglio dell’infamia antisemita: qui è la strada, il ristorante, il concerto, lo stadio, la Parigi dei parigini e di tutti, le nostre scolaresche, i nostri parenti. Ci fanno guerra, si dice, mentre commemoriamo la Grande Guerra, il soldato con l’elmetto che tiene alta la bandiera e sorregge il compagno esanime in ogni piazza di paese.

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Parigi

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PER IL PREMIER C’È STATA “UNA FALLA” NEL SISTEMA ANTITERRORISMO, MA CHI HA RIORGANIZZATO I SERVIZI?

Buchi nella racchetta”: ecco l’espressione usata dai poliziotti per descrivere come, nonostante l’ingente dispositivo anti-terrorismo, due terroristi mascherati da ninja possano riuscire a seminare il terrore in piena Parigi. Di “buchi nella racchetta” ce n’erano già stati con Merah, poi con Nemmouche: così si chiama quello che nel maggio 2014 ha commesso gli omicidi al museo ebraico di Bruxelles. Nel dicembre 2012 era stato facile, per il potere attuale, politicizzare, grazie a una commissione parlamentare d’inchiesta, la strage perpetrata dall’assassino in scooter di Tolosa: il massacro aveva avuto luogo in marzo, nell’era Sarkozy. Fare il processo ai servizi riusciva tanto più facile in quanto, a quel tempo, erano diretti da uomini di Sarko.   (altro…)

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Libertà di stampaTRA LE DECINE DI CAPI DI STATO E DI GOVERNO CHE HANNO SFILATO DOMENICA A PARIGI ALMENO 20 “IMPRESENTABILI” CHE NEI RISPETTIVI PAESI NON RISPETTANO I DIRITTI SULL’INFORMAZIONE E I GIORNALISTI.

Con i due milioni di parigini in piazza hanno sfilato anche 50 capi di Stato e di governo. La foto dei leader apparsa su tutti i giornali del mondo ha puntato a rappresentare i milioni scesi a manifestare. Ma, scorrendo i loro nomi, e al netto dei giudizi politici, non sempre sono in grado di onorare la loro presenza. Basta leggere l’elenco e guardare alla situazione dell’informazione nel rispettivo paese.   Re Abdallah di Giordania. In prima fila accanto alla bella moglie Ranja, guida un paese in cui la libertà di informazione è talmente ridotta da figurare al 149° posto nella classifica stilata da Reporters sans frontieres (Rsf). È di pochi giorni fa la condanna ai lavori forzati dello scrittore e accademico palestinese Mudar Zahran.   Ahmet Davutoglu, primo ministro turco. (altro…)

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LA MANIFESTAZIONE di Parigi non è stata la risposta all’attacco di pochi invasati che il groviglio mondiale ha promosso ad avamposti jihadisti.
UNA manifestazione come quella non può ripetersi all’indomani del prossimo attentato, e così via. Però è stata molto di più. È successo a milioni di persone, e a me fra loro, di cantare alla Bastiglia in un pomeriggio del 2015 la Marsigliese, e prenderla sul serio fino alle lacrime. La Francia repubblicana ha fatto una figura meravigliosa, cittadini e governanti: non ha avanzato alcun distinguo sulle vignette, non ora, ha detto: “Sono io, siamo noi”, e ha portato i governanti di mezzo mondo dentro un unico pullman (pazzia, dal punto di vista della sicurezza) a sfilare per quella libertà — per la libertà. Non un corteo, piuttosto una trasfusione innumerevole degli uni negli altri, col sentimento che la città sia stata inventata per rendere possibile questo, essere una casa di tutti perché tutti tornino ad avere una casa propria.

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Heads of state attend a solidarity march (Marche Republicaine) in the streets of Paris

Abbiamo già scritto che la stupidità del terrore fa sì che un piccolo settimanale satirico sull’orlo della chiusura sia diventato, grazie ai fratelli Kouachi e ai loro degni compari, il simbolo della libertà di stampa nel mondo e un fenomeno mediatico diffuso in milioni di copie e di magliette Je suis Charlie. Davvero geniali queste forze del male che, oltre a dare un forte impulso all’editoria in crisi, resuscitano miracolosamente un cadavere politico come il presidente francese François Hollande, recordman mondiale dei sondaggi in discesa, in procinto di non avere più neppure il voto dei parenti stretti e delle numerose fidanzate. È bastato che le menti raffinatissime annidate in qualche oscura caverna trasformassero una redazione e un supermercato in un cimitero ed ecco il povero François rigenerato in un piccolo, nuovo De Gaulle, alfiere e guida dell’oceanica manifestazione di Parigi: due milioni di persone inneggianti alla libertà e una moltitudine di leader e di capi di Stato che fanno a gara per camminargli accanto. (altro…)

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MI SBAGLIERÒ , ma credo che parte della rendita politica che Marine Le Pen potrebbe avere accumulato grazie all’inevitabile risorgenza dell’islamofobia, se l’è giocata invitando i suoi a disertare la manifestazione di Parigi. Un errore politico enorme, specialmente per un movimento che sulla “francesità” fonda tutto il suo potere di seduzione, e si è chiamato fuori dalla più imponente e appassionata manifestazione patriottica del nuovo secolo. Niente era più francese di quella folla che, con qualche ottima ragione, aveva stabilito un collegamento decisamente “nazionalista” tra il concetto di libertà e la patria repubblicana messa sotto minaccia dal terrorismo.

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L’arrivo in bus, poi il corteo nel silenzio Hollande, quell’abbraccio con la Merkel Polemiche negli Usa: “Perché non c’è Barack?”.

PARIGI- «JE SUIS Charlie!», urla un bambino dalla finestra di un palazzo che affaccia su Boulevard Voltaire. Avrà al massimo sei anni. I leader del pianeta giunti a Parigi per la marcia repubblicana si voltano, lo applaudono. Poi sul corteo torna ad aleggiare il silenzio. È una giornata così, storica, senza retorica, senza cerimoniale, di emozioni alle quali nemmeno gli uomini più potenti del mondo sono impermeabili. Già, anche un duro come il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov lo ammette con più di un collega: «Non dimenticherò mai quanto ho vissuto oggi». In testa al corteo i capi di Stato e di governo formano una catena umana, alcuni si commuovono, altri sono impassibili, travolti da quanto sta accadendo intorno a loro in una Parigi multietnica ferita dalle stragi jihadiste ma pronta a stringersi intorno ai valori repubblicani.
Sono una cinquantina i leader di tutti i continenti che tra mezzogiorno e le due del pomeriggio arrivano all’Eliseo. A riceverli trovano François Hollande, senza cappotto, in cima alla scalinata che chiude il cortile del palazzo presidenziale.

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not afraid
I giornalisti del settimanale in marcia davanti ai potenti “Non ci aspettavamo questa folla. Adesso ricominciamo”.
PARIGI – «GRAZIE , non mi serve alcuna protezione. Torno a casa con il metrò». Quando ormai è sera, e il sole sta tramontando in Place de la Nation, il giornalista di Charlie Hebdo Antonio Fischetti fatica ad abbandonare l’abbraccio della folla, ma vuole tornare alla normalità, e perciò rifiuta la proposta di essere scortato del servizio d’ordine della manifestazione. «Non ce l’aspettavamo, non così almeno», spiega il giornalista che ha genitori di Napoli, un rital, figlio di immigrati italiani pure lui come il fondatore della rivista, François Cavanna, morto l’anno scorso. Il disegnatore Renald Luzier, in arte Luz, dà una carezza di conforto a Patrick Pelloux, il medico che collabora con Charlie. «Volevamo fare qualche vignetta, uno striscione — spiega Luz — poi non ce l’abbiamo fatta». «Dài, basta piangere, torniamo a casa», chiosa Julien Berjeaut, Jul, che saluta tutti mentre la piazza ancora grida «Tenez bon», tenete duro.

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Parigi
Il racconto
Le tragedie dei giorni scorsi sembrano aver unito l’Europa. L’abbraccio dei leader e i sorrisi dei bambini. L’impressione è quella di una festa di liberazione. Dal terrore.
PARIGI – LE TRAGEDIE fanno versare lacrime, indignano, ma dolore e collera possono provocare miracoli. Politici si intende. In Place de la République ho avuto l’impressione di vivere una festa della liberazione. Quella dell’Europa non più litigiosa ma solidale, non più depressa ma grintosa. Liberata da timori e lamenti. Qualcosa di simile a una rinascita. Si può dunque rinascere a quasi sessant’anni, quanti ne ha l’Unione europea? Il sussulto è probabilmente effimero, ma al momento esaltante. Sulla statua di Marianna, simbolo della Repubblica, al centro della piazza, giovani di tante nazionalità agitano tricolori francesi, ma anche qualche tricolore italiano, e bandiere tedesche, spagnole, portoghesi, danesi, britanniche; e in mezzo a quelle europee ce ne sono alcune israeliane, palestinesi, tunisine, turche…

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Oceano pacifico

La Francia ha indossato i colori più belli per un’oceanica marcia contro il terrorismo e in memoria dei 17 caduti innocenti dei giorni scorsi. Le piazze e i boulevard di Parigi si sono riempiti all’inverosimile del popolo della République, quello dell’universalità dei diritti: franco-francesi e africani, ebrei con la kippa e musulmani che ora si sentono sotto tiro, famiglie intere con i bimbi sul passeggino e gente di tutte le età, senza bandiere di partiti e sindacati. Semmai bandiere di tutto il mondo. Niente cordoni, fiumi di gente e striscioni fai-da-te. L’unico servizio d’ordine, con fascia rossa, l’hanno assicurato militanti di tutti i partiti, dai post-gollisti (Ump) ai comunisti.   Una sfilata “senza precedenti” dice il ministero dell’Interno. (altro…)

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