Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘parigi’

La libertà

Read Full Post »

I sopravvissuti
Le testimonianze
I prigionieri dei jihadisti nella tipografia e nel supermarket rivelano i dettagli della giornata di terrore: “Eravamo nel reparto caramelle, quando abbiamo sentito gli spari” Kalashnikov, pistole e coltelli tra grida e esplosioni “Sapevano che sarebbero morti e non avevano paura”.
Gli ostaggi dei jihadisti raccontano l’orrore Liberati dai raid: “Per ore accanto ai cadaveri”.
PARIGI – Non c’è retorica nel mondo dei sopravvissuti. «Mi ha lasciato andare e adesso mi chiedo: è bastato un cerotto? Aveva il mitra in spalla, era insanguinato. Pensavo che la sua mente fosse accecata dall’adrenalina. E invece, in quel momento, deve essergli scattata una molla. E qualcuno dal cielo ha guardato giù». Al numero 32 di rue de Veaumoise, zona residenziale di Othis, seimila anime nel dipartimento di Senna e Marna, Michèl Catalano fa segno ai due gendarmi di piantone nel cortile della villetta che possono stare tranquilli. Ha il viso tirato, però accetta di parlare. È stata una notte di veglia, forse non desidera altro che chiuderla qui. «Said Kouachi (il più vecchio dei due “fratelli Jihad”, ndr), aveva una ferita al collo. È entrato così, sanguinante. Avevo capito che conveniva stare calmo».

(altro…)

Read Full Post »

Charlie
Alla manifestazione di oggi oltre quaranta capi di Stato e di governo. Con Renzi e i leader europei anche Netanyahu. Massima sicurezza e timore di attacchi. Migliaia di poliziotti in strada . Marine Le Pen: io non invitata, non ci sarò.
Oggi Parigi sarà la capitale del mondo e della libertà. Con quaranta capi di Stato o di governo e più di un milione di persone in piazza per dire no all’assassinio per conto di Dio. E la Francia si sente sollevata, orgogliosa e un po’ impaurita. Sollevata, perché i fratelli Said e Chérif Kouachi e Amedy Coulibaly, i killer islamisti che da mercoledì hanno fatto diciassette morti, sono stati uccisi. La donna più ricercata di Francia, Hayat Boumeddiene, moglie e forse complice di Amedy, non sarà trovata tanto presto perché si è rifugiata in Siria prima che iniziasse il macello, quindi nemmeno lei è più in condizione di nuocere. Insomma, dopo tre giorni di guerra, la situazione sembra, se non normale, tranquilla.

(altro…)

Read Full Post »

Giannelli

Read Full Post »

NatangeloVIAGGIO IN REDAZIONE DOPO L’ATTENTATO: ”TORNEREMO A FAR RIDERE”.

Parigi – Il prossimo numero di Charlie Hebdo si farà come se Charb e gli altri fossero ancora tra noi. In questo numero loro non sono morti. Non sarà un numero omaggio, sarebbe stato troppo facile. Alcune pagine saranno dedicate al massacro, ma non aspettatevi un necrologio. Sarà divertente. Far ridere è la sola cosa che sappiamo fare”. I GIORNALISTI e i disegnatori del settimanale satirico si sono rimessi a lavoro alle 11 di ieri intorno al capo redattore Gérard Biard. La nuova vita di Charlie Hebdo comincia in un open space messo a disposizione dai colleghi del quotidiano Libération, all’ottavo piano della redazione che si trova in un ex parcheggio al numero 11 rue Béranger. Alle pareti ci sono alcune recenti prime pagine del giornale, come quella della mela che piange pubblicata alla morte di Steve Jobs. Fuori c’è tutta Parigi e il suo cielo grigio. Intorno al tavolo circolare per la prima conferenza di redazione dopo la strage di mercoledì sono più o meno una trentina.

(altro…)

Read Full Post »

Otto ore in ostaggio senza che i sequestratori si accorgano di te. Otto ore dentro un cartone, in un angolo del laboratorio, mentre fuori lanciano granate e svuotano i caricatori dei mitra. Tutto il mondo che teme una nuova strage e tu lì, terrorizzato ma con il sangue freddo: quanto basta per beffare due terroristi addestrati in Siria e arruolati da Al Qaeda. «Sono vivo per miracolo, pensavo che mi avrebbero trovato…», ha raccontato a sera, stremato, agli agenti che l’hanno portato a Parigi in elicottero. Resterà alle cronache come “l’ostaggio nello scatolone”. Si chiama Lilian, ha 27 anni, fa il grafico. A Dammartin lo conoscono per la sua efficenza professionale e per la cortesia. (altro…)

Read Full Post »

Fuoco incrociato

COULIBALY HA UCCISO QUATTRO OSTAGGI PRIMA DI ESSERE ABBATTUTO.

La guerra a Parigi è un delinquentello francese d’origine africana divenuto estremista islamico che prende in ostaggio una quindicina di clienti e un commesso in un supermercato ebraico in periferia, spara e probabilmente uccide quattro persone, ne ferisce altre quattro e infine cade sotto i colpi delle teste di cuoio della polizia (i Raid) che lanciano l’assalto con le bombe assordanti interminabili raffiche di mitra. Feriti anche due poliziotti, uno in modo grave.   Tutt’attorno un quartiere blindato alla porte de Vincennes, sud-est della capitale francese, chiuso nei due sensi il Boulevard Péripherique che gira attorno alla città e la fa respirare, centinaia di persone che non possono rientrare a casa, altre che non possono uscire, negozi e interi edifici evacuati. Poi finalmente gli ostaggi, donne e uomini in preda al terrore, dopo una sparatoria da togliere il fiato anche a vederla in tv, escono di corsa da quel luogo familiare in cui temevano di morire, uno con un bimbo di otto mesi in braccio. (altro…)

Read Full Post »

PARE che France 2-4, in ore e ore di trasmissione sulla strage di Parigi, sia riuscita a NON trasmettere, neppure una volta, la breve sequenza del colpo di grazia al poliziotto francese Ahmed Merabet. Non così i nostri network, che quelle immagini hanno trasmesso centinaia, forse migliaia di volte, con cadenza implacabile, compulsivamente, come se mostrarle a raffica aggiungesse qualcosa a ciò che ci ostiniamo a chiamare “informazione” e spesso assume le forme di un maniacale rosario di orrori e di dolori. Quante volte è morto, ieri nelle nostre case, Ahmed Merabet? (altro…)

Read Full Post »

Noti islamologi

Vauro immagina i vignettisti di Charlie Hebdo che, appena saliti nel paradiso islamico, si trombano tutte le vergini promesse ai kamikaze. A noi piace figurarceli affacciati a una nuvoletta mentre sghignazzano rivedendo il raid che li ha portati all’altro mondo. Una tragedia che solo la pietà e il politically correct ci impediscono di guardare con gli occhi della satira. Una scena a metà fra I soliti ignoti con Totò, i film dell’ispettore Clouseau con Peter Sellers e quelli di Louis de Funès tipo Tre uomini in fuga, Sei gendarmi in fuga e la serie di Fantomas. Mentre in Italia i soliti esperti prêt-à-porter di nonsisachè, assisi h24 nei talk show con le piaghe da decubito, esaltavano il commando “perfettamente addestrato” e “altamente professionale”, il non plus ultra dell’efficienza terroristica e della “geometrica potenza”, si scopriva che i due macellai di boulevard Richard Lenoir avevano, nell’ordine: sbagliato il numero civico dell’obiettivo, perso una scarpa durante la fuga e infine lasciato una carta d’identità sull’auto abbandonata. (altro…)

Read Full Post »

Vauro

Read Full Post »

Charlie hebdo

I SUPERSTITI DELLA RIVISTA SATIRICA SI SPOSTANO NELLA REDAZIONE DEL QUOTIDIANO.

Parigi – Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”. Aveva dichiarato sulle pagine di Le Monde il direttore di Charlie Hebdo, Stéphane Charbonnier, alias Charb, quando nel 2011 decise di pubblicare le vignette del profeta Maometto col turbante a bomba in testa. Ed è per questo che Charlie Hebdo deve uscire. A tutti i costi. Nonostante gli assassini che martedì mattina hanno commesso una strage nella redazione uccidendo otto di loro, tra cui il direttore. Mercoledì prossimo dunque Charlie Hebdo sarà nelle edicole come sempre. Anzi riempirà le edicole. Perché di copie ne saranno stampate un milione, e non le solite 60mila. Il giornale da oggi ha una nuova redazione. Si trasferisce da Libération, al numero 11 della rue Béranger, a due passi dalla place de la République dove migliaia di persone si sono riunite mercoledì sera alzando le matite al cielo in nome della libertà di parola. 

(altro…)

Read Full Post »

Charlie hebdo

1970, ESCE CHARLIE HEBDO; CHIUSO DAL 1981 AL 1992 PER PROCESSI E CONDANNE. DAL 2008 SOTTO PROTEZIONE PER LA PUBBLICAZIONE DI VIGNETTE DANESI SULL’ISLAM. MA NON SI SONO MAI FERMATI.

Testata simbolo d’una stampa libera e comunque e sempre d’opposizione, elogio in sé della libertà d’espressione, il settimanale Charlie Hebdo aveva già ricevuto minacce terroristiche e la redazione era stata devastata da un incendio criminale, dopo la pubblicazione di caricature di Maometto. Nella strage presso la sede del giornale, il singolo attentato più grave in Francia dai tempi dell’Oas e della guerra d’Algeria, sono morti disegnatori celebri, non solo in Francia, come Charb, il direttore, Cabu, Wolinski e Tignous, con un economista e almeno altri sette tra redattori e collaboratori. (altro…)

Read Full Post »

Charlie
L’orrore.
Il fermo immagine del poliziotto ferito al suolo e finito con naturalezza meccanica dallo sparatore, indifferente al braccio alzato in cerca di pietà, ha un’invincibile doppiezza: noi lo guardiamo con raccapriccio, ma altri avranno esultato.
GLI assassini urlavano “Allahu Akbar”, il poliziotto si chiamava Ahmed. Quando ieri le aperture in rete dei giornali hanno scelto il fermo immagine del poliziotto ferito al suolo, raggiunto e finito con indifferente esattezza dal suo sparatore, non conoscevano il nome del morente. Si chiamava Ahmed, dunque quando ha avuto ancora la forza di alzare un braccio, forse per un gesto estremo di protezione, forse per chiedere pietà — che cosa c’è di più umano che aspettarsi pietà anche dal proprio assassino? — può aver pronunciato anche lui, in altro tono, il nome di Allah?
Hanno ammazzato Wolinski e Ahmed, e gli altri.

(altro…)

Read Full Post »

Sangue sulla libertà

IN DUE, ARMATI E MASCHERATI, FANNO STRAGE NEL SETTIMANALE SATIRICO CHE PRENDEVA IN GIRO L’ISLAM RADICALE: 12 MORTI (8 GIORNALISTI E DUE AGENTI).

Parigi – Abbiamo vendicato il profeta. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo”. Sono le parole che avrebbero pronunciato i due uomini incappucciati e armati che ieri mattina hanno fatto una strage nella redazione del famoso settimanale satirico uccidendo dodici persone. Secondo il sito Le Point, citando fonti confidenziali, si tratterebbe di due franco-algerini, di 32 e 34 anni, tornati in Francia quest’estate dalla Siria.

(altro…)

Read Full Post »

Je suisIeri mattina, sul sito di Charlie Hebdo appariva la scritta “Danger” , “Pericolo”, parola premonitrice non della strage di qualche ora più tardi, ma della precaria condizione finanziaria del settimanale satirico (comune alla stampa più piccola e più libera) costretto a chiedere aiuto ai propri lettori. La stupida ferocia dei terroristi inneggianti e bestemmianti il Profeta fa sì che dalle ore 11 di mercoledì 7 gennaio 2015, Charlie Hebdo sia diventato il giornale più importante del mondo.

E che il blitz sanguinario che avrebbe dovuto uccidere quella testata insieme ai suoi giornalisti (“Charlie Hebdo è morto” gridavano stoltamente gli assassini) abbia avuto l’effetto diametralmente opposto con milioni di persone che in queste ore diffondono un tweet globale: “Je suis Charlie Hebdo”. A che prezzo, si dirà. Certo, il prezzo della stupidità. (altro…)

Read Full Post »

VignettaLa stampa in trincea.
Il ceppo di Charlie e del suo antenato Hara Kiri è quello del radicalismo laico e repubblicano, molto solido in Francia. Con una forte innervatura sessuomane, anarchica e anticlericale esplosa con lo spirito sessantottardo ma ben presente anche prima, lungo Nove e Ottocento.

NON è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.

(altro…)

Read Full Post »

PARE che la tigre avvistata attorno a Parigi, la cui immagine sfocata ha circolato per qualche giorno sui media mondiali, sia in realtà un grosso gatto tigrato. È uno dei casi (frequenti) nei quali la realtà è decisamente deludente: non per la prefettura di Parigi, che aveva già allertato, come suo dovere, questo e quello, e ora è giustamente sollevata per l’allarme rientrato; ma per lo Spettatore Globale (del quale mi considero un esemplare tipico: sui siti clicco le peggiori pirlate) che ovviamente considera l’ipotesi “una tigre a Parigi” molto più elettrizzante dell’ipotesi “un gattone a Parigi”.

(altro…)

Read Full Post »

Riscoprire il maestro dell’impressionismo. Anche farsi perdonare un certo oblio, proprio in Francia. È nata così l’idea della mostra «Claude Monet (1840-1926)», che ha appena aperto i battenti al Grand Palais, a Parigi. «Da quando sono arrivato alla guida del museo d’Orsay, a inizio 2008 – sottolinea il direttore Guy Cogeval, uno dei curatori della retrospettiva – mi sono detto: bisogna dedicare una mostra a Monet. Avevo vissuto otto anni nell’America del nord, dove l’artista è considerato un dio vivente, come pure in Sudamerica o in Giappone. Ero assai sorpreso dal vedere come in Francia subisse invece un certo disamore».

Quest’esposizione (che è «la mostra» da vedere a Parigi nei prossimi mesi: chiuderà il 24 gennaio 2011) è una riparazione in grande stile. Vengono esposti 170 dipinti, una cinquantina provenienti dal museo d’Orsay, ma per il resto da collezioni di tutto il mondo, tante private. Diciamolo subito, non è presente «Impressione, al levar del sole» (1872), la tela dalla quale il critico Louis Leroy prese spunto per definire (ironicamente) «impressionisti» Monet e i suoi compagni. Se si vorrà ammirare il dipinto, bisognerà andare al museoMarmottan, sempre a Parigi, che non l’ha voluto assolutamente cedere. E che in ottobre inaugurerà la sua mostra sull’artista, sempre in occasione dei 170 anni dalla nascita.

Ma, ovviamente, al Grand Palais ci si potrà consolare con tante altre opere. Da un frammento di «Colazione sull’erba» (1865), ispirato al famoso dipinto di Manet, una grande tela di sei metri per cinque che in realtà Monet non terminerà mai. Fino alla Grenouillère (1865), lo stagno delle rane, uno stabilimento balneare sulle rive della Senna, che fu ispirazione, negli stessi tempi, per Renoir. Da «Covone, effetto di neve, la mattina» (1891), parte della famosa serie di pagliai ritratti a diverse ore della giornata e in differenti momenti dell’anno, quando ormai Monet abitava già nella sua mitica dimora a Giverny, in Normandia. Fino a varie «Ninfee», la serie dipinta, in maniera ossessiva, negli ultimi anni di vita, ispirata dallo splendido, fiorito giardino di quella casa. (altro…)

Read Full Post »

Read Full Post »

« Newer Posts