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Posts Tagged ‘partiti’

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Le chiamano “erogazioni liberali” ma di libero hanno ben poco: quei “contributi volontari” in realtà sono obbligati in forza di scritture private, atti notarili e contratti fatti sottoscrivere ai candidati prima di metterli in lista. Chi non si impegna a versare non viene candidato, chi non versa non sarà ricandidato. I partiti hanno anche fatto in modo che i versamenti (a loro stessi) siano esentasse. Ecco le quotazioni, partito per partito.

Con 150mila euro il Pd è quello che, a conti fatti, propone il seggio al prezzo più caro. Segue la Lega, che ai suoi candidati ne chiede145mila, poi i Cinque Stelle, che però non incassa i 114mila euro più quanto avanzato della diaria. Forza Italia, ormai in declino, si accontenta di 70mila euro. Ecco il “tariffario” della democrazia in Italia, dove dal 2008 –  complice il Porcellum e i listini bloccati – tutti i partiti impongono ai propri candidati ed eletti una tassa sullo scranno in Parlamento, nei consigli regionali e nei comuni. (altro…)

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Partiti

Grazie a una norma del Garante della privacy Soro si può bypassare una legge del 1981, incassare e non svelare i nomi dei sostenitori. E addio all’impianto Letta.

Ormai da un paio di anni, con la sicumera di chi ha profuso un immane sacrificio, la politica racconta che una legge (la numero 13/2014) ha eliminato i rimborsi pubblici ai partiti. Forse per distrazione, ancora la politica omette di precisare che, piuttosto, la stessa legge ha abolito la trasparenza sui donatori privati dei partiti: semplici cittadini o famelici imprenditori che scelgono di finanziare le campagne elettorali. Non è un effetto collaterale. Ma un disegno, per niente astratto, che in questi giorni si manifesta appieno. (altro…)

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renziChiamate padre Amorth, o chi per lui. Perché per Renzi ormai ci vuole l’esorcista:è chiaro che il suo corpo è posseduto da un diavoletto che gli fa dire e soprattutto fare cose che il Matteo d’antan, quello che scaldava i cuori del popolo Pd e vinceva le primarie in carrozza (contro Gianni Cuperlo), non avrebbe mai detto né fatto. Anzi, avrebbe aborrito come tipiche della “vecchia nomenklatura” che lui voleva a tutti i costi “rottamare”.L’ultima è la tirata in difesa della sua lottizzazione della Rai contro “questa retorica insopportabile della società civile da contrapporre al partito (come se il Pd fosse la società incivile). Continuiamo con il meccanismo del passato per cui chi viene dai movimenti e dai girotondi è per definizione più bravo di chi sta nei circoli?”. Pare quasi che il vecchio centrosinistra, gestito dai vari D’Alema,Fassino,Rutelli, Veltroni, Bersani ed Epifani, fosse infestato da esponenti dei movimenti e dei girotondi, insomma della società civile, piazzati dappertutto dal partito in odio al partito. (altro…)

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grasso-e-la-boldriniEcco la legge Piccione Visto che la Commissione di garanzia non riesce a valutare i bilanci, si abolisce ogni forma di verifica.

Per darsi le ultime paghette, i partiti sono pronti ad aggirare la legge. Anzi, a scriverne una nuova: l’emendamento Piccione – fino a ieri semi sconosciuta deputata del Pd – è il grimaldello che potrebbe permettere ai gruppi parlamentari di mettere le mani sugli ultimi scampoli di finanziamento pubblico. Una sanatoria in piena regola, a una settimana dalla dead line del 31 luglio,data in cui scade la penultima rata di erogazione dei soldi pubblici.   PER SPIEGARE occorre qualche passo indietro. Il finanziamento pubblico è stato abolito dal governo Letta, ma la sua cancellazione sarà effettiva solo a partire dal 2017, quando si passerà definitivamente al 2×1000 e alle cosiddette “erogazioni liberali”, i contributi volontari dei privati.   Fino ad allora, lo Stato continuerà ad aprire i cordoni. La rata in scadenza il 31 luglio prevede la distribuzione di circa 16 milioni di euro alla Camera e 11 al Senato. (altro…)

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NardiI conti non tornano, la Commissione: “Mani legate, non firmiamo niente”.

Né promossi né bocciati. Il giudizio è più severo: i bilanci dei partiti sono ancora fuorilegge. Perché la Commissione di garanzia,controllo e trasparenza–istituita con un decreto del governo di Enrico Letta convertito con Matteo Renzi a Palazzo Chigi e presieduta dal magistrato contabile Luciano Calamaro   – ha stabilito che non può definire regolari i rendiconti inviati dai tesorieri, relativi al 2013. E per un motivo elementare,sfuggito forse non per disattenzione ai partiti stessi: la Commissione non dispone degli strumenti per le verifiche più accurate sui bilanci, e dunque non è intenzionata a imprimere il suo bollino di qualità. (altro…)

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la bozzaAllo studio ddl sull’articolo 49 della Costituzione Taddei: “Presto un incontro con le parti sociali”.

ROMA – Dicono sia stato un fallo di reazione. Dopo aver ascoltato Bersani due giorni fa a Bologna scagliarsi contro «le soluzioni leaderistiche » e le «organizzazioni liquide», Matteo Renzi è sbottato: «Bene, è ora di aprire il capitolo di come devono funzionare i partiti. Con le maggioranze e le minoranze». Da qui parte l’idea di una legge per attuare il neglettissimo articolo 49 della Costituzione, quello che vorrebbe i partiti «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Il problema è proprio quel «metodo democratico». La monocrazia di Berlusconi vi corrisponde? E le espulsioni dei dissidenti cinque stelle sarebbero compatibili con uno Statuto pubblicato in Gazzetta ufficiale? La materia è incandescente e il premier, peraltro, non ha ancora pronto un disegno di legge. Vorrebbe che prima se ne discutesse nel Pd. Ma certo lancia oggi la sua «sfida culturale a chi lamenta la mancanza di democrazia nei partiti».

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La sediaAvete notato che manca una settimana esatta dalla data presunta delle dimissioni di Giorgio Napolitano, e Giorgio Napolitano non ha ancora comunicato ufficialmente la data delle sue dimissioni? Tutti, a Palazzo, sanno che se ne andrà probabilmente il 14 gennaio, ultimo giorno del semestre italiano di presidenza Ue (a proposito: ce l’avevano presentato come un evento epocale e poi non se n’è accorto nessuno). Resta solo un piccolo dettaglio: avvertire noi cittadini. Che, com’è noto, siamo un po’ come i cornuti: sempre gli ultimi a sapere. Dunque, ammesso e non concesso che il monarca non ci ripensi, fra una settimana finirà anche l’ipocrisia dei politici che sinora hanno evitato – almeno pubblicamente, nello spettacolino che mettono in scena ogni giorno per noi – di nominare i suoi possibili successori. E inizieranno le danze. (altro…)

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Ogni cosa in natura esiste finché ha un senso e soddisfa un bisogno. In caso contrario scompare. Che senso hanno oggi i partiti? Che bisogno soddisfano? Ho letto dotte analisi dell’astensionismo alle elezioni regionali nella rossa Emilia. Alcune faziose, come quella che attribuisce all’ultimo arrivato Renzi la responsabilità di un fenomeno in corso da decenni, ma altre ineccepibili: la crisi economica, gli scandali, il disprezzo per la classe politica e l’istituzione regionale, l’assenza di un avversario in grado di mobilitare gli elettori sotto la spinta della paura. Però mi sembrano tutte cause di secondo livello. La ragione primaria, e più prosaica, della decadenza dei partiti (e dei sindacati) è che hanno rinunciato a svolgere il loro mestiere di assistenza dei cittadini.  (altro…)

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I trend e le attese

Il sondaggio
Sì all’elezione diretta del capo dello Stato.

ALLA ricerca di comunità, di appigli a cui attaccarsi. Per ora, con scarsi esiti. È il ritratto in chiaroscuro tratteggiato dalla XVI indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al “rapporto fra gli Italiani e lo Stato”. (altro…)

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Il Bene Comune in Italia è un male, perché è gestito dai partiti. L’ultimo schizzo di questa triste realtà emerge dalle carte del processo a Maria Rita Lorenzetti, l’ex presidente dell’Umbria arrestata per una storiaccia di appalti che avrebbe ordito come presidente dell’Italferr. Ma vi sembra normale che al timone delle aziende pubbliche finiscano sempre persone «segnalate» dai partiti o dai sindacati?

Questa Lorenzetti è una dalemiana di ferro e fa parte di un sistema chiuso di potere che in tanti decenni ha prodotto un reticolo di favori, scambi e ricatti, coinvolgendo parenti e compagni in un gigantesco conflitto di interessi. Quando esaurisce i mandati da governatrice regionale, il Pd la sistema in un ente pubblico, finanziato dalle tasse dei cittadini ma i cui vertici vengono decisi dalla politica. Senza alcuna competenza specifica, Lorenzetti si ritrova a capo di Italferr, una società di progettazione del gruppo Ferrovie dello Stato, e da lì continua a fare quello che ha sempre fatto: il funzionario di partito che risponde al partito e alla conventicola d’affari.    (altro…)

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giulianoamato

Giuliano Amato ha un’unica strada per evitare di trascinare in un colpo solo nel fango la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale: rinunciare al suo incarico di giudice della Consulta.

Qualunque persona di buon senso e in buona fede dopo aver ascoltato il nastro del suo colloquio telefonico con la vedova del senatore socialista, Paolo Barsacchi, scovato dal nostro valente collega Emiliano Liuzzi, non può arrivare a conclusioni diverse. Invitare una testimone in un processo per tangenti a non fare nomi per tenere fuori da uno scandalo i vertici del proprio partito è un comportamento incompatibile con la funzione di giudice costituzionale.

L’obiezione secondo cui il colloquio, registrato dalla signora Barsacchi, è molto antico (risale al 1990), non vale. Nella carriera dell’ex vicesegretario del Psi, due presidenze del Consiglio e più volte ministro, ci sono altri episodi del genere. Storie spesso diverse tra loro che dimostrano però come il caso Barsacchi, per Amato, non sia stato un incidente di percorso, ma la regola. (altro…)

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ALTAN-PAGLIZZA-TRAVEC’è un solo spettacolo deprimente come i 5Stelle che cacciano una senatrice per aver criticato Grillo: i partiti che danno lezioni di democrazia. Anziché tacere e guardare al proprio interno, nella speranza che non lo facciano anche i loro elettori superstiti, i partiti dei soldi pubblici in barba al referendum, delle tessere false, dei congressi taroccati o mai fatti, delle regole violate o cambiate su misura per gli amici, degli statuti carta straccia, dei probiviri dormienti e del Porcellum, montano in cattedra col ditino alzato: “Eh no, certe cose non si fanno”. Il socialista Nencini si appella addirittura a Grasso perché salvi la Gambaro, e lui la democrazia dei partiti la conosce bene perché viene dal Psi: il partito di Craxi che cacciava i dissidenti Codignola, Bassanini, Enriques Agnoletti, Veltri e altri e si autocelebrava nei congressi con le piramidi di Panseca facendosi eleggere per acclamazione. (altro…)

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PV

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partiti

Il ddl del governo: abolizione del finanziamento in 3 anni, detrazioni ai donatori, tv e sedi gratis. I contribuenti sceglieranno se dare alla politica o allo Stato il 2 per mille del reddito: chi non indica la preferenza, però, foraggerà lo stesso le forze parlamentari. La torta vale in teoria 800 milioni.

partiti che non adotteranno uno statuto, con criteri di trasparenza e democraticità, non potranno essere ammessi a benefici quali le detrazioni per le erogazioni volontarie, la destinazione volontaria del 2 per mille e la concessione gratuita di spazi e servizi. Lo prevede il disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri. L’abolizione del finanziamento sarà graduale e spalmata nell’arco di 3 anni: sarà ridotto al 60% il primo anno, al 50% il secondo anno e al 40% al terzo anno, per poi essere abolito del tutto.  (altro…)

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abolizione-finanziamento-pubblicoPer ora l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è solo un tweet di Enrico Letta che annuncia un disegno di legge che verrà esaminato dalle commissioni parlamentari competenti e poi, se nel frattempo non sarà caduto il governo o finita la legislatura, approderà nelle aule di Camera e Senato che dovranno discuterlo, emendarlo e infine approvarlo con doppia lettura conforme. Insomma, i titoli trionfalistici dei giornaloni (Repubblica : “Soldi ai partiti, stop entro luglio”, Corriere : “Letta: basta soldi ai partiti”, La Stampa: “Partiti, stop ai soldi pubblici”) sono la solita propaganda a un governo che finora non ha fatto altro se non promettere mari e monti senz’avere un soldo in cassa. Dipendesse dai giornali, Letta e i suoi ministri sarebbero disoccupati, perché l’Italia l’avrebbe già salvata il governo Monti a colpi di “Salva Italia”, “Semplifica Italia”, “Sviluppa Italia”, “Modernizza Italia”, “Cresci Italia”, piani per la crescita, agende e tavoli e road map delle riforme (ovviamente condivise), fasi-1 e fasi-2, spending review, superconsulenti, supersaggi e supercazzole. (altro…)

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Il testo di Finocchiaro e Zanda prevede la piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e quindi che i partiti abbiano personalità giuridica e statuto. La senatrice: “Nessuna avversione per i Cinque Stelle”. Sul blog la replica: “Se la approveranno si prenderanno la responsabilità delle conseguenze sociali”.

Una legge che dia piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione e di conseguenza escluda i movimenti che non abbiano “personalità giuridica” e statuto. Questa la proposta del Pd, nello specifico di Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Una legge che avrebbe l’effetto di escludere dalle elezioni il Movimento Cinque Stelle. Il testo elaborato dalla presidente della commissione Affari Istituzionali e dal capogruppo democratico, in realtà, risulta depositato a Palazzo Madama il 22 marzo, e il 9 maggio è stato assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato. Prevede che ”i contenuti minimi dello statuto, alcuni principi generali, ai quali dovranno attenersi tutti i partiti che intendono concorrere alla determinazione della vita politica, pena la perdita dei rimborsi per le spese elettorali o di ogni ulteriore eventuale forma di finanziamento pubblico”. Una serie di obblighi che confliggono ad esempio proprio con il tipo di organizzazione statutaria del Movimento, tenendoli fuori dalle elezioni. “Questo – dicono Finocchiaro, Zanda e gli altri proponenti – non impedirà a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalità giuridica precluderà l’accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali”. (altro…)

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Nel 2006 Benetton, in vista di una fusione industriale che doveva essere guidata dalla politica, divise equamente – prima delle elezioni – 1,1 milioni tra Forza Italia, An, Lega, Udc, Ds, Margherita, Prodiani. Non è l’unico: i signori del mattone (Bonifaci, Salini, Gavio e altri) vantano una tradizione bipartisan nei finanziamenti. Dai Riva a Della Valle, da Zamparini a Caprotti, Da Romeo ai Merloni: scelte, cifre stanziate e beneficiari negli ultimi decenni.

Anche nel passaggio dalla lira all’euro lo scalino è stato ammortizzato. Tanto era allora, il doppio dopo. Anzi, i benefattori della politica sono stati al passo con gli appetiti crescenti: bonifici con zeri abbondanti a coprire una perenne campagna elettorale. I nomi sono quasi sempre gli stessi: presunti capitani d’industria come la famiglia Riva, imprenditori dall’aspetto illuminato tipo la famiglia Benetton. O Diego Della Valle, sempre presente negli ultimi vent’anni. I più generosi e attenti? Tutte le realtà legate al mondo della sanità e dell’edilizia. Destra, sinistra, centro. Questo ballo coinvolge tutto il Parlamento. (altro…)

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Fondazioni, ecco i padroni fittizi che consegnano le banche ai partiti
Politica e credito.

C’È UNA voglia matta di considerare la vicenda del Monte Paschi come un caso isolato, un episodio estremo riflesso del localismo miope della classe dirigente senese. O DI un manipolo di amministratori ambiziosi e forse anche incapaci. Questa interpretazione conviene a tanti. Conviene a chi vuole approfittare dell’episodio per lucrare sui consensi del Partito Democratico addossandogli la responsabilità della discutibile gestione di Mps, essendo quel partito il dominus senese. Conviene al Pd nazionale che può smarcarsi dalla responsabilità sostenendo che è stato il suo sindaco a reagire prontamente nominando i nuovi amministratori, salvo poi venire sfiduciato dalla lobby senese. Conviene, alle altre fondazioni bancarie trattare Siena come una anomalia, una mela marcia in un cesto integro: è proprio questo il senso della dichiarazione di Giovanni Bazoli quando dice che il sistema è sano mentre Siena è infetta. (altro…)

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In Germania certe cose non possono succedereUn caso Fiorito (la politica ti fa ricco a spese nostre), le spese “allegre” della regione Lombardia (le birre, le cene, i lecca lecca, le cartucce), la doppia contabilità della Lega di Belsito (e dei dirigenti del partito che probabilmente sapevano), i rimborsi di un partito morto finiti nelle tasche del suo tesoriere (sempre all’insaputa dei vertici della Margherita, che si accontentavano dei suoi bilanci).
Queste cose in Germania non possono succedere, mentre in Italia, nonostante gli scandali, nonostante le inchieste della magistratura (in Lombardia, nel Lazio e in altre regioni), nonostante l’indignazione generale, nonostante il governo dei tecnici che ha messo in sicurezza il paese, ancora non siamo al riparo da altri scandali sui rimborsi pubblici dei partiti.

Questo è il vero spread che ci separa dalla Germania, e che Presa diretta ha raccontato in maniera estremamente dettagliata.
Lì, esiste una legge sui partiti, dal 1962, che li equipara a soggetti di diritto commerciale. Mentre in Italia un partito è, a volte, equiparabile ad una bocciofila, pur prendendo soldi pubblici (come i monogruppi in regione Lazio, con tanto di segreteria, rimborsi, indennità ..).
In Germania, e non in Italia, ogni partito deve presentare ad una commissione indipendente, il proprio bilancio entro il 30 settembre affinchè vengano controllate le spese e le sue donazioni. (altro…)

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Da quelli in fila per varare una lista in suo nome a quelli che proprio non lo sopportano più. Così il Professore divide il mondo politico. E non solo quello.

Da espresso.repubblica.it

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